Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 52

Chapter 523,605 wordsPublic domain

LEONE papa 20. LEONE imperadore 3. MAJORIANO imperadore 3.

_Consoli_

PATRIZIO e FLAVIO RICIMERE.

Fu console orientale _Patrizio_, ed era figliuolo d'_Aspare_ patrizio, il primo mobile dopo l'imperador Leone nell'imperio d'Oriente. _Ricimere_ patrizio fu console dell'Occidente, anch'egli potentissimo nell'occidentale imperio. Dimorava nelle Gallie Majoriano Augusto, ed abbiamo sufficiente lume da Idacio che vi fossero delle rotture fra lui e Teoderico II re de' Visigoti, abitante in Tolosa. Certo egli scrive che essendo stati battuti in un conflitto i Goti, si venne poi a concludere una pace sodissima fra loro. Il Sigonio scrive che Teoderico in questo anno portò le sue armi fino al Rodano, saccheggiando tutto il paese, e con tanta forza assediò la città di Lione, che se ne impadronì, e recò a quella illustre città la desolazione. Di ciò io non trovo vestigio alcuno presso gli antichi, se non che Apollinare Sidonio racconta questa disavventura de' Lionesi con dire che ne era stato cacciato il nimico, ed essere rimasta la città senza abitatori, la campagna senza buoi e agricoltori. Si figurò, per quanto io credo, il Sigonio proceduta la calamità di Lione dai Visigoti che l'avessero presa. Ma, ben considerate le parole di Sidonio, sembra piuttosto che i Lionesi, sedotti da qualche prepotente, chiamato nemico della patria, si fossero ribellati a Majoriano Augusto, o nol volessero riconoscere per imperadore, e che perciò fu assediata e malmenata la loro città con grave esterminio; ed avendo dipoi implorato il perdono, l'ottennero per intercessione del medesimo Sidonio. Succedette quel fatto prima ch'esso Sidonio recitasse il suo panegirico; e però appartiene all'anno precedente. Intanto gli Svevi, l'una parte de' quali aveva eletto _Mandra_ per suo re, e l'altra ubbidiva a _Rechimondo_, faceano a chi poteva far peggio ora nella Gallicia ed ora nella Lusitania. I Visigoti anch'essi nella Betica tenevano inquieti que' popoli, di maniera che tutta la Spagna occidentale era piena di guai. In questi tempi Leone imperador d'Oriente, non avendo alcuna guerra considerabile sulle spalle, attendeva ai doveri della religione. Crede il cardinal Baronio che egli in quest'anno facesse congregare in Costantinopoli un concilio, a cui si sa che intervennero vescovi in numero di ottantuno, per provvedere ai bisogni della Chiesa d'Oriente, tuttavia inquietata dagli eutichiani e nestoriani. Tutto ciò ad istanza di _san Leone_ papa, che avea spediti colà _Domiziano_ e _Geminiano_ vescovi suoi legati, l'ultimo de' quali va conghietturando il Baronio che potesse essere vescovo di Modena, diverso da san Geminiano protettore di questa città, il quale cessò di vivere quaggiù nell'anno di Cristo 397. Era vescovo allora di Costantinopoli _Gennadio_. Per ordine ancora di Leone Augusto fu cacciato in esilio Timoteo Eluro, usurpatore della sedia episcopale d'Alessandria.

Anno di CRISTO CDLX. Indizione XIII.

LEONE papa 21. LEONE imperadore 4. MAJORIANO imperadore 4.

_Consoli_

MAGNO ed APOLLONIO.

Il primo di questi consoli fu occidentale, ed è lodato da Apollinare Sidonio[1930]. L'altro era console dell'Oriente, ed avea esercitata la carica di prefetto del pretorio in quelle parti. Dimorava tuttavia nelle Gallie Majoriano Augusto, e dobbiamo adirarci colla storia digiuna e scarsa di quei tempi, che ci lascia troppo al buio intorno ai fatti di questo imperadore ed agli avvenimenti d'Italia. Tuttavia abbiamo da Giordano storico ch'egli mise in dovere gli Alani che infestavano esse Gallie. Poscia, sicome si ricava da Idacio[1931] e da Mario Aventicense[1932], egli nel mese di maggio passò in Ispagna colla risoluzione accennata di sopra, di portar la guerra in Africa contra dell'insopportabile Genserico re de' Vandali. Aveva egli preparate nelle spiagge di Cartagena alquante navi da valersene nel medesimo passaggio. Ma ne furono segretamente avvisati i Vandali, e costoro, coll'intelligenza che aveano con alcuni traditori, all'improvviso comparvero addosso a que' legni; e trovandoli mal custoditi, se li condussero via. Questo accidente fece desistere Majoriano dalla impresa dell'Africa. Così Idacio: a cui si dee aggiugnere quanto di sopra rapportai scritto da Prisco istorico intorno ai preparamenti di questo imperadore contra di Genserico, il quale spedì ambasciatori a Majoriano per aver pace. Dal che vegniamo ad intendere che gli era almeno riuscito di fargli paura. Vittore Turonense[1933] altro non dice, se non che _in questi giorni Majoriano imperadore venne ad Augusta_, probabilmente città della Spagna. Ci resta una legge[1934] pubblicata da lui nel presente anno, e data in Arles a' dì 28 di marzo, dove proibisce a chicchessia il forzare alcuno ad entrare nel clero, e a prendere gli ordini sacri, con parlare spezialmente a que' genitori che per lasciare benestanti alcuni de' lor prediletti figliuoli, violentavano gli altri ad arrolarsi nella milizia ecclesiastica. Vien parimente da esso intimata la pena della morte a chi per forza levasse di chiesa un reo colà rifugiato. Un'altra legge del medesimo Majoriano intorno agli adulterii si legge, data in Arles, ma col vizioso consolato di Ricimere e Clearco, che cadde nell'anno 384. Terminò il corso di sua vita in quest'anno _Eudocia_ Augusta, vedova di Teodosio II imperadore. Seguì la sua morte in Gerusalemme a' dì 20 di ottobre, e prima di passare all'altro mondo, protestò solennemente alla presenza di tutti, ch'ella era innocente affatto per conto de' sospetti conceputi contra di lei dall'Augusto suo consorte in occasione del pomo donato a Paolino. Cirillo monaco nella vita di santo Eutimio[1935] parla con tutto onore di questa principessa, chiamandola beata, ed asserendo ch'ella avea fabbricate assaissime chiese a Cristo, e tanti monasteri e spedali di poveri e di vecchi, che si durava fatica a contarli. Niceforo[1936] aggiugne ch'ella morì in età di sessantasette anni, e fu seppellita nel sontuosissimo tempio innalzato da lei in onore di Dio e memoria di santo Stefano protomartire, fuori di Gerusalemme. Lasciò dopo di sè varii libri da essa composti, cioè i sacri Centoni composti con pezzi di versi omerici, i primi otto libri del vecchio Testamento ridotti in versi, con altre simili opere, frutti non meno della pietà che dell'ingegno suo. Passò anche a miglior vita in quest'anno (se pur non succedette nel seguente) l'ammirabil anacoreta _san Simeone Stilita_, così appellato per essere vivuto circa quaranta anni in un'alta colonna sopra un monte nella diocesi di Antiochia. In questi medesimi tempi più che mai erano afflitte in Ispagna[1937] le provincie della Gallicia e Lusitania, parte dai Visigoti e parte dagli Svevi, al re de' quali _Mandra_, uomo perverso, fu recisa la testa. Fra queste confusioni toccò ancora ad _Idacio_ vescovo di Limica, o dell'Acque Flavie, nella suddetta provincia della Gallicia, e storico di questi tempi, d'essere fatto prigione da essi Svevi, con aver solamente da lì a tre mesi ricuperata la libertà. Dopo la morte di Mandra insorse gran lite fra _Rechimondo_ e _Frumario_ per succedere nella porzione a lui spettante del regno. Ma queste cose probabilmente avvennero nell'anno susseguente.

NOTE:

[1930] Sidon., Poemate 23.

[1931] Idacius, in Chronic.

[1932] Marius Aventicens., in Chron.

[1933] Victor Turonensis, in Chron.

[1934] Cod. Theod., tom. 6, in Append., tit. 2.

[1935] Coteler., Monument. Eccl. Graec. tom. 4.

[1936] Niceph., lib. 14, cap. 50.

[1937] Idacius, in Chron.

Anno di CRISTO CDLXI. Indizione XIV.

ILARIO papa 1. LEONE imperadore 5. SEVERO imperadore 1.

_Consoli_

SEVERINO e DAGALAIFO.

_Severino_ fu console per l'imperio occidentale, _Dagalaifo_ per l'orientale. Secondo Teofane[1938], questi era figliuolo d'_Ariobindo_ generale d'armata sotto Teodosio minore, e stato console nell'anno 454. Per quanto si ricava da una lettera di Apollinare[1939], Majoriano Augusto era già tornato dalla Spagna nelle Gallie. Ed anche Idacio[1940] lasciò scritto, non so se sul fine del precedente anno o nel principio del presente, ch'esso Augusto s'era messo in viaggio verso l'Italia. Ma si dovette fermare ad Arles nella Gallia, perchè Sidonio suddetto racconta d'essere intervenuto ad un solenne convito di esso imperadore in quella città, e ai giuochi circensi, probabilmente celebrati per l'anno quinquennale d'esso imperadore, che ebbe principio nel primo dì d'aprile dell'anno corrente. Di là passò il buono, ma infelice Augusto in Italia, e venne a trovar la morte. _Ricimere_, Barbaro di nazione, ed ariano di credenza, appellato in una legge a lui indirizzata dallo stesso Majoriano, _conte, generale delle armate e patrizio_, quel medesimo che aveva cooperato alla di lui esaltazione, e faceva la prima figura dopo lui nell'imperio di Occidente: quegli fu che, mosso da invidia verso di un principe cattolico, e di tanto senno ed attività, attizzato anche da altre malvagie persone, congiurò con _Severo_ patrizio per levarlo di vita. Non sì tosto fu giunto Majoriano a Tortona, che Ricimere coll'esercito sotto specie di onore venne a trovarlo; e disposte tutte le cose, per quanto s'ha dal Cronologo pubblicato dal Cuspiniano[1941] e dal Panvinio, nel dì 2 d'agosto l'obbligò colla forza a deporre la porpora; e poscia condottolo al fiume Iria, dove al presente è Voghera, una volta _Vicus Iriae_, quivi nel dì 7 del medesimo mese barbaramente gli tolse la vita. Procopio[1942] il fa morto di dissenteria, dopo averlo sommamente lodato per le sue virtù. Ma di un male più spedito che quello della dissenteria perì questo degnissimo principe. Null'altra particolarità di questa iniqua azione ci è stata conservata dall'antica istoria. Credette il cardinal Baronio[1943] che la sua morte seguisse presso _a Dertona città della Spagna_; ma egli confuse _Dertosa_ di Spagna con _Dertona_ della Liguria, colonia dei Romani, oggidì chiamata _Tortona_. L'indegno _Severo_, appellato da alcuni _Severiano_, a segreta requisizione di cui fu commessa tanta iniquità, non usurpò già subito l'imperio. Volle probabilmente prima scandagliare l'animo di Leone imperador d'Oriente, e guadagnar i voti del senato romano, giacchè non gli mancavano quei dell'esercito. Finalmente nel dì 19 di novembre dell'anno presente egli fu dichiarato imperadore in Ravenna. Idacio scrive, col consentimento del senato. Costui da Cassiodoro[1944] è chiamato _natione Lucanus_, cioè di quella provincia che oggidì nel regno di Napoli si chiama Basilicata. Nè apparisce quai gradi illustri egli avesse fin allora goduti. Nelle medaglie[1945] presso il Mezzabarba egli è chiamato D. N. LIBIUS SEVERUS P. F. AUG., e non già _Vibius_, come il padre Pagi[1946] ha creduto. _Libius_ sembra detto in vece di _Livius_. Venne in quest'anno a mancare di vita _san Leone_ romano pontefice, uno de' più insigni pastori che abbia avuto la Chiesa di Dio, e a cui pochi altri vanno del pari. Pontefice per le sue eminenti virtù ed azioni, pel suo infaticabil zelo in difesa della vera religione, e per la maestosa sua eloquenza, ben degno del titolo di magno, ossia di grande, che neppure l'antichità gli ha negato. Pretende il padre Pagi che la sua morte accadesse nel dì 4 di novembre; e però la festa, che ora di lui facciamo nell'undecimo giorno di aprile, riguardi una traslazione del suo sacro corpo, e non già il tempo in cui finì di vivere al mondo. Dopo sette giorni di sede vacante ebbe per successore _Ilario_, di nazione Sardo, che già fu inviato a Costantinopoli legato da san Leone nell'anno 449 al concilio d'Efeso, che poi terminò in uno scandaloso conciliabolo. Questi appena consecrato[1947] spedì le sue circolari per tutta la cristianità con quivi condannare Nestorio ed Eutichete, ed approvare i concili niceno, efesino e calcedonese, e le opere di san Leone suo antecessore. Nulla dice il cardinal Baronio intorno all'aver egli tralasciato il costantinopolitano, che pur fu universale. Così già non fece san Gregorio Magno.

NOTE:

[1938] Theoph., in Chronogr.

[1939] Sidon., lib. 1, ep. 11.

[1940] Idacius, in Chronic.

[1941] Chronologus Cuspiniani.

[1942] Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 8.

[1943] Baron., Annal. Eccl.

[1944] Cassiod., in Chron.

[1945] Mediobarb., Numismat. Imperat.

[1946] Pagius, in Crit. Baron.

[1947] Anastas., in Vit. Hilarii.

Anno di CRISTO CDLXII. Indizione XV.

ILARIO papa 2. LEONE imperadore 6. SEVERO imperadore 2.

_Consoli_

LEONE AUGUSTO per la seconda volta, LIBIO SEVERO AUGUSTO.

Marcellino conte[1948] non mette per consoli di quest'anno, se non Leone Augusto, _Leone Augusto II consule_. Segno è questo che in Oriente non dovette essere approvata da esso Leone imperadore l'elezion di _Severo_ in imperador d'Occidente; e però egli non fu riconosciuto neppure per console dagli scrittori orientali. E trovandosi in una lettera di papa Ilario, scritta nel dicembre, commemorato il solo _Severo_ console, anco questo ci fa conoscere che egli solo prese il consolato in Italia, e ci dà qualche indicio che non dovea per anche passare buona armonia fra Leone e Severo. Sembra poi che al presente anno possa appartenere ciò che abbiamo da Prisco istorico di que' tempi[1949]. Scrive egli che dopo la morte di Majoriano gli affari dell'Italia andavano alla peggio, perchè dall'un canto Genserico re de' Vandali continuamente or qua or là colle sue flotte portava l'eccidio; e dall'altro nelle Gallie era _Nigidio_ (di lui parleremo più fondatamente nell'anno susseguente), il quale, raccolto un grande esercito di que' Galli che avevano militato sotto Majoriano, allorchè egli passò in Ispagna, minacciava all'Italia (cioè a Severo e Ricimere) il gastigo dovuto alla loro iniquità, per aver tolto sì crudelmente dal mondo l'infelice Majoriano Augusto. La buona fortuna volle che mentre egli s'accingeva a venire in Italia, i Visigoti nell'Aquitania fecero delle novità ai confini delle provincie romane, da esso Nigidio governate, ed egli fu obbligato far loro guerra, con dare un gran saggio del suo valore in varii cimenti contro quei Barbari. Ora ritrovandosi in mezzo a questi danni e pericoli il senato romano, ossia Severo imperadore, fu spedito all'imperador Leone in Oriente per aver dei soccorsi; ma nulla si potè ottenere. Fu eziandio inviato _Filarco_ per ambasciatore a _Marcellino_, per esortarlo a non muovere l'armi contra l'imperio d'Occidente. Questi non par diverso da quel _Marcelliano_, di cui parla Procopio[1950], con dire ch'egli era persona nobile, e familiare una volta di Aezio. Ma, ucciso che fu Aezio nell'anno 454, cominciò a negar l'ubbidienza all'imperadore, e a poco a poco formato un gran partito, e guadagnati gli animi de' popoli, aveva usurpata la signoria della Dalmazia, senza che alcuno osasse di disturbarlo, non che di dargli battaglia. Seguita a dire Procopio, che riuscì a Leone imperadore d'Oriente d'indurre questo Marcelliano, ossia Marcellino, ad assalire la Sardegna, in cui dominavano allora i Vandali. Ed in fatti egli s'impadronì di quell'isola con cacciarne quei Barbari. Ciò non potè eseguirsi se non con una poderosa flotta condotta dall'Adriatico nel Mediterraneo. Passò dipoi il sopra mentovato Filarco ambasciatore in Africa per far cessare il re Genserico da tante ostilità; ma ebbe un bel dire; gli convenne tornarsene indietro senz'alcuna buona risposta. Imperciocchè Genserico minacciò di non desistere mai dalla guerra, finchè non gli fossero consegnati i beni di Valentiniano Augusto e di Aezio, amendue già morti.

Aveva egli già ottenuto dall'imperadore d'Oriente una parte d'essi beni a nome di _Eudocia_, figliuola d'esso Valentiniano, ch'era maritata ad Unnerico suo figliuolo. Con tal pretensione o pretesto il re barbaro non lasciava anno che non approdasse colle sue flotte ai lidi d'Italia, e vi commettesse un mondo di mali. Aggiugne Prisco istorico[1951] che Genserico non volendo più stare ai patti già fatti con Majoriano imperadore (parole che indicano lui già morto) mandò un'armata di Vandali e Mori a devastar la Sicilia. E potè ben farlo, perchè Marcellino (ossia Marcelliano, di cui abbiam parlato poco fa) il quale comandava in quell'isola, e probabilmente se n'era impadronito, e forse non senza intelligenza di Leone imperadore d'Oriente, se n'era ritirato, dappoichè Ricimere gli aveva fatto desertare la maggior parte de' suoi soldati col tirarli al suo servigio, nè pareva restar sicuro dalle insidie d'esso Ricimere in Sicilia. Fu dunque (seguita a dire Prisco) inviata a Genserico un'ambasciata da Ricimere, con fargli istanza che non violasse i patti. Ed un'altra pure gli venne dall'imperadore d'Oriente con premura, perchè non molestasse l'Italia e la Sicilia, e perchè restituisse le auguste principesse. Genserico mosso da queste e da altre ambasciate a lui pervenute da più bande, finalmente si contentò di rimettere in libertà la vedova imperadrice Eudossia colla figliuola Placidia, già maritata con Olibrio senatore romano, ritenendo Eudocia, figliuola primogenita d'essa imperadrice, e divenuta moglie di Unnerico suo figliuolo. Perciò sembra più probabile che non già nell'anno 457, come vuole il padre Pagi, fondato sulla asserzion di Teofane, ma sì bene nel presente seguisse la liberazion di queste due principesse, le quali passarono a Costantinopoli. Anche Idacio[1952] storico contemporaneo scrive all'anno presente, se pure non parla del susseguente, essendo imbrogliati i numeri della sua Cronica, che Genserico rimandò a Costantinopoli la vedova di Valentiniano, delle cui figliuole l'una fu maritata con _Gentone figliuolo di Genserico_, e l'altra ad _Olibrio_ senatore romano. Certo è che Gentone era figliuolo minore d'esso re Genserico. Non a lui però, ma ad Unnerico primogenito fu congiunta in matrimonio Eudocia, per attestato di tutti gli altri storici. Quel solo che si può opporre, si è ciò che lo stesso Prisco[1953] nel fine de' suoi Estratti racconta, con dire che Leone imperadore fece sapere a Genserico l'assunzione di _Antemio_ all'imperio d'Occidente, con intimargli la guerra, se non lasciava in pace l'Italia, e non restituiva la libertà alle regine. Se ne tornò il messo, e riferì che Genserico, in vece di far caso di tale intimazione, faceva più vigorosamente che mai preparamenti di guerra, adducendo per iscusa che i giovani romani aveano contravvenuto ai patti. Se questo è, bisogna rimettere a qualche anno ancora più tardi la libertà renduta ad esse Auguste.

NOTE:

[1948] Marcell. Comes, in Chron.

[1949] Priscus, tom. 1 Histor. Byz., pag. 42.

[1950] Procop., de Bell. Vand., lib. 1, cap. 6.

[1951] Priscus, tom. 1, Hist. Byz., pag. 74.

[1952] Idacius, in Chron.

[1953] Priscus, tom. 1 Hist. Byz., pag. 76.

Anno di CRISTO CDLXIII. Indizione I.

ILARIO papa 3. LEONE imperadore 7. SEVERO imperadore 3.

_Consoli_

FLAVIO CECINA BASILIO e VILIANO.

_Basilio_ fu console per l'Occidente, e persona di singolari virtù, per le quali vien commendato da Sidonio Appollinare[1954]. Ed essendo nominato egli solo in una legge di Severo imperadore, in una iscrizione riferita dal cardinal Noris e dal Fabretti, e nella lettera undecima di papa Ilario, di qua vien qualche indicio che non per anche fosse seguita buona armonia tra Leone imperadore d'Oriente e Severo imperador d'Occidente, se non che in una legge di esso imperador Leone[1955], data in quest'anno, amendue i consoli si veggono nominati. Ma si osservi che nel titolo il solo Leone Augusto senza Severo fa quella legge, il che non si praticava quando gl'imperadori erano in concordia. Ed in oltre al console di chi faceva la legge si dava il primo luogo; e in essa legge vien mentovato prima Basilio. La legge suddetta di Severo Augusto[1956] ordina che le vedove abbiano da godere l'usufrutto della donazion lor fatta per cagione delle nozze dal marito, ma con rimaner salva la proprietà in favor de' figliuoli. Quali altre imprese facesse questo imperadore, nol sappiamo, si perchè la storia ci lascia in questo al buio, oppure perchè egli nulla operò che meritasse di passare ai posteri. Nel presente anno (se pur non fu nel precedente) abbiamo da Idacio[1957] che _Agrippino_ conte, nobil persona della Gallia, perchè passava nimicizia tra lui ed Egidio conte, uomo insigne, proditoriamente diede la città di Narbona sua patria a Teoderico, re de' Goti, ossia de' Visigoti, affinchè gli fossero in aiuto. Questo Egidio è quel medesimo che vedemmo di sopra all'anno 456 mentovato da Gregorio Turonense[1958], inviato da Roma nelle Gallie per generale dell'armata romana, e che si era fatto cotanto amare dai Franchi, dappoichè ebbero cacciato il re loro Childerico, che l'aveano eletto per loro re. Abbiamo veduto nel precedente anno fatta menzione da Prisco istorico di un _Nigidio_ valoroso generale d'armata, che fece di grandi prodezze contro i Goti. Quel nome è guasto, e si dee scrivere _Egidio_, così esigendo i tempi e le azioni. Seguita a scrivere Idacio, che essendosi inoltrato _Federico_, fratello del re _Teoderico II_, coll'esercito dei Goti contro ad Egidio conte dell'una e dell'altra milizia, commendato dalla fama per uomo caro a Dio a cagion delle sue buone opere, restò esso Federico ucciso coi suoi in una battaglia. Mario Aventicense[1959] anch'egli ci insegna sotto il presente anno che segui un combattimento fra Egidio e i Goti, tra il fiume Ligere (oggidì la Loire) e il Ligericino, presso Orleans in cui fu morto Federico re dei Goti. Non era veramente questo Federico re, ma solamente fratello di Teoderico re dei Goti. Per conto poi d'_Agrippino_ conte, parla di lui l'autore[1960] della vita di san Lupicino abate del monistero di Giura nella Borgogna, con dire che Egidio generale dell'armi romane nella Gallia maliziosamente lo screditò come traditore, e l'inviò a Roma, dove fu condannato a morte. Ma per miracolo fu liberato, ed assoluto se ne tornò nella Gallia. Se ciò è vero, non era già Egidio quell'uomo sì dabbene, che Idacio poco fa ci rappresentò. A quest'anno riferisce il Baronio[1961] il concilio II arausicano (d'Oranges) tenuto da moltissimi santi vescovi delle Gallie, e celebre per la condanna dei semipelagiani: ma esso appartiene all'anno 529, come hanno già osservato il cardinal Noris[1962] ed altri eruditi. Marcellino conte[1963] nel presente anno fa menzione onorevole di san _Prospero d'Aquitania_ non già vescovo di Ries nella Gallia, nè di Reggio in Lombardia, ma probabilmente prete, che doveva essere tuttavia vivente, scrittore riguardevole della Chiesa di Dio. Correa voce allora che egli avesse servito di segretario delle lettere a san Leone papa. Fiorì in questi medesimi tempi _Vittorio d'Aquitania_, prete anch'esso che non inverisimilmente vien creduto aggregato al clero romano, da cui formato un ciclo famoso d'anni 532, portò opinione il suddetto cardinal Baronio, che questo ciclo fosse composto in quest'anno ad istanza d'_Illario papa_; ma, secondochè hanno avvertito il Bucherio, l'Antemio, il Pagi ed altri, fu esso fabbricato nell'anno 457 a requisizione di san _Leone_ papa, mentre era tuttavia arcidiacono della Chiesa romana _Ilario_, che fu poi papa.

NOTE:

[1954] Sidon., lib. 1, ep. 9.

[1955] Tom. 6, tit. 1, in Append. Cod. Theod.

[1956] L. 12, Cod. Justin. de Advocat. divers. Judicior.

[1957] Idacius, in Chron.

[1958] Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 12.

[1959] Marius Aventicens., in Chron.

[1960] Rollandus, Act. Sanctor. ad diem 21 martii.

[1961] Baron., Annal. Eccl.

[1962] Noris, Hist. Pelagian., cap. 2, cap. 23.

[1963] Marcell. Comes, in Chron.

Anno di CRISTO CDLXIV. Indizione II.

ILARIO papa 4. LEONE imperadore 8. SEVERO imperadore 4.

_Consoli_

RUSTICO e FLAVIO ANICIO OLIBRIO.