Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 45

Chapter 452,998 wordsPublic domain

NOTE:

[1669] Marcell. Comes, in Chron.

[1670] Idacius, in Chron.

[1671] Beda, Histor. lib. 1, cap. 13.

[1672] Histor. Miscell., lib. 14.

[1673] Hieron., lib. 2 contra Jovinian.

[1674] Jordan., de Reb. Getic., cap. 34.

[1675] Ammian., lib. 31, cap. 2.

[1676] Bonfinius, Rer. Hungar., decad. 1, lib. 3.

[1677] Histor. Miscell., lib. 14.

[1678] Prosper, in Chron.

[1679] Jordan., de Reb. Getic., cap. 34.

[1680] Prosper Tiro, in Chron.

[1681] Cod. Theod., tom. 6, in Append.

Anno di CRISTO CDXLVII. Indizione XV.

LEONE papa 8. TEODOSIO II imper. 46 e 40. VALENTINIANO III imper. 23.

_Consoli_

GALLIPIO, ossia ALIPIO, ed ARDABURIO.

Fu quest'anno funesto per la città di Costantinopoli, perchè, secondochè attesta Marcellino conte[1682], con cui si accorda la Cronica Alessandrina[1683], sì terribili tremuoti si fecero in essa sentire, che caddero in gran parte le mura di quell'augusta città con cinquantasette torri. Si stese sopra altre città lo stesso flagello, a cui tenne dietro la carestia e un pestilente odore dell'aria colla morte di molte migliaia d'uomini e di giumenti. Nicefero[1684] più diffusamente racconta i lagrimevoli effetti di questi tremuoti, che durarono, sentendosi di tanto in tanto le loro scosse, per sei mesi, e fecero poi gran rovina nella Bitinia, nelle due Frigie, nell'Ellesponto, in Antiochia e in altre contrade d'Oriente, di modo che il popolo di Costantinopoli coll'imperadore, temendo sempre d'essere seppelliti sotto le case traballanti, uscirono alla campagna. A questa domestica calamità s'aggiunse l'esterna, perchè, segue a dire il suddetto Marcellino, che il re _Attila_ con passi nimici venne fino alle Termopile, passata la Tessaglia; e che Arnegisco generale d'armata nella Dacia Ripense per l'imperador Teodosio, combattendo bravamente contra l'esercito d'Attila, dopo aver fatta grande strage de' nemici, rimase anch'egli ucciso sul campo. Nella Cronica Alessandrina[1685] si vede registrato il fatto medesimo, se non che Arnegisco vien chiamato generale di armata nella Tracia, ed egli probabilmente difendeva l'una e l'altra provincia. Ivi è scritto di più, che in quest'anno fu ricuperata Marcianopoli città della Mesia presso il Ponto Eusino, ossia mar Nero. Sotto quest'anno narra Idacio[1686] che furono portati in Ispagna gli scritti di _san Leone_ papa contra dei Priscillianisti eretici, e sopra ciò esiste una sua lettera a _Turibio_ vescovo d'Astorga. Scrisse eziandio il santo pontefice a _Gennaro_, vescovo d'Aquileia, e a _Settimio_, vescovo d'Altino, contro i Pelagiani, che in quella provincia alzavano la testa. Ma intorno a ciò son da vedere gli Annali del cardinal Baronio, la Storia pelagiana del cardinal Noris, e il Pagi sopra gli Annali di esso Baronio. Per testimonianza di Prospero Tirone[1687], cominciò a regnare in quest'anno sopra i Franchi, popoli della Germania, _Meroveo_, essendo mancato di vita _Clodione_, il quale, per attestato di Prisco[1688] retorico, fu veramente padre di esso Meroveo. E da questo principe discese la linea merovingia dei re di Francia, ch'ebbe poi fine a' tempi del re Pippino. In quest'anno ancora, secondo l'opinione del padre Pagi[1689], terminò i suoi giorni _san Procolo_ patriarca di Costantinopoli, ed ebbe per successore san Flaviano. Narra Niceforo Callisto[1690] che Crisafio eunuco, dai cui cenni era allora aggirata la corte di Teodosio imperadore, pretendeva che Flaviano mandasse un regalo ad esso Augusto per l'elezione e consecrazione fatta di lui. Flaviano gl'inviò dei pani benedetti, ma non già oro, come sperava l'eunuco. E quindi nacque l'odio di esso Crisafio contra di Flaviano, e il desiderio di farlo deporre. Ma perciocchè non gli sarebbe mai venuto fatto, finchè _Pulcheria Augusta_, sorella di Teodosio imperadore, continuava nell'autorità grande che ella godeva in corte e presso il fratello, pensò prima a levar di mezzo questo ostacolo, e perciò si unì con _Eudocia_ moglie dell'imperadore, e la indusse a fare il possibile per iscavalcar la cognata. S'era già allignata l'invidia in cuor d'Eudocia al mirar essa Pulcheria, che stava così innanzi nella grazia dell'imperadore, e il governava, per così dire, coi suoi consigli. Maggiormente ancora si alterò l'animo suo per una burla fatta da essa Pulcheria, donna savissima, al fratello Augusto. La racconta Cedreno[1691]. Era solito Teodosio a sottoscrivere le carte e i memoriali che gli erano presentati dai ministri, troppo buonamente, senza leggerli. Volendo la saggia principessa farlo ravvedere di questa negligenza, lasciò correre un memoriale, in cui, sotto certo pretesto, il pregava di venderle per serva l'imperadrice _Eudocia_ sua moglie. Secondo il costume, lo sottoscrisse Teodosio senza leggerlo. Eudocia dipoi, venuta in camera di Pulcheria, fu ritenuta da essa; e benchè l'imperador la chiamasse, per alcun poco ricusò di liberarla, adducendo d'averla comperata. Fu una burla fatta a buon fine; ma i principi non son gente che facilmente soffra d'essere beffata. Però Eudocia, probabilmente valendosi di questa congiuntura, e certo delle spinte che le dava Crisafio, tanto fece, tanto disse, che smosse contra della cognata il marito Augusto, con persuadergli di farla diaconessa. Egli ne dimandò il parere al patriarca Flaviano, e questi segretamente ne avvisò Pulcheria; nè di più ci volle, perchè la buona principessa da sè stessa si ritirasse dalla città, e si mettesse a far vita privata e tranquilla. Allora Eudocia, con prendere le redini, si mise a governar l'imperio ed anche l'imperadore; ed oltre a ciò, irritò il di lui animo contra di Flaviano, perchè avesse rivelato il segreto. Di qui poi venne un fiero insulto alla religione cattolica, e una frotta di gravissimi malanni contra dello stesso Teodosio, per esser egli rimasto privo dei consigli della saggia e piissima Pulcheria. Valentiniano Augusto nell'anno presente pubblicò un editto[1692], indirizzato ad _Albino_ prefetto del pretorio e patrizio, contro i rompitori de' sepolcri: del qual delitto apertamente dicono che erano allora accusati gli ecclesiastici, i quali, condotti da uno sregolato zelo contra le memorie de' pagani, si prendevano la libertà, senza che ne fosse inteso il sovrano, di atterrare i loro sepolcri. Contra di essi, ancorchè fossero vescovi, è intimata la pena dell'esilio. Con altra legge esso imperadore si mostrò favorevole ai liberti, de' quali era ben grande il numero, con ordinare che da' figliuoli od eredi di chi gli avea manomessi non potessero essere richiamati alla schiavitù; e che avendo essi liberti dei figliuoli, ad essi pervenisse l'intera eredità del padre. E morendo senza figliuoli, un terzo di beni si avesse da consegnare ai figliuoli o pure ai nipoti di chi loro avea data la libertà. E perciocchè molti mercatanti faceano i lor traffichi senza entrar nelle città per ischivar le dogane, con altra legge proibì questa loro usanza.

NOTE:

[1682] Marcell. Comes, in Chron.

[1683] Chron. Alexandr.

[1684] Nicephorus, lib. 14, cap. 46.

[1685] Chron. Alexandr.

[1686] Idacius, in Chron.

[1687] Prosper Tiro, in Chron.

[1688] In Excerpt. Legation., tom. 1 Histor. Byzantin.

[1689] Pagius, in Critic. ad Annal. Baron.

[1690] Nicephorus, lib. 14, cap. 47 Histor. Eccl.

[1691] Cedien., in Histor.

[1692] Cod. Theod. in Append. tom. 6.

Anno di CRISTO CDXLVIII. Indizione I.

LEONE papa 9. TEODOSIO II imp. 47 e 41. VALENTINIANO III imper. 24.

_Consoli_

FLAVIO ZENONE e RUFIO PRETESTATO POSTUMIANO.

_Postumiano_, console occidentale, fu figliuolo di _Flavio Avito Mariniano_, che era anch'egli salito alla dignità del consolato nell'anno di Cristo 423, come si ha da una iscrizione del Grutero[1693]. _Zenone_ console orientale, per attestato di Damascio, nella Vita d'Isidoro presso Fozio, era tuttavia pagano, e si studiò di abolire la religion cristiana, ma con una morte violenta Dio tagliò la strada ai suoi disegni. Bisogna che costui avesse gran potere e credito, perchè Prisco istorico[1694] nota aver Teodosio avuta paura che Zenone gli usurpasse l'imperio. E sappiamo ancora che fu generale di armata, e comandava a tutte le milizie dell'Oriente. Succedette in quest'anno un altro avvenimento famoso nella corte dell'imperadore d'Oriente, che viene narrato dalla Cronica Alessandrina[1695], da Teofane[1696] e dagli altri autori greci. _Paolino_, maggiordomo e favorito di Teodosio Augusto, godeva ancora non poco della grazia dell'imperadrice _Eudocia_, siccome quegli che influì non poco ad alzarla dal basso suo stato al trono imperiale. Si trovava egli in letto per male di un piede, allorchè un pover'uomo presentò all'imperador Teodosio, come cosa rara, un pomo di straordinaria grandezza, nato nella Frigia. Teodosio gli fece subito donare centocinquanta scudi d'oro, e mandò il pomo in dono all'Augusta moglie Eudocia, ed ella il mandò a donare a Paolino, il quale, nulla sapendo onde l'imperadrice l'avesse avuto, lo spedì come cosa rarissima per regalo all'imperadore, a cui fu presentato mentre usciva di chiesa. Teodosio non sì tosto fu al palazzo, che chiese conto del pomo dalla moglie. Ella rispose di averlo mangiato. Di nuovo la interrogò, se lo avesse mangiato, oppure inviato a qualche persona; ed ella con giuramento replicò che lo avea mangiato. Questa menzogna mise certi sospetti in capo a Teodosio, di modo che ne seguì separazione e divorzio fra di loro; e fu cagione ch'esso Augusto, conceputo mal animo contro di Paolino, da lì a qualche tempo il fece ammazzare. Eudocia da questo colpo vedendo offesa pubblicamente la riputazione sua, perchè venne a palesarsi ad ognuno che per cagione di lei era incontrata ad esso Paolino quella disavventura, dimandò licenza all'imperadore di poter passare alla visita dei luoghi santi di Gerusalemme, e la ottenne. Allora fu ch'essa passò per Antiochia, secondochè abbiamo dalla Cronica Alessandrina[1697], e non già nell'anno 439, come ha Evagrio, dove ricevette di grandi onori. Di là poi si trasferì a Gerusalemme, e quivi si trattenne sino al fine della vita, con aver allora rifatte le mura tutte, e compartiti altri benefizii a quella santa città.

Strano è che nella Cronica Alessandrina suddetta venga riferito un tal fatto sotto l'anno di Cristo 444, quando si è veduto che dopo l'assunzione di Flaviano alla sedia patriarcale, accaduta nel presente anno, Eudocia fu esaltata più che mai per la ritirata di Pulcheria Augusta. Ma finalmente il continuatore di essa Cronica, che si crede vivuto sotto l'imperadore Eraclio, potè sbagliare nei conti. Più strano può parere, come nella Cronica di Marcellino conte, più vicino a que' tempi, si truovi scritto molto più indietro, cioè all'anno 440[1698], che Paolino maestro degli uffizii, per ordine di Teodosio Augusto, fu ucciso in Cesarea di Cappadocia. Poscia all'anno 444 narra lo stesso Marcellino, che _Saturnino_ conte della guardia domestica di Teodosio, mandato apposta da esso Augusto, uccise Severo prete e Giovanni diacono, ministri dell'imperadrice Eudocia in Gerusalemme. Eudocia, irritata per questo fatto, fece tagliare a pezzi il medesimo Saturnino; laonde, per comandamento del marito Augusto, essa venne spogliata di tutti i reali ministri, ed in tale stato rimase dipoi fino alla morte nella suddetta città. Son certamente fuori di sito questi fatti. Teofane[1699] e Niceforo Callisto[1700] più accuratamente gli scrivono succeduti dappoichè Eudocia si trasferì a Gerusalemme, e però tali omicidii dovettero seguire nell'anno seguente. Certo è bensì che avendo in quest'anno Flaviano patriarca di Costantinopoli congregato un concilio, in esso condannò l'eresiarca _Eutichete_: sopra che son da vedere gli Annali del cardinal Baronio e del padre Pagi. Allora Crisafio eunuco, potentissimo nella corte di Teodosio, e partigiano di quell'eretico, tanto più si accese di sdegno contro del santo vescovo, e ne giurò la rovina. Teodosio Augusto pubblicò bene in quest'anno un editto contro i fautori di Nestorio; ma non prese una buona guardia contro i nascenti errori dell'altro eretico. A questo anno riferisce il Pagi[1701] la caduta di _Ciro_ panopolita, che abbiam veduto di sopra console, e che fu eziandio prefetto del pretorio e prefetto della città di Costantinopoli, e patrizio, uomo di gran prudenza e maneggi. Era questi, perchè amante della poesia, carissimo all'imperadrice Eudocia, poetessa anch'essa. Ma dappoichè ella cadde dalla grazia del marito Augusto, e si fu ritirata a Gerusalemme, succedette la rovina ancora di questo personaggio, il quale, secondo molti scrittori, fu creato dipoi vescovo di Smirna, o piuttosto, siccome accuratamente pruova il padre Pagi, fu vescovo di Cotieo città della Frigia. Si appoggia esso Pagi all'autorità di Suida[1702], per rapportare al presente anno la depressione di Ciro. Ma Teofane[1703] e Niceforo Callisto[1704] fanno menzione di questo fatto due anni prima della elezione di san Flaviano, e tre prima della ritirata di Eudocia Augusta. Nulladimeno, soggiungendo Niceforo ch'egli cadde dopo il tremuoto dell'anno precedente, pare che in quest'anno seguisse il suo precipizio. E fu perchè avendo egli rifabbricato in parte le mura atterrate di Costantinopoli, il popolo gli fece plauso nel circo con gridare: _Costantino fece, e Ciro rinnovò_. V'era presente l'imperadore, e se l'ebbe a male; perciò, trovato il pretesto che costui era gentile, o se l'intendeva coi gentili, il degradò, e gli confiscò i beni. Se ne fuggì egli in chiesa, ed allora fu ordinato cherico, e poi, per compassione che n'ebbe Teodosio, fu creato vescovo, come ho detto, di Cotieo. In quest'anno (è Marcellino conte che lo narra) dall'India fu mandata in dono all'imperadore Teodosio una tigre domata; ed essendo bruciato il portico fabbricato di marmo di Troade in Costantinopoli colle due torri delle porte, _Antioco_ prefetto del pretorio rimise tutto nello stato di prima. Aggiunge ancora quello storico che, essendo venuti gli ambasciatori di Attila a richiedere il danaro pattuito, furono licenziati con isprezzo. Nell'agosto del presente anno diede fine ai suoi giorni, secondo Idacio[1705], _Rechila_ re degli Svevi in Merida, città della Lusitania, e morì pagano. Ebbe per successore nel regno _Rechiario_ suo figliuolo, cattolico di religione, quantunque all'innalzamento suo provasse qualche opposizione dai suoi. Appena egli si vide fermo sul trono, che si mise a saccheggiar le provincie romane vicine[1706]. Valentiniano Augusto in quest'anno confermò con suo decreto[1707], inviato ad _Albino_ prefetto del pretorio, le leggi novelle di Teodosio imperadore d'Oriente, suocero suo, ma chiamato da lui padre per riverenza.

NOTE:

[1693] Gruter., Inscript., pag. 464, num. 8.

[1694] Priscus, de Legationib., tom. I Hist. Byz.

[1695] Chron. Alexandr.

[1696] Theoph., in Chron.

[1697] Chron. Alexandr.

[1698] Marcell. Comes, in Chron.

[1699] Theoph., in Chronogr.

[1700] Niceph., lib. 14, cap. 47.

[1701] Pagius, Crit. Baron.

[1702] Suidas, in Lexico, verb. _Cyrus_.

[1703] Theoph., in Chronogr.

[1704] Nicephorus, Hist. lib. 14, cap. 46.

[1705] Idacius, in Chronico.

[1706] Isidorus, in Chronico Svevor.

[1707] Cod. Theod. Append. tom. 6, tit. 13.

Anno di CRISTO CDXLIX. Indizione II.

LEONE papa 10. TEODOSIO II imper. 48 e 42. VALENTINIANO III imper. 25.

_Consoli_

FLAVIO ASTURIO e FLAVIO PROTOGENE.

Il primo fu console occidentale. Dal Relando[1708] è chiamato _Asterio_; ma verisimilmente s'ingannò. Il cognome assai noto d'_Asterio_ fu cagione, per quanto mi figuro, che gl'ignoranti copisti scrivessero _Asterio_ invece di _Asturio_. Venne fatto in quest'anno al soprammentovato _Crisafio_ eunuco, mercè la sua onnipotenza in corte di Teodosio Augusto, di abbattere san _Flaviano_ patriarca di Costantinopoli. Unissi costui con Dioscoro patriarca d'Alessandria, uomo violento ed empio, che proteggeva a spada tratta l'eretico archimandrita Eutichete; ed avendo persuasa all'imperadore la necessità di un concilio, Efeso fu la città destinata per tenerlo quivi. Si tenne, e il sommo pontefice Leone vi mandò i suoi legati, i quali indarno strepitarono e protestarono di nullità al vedere che in essa adunanza fu assoluto Eutichete, scomunicato, deposto e cacciato in esilio san Flaviano, dove finì i suoi giorni dopo pochi mesi, non si sa se per morte naturale, o pure violenta. Non so come Marcellino conte[1709] attribuisce tali disordini alla violenza di Dioscoro e di Saturnino eunuco. Se Crisafio non avea anche il nome di Saturnino, questo è un errore. Era ben Crisafio soprannominato Zamma; ma non c'è apparenza che portasse il nome di Saturnino. Di questo avvenimento tratta a lungo il cardinal Baronio[1710], e dopo di lui il Pagi[1711]. Non così tosto udì san Leone tante iniquità, che, raunato un concilio in Roma, riprovò il falso concilio d'Efeso, e dichiarò nulli tutti i suoi atti. Mancò di vita in quest'anno _Marina_ sorella di Teodosio imperadore, secondochè s'ha da Marcellino conte. Essa è spropositatamente chiamata nella Cronica Alessandrina[1712] _moglie di Valentiniano Augusto_. Era nata nell'anno 403; non ebbe mai, nè volle avere marito, avendo consacrata a Dio la sua verginità. Aggiugne esso Marcellino che parimente in quest'anno finirono di vivere _Ariovindo_, ch'era stato generale d'armi di Teodosio, console nell'anno 434, e patrizio; e similmente _Tauro_, che fu console nell'anno 428, ed era salito anch'egli alla dignità di patrizio. Abbiamo da Idacio[1713] che nel presente anno _Rechiario_ re degli Svevi in Ispagna avendo incominciato il suo regno col prendere in moglie una figliuola di _Teodoro_, ossia di _Teoderico_, re de' Visigoti nella Gallia, nel mese di febbraio andò a saccheggiar la Guascogna. Aggiugne che un certo Basilio, avendo adunati molti Bacaudi, che noi possiamo chiamare assassini, mise a filo di spada i cristiani nella chiesa di Triassone, città della provincia tarraconense, oggidì Tarazzona nell'Aragona; e che vi restò morto anche _Leone_ vescovo di essa città. Portossi nel mese di luglio il re suddetto Rechiario a visitare il re Teoderico suo suocero; e nel ritorno insieme col poco fa mentovato Basilio diede il saccheggio al territorio di Cesaraugusta, oggidì Saragozza. Impadronissi ancora con inganno della città d'Ilerda, oggidì Lerida, e menò di gran gente in ischiavitù. Per attestato di sant'Isidoro[1714], i Visigoti della Gallia prestarono aiuto a costui a commettere sì fatte iniquità, tuttochè non vi fosse guerra dichiarata coi Romani. Chi badasse a Teofane[1715], circa questi tempi Attila re degli Unni spinse le sue armi nella Tracia, prese e spianò varie città, e stese il suo dominio sino all'uno e all'altro mare, cioè al Pontico, e a quel di Gallipoli e Sesto. Fu spedito un esercito contra di lui; ma conosciuto quello del re barbaro troppo superiore di forze, fu costretto l'imperador Teodosio a promettergli ogni anno un tributo di danari, purchè egli si ritirasse dal paese romano: il che seguì. Aggiugne che poco dopo accadde la morte di esso imperadore. Sappiam di certo che solamente nell'anno susseguente Teodosio Augusto compiè la carriera de' suoi giorni. Ma certo la cronologia di Teofane è qui, come in altri siti ancora, zoppicante; ed alcuni anni prima si dee ammettere l'irruzione degli Unni, ossia de' Tartari, e di Attila re d'essi, nell'imperio d'Oriente. Il padre Pagi[1716], siccome dicemmo di sopra, fondato sulla autorità di Marcellino conte, crede che nell'anno 441 cotesti Barbari cominciassero quel brutto giuoco contro le provincie romane orientali, e che nel seguente si conchiudesse la pace; narrando _Prisco_ istorico che si venne dopo la battaglia del Chersoneso, svantaggiosa ai Romani, ad un aggiustamento. Ma forse questa battaglia non è se non quella dell'anno 447, in cui restò morto Arnegisco generale di Teodosio Augusto.