Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 43
A così funesta disavventura del romano imperio, un'altra se ne aggiunse nelle Gallie. Durava tuttavia in quelle parti la pace tra i Romani e TEODORICO re dei Goti, o vogliam dire Visigoti. LITTORIO conte, che dopo Aezio facea la prima figura nelle armate dell'imperadore, invogliato di superar la gloria d'esso Aezio, ruppe questa pace, e fatto inoltrar l'esercito, determinò di dar battaglia a' Goti, con aver in suo aiuto gli Unni. Costui si fidava assai dei professori della strologia giudiciaria e delle risposte dei demonii, siccome abbiamo dai santi Prospero[1598] ed Isidoro[1599]; laonde imbarcato dalle lor false promesse, attaccò la zuffa, con far sulle prime tal macello di que' Barbari, che gli parea di tenere in suo pugno la vittoria. Ma rimasto lui accidentalmente prigioniero d'essi, l'armata sua non fece altro progresso, e dovette sonare a raccolta. Abbiamo ancor qui la testimonianza di Salviano[1600], che descrive la superbia e la temerità di esso Littorio. Imperocchè i Goti informati delle forze che costui conduceva, bramando la pace, aveano spediti per tempo vescovi a chiederla; ma Littorio ricusò e sprezzò ogni accomodamento. Teoderico, all'incontro, benchè ariano, mettendo la sua speranza in Dio, prima di combattere, prese il cilicio, si diede alle orazioni col suo popolo, e poi uscì alla battaglia; laddove Littorio, fidandosi de' suoi indovini e della forza degli Unni, i quali fecero un mondo di mali dovunque passarono, entrò in campo, ma con rimaner prigioniero. Fu egli condotto legato fra le derisioni della plebe gotica in Tolosa, città, in cui egli si era figurato di entrar vincitore in quel medesimo giorno, e in cui poscia miseramente stette gran tempo fra i ceppi. Cassiodoro ancora, santo Isidoro e Idacio fanno menzione di questa sconfitta de' Romani; ma l'ultimo d'essi storici discordando da Salviano, scrive che Littorio, preso dai Goti, fu da lì a pochi giorni ucciso. Merita ben più fede Salviano che in que' tempi vivea nelle Gallie. Ma non passò molto che vedendo Teoderico dall'un canto tuttavia assai poderose le forze de' Romani; e considerando dall'altro Aezio generale di Valentiniano, che non era bene l'azzardare una nuova battaglia, si trattò e conchiuse la pace fra essi Goti e Romani, avendola specialmente chiesta con più umiltà di prima i Goti. Apollinare Sidonio[1601] attribuisce l'onore di questa pace ad _Avito_, ch'era allora prefetto del pretorio delle Gallie, e divenne poi imperadore. Viene attestata questa medesima pace da san Prospero, da santo Isidoro, da Idacio e da Salviano. E se noi vogliamo prestar fede a Giordano storico[1602], essa fu fatta sul campo; perchè dopo aver combattuto, senza che alcuno cedesse, conoscendo cadauna delle parti la forza dell'altra, si trattò di accordo, e questo conchiuso, ognuno si ritirò. Aggiugne lo stesso Giordano che per quella pace s'acquistò gran credito _Attila_ re degli Unni; colle quali parole il sembra supporre intervenuto a quel fatto di armi, il che non so se sussista. Narra eziandio san Prospero[1603] sotto questo anno, che Giuliano, famoso partigiano dell'eresiarca Pelagio, rincrescendogli d'avere perduto il vescovato di Eclano, tentò furbescamente di rimettersi in grazia di _Sisto III_ papa, con fingersi ravveduto de' suoi errori. Ma scoperta la frode da _Leone_ diacono, che fu poi nel seguente anno creato papa, fu rigettato da Sisto con plauso di tutti i cattolici. Inoltre abbiamo da Idacio[1604] che in questi tempi riuscì a _Rechila_ re dei Svevi nella Spagna, d'impadronirsi della città di Emerita, oggidì Merida nell'Estremadura. Di Valentiniano Augusto neppur sotto questo anno ci si presenta memoria alcuna, quando non si volesse dire ch'egli in questi tempi facesse fabbricare in Roma la confessione di san Paolo[1605], cioè l'ornamento dell'altare sovrapposto al suo sacro corpo. Pesò esso dugento libbre d'argento: ma molto di più, a mio credere, avranno testi migliori. Fece ancora esso Augusto, secondochè sta scritto in una lettera di papa Adriano, un'immagine d'oro, con dodici porte, e il Salvatore, ornata di gemme preziose, ch'egli, in adempimento di un suo voto, ordinò che fosse posta sopra la confessione di san Pietro apostolo. Inoltre alle preghiere di papa Sisto III[1606] fece una tribuna d'argento nella Basilica Costantiniana, pesante libre seimila e secento dieci, che fu poi rapita dai Barbari. Si ha bensì in quest'anno illustre memoria di Teodosio Augusto, non solamente per le cose già dette, ma ancora per varie leggi da lui pubblicate, che si leggono fra le sue Novelle[1607]. Particolarmente in una di esse egli provvide alle prepotenze di chi con mendicati colori faceva prendere dalla giustizia il possesso de' beni de' poveri. In un'altra ancora raffrenò i calunniatori de' vescovi, proibendo ai cherici e monaci il venire a Costantinopoli senza le dimissorie del proprio vescovo. _Socrate_, _Sozomeno_ e _Teodoreto_, storici greci, fiorirono in questi tempi.
NOTE:
[1586] Evagr., Hist., lib. 1, cap. 20.
[1587] Chron. Alexandr.
[1588] Marcellin., in Chron.
[1589] Novell. Theodos. tit. 3, tom. 6 Cod. Theod.
[1590] Agnell., Vit. Episcopor. Ravennat. tom. 2, part. 1, Rer. Italicar.
[1591] Procop., lib. 1, cap. 4.
[1592] Idacius, in Chronico.
[1593] Prosper, in Chron.
[1594] Marcellin. Comes, in Chronico.
[1595] Pagius, Crit. Baron.
[1596] Salvianus, de vero judic., lib. 7.
[1597] Victor Vitensis, de persecutione Vandal., l. 1.
[1598] Prosper, in Chronico.
[1599] Isidorus, in Chron.
[1600] Salvianus, de Provident. Dei, lib. 7.
[1601] Sidonius, in Panegyr. Aviti.
[1602] Jordan., de Reb. Getic., cap. 34.
[1603] Prosper, in Chron.
[1604] Idacius, in Chronico.
[1605] Baron., Annal. Eccl.
[1606] Anastasius, in Sixto III.
[1607] Codex Theod. in Append.
Anno di CRISTO CDXL. Indizione VIII.
LEONE papa 1. TEODOSIO II imperad. 39 e 33. VALENTINIANO III imper. 16.
_Consoli_
VALENTINIANO AUGUSTO per la quinta volta ed ANATOLIO.
Nel dì 11 d'agosto, per quanto pretende il padre Pagi[1608], diede fine ai suoi giorni _Sisto III_, romano pontefice, il quale fabbricò in Roma la basilica di santa Maria Maggiore, ed arricchì d'altri ornamenti preziosi le chiese di Roma: sopra che è da vedere Anastasio bibliotecario[1609], ossia l'autore antichissimo delle Vite de' papi. Stette la sede vacante, per attestato di san Prospero[1610], quaranta giorni, perchè _Leone_ diacono, personaggio di gran credito, era ito in Francia per amicare insieme _Aezio_, generale di Valentiniano Augusto, con _Albino_, mandato nella Gallia colla dignità di prefetto del pretorio. Senza di lui il clero e popolo non volle passare ad elezione alcuna, e però gli spedirono con pregarlo di sollecitare il suo ritorno. Appena giunto, sopra di lui si unirono i voti de' sacri elettori, ed egli fu creato papa a dì 22 di settembre, secondo il padre Pagi. Questi è san _Leone_ il grande, di patria romano, piuttosto che toscano: papa glorioso per le sue virtù e memorabili azioni. Intanto _Genserico_ re de' Vandali, dopo avere occupata quasi tutta l'Africa, più che mai seguitò a sfogare il suo odio, non solamente contro i vescovi e il clero cattolico di quelle contrade[1611], ma ancora contra de' nobili di Cartagine, per timore che non si sollevassero contra di lui. Però moltissimi ne spogliò de' beni, e cacciatili in esilio, li costrinse a mendicare il pane nelle provincie del romano imperio: pensione dura, che toccò parimente a non pochi vescovi e ad assaissimi ecclesiastici. Si possono leggere le crudeltà di costui presso Vittore Vitense. Anche Teodoreto ne fa menzione in varie sue lettere. Nè contento Genserico di aver occupato sì vasto e ricco paese, cominciò ancora a meditar voli più grandi. E perciocchè per mala ventura aveano imparato i Vandali il valersi delle navi, in quest'anno esso re loro passò con una flotta in Sicilia, dove, per testimonianza d'Idacio[1612], diede il sacco a non poche parti di quell'isola, ed assediò lungamente Palermo, ma nol potè avere. Cassiodoro[1613] in una delle sue lettere notò che l'avolo suo, nomato anch'esso Cassiodoro, personaggio di dignità illustre, difese la Sicilia e la Calabria dall'invasione dei Vandali. Il motivo per cui Genserico si ritirò dalla Sicilia, e tornò frettolosamente a Cartagine, fu, secondo san Prospero[1614], perch'egli ebbe nuova che _Sebastiano_ conte, di cui parlammo di sopra all'anno 434 e 435, era passato dalla Spagna in Africa. Considerò il re barbaro che sarebbe stato troppo pericoloso per sè e per gli suoi, se durante la sua assenza dall'Africa, un uomo di tanto credito nell'arte della guerra, e già stato generale dell'armi romane, si fosse messo in testa di ricuperar Cartagine. Ma (soggiugne Prospero) Sebastiano andato in Africa, in vece di farla da nimico, si dichiarò amico de' Vandali, sperando fortuna e vantaggi presso di loro: cosa che non gli riuscì, anzi gli costò la vita.
Qui con san Prospero non s'accorda Idacio[1615] nel tempo; perciocchè scrive all'anno 444, che essendo Sebastiano fuggito a Costantinopoli, scoperto che macchinava cose contra lo stato, gli fu detto all'orecchio che se ne andasse. Ed egli si rifugiò presso Teoderico re de' Goti, e da nemico entrò in Barcellona, cercando, per quanto potè, d'impadronirsene. Sembra che quella città ubbidisse allora al romano imperadore, e che Sebastiano, mal soddisfatto di Valentiniano, ostilmente v'entrasse. Noi abbiam già veduto disopra che, per attestato di Marcellino, nell'anno 435 egli scappò da Costantinopoli. Che andasse nelle Gallie, mettendosi sotto la protezion dei Goti, e passasse dipoi in Ispagna, cioè nella Catalogna, l'abbiamo da san Prospero e da Idacio. Nota questo ultimo storico all'anno 445 susseguente, che Sebastiano fu costretto a fuggire da Barcellona, con rifugiarsi in Africa presso i Vandali. Finalmente il medesimo Idacio all'anno 450 scrive che Sebastiano esiliato e ramingo essendosi ricoverato in Africa, e messosi sotto la proiezione di Genserico, poco tempo dopo il suo arrivo fu, per ordine di esso re, svenato. Notizie disordinate, perchè s'egli nel 445 passò in Africa, e poco dipoi gli fu levata la vita, come si può differir la sua morte fino al 450? Cagione di tutti questi brutti salti di Sebastiano, uomo di alto affare e di gran prodezza, fu la persecuzione che andò continuando contro di lui Aezio generale di Valentiniano Augusto, e suo implacabile nemico. Ma Genserico non si fidò punto di Sebastiano, sospettando fraudolenta la sua venuta; e però, preso pretesto ch'egli fosse cattolico, gli propose che per assicurar maggiormente l'alleanza e fedeltà giurata, abbracciasse la setta ariana. Ma egli, costantissimo nella vera religione, amò piuttosto di gloriosamente morire sostenendola, che di guadagnarsi l'amicizia del re barbaro con abbandonarla. Vittore Vitense[1616] è quegli che a lungo narra questo fatto. Come poi san Prospero racconti sotto il presente anno il passaggio di Sebastiano in Africa, e s'egli o Idacio abbia fallato ne' tempi, non si può ben decidere; ma certo nel racconto d'Idacio si scuopre della contraddizione. In quest'anno Teodosio Augusto, per animar la gente alla coltivazion delle terre, ordinò che fossero esenti dai pubblici carichi tutte quelle persone industriose che guadagnassero nelle alluvioni, o nel diseccar le paludi[1617]. Con altro editto[1618] del medesimo Augusto fu fatto sapere ai popoli, che essendosi inteso come _Genserico_, nemico del romano imperio, era uscito con una riguardevol flotta fuori del porto di Cartagine, senza sapersi su qual paese egli dovesse piombare, contuttochè si sperasse che presto arriverebbe Aezio coll'esercito, e benchè _Sigismondo_ (forse _Sigisvoldo_) generale delle milizie, avesse fatto le possibili disposizioni per la difesa delle coste: tuttavia si dava la licenza dell'armi a tutti, per potersi opporre al tiranno, dovunque egli comparisse. Andò poi il Barbaro contro la Sicilia, siccome abbiam veduto. In un'altra legge[1619] ordina che tutti i beni del cesareo fisco, passati in mano altrui, ancorchè ecclesiastici, sieno suggetti ai pubblici carichi e tributi. Tralascio altre sue leggi. In questi tempi fiorì san _Petronio_ vescovo di Bologna, registrato da Gennadio[1620] fra gli scrittori ecclesiastici. Adone[1621] il chiama figliuolo di _Petronio_ prefetto del pretorio; e certo si sa da una lettera di sant'Eucherio[1622], suo contemporaneo, ch'esso santo _dalla pienissima sede della potestà mondana_ era passato alla cattedra episcopal di Bologna. Però non è improbabile che anch'egli avesse goduta la dignità medesima di prefetto del pretorio.
NOTE:
[1608] Pagius, in Crit. Baron. ad hunc ann.
[1609] Anastasius, in Sixto III.
[1610] Prosper, in Chron.
[1611] Victor Vitensis, de persec. Vandal., lib. 1.
[1612] Idacius, in Chron.
[1613] Cassiod., lib. 1, epist. 4.
[1614] Prosper, in Chron.
[1615] Idacius, in Chron.
[1616] Victor Vitensis, de persecut. Vandal., lib. 1.
[1617] Novell. 19, in Append., tom. 6. Cod. Theod.
[1618] Novell. 20, ibidem.
[1619] Novell. 21, ibidem.
[1620] Gennadius, cap. 41, de Scriptor. Eccles.
[1621] Ado, in Chron. Ætat. 6.
[1622] Eucher., de contempt. mundi.
Anno di CRISTO CDXLI. Indizione IX.
LEONE papa 2. TEODOSIO II imper. 40 e 34. VALENTINIANO III imper. 17.
_Console_
CIRO solo.
Questo _Ciro_ fu console in Oriente, nè si sa perchè in Occidente non fosse creato console alcuno per quest'anno. Era Ciro, per attestato di Suida[1623], da Pano città dell'Egitto, pagano di professione, e per la perizia in far versi entrò forte in grazia d'Eudocia imperadrice, giacchè anche essa si dilettava forte di far la poetessa. Con sì alta protezione salì egli ai gradi di general d'armata, di prefetto del pretorio d'Oriente, di prefetto della città di Costantinopoli, di console e di patrizio. Decaduta poi Eudocia, anch'egli cadde, ed abbracciata la religion di Cristo fu creato vescovo, come diremo. Ne parla anche Evagrio nella sua storia. Avendo veduto Teodosio che Genserico coll'invadere la Sicilia, minacciava ancora l'imperio orientale, e saputo che avea preso il titolo di re, determinò in quest'anno di portare contra di lui la guerra in Africa. San Prospero[1624] ci fa sapere che egli mise insieme una gran flotta, e la spinse in Sicilia. Erano duci dell'armata _Ariovindo_, _Anassila_ e _Germano_. Ma costoro, ossia che apprendessero il ritorno di Genserico in Sicilia, o per ragione che si addurrà fra poco, non finirono mai di muoversi verso l'Africa; e però passò il presente anno senza operazione alcuna contra de' Vandali, e solamente con aggravio grande della Sicilia. Ma Teofane[1625] riferisce questo fatto all'anno 449, con aggiugnere che la flotta imperiale consisteva in mille e cento navi: dal che atterrito Genserico, mandò ambasciatori a trattar di pace. Intanto esso re barbaro, sempre più temendo che i popoli cattolici dell'Africa si rivoltassero, maggiormente divenne crudele, e perseguitò massimamente i vescovi e il clero; ed assaissimi in tal occasione soffrirono il martirio, siccome abbiamo da sant'Isidoro[1626]. In quest'anno ancora, per attestato d'Idacio[1627], venne a morte _Ermerico_ re degli Svevi in Ispagna, dopo essere stato infermo per sette anni. Egli avea già dichiarato re e successore suo nell'anno 438 _Rechila_ suo figliuolo, il quale in questo medesimo anno stese di molto le sue conquiste, perchè s'impadronì di Siviglia e delle provincie della Betica e di Cartagena. Aggiugne esso storico che inviato _Asturio_ duce dell'una e dell'altra milizia (per quanto si può credere da Aezio generale dell'imperadore) nel territorio di Taragona in Ispagna, quivi disfece una gran moltitudine di Bacaudi, cioè di contadini e d'altri, che ribellatisi ai magistrati padroni, viveano di ladronecci ed assassinii. Prospero Tirone[1628] è poi testimonio che in questi dì Aezio suddetto, dopo aver pacificate le turbolenze della Gallia, se ne tornò in Italia, probabilmente richiamato per unirsi con l'armata di Teodosio contra di Genserico. Ma in questi tempi anche l'imperio greco patì delle disgrazie, come lasciò scritto Marcellino conte[1629]. Imperocchè ad un medesimo tempo si mossero i Persiani, i Saraceni, i Zanni, gl'Isauri e gli Unni, chi da una parte e chi dall'altra, e devastarono molte contrade de' cristiani sottoposte all'imperio suddetto. Teodosio Augusto spedì contra di costoro _Anatolio_, dianzi console, ed _Aspare_, suoi generali, la bravura de' quali mise freno a que' Barbari, e gl'indusse a far tregua per un anno. Ma in questa non dovettero entrare gli Unni, perchè seguita a dire lo stesso istorico, che costoro con grandi forze entrarono nell'Illirico, e diedero l'ultimo eccidio a Naisso, a Singiduno e a moltissime altre terre di quelle romane provincie. Racconta egli finalmente, e lo scrisse ancora l'autore della Cronica Alessandrina[1630], come cosa notabile, che in quest'anno _Giovanni_, di nazione Vandalo, generale dell'imperadore, fu ucciso in Tracia, per frode di _Arnegisclo_, ossia _Arnegisco_, generale della Dacia, oppur della Tracia, che restò poi morto in una battaglia contro gli Unni, siccome vedremo all'anno 447. Parimente Teofane[1631] racconta questo fatto, ma fuor di sito, cioè all'anno 38 di Teodosio Augusto. E più precisamente impariamo da lui che questo Giovanni, per soprannome Vandalo, avea cominciato in Roma a far da tiranno contra di Valentiniano Augusto. Ma che inviati da Teodosio Augusto _Aspare_ ed _Artaburio_ suoi generali, costui fu sconfitto in una battaglia; ed essendosi egli sotto la lor parola dato in lor mano, fu condotto a Teodosio, e procurato che venisse provveduto di qualche posto. Ma Crisafio eunuco, allora potentissimo nella corte, con inganno il fece levar di vita: la quale iniquità Dio permise che da lì a poco restasse punita. Essendo succeduta nel 449, o piuttosto nel 450, la caduta di Crisafio, si scorge a qual tempo Teofane riferisca la morte di questo Vandalo: cosa che non può stare, perchè Arnegisco fu ucciso nell'anno 447. Strano è che in Roma succedesse la sollevazion di costui, e ch'egli fosse poi atterrato in un conflitto dai generali di Teodosio, e che gli antichi non abbiano messo meglio in chiaro questo notabil fatto. Pubblicò in questi tempi esso Augusto una legge[1632], in cui proibì ai conti delle scuole militari di battere e degradare gli uffiziali subalterni. Con altre leggi dichiarò che a niuno dei difensori delle città fosse permesso il depor la sua carica senza la licenza dell'imperadore; e che non si potesse opporre la prescrizione quando si trattava degli aggravii e delle imposte del pubblico.
NOTE:
[1623] Suidas, in Lexico, verb. _Cyrus_.
[1624] Prosper, in Chron.
[1625] Theoph., in Chronic.
[1626] Isidorus, in Chronico Vandal.
[1627] Idacius, in Chron.
[1628] Prosper Tiro, in Chron.
[1629] Marcell. Comes, in Chronico.
[1630] Chronicum Alexandrinum ad hunc. ann.
[1631] Theoph., in Chronograph.
[1632] L. viris spectabil. Cod. Justinian. de Privil. Scholar.
Anno di CRISTO CDXLII. Indizione X.
LEONE papa 3. TEODOSIO II imper. 41 e 35. VALENTINIANO III imper. 18.
_Consoli_
DIOSCORO ed EUDOSSIO.