Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 41
_Aezio_, che fu console nel presente anno, era quel medesimo che abbiam veduto di sopra esercitare la carica di generale delle armate cesaree in Occidente. L'altro console _Valerio_ godea varie dignità nella corte dell'imperadore d'Oriente. A dì 19 di luglio di questo anno diede compimento ai suoi giorni _Celestino_ papa, come pretende il Pagi[1509], pontefice santo, pontefice glorioso per molte sue azioni, e spezialmente pel suo zelo contra de' pelagiani, semipelagiani e nestoriani, e per avere mandato in Iscozia oppure in Irlanda _Palladio_, che fu apostolo e primo vescovo di que' popoli barbari. Ebbe per successore nella cattedra di san Pietro _Sisto III_, di patria romano, il quale non tardò a procurare, per quanto gli fu possibile, la pace nelle chiese d'Oriente, divise a cagion di Nestorio. Nel che parimente si adoperò con vigore il piissimo imperadore Teodosio, tanto che ne riuscì una tollerabil concordia. Avea ben Galla Placidia Augusta, per non poter di meno, appagata l'ambizione d'Aezio suo generale, con dichiararlo console nell'anno presente; ma non per questo cessava in cuore di lei l'odio conceputo pel tradimento fatto a Bonifacio conte, e per l'uccisione di Felice patrizio, e probabilmente per altre di lui insolenze ed iniquità. Noi già vedemmo, seguendo l'autorità di Procopio, che Bonifacio, poco dopo la rotta datagli dai Vandali, se ne era ritornato in Italia. Ma ossia che quella giornata campale succedesse nel presente anno, oppure che Procopio affrettasse di troppo il di lui ritorno, tanto san Prospero[1510] quanto Marcellino[1511] scrivono ch'egli solamente in quest'anno dall'Africa venne a Roma, e di là alla corte che dimorava in Ravenna. Secondo Marcellino, egli fu chiamato dalla stessa Placidia Augusta per contrapporlo all'arrogante Aezio, il quale in questi medesimi tempi, per quanto abbiamo da Idacio[1512], guerreggiava nella Gallia; e dopo aver data una rotta ai Franchi, i quali erano venuti di qua dal Reno, fece pace con loro. Era in questi tempi _Clodione_ re de' Franchi, ed avea per figliuolo _Meroveo_, il quale amicatosi molto con Aezio, coll'aiuto di lui succedette col tempo al padre. Lo stesso vescovo Idacio, ch'era venuto a trovare Aezio per aver dei soccorsi contro gli Svevi, altro non impetrò, se non che fu spedito con lui Censorio per legato ad essi Svevi, che infestavano la Gallizia, per farli desistere da quelle violenze. Tornato adunque Bonifacio a Ravenna, non solamente fu rimesso in grazia di Valentiniano Augusto e di Placidia, ma dichiarato ancora generale dell'una e dell'altra milizia. Presso il Mezzabarba[1513] si vede in una medaglia di Valentiniano Augusto nominato _Bonifacio_. Prospero Tirone[1514] ci ha conservata la notizia che Aezio all'udire richiamato alla corte Bonifacio e conferito a lui il generalato, con restarne egli privato, per precauzione si ritirò in siti fortificati, immaginandosi che Bonifacio suo nemico cercherebbe di far vendetta contra di lui. Nè s'ingannò. Dopo pochi mesi Bonifacio con molte forze fu a cercarlo, e trovatolo (non dicono gli storici in qual luogo) gli diede battaglia, e lo sconfisse bensì, ma perchè erano venuti questi emuli stessi nel conflitto alle mani insieme, Aezio che, secondo Marcellino[1515], avea preparato il dì innanzi un dardo ossia un'asta più lunga, il ferì gravemente con restar egli illeso. Fra pochi giorni, come vuole san Prospero, oppur dopo tre mesi, come lasciò scritto il suddetto Marcellino, Bonifacio di quella ferita si morì, lasciando Pelagia sua moglie molto ricca, e con indizio ch'egli cristianamente perdonasse ad Aezio, perchè esortò la stessa moglie a non maritarsi con altro uomo che con esso Aezio. _Sebastiano_ conte, genero di Bonifacio, persona di gran credito, in suo luogo fu creato generale. Ora Aezio, trovandosi spennato e privo d'ogni autorità, si ritirò nelle sue terre, non so se nella Gallia, o nell'Italia; e quivi se ne stava ben in guardia. Ma avendo tentato un dì i suoi nemici con una improvvisa scorreria di sorprenderlo, egli non veggendosi quivi sicuro, se ne fuggì in Dalmazia, e di là nelle Pannonie, dove trovò il suo scampo presso gli Unni suoi antichi amici. In quest'anno Valentiniano Augusto con una sua costituzione[1516], indirizzata a _Flaviano_ prefetto del pretorio, confermò i privilegi ai decurioni e silenziarii del palazzo, ch'erano guardie del corpo suo, per quanto crede il Gotofredo, ma che fors'anche son da dire una specie di milizia che stava nelle provincie, perchè dopo aver militato il dovuto tempo, loro è conceduto di venire alla corte, ancorchè non chiamati dal principe.
NOTE:
[1509] Pagius, Crit. Baron.
[1510] Prosper, in Chronico.
[1511] Marcell. Comes, in Chron.
[1512] Idacius, in Chronico.
[1513] Mediob., Numismat. Imper.
[1514] Prosper Tiro, in Chron.
[1515] Marcell., in Chronico.
[1516] L. 3, lib. 4, tit. 23 Cod. Theodos.
Anno di CRISTO CDXXXIII. Indizione I.
SISTO III papa 2. TEODOSIO II imp. 32 e 26. VALENTINIANO III imperad. 9.
_Consoli_
TEODOSIO AUGUSTO per la quattordicesima volta e PETRONIO MASSIMO.
_Massimo_, che fu console in quest'anno, era uno de' senatori romani più ricchi e potenti. Gran confidenza passava tra Valentiniano Augusto e lui. Egli dipoi tirannicamente occupò l'imperio, siccome vedremo. Il padre Sirmondo[1517] rapporta una medaglia, in cui da una parte si legge VALENTINIANVS P. F. AVG., e dall'altra PETRONIVS MAXIMVS V. C. CONS. In quest'anno _Giovanni_ vescovo d'Antiochia che fin qui avea sostenuto il partito di Nestorio eretico, rinunziò al medesimo, per opera specialmente di Sisto romano pontefice. Ma non perciò s'ebbe una pace intera nelle chiese d'Oriente, restando tuttavia alcuni vescovi contrarii a Cirillo vescovo d'Alessandria, i quali eziandio appellarono alla santa sede romana, riconoscendo quel privilegio di cui era fin dai primi tempi in possesso la Chiesa romana. Fioriva in questi giorni nella Gallia _Giovanni Cassiano_, celebre autore delle Collazioni, ossia delle Conferenze de' padri, ma creduto infetto di opinioni semipelagiane: contra del quale prese la penna san Prospero d'Aquitania. Fioriva ancora in Egitto _sant'Isidoro_ monaco ed abate di Pelusio. Abbiamo da Socrate[1518], dalla Cronica Alessandrina[1519] e da Marcellino conte[1520], che nel presente anno seguì in Costantinopoli un fierissimo incendio, con restar divorata dalle fiamme una gran parte della città settentrionale colle terre appellate Achillee, e che durò quel fuoco per tre dì. Il cardinale Baronio attribuisce questo incendio, e la rotta data in Africa, all'aver Teodosio Augusto proceduto troppo mansuetamente contra di Nestorio, e all'averlo favorito molti nobili di Costantinopoli. Ma si fa torto a quel pio imperadore e al popolo di Costantinopoli che fu contra Nestorio, per nulla dire del concilio che lo condannò. Noi facciam troppo facilmente gl'interpreti della mente di Dio, il quale non ha bisogno di consigliarsi colle nostre povere teste, se vuol permettere le prosperità ai cattivi, nemici suoi, e mandar tribolazioni ai buoni, suoi amici. Già vedemmo che Aezio aveva spedito _Castorio_ ambasciatore insieme con _Idacio_ vescovo, autore della Cronica, agli Svevi che infestavano la parte della Gallizia sottoposta al romano imperio. Narra il medesimo Idacio[1521] che Castorio portò le risposte alla corte imperiale di Ravenna; e che _Ermerico_ re di essi Svevi finalmente rinnovò la pace co' popoli della Gallizia, mediante l'interposizione de' vescovi, con essergli stati dati perciò ostaggi: ma che _Sinfosio_ vescovo mandato da lui per affari a Ravenna, se ne tornò indietro colle mani vote. Erasi, per quanto abbiam detto, rifugiato _Aezio_ nella Pannonia presso gli Unni, che quivi signoreggiavano; e pel credito che avea con que' Barbari, cominciò un gran trattato, per muoverli contro l'Italia. _Rugila_ era allora il re di quella nazione. Prospero Tirone[1522] chiaramente attesta che Aezio, ottenuto da esso re un poderoso esercito, s'incamminava verso queste contrade: il che udito da Valentiniano Augusto, che si trovava senza sufficienti forze da opporgli, chiamò in suo aiuto i Goti, a mio credere, quelli che dominavano nell'Aquitania. Ma l'intenzione dell'astuto Aezio era, non già di portar la guerra in Italia, ma di far paura a Valentiniano, affine di obbligarlo a rimetterlo in sua grazia, e nelle dignità che gli erano state levate. Ed in fatti, per attestato di san Prospero[1523], valendosi dell'amicizia e del soccorso di costoro, ottenne quanto volle da Valentiniano e da Placidia, i quali giudicarono meglio di cedere, benchè poco onorevolmente, all'impertinenza di costui, che di tirarsi addosso una guerra pericolosa. Ed ecco dove era giunta la maestà del nome romano. Anche Idacio scrive sotto quest'anno, che Aezio fu dichiarato generale dell'una e dell'altra milizia, e poco dopo ottenne anche la dignità di patrizio, come parimente attesta l'autore della Miscella[1524]. Circa questi tempi, come credette il Rossi[1525], ma forse molto prima, Galla Placidia Augusta terminò in Ravenna l'insigne e nobilissima basilica di san Giovanni evangelista, fabbricata vicino alla porta che si chiamava _Arx Meduli_. Allorchè essa venne col figliuolo Valentiniano da Salonichi verso Salona, o verso Aquileia, nell'anno 424, corse un gran pericolo per una fiera burrasca di mare; ed essendosi votata a san Giovanni evangelista, attribuì all'intercessione di lui presso Dio l'aver salvata la vita. Però, giunta a Ravenna, si diede a fabbricare in onore di Dio sotto il nome di questo santo Apostolo un tempio magnifico, che tuttavia esiste. Se ne può veder la descrizione nello Spicilegio della chiesa di Ravenna da me dato alla luce[1526], ma non esente da qualche favola nata nel progresso de' tempi. Quivi si leggeva la seguente iscrizione, di cui anche fa menzione Agnello storico di Ravenna[1527], che fiorì circa l'anno 830.
SANCTO AC BEATISSIMO APOSTOLO IOHANNI EVANGELISTAE GALLA PLACIDIA AVGVSTA CVM FILIO SVO PLACIDO VALENTINIANO AVGVSTO ET FILIA SVA IVSTA GRATA HONORIA AVGVSTA LIBERATIONIS PERICVL. MARIS VOTVM SOLVIT.
Di qui abbiamo che anche _Giusta Grata Honoria_, sorella di Valentiniano, ebbe il titolo di _Augusta_; e questo ancora apparisce da una medaglia rapportata dal cardinal Baronio[1528], dal Du-Cange[1529] e dal Mezzabarba[1530], in cui si legge: D. N. IVST. GRAT. HONORIA. P. F. AVG. E nel rovescio: SALVS REIPVBLICAE COM. OB. Tornerà occasion di parlare in breve di questa principessa che lasciò dopo di sè un brutto nome. Il Rossi aggiugne che in esso tempio alla destra nell'arco del volto erano formate col musaico le immagini di _Costantino, Teodosio I, Arcadio, ed Onorio Augusti;_ e alla sinistra, di _Valentiniano III, Graziano e Costanzo Augusti_, e di _Graziano nipote_ e di _Giovanni nipote_: i quali due ultimi sono a noi ignoti nella famiglia di Teodosio il Grande. Eranvi ancora più basso le immagini di _Teodosio II_ imperadore, e di _Eudocia_ sua moglie, siccome ancor quelle di _Arcadio_ imperadore, e di _Eudossia_ sua moglie. Ma presso l'antichissimo Agnello, e nello Spicilegio suddetto, non troviamo questa sì precisa descrizione, a noi conservata dal suddetto Girolamo Rossi.
NOTE:
[1517] Sirmondus, in Not. ad Sidon. epist. 11 et 13; et Append. Du-Cange in Dissert. de Numism.
[1518] Socrat., Hist. Eccl., lib. 7, cap. 39.
[1519] Chron. Alexandr. ad hunc ann.
[1520] Marcell. Comes, in Chron.
[1521] Idacius, in Chron.
[1522] Prosper Tiro, in Chronico.
[1523] Prosper, in Chron.
[1524] Histor. Miscell. lib. 14.
[1525] Rubeus, Histor. Ravenn, lib. 2.
[1526] Rer. Italicar. Scriptor. tom. I, part. 2.
[1527] Agnellus, in Vitis Episcopor. Ravenn. tom. 2, p. 1, Rer. Italic.
[1528] Baron., Annal. Eccl.
[1529] Du-Cange, Hist. Byzantin.
[1530] Mediobarb., Numism. Imperator.
Anno di CRISTO CDXXXIV. Indizione II.
SISTO III papa 3. TEODOSIO II imperad. 33 e 27. VALENTINIANO III imperad. 10.
_Consoli_
ARIOVINDO ed ASPARE.
Dacchè Aezio si vide forte per la ricuperata dignità di generale, colla giunta ancora dell'altra più riguardevole di patrizio, non tardò a vendicarsi come potè contro i parenti del defunto Bonifacio conte. Però in quest'anno, secondo la testimonianza d'Idacio[1531], _Sebastiano_ genero di esso Bonifacio, e succeduto a lui nel generalato, per opera d'Aezio fu mandato in esilio, o pure per timore di lui elesse l'esilio, e fuggitivo si ricoverò alla corte di Costantinopoli. Sappiamo ancora da san Prospero[1532] che _Aspare_ console occidentale, per quanto crede il padre Pagi (ma fors'anche orientale, non apparendo ch'egli passasse dal servigio di Teodosio Augusto a quello di Valentiniano imperadore), Aspare, dico, fu inviato a Cartagine, senza che se ne sappia il motivo, se non che durava in quelle parti tuttavia la guerra coi Vandali. Secondo Prospero Tirone[1533], in quest'anno finì di vivere _Rugila_ re degli Unni, con cui i Romani aveano confermata la pace, ed ebbe per successore _Bleda_ ed _Attila_ fratelli. Questo Rugila è chiamato Roa da Giordano storico, e Roila da Teodoreto[1534], il quale aggiugne che costui avea saccheggiata la Tracia, e minacciato l'assedio alla stessa città di Costantinopoli, e di volerla schiantare da' fondamenti. Non tarderà molto a venire in iscena Attila suo successore. Teodosio Augusto in quest'anno, per quanto potè, sovvenne al bisogno dei poveri di Costantinopoli in tempo di carestia, con applicare secento undici libbre d'oro del suo erario per comperar grani in loro sovvenimento[1535], ordinando che fossero condannati gli uffiziali nel doppio di tutto quello che avessero ritenuto di questa somma. Comandò eziandio con altra legge[1536] che i beni dei chierici e monaci, che mancassero di vita senza testamento, fossero applicati alle chiese, alle quali erano ascritti; e non già ai parenti o al fisco, siccome dianzi si facea. Accadde ancora che _Melania_ giovane, donna di santa vita, e monaca non claustrale, abitante allora in Gerusalemme, fu chiamata a Costantinopoli da _Volusiano_ suo zio paterno, prefetto di Roma, che per affari era stato inviato alla corte d'Oriente. Venne la piissima donna, e tanto seppe dire insieme con _Procle_ insigne vescovo di Costantinopoli, che Volusiano stato fin allora gentile, si convertì alla religione di Cristo: e fu cosa maravigliosa ch'egli infermo, subito dopo avere ricevuta la grazia del battesimo, morì. Ma in Ravenna accadde un fallo vituperoso per quella corte. _Grata Giusta Onoria Augusta_, sorella di Valentiniano imperadore, siccome poco fa vedemmo, non per anche maritata, si stava in corte colla madre e col fratello, ma senza quella buona guardia, di cui abbisognano le fanciulle. Perciò ella ebbe comodità di troppo dimesticarsi con Eugenio suo procuratore, e ne restò gravida. Marcellino conte istorico[1537] quegli è che notò questo brutto avvenimento, con aggiugnere ch'essa Onoria fu inviata alla corte di Teodosio Augusto. Qui si dimanda qual sia stata la prudenza di que' regnanti in tener sì poca guardia alle principesse fanciulle, e quale in aver preso il ripiego di scacciare la mal accorta principessa. In vece di occultar questo fallo, par quasi che si studiassero di divulgarlo dappertutto. In questi tempi fiorì in Provenza _Vincenzo Lerinense_, autore dell'Aureo Commonitorio contro le eresie, ma creduto per qualche tempo fautore degli errori de' semipelagiani. San Prospero scrisse contra di lui.
NOTE:
[1531] Idacius, in Chronic.
[1532] S. Prosper, de promiss., cap. 6.
[1533] Prosper Tiro, in Chronic.
[1534] Theod., Hist. Eccl., lib. 5, cap. 37.
[1535] L. 3, da frument. Urb. Constantinop. Cod. Theod.
[1536] L. unica de bonis Cleric. Cod. Theod.
[1537] Marcell. Comes, in Chron.
Anno di CRISTO CDXXXV. Indizione III.
SISTO III papa 4. TEODOSIO II imp. 34 e 28. VALENTINIANO III imper. 11.
_Consoli_
TEODOSIO AUGUSTO per la quindicesima volta e VALENTINIANO AUGUSTO per la quarta.
Teodosio imperadore, zelante custode della dottrina della Chiesa, perchè tuttavia bolliva in Oriente una fiera discordia per cagione del condannato e deposto Nestorio, in quest'anno fece proibire la lettura dei di lui libri[1538], con ordinare eziandio che fossero bruciati. Furono inoltre esiliati non pochi vescovi, che ostinatamente o non volevano condannar quell'eretico, o ricusavano di aver comunione con _Cirillo_ vescovo d'Alessandria, cioè col primo mobile di tutti gli atti contra di Nestorio. Intanto _Aezio_ generale di Valentiniano, secondochè abbiamo da san Prospero[1539], era passato nelle Gallie per mettere in dovere i Borgognoni, cioè que' Barbari, che già stabiliti nel paese, onde poi venne il nome della Borgogna, ed in altri circonvicini paesi, infestavano le provincie romane. Idacio[1540] scrive che costoro si ribellarono, con indizio ch'essi signoreggiavano bensì in quelle contrade, ma con riconoscere l'imperador d'Occidente per loro sovrano. Riuscì a quel valoroso generale di dar loro una rotta tale, che _Gundicario_ re de' medesimi fu obbligato a supplicare per ottener la pace, che gli venne accordata da Aezio. Fa menzione di questa vittoria anche Apollinare Sidonio[1541], con dire che i Borgognoni s'erano scatenati contro la provincia belgica; e che _Avito_, il qual poscia fu imperadore, anche questa volta fu compagno di Aezio nello sconfiggerli. Abbiamo parimente dal sopraddetto Prospero, siccome ancora da Cassiodoro[1542], che nel febbraio del presente anno in Africa nella città d'Ippona fu conchiusa la pace fra l'imperador Valentiniano e Genserico re de' Vandali, con avere il primo ceduta all'altro una porzione dell'Africa. Sant'Isidoro[1543] attesta che Genserico in quella occasione si obbligò con forti giuramenti di non molestar in avvenire le provincie romane. Questa pace, che l'autore della Miscella[1544] chiama piuttosto necessaria che utile, fu maneggiata e condotta a fine da _Trigezio_ uffiziale di Valentiniano. E d'essa fa menzione ancora Procopio[1545], con lodare la prudenza di Genserico, il quale, senza lasciarsi gonfiare dalle passate prosperità, pensando che, se continuava la guerra, poteva voltar faccia la fortuna, giudicò più spediente di assicurar colla pace le conquiste già fatte. Aggiugne Procopio che Genserico si obbligò di pagar ogni anno tributo a Valentiniano Augusto, e che per, sicurezza de' patti, mandò per ostaggio a Ravenna _Unnerico_ suo figliuolo. Certo è che restò in poter dell'imperadore Cartagine; qual parte toccasse a Genserico, lo vedremo più abbasso. Era fuggito a Costantinopoli _Sebastiano_ conte, e genero già di Bonifacio patrizio, siccome è detto di sopra. Bisogna che la persecuzion d'Aezio patrizio il raggiugnesse fino colà; perciocchè sotto quest'anno racconta Marcellino conte[1546] ch'egli fuggì dalla città Augusta, e che poi in Africa fu ucciso. Ma egli non andò a dirittura in Africa, e la sua morte appartiene ad altro tempo, siccome vedremo più abbasso. Sembra bensì doversi riferire a quest'anno ciò che narra Prospero Tirone[1547], cioè che nella Gallia ulteriore succedette una ribellione, di cui fu capo un certo Tibatone, con essersi levati que' popoli dalla ubbidienza del romano imperio. Avvenne di più, che in mezzo a quelle turbolenze quasi tutti i servi, o, vogliam dire, gli schiavi, sottrattisi all'ubbidienza de' lor padroni, in _Bagaudam conspiravere_. Colle quali parole vuol dire che costoro si gittarono nella fazione de' Bagaudi. Così erano chiamati nella Gallia le migliaia di contadini e di altre persone che per cagione del mal governo degli uffiziali dell'imperadore s'erano ribellati molti anni prima, e dopo essersi fatti fuori nelle castella e rocche, viveano di ladronecci e rapine. Veggasi il Du-Cange[1548]. Con costoro dunque s'attrupparono anche in gran parte i servi di quelle contrade, per vivere col mestiere infame degli altri. Scrive il Sigonio[1549] che Valentiniano Augusto si portò in quest'anno a Roma per solennizzarvi l'anno decimo del suo imperio: il che fu fatto con gran magnificenza di giuochi e spettacoli. Onde s'abbia egli tratto questo viaggio dell'imperadore, non l'ho fin qui rinvenuto.
NOTE:
[1538] Pagius, Critic. Baron.
[1539] Prosper, in Chronic.
[1540] Idacius, in Chron.
[1541] Sidon., in Panegyr. Aviti.
[1542] Cassiod., in Chronic.
[1543] Isidorus, in Chron. Vandal.
[1544] Histor. Miscell., lib. 14.
[1545] Procop., lib. 1, cap. 4, de Bell. Vand.
[1546] Marcell. Comes, in Chron.
[1547] Prosper Tiro, in Chron.
[1548] Du-Cange, in Glossar. Latinit. ad vocem _Bagauda._
[1549] Sigon., de Regno Occident. lib. 12.
Anno di CRISTO CDXXXVI. Indiz. IV.
SISTO III papa 5. TEODOSIO II imp. 35 e 29. VALENTINIANO III imper. 12.
_Consoli_
FLAVIO ARTEMIO ISIDORO e FLAVIO SENATORE.