Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 36

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Se non v'ha errore nelle leggi del Codice Teodosiano[1348], la prefettura di Roma fu nell'anno presente esercitata da _Eutichiano_, poscia da _Albino_, poscia da _Epifanio_. Di Albino prefetto di Roma fa anche Olimpiodoro menzione. _Costanzo_ conte, generale d'Onorio Augusto, entrò console quest'anno in Occidente; e _Costante_, generale di Teodosio Augusto in Oriente, fu l'altro. Secondo Olimpiodoro, sembra che Costanzo venuto a Ravenna, quivi nel primo dì dell'anno assumesse gli abiti consolari. Poscia, così richiedendo i bisogni dell'imperio, se ne tornò nella Gallia, dove fece nuove istanze ad Ataulfo re de' Goti, perchè restituisse _Galla Placidia_. Ma Ataulfo sfoderava ogni dì nuove scuse e pretesti per non renderla. Finalmente coll'interposizione di un buon sensale, appellato Candidiano, riuscì ad Ataulfo d'indurre quella principessa a riceverlo per consorte. A tal fine, per quanto scrive Filostorgio[1349], egli ripudiò la prima moglie, che era Sarmata di nazione. Racconta Giordano storico che seguirono le nozze in Forlì (quando non avesse cambiato Frejus di Provenza in Forlì d'Italia), oppure in Imola. Certamente è un errore, perchè Ataulfo non la sposò prima dell'anno presente, nè era per questi tempi in Italia. Quel che più importa, Olimpiodoro[1350] più autentico storico, perchè contemporaneo, attesta celebrate quelle nozze nella Gallia nella città di Narbona, correndo il gennaio del presente anno. Altrettanto abbiamo da Idacio[1351]. Seguì dunque con tutta magnificenza quel nobile sposalizio in casa di un certo Ingenio, primario cittadino di Narbona, e fu dato il primo luogo a Placidia che vi comparve in abito da reina. Ataulfo vestito anch'egli alla romana fece suntuosi doni alla principessa, e fra gli altri fu singolar quello di cinquanta paggi, ciascun dei quali portava nell'una mano un bacile pieno d'oro, e nell'altra un altro simile ripieno di pietre preziose d'inestimabile valore. Al ladro è facile pulire la sposa. Furono quei regali ricchezze tutte asportate dai Goti dal sacco di Roma. Cantossi in tal funzione secondo l'usanza l'epitalamio, ed il primo ad intonarlo fu _Attalo_, che d'imperadore de' Romani era divenuto cortigiano dei re goti. Terminò poi la solennità con giuochi, grande allegrezza e tripudio di quanti Romani e Barbari si trovarono allora in Narbona. Leggesi presso Jacopo Spon[1352] una iscrizione di sant'Egidio nella Linguadoca, posta ad _Ataulfo Flavio potentissimo re_, ec., e _alla Cesarea Placidia anima sua_, ec. Ma è da stupire che un uomo dotto come Spon, ed anche il celebre Du-Cange, ricevessero per monumento legittimo dell'antichità una iscrizione sì affettata e ridicola, e che combatte ancora contro la storia d'allora. Non c'è apparenza alcuna che Onorio imperadore acconsentisse a tali nozze; perciocchè in questo medesimo anno, secondo la Cronica di s. Prospero, per consiglio dei Goti e colle loro spalle _Attalo_ ripigliò nella Gallia la porpora, e la fece da imperadore al dispetto d'esso Onorio; ma con una assai trista figura, perchè non avea nè potere, nè danari, nè soldati, e con sì bell'aspetto di signoria non era che un servo dei Goti. Paolino penitente, di cui resta un poema eucaristico, ricco cittadino di Bordeaux, e nipote del famoso Ausonio, scrive che da questo immaginario imperadore ottenne la carica di conte della tesoreria segreta; tesoreria per confessione di lui fallita, e di nome solo. A quest'anno nel Codice di Giustiniano è riferita una legge di Onorio imperadore[1353], in cui stabilisce l'immunità delle chiese, ordinando che non si possa levare dai sacri templi chi colà si rifugia, ed intimando la pena di lesa maestà a chi contravvenisse. Forse quella legge appartiene all'anno 409, in cui Giovio fu prefetto del pretorio in Italia. Altri editti del medesimo Augusto spettanti all'anno presente esistono nel Codice Teodosiano[1354], specialmente per sollevare da tanti aggravii e dalle iniquità de' pubblici uffiziali i popoli dell'Africa. Perchè non era facile a quella gente il portar le loro doglianze alla corte, a cagione del mare, perciò i ministri della giustizia e del fisco a man salva vi faceano non poche estorsioni ed avanie: al che il buon Augusto andò provvedendo il meglio che potè. In Costantinopoli mancò di vita Antioco persiano, che fin allora con grande lode era stato curatore del giovine Teodosio Augusto a nome d'_Isdegarde_ re della Persia. Allora Teodosio dichiarò _Augusta Pulcheria_ sua sorella, giovane piissima, e dotata d'insigni virtù, che saggiamente aiutò da lì innanzi il fratello nel governo dell'imperio, e dedicò a Dio la sua virginità. Delle sue mirabili qualità e virtù è da leggere Sozomeno[1355].

Nella Gallia mal sofferì Costanzo conte, generale d'Onorio, il maritaggio di Galla Placidia con Ataulfo, perchè a quelle nozze anch'egli da gran tempo aspirava. Ma non potendo di più, attese a liberare dal barbaro re e da' suoi Goti quanto paese egli potè. Impedì che non potessero aver navi nè commercio coi paesi forestieri, ed intanto con segreti trattati procurò di spignere Ataulfo in Ispagna, facendogli sperare colà a nome dell'imperadore la cession di qualche provincia per sua residenza. Nè mancava già Galla Placidia di consigliar al marito la pace con suo fratello, di manierachè Ataulfo prese la risoluzione di passar in Ispagna, con pensiero di quivi combattere contro i Vandali, Alani e Svevi in favore d'Onorio Augusto. Scrive Paolo Orosio[1356], autore che in questi tempi compilava la sua istoria ad istanza di sant'Agostino, che Costanzo dimorando in Arles, scacciò Ataulfo da Narbona, e il costrinse a ritirarsi in Ispagna: parole che sembrano indicare usata la forza dell'armi per isloggiarlo di là. Ma probabilmente il solo avergli difficultati i viveri e le speranze a lui date, furono le cagioni principali di mutar quartiere. Narra inoltre lo stesso Orosio di avere inteso da san Girolamo, che un cittadino di Narbona, persona riguardevole ed amicissimo dello stesso Ataulfo, raccontava che questo re sulle prime altro non meditava che di annientare l'imperio romano e di stabilire il gotico; ma che dipoi avendo conosciuto che la sfrenata barbarie della sua nazione non voleva nè briglia nè leggi, siccome personaggio d'animo e d'ingegno grande, determinò di acquistar più gloria con adoperar le forze della sua gente per rimettere in auge ed accrescere lo stesso romano imperio, e con divenire ristorator del medesimo, giacchè non avea potuto esserne distruttore. Per questo non volle più guerra co' Romani, e trattò coll'imperadore Onorio di pace; al che contribuivano non poco le esortazioni di Placidia, principessa provveduta d'ingegno, e creduta di pietà non volgare. Il perchè abbiamo abbastanza per intendere che Ataulfo spontaneamente, piuttostochè per forza d'armi, elesse di trasferirsi in Ispagna. Che poi Costanzo conte in altre maniere attendesse al bene dell'imperio, si può raccogliere da un'iscrizione d'Albenga da me data alla luce[1357]. Si ricava da essa che Costanzo ristorò e fortificò di mura una città (verisimilmente Albenga stessa) con porte, piazza e porto. Nè può questo applicarsi a Costanzo Augusto figliuolo di Costantino il Grande; ma sì bene a Costanzo conte di cui abbiam finora favellato, avendo egli ritolta parte della Gallia a vari tiranni.

NOTE:

[1348] Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.

[1349] Philost., lib. 7, cap. 4.

[1350] Olympiodorus, apud Photium, p. 184.

[1351] Idacius, in Chronic. apud Sirmond.

[1352] Spon, Miscell. erudit. Antiq., p. 157.

[1353] L. 2, de his qui ad Eccl. confugiunt. Cod. Justinian.

[1354] Gothofr., Chronol. Cod. Theodos.

[1355] Sozom., lib. 9, cap. 1.

[1356] Orosius, l. 7, c. 43.

[1357] Thesaur. Novus Inscript., pag. 697, n. 3.

Anno di CRISTO CDXV. Indizione XIII.

INNOCENZO papa 15. ONORIO imperad. 23 e 21. TEODOSIO II imp. 14 e 8.

_Consoli_

ONORIO AUGUSTO per la decima volta e TEODOSIO AUGUSTO per la sesta.

Abbiamo dalle leggi del Codice Teodosiano prefetto in Roma in quest'anno _Gracco_. Passato che fu Ataulfo re de' Goti in Ispagna, s'impadronì di Barcellona, ed ivi poi stabilì la sua residenza[1358]. Gli partorì in quella città Galla Placidia un figliuolo, a cui fu posto il nome di Teodosio: del che sommamente si rallegrò esso Ataulfo, e prese più amore alla repubblica romana. Ma all'allegrezza succedette da lì a non molto la tristezza, essendo mancato di vita questo loro germoglio, che con gran duolo de' genitori fu seppellito entro una cassa d'argento in una delle chiese di Barcellona. Ma peggio avvenne poco appresso, perchè lo stesso Ataulfo fu anch'egli tolto dal mondo, mentre nella scuderia visitava, secondo il costume, i suoi cavalli da un suo domestico, appellato Dubbio. Costui, perchè il suo vecchio padrone, re di una parte de' Goti, era stato ammazzato da Ataulfo, non gliela perdonò mai più, finchè ne fece nella forma suddetta la vendetta. Giordano[1359] chiama il di lui uccisore Vernulfo, aggiugnendo, che costui irritato, perchè il re metteva in burla la sua corta statura, gli cacciò la spada nella pancia. E se a tale storico prestiam fede, già Ataulfo s'era inoltrato nella Spagna, ed avea cominciato a combattere coi Vandali ed Alani in favore dell'imperio romano. Filostorgio[1360] attribuisce la di lui morte a varie crudeltà da lui commesse in collera. Prima di morire, Ataulfo raccomandò a suo fratello, di cui non sappiamo il nome, che restituisse all'imperadore Onorio la sorella Placidia, e procurasse, in qualunque modo che potesse, di stabilir pace e lega coll'imperio romano. Si figurava egli che questo suo fratello gli avesse a succedere nel regno; ma s'ingannò. _Singerico_, fratello di quel Saro che disopra vedemmo trucidato per ordine dello stesso Ataulfo, non in vigore della legge o della parentela, ma colla violenza fu creato re[1361]. Nè tardò costui a far la vendetta del fratello, perchè strappati dalle braccia di _Sigesaro_ vescovo (non so se dei Goti stessi, oppure di Barcellona) i figliuoli di Ataulfo, a lui nati dal primo matrimonio, crudelmente li fece ammazzare. Oltre a ciò, in onta del re defunto fece camminar la stessa regina Placidia a piedi davanti al suo cavallo, mischiata con altri prigionieri per lo spazio di dodici miglia. Ma questo Barbaro in capo a sette dì fu anche egli scannato, ed ebbe per successore _Vallia_. Ambrosio Morales[1362], e dopo lui il Baronio[1363] rappresentano un epitafio posto al re Ataulfo in Barcellona, dove si dice seppellito con sei figliuoli, uccisi dalla sua gente. Eccolo di nuovo.

BELLIPOTENS VALIDA NATVS DE GENTE GOTHORVM. HIC CVM SEX NATIS REX ATAULPHE JACES. AVSVS ES HISPANAS PRIMUS DESCENDERE IN ORAS QVEM COMITABANTVR MILLIA MVLTA VIRUM. GENS TVA TVNC NATOS, ET INVIDIOSA PEREMIT. QVEM POST AMPLEXA EST BARCINO MAGNA GEMENS.

Se antica, o de' secoli susseguenti, sia quest'iscrizione, alcuno ha dubitato, e ne dubito più d'essi anch'io, parendo che non convenga assai colla storia quel terzo esametro verso:

AVSVS ES HISPANAS PRIMUS DESCENDERE IN ORAS

Ma certo egli fu il primo de' re Goti che fissassero la sua residenza in Ispagna. Potrebbe ben servire ad assicurarci che fosse composto allora esso epitafio l'autorità di Flavio Destro, storico di que' tempi, perch'egli scrive che era fattura sua. Ma oggidì è conchiuso fra i letterati, tinti alquanto di critica, e liberi dalle passioni spagnuole, che la storia pubblicata sotto nome di Flavio Destro, e commentata dal Bivario, è una solenne impostura di questi ultimi tempi, e ne sappiamo anche l'autore, o gli autori, che con altre simili merci hanno sporcata la storia e il martirologio della Spagna e del Portogallo. Secondo la Cronica Alessandrina, giunse a Costantinopoli la nuova della morte d'Ataulfo nel dì 24 di settembre dell'anno presente, e se ne fece festa.

In quest'anno Onorio Augusto pubblicò una legge[1364] severissima contra dei pagani, con istenderla non solamente per tutta l'Africa, ma per tutto ancora il romano imperio. In essa comandò egli che dovessero uscir di Cartagine e da tutte le città metropolitane i sacerdoti del paganesimo. Unì al fisco tutti i loro luoghi sacri e le entrate che da loro dianzi s'impiegavano in sagrifizii e conviti, a riserva di quanto era già stato donato alle chiese de' Cristiani. Si era in altre leggi mostrato questo imperadore assai favorevole ai Giudei. Anche nel presente anno loro concedette il poter tenere schiavi cristiani[1365], purchè loro lasciassero la libertà della religione, nè li seducessero. Editto disdicevole ad un imperador cristiano, e concessione riprovata molto prima da Costantino il Grande. E perciocchè essi Giudei gli rappresentarono che parecchi della loro setta abbracciavano la fede cristiana, non con animo vero, ma solamente per ischivar le pene de' lor delitti e i tributi imposti ai Giudei, Onorio permise a costoro di ripigliare la lor setta, credendo egli che non tornasse il conto neppure alla religion cristiana l'aver in seno questi finti cristiani. Sono ben diverse in questo proposito le leggi de' nostri tempi. All'incontro Teodosio Augusto con altri editti represse l'insolenza d'essi Giudei. E sappiamo dalla Cronica Alessandrina che nel presente anno terminò i suoi giorni _Termanzia_ figliuola di Stilicone, e moglie d'Onorio imperadore, ma ripudiata da lui. Succedettero ancora in quest'anno dei fieri tumulti nella città d'Alessandria, per i quali di colà furono scacciati i Giudei. Socrate storico[1366] incolpa forte di tali scandali _Cirillo_ vescovo di quella città, e i monaci di Nitria; ma sopra ciò è da vedere il cardinale Baronio.

NOTE:

[1358] Olimpiod., apud Photium, pag. 187.

[1359] Jordan., de Rebus Getic., c. 31.

[1360] Philost., lib. 12. c. 4.

[1361] Olymp., apud Photium, pag. 187.

[1362] Morales, Hist. Hisp. lib. 2.

[1363] Baron., Annal. Eccl.

[1364] L. 20, tit. 10, lib. 16. Cod. Theod.

[1365] Lib. 16, tit. 9, l. 3. Cod. Theodos.

[1366] Socrates, lib. 7, c. 15 Hist. Eccl.

Anno di CRISTO CDXVI. Indizione XIV.

INNOCENZO papa 16. ONORIO imperad. 24 e 22. TEODOSIO II imperad. 15 e 9.

_Consoli_

TEODOSIO AUGUSTO per la settima volta, e GIUNIO QUARTO PALLADIO.

_Probiano_ prefetto di Roma nel presente anno si mira nelle leggi del Codice Teodosiano. Aveano i Goti nella Spagna eletto _Vallia_ per loro re, con intenzione ch'egli facesse la guerra contro ai Romani. Ed egli in fatti s'accinse all'impresa, e meditando di far delle conquiste ne' paesi dell'Africa[1367], fece imbarcare un numeroso corpo de' suoi Goti, bene armati, per farli passare colà. Ma Iddio permise che costoro assaliti da fiera burrasca con tutte le navi perissero dodici miglia lungi dallo stretto di Gibilterra. Questo sinistro avvenimento, e il ricordarsi Vallia come miseramente fosse terminata un'altra simile spedizione, allorchè Alarico volea passare in Sicilia, gli mise il cervello a partito, e determinò di cercar piuttosto la pace dall'imperadore Onorio, con promettergli la restituzione di Galla Placidia, ed obbligar la nazione de' Goti a far guerra in favore dell'imperio romano agli altri Barbari che aveano fissato il piede in Ispagna, cioè ai Vandali, Alani e Svevi. Cosa curiosa, e, per quanto osservò Paolo Orosio, quasi incredibile avvenne, cioè che anche gli altri re barbari, che non erano d'accordo coi Goti, esibirono lo stesso ad Onorio, con fargli sapere: _Strignete pure, o Augusto, la pace con tutti, e da tutti ricevete gli ostaggi; che noi, senza che vi moviate, combatteremo insieme. Nostre saranno le morti, per voi sarà la vittoria; e un immortal guadagno verrà alla romana repubblica, se noi pugnando l'un contra l'altro tutti periremo._ Onorio accettò l'esibizione di Vallia, e, secondochè scrive Filostorgio[1368], concedette ai Goti una parte della Gallia, cioè la seconda Aquitania, o sia la Guascogna, con terreni da coltivare. Ma questa concessione più fondatamente si dee riferire all'anno 418. Giordano storico[1369] non so qual fede meriti qui, perchè confonde molti punti di storia; tuttavia ascoltiamolo, allorchè narra che _Costante_ conte, generale dell'imperadore, con un fiorito esercito si mosse contra di esso re Vallia, con disegno di ricuperar Placidia o colle buone o colle brusche; ma che essendogli venuto incontro il re Goto con un'armata non inferiore, seguirono varie ambascerie, per le quali finalmente si conchiuse la pace. Onorio mandò a Vallia una gran quantità di frumento già promesso, e non mai dato ad Ataulfo, cioè, per attestato di Olimpiodoro[1370], seicentomila misure. Ed allora il Goto rimise _Galla Placidia_ con tutta onorevolezza in mano di Eupiuzio Magistriano, uffiziale cesareo, spedito a lui per la pace, il quale la ricondusse o la rimandò al fratello Augusto. Poscia esso ne attese a mantener la parola data ad Onorio, con far la guerra valorosamente agli altri Barbari usurpatori della Spagna. Bisogna che fra i patti della pace tra l'imperadore e i Goti, uno ancora se ne contasse, cioè che i Goti abbandonassero _Attalo_ imperador da commedia di que' tempi, oppure che il consegnassero nelle mani d'esso Onorio. Da Paolo Orosio[1371] sappiamo che costui passò coi Goti in Ispagna, e di là si partì, probabilmente perchè scorgendo i maneggi di pace coll'imperadore, sospettò di restar vittima dell'accordo. Si pose dunque in nave, ma nel mare fu preso, e condotto a Costanzo generale cesareo, al quale era stato conferito il titolo di patrizio; e questi ordinò che fosse condotto a Ravenna. Gli fece Onorio solamente tagliar la mano destra, oppure, come vuol Filostorgio[1372], non altro che il pollice e l'indice della destra, acciocchè non potesse più scrivere. Anzi questo autore attesta essere stato costui consegnato dai Goti stessi all'imperadore; ed è verisimile, con patto segreto di salvargli la vita. Secondo lui, solamente nell'anno seguente gli furono tagliate le dita. Prospero[1373] riferisce all'anno precedente la presa d'Attalo; ma nella Cronica Alessandrina abbiamo che nel dì 28 di giugno e nel dì 6 di luglio del presente anno furono fatte feste e giuochi pubblici in Costantinopoli per la presa d'Attalo. Potrebbe essere che l'arrivo di costui a Ravenna accadesse nel fine di questo o nel principio del susseguente anno. Erano poi succeduti, duranti le guerre e i passaggi de' Barbari, nel romano imperio dei disordini incredibili contra le leggi; ed è probabile che i giudici ed uffiziali imperiali ne profittassero con formare de' fieri processi contro chiunque vi avea contravvenuto. Ma l'imperadore Onorio con una legge[1374], indirizzata a Costanzo conte e patrizio, abolì tutti i reati di chiunque avesse in quei tempi sì sconcertati rapito ed occupato l'altrui, riserbando solamente ai padroni di ricuperare il suo, se tale poteano provarlo. Bolliva intanto l'eresia di Pelagio e Celestio, specialmente in Africa, dove s'erano raunati i vescovi ne' concilii di Cartagine e di Milevi, oggidì Mela, in occasion di costoro che si studiavano di seminar dappertutto il loro veleno. Innocenzo papa, scrivendo in quest'anno ai padri d'essi concilii, condannò le opinioni di costoro, e ne scomunicò gli autori: il che gli accrebbe gloria in tutta la Chiesa di Dio.

NOTE:

[1367] Orosius, lib. 7, cap. 43.

[1368] Philost., lib. 12, cap. 4.

[1369] Jordan., cap. 32, de Reb. Getic.

[1370] Olimpiodorus, apud Photium, pag. 190.

[1371] Orosius, lib. 7, cap. 42.

[1372] Philost., lib. 12, cap. 5.

[1373] Prosper, in Chron.

[1374] L. 14, tit. 14, lib. 15. Cod. Theodos.

Anno di CRISTO CDXVII. Indizione XV.

ZOSIMO papa 1. ONORIO imperad. 25 e 23. TEODOSIO II imperad. 16 e 10.

_Consoli_

ONORIO AUGUSTO per l'undecima volta, e FLAVIO COSTANZO per la seconda.

Aveva l'imperadore Onorio già conferito a _Costanzo_ conte suo generale lo splendido titolo di _Patrizio_, e volendo maggiormente premiare in quest'anno il suo fedele servigio, oltre all'averlo creato console per la seconda volta, e presolo per collega nel consolato suo undecimo, gli avea destinata per moglie _Galla Placidia_ sua sorella. A tali nozze non inchinava punto Placidia, per quanto scrive Olimpiodoro[1375], autore di questi tempi, e non si sa se per superbia, o per qual altro motivo. Onorio, o dubitando o sapendo che dai consigli dei familiari e servitori di questa principessa procedeva la di lei avversione e renitenza a questo matrimonio, se la prese contra loro. Ma finalmente la volle vincer egli, e nel dì primo di gennaio, in cui amendue faceano la solennità dell'ingresso nel consolato, presala per mano, la forzò a darla a Costanzo; ed ella, benchè di mala voglia, il prese per marito. Si celebrarono tali nozze con gran pompa e splendidezza. Partorì poi Placidia a Costanzo, probabilmente prima che terminasse l'anno, una figliuola ch'ebbe il nome di _Giusta Grata Onoria_. D'essa è fatta menzione in un'iscrizione rapportata già dal Grutero[1376], e poscia da me più corretta nel mio Tesoro nuovo. Volle eziandio in quest'anno l'Augusto Onorio consolare colla sua presenza i Romani. La Cronica di Prospero[1377] rende testimonianza ch'egli trionfalmente entrò in quella città, e che davanti al suo cocchio fece marciare a piedi _Attalo_, già immaginario imperadore. Filostorgio aggiugne che esso Augusto giunto colà, al mirare la città tornata così popolata, se ne rallegrò assaissimo, e colla mano e colla voce fece animo e plauso a chi riedificava le case e i palagi rovinati dai Barbari. Poscia essendo salito sul tribunale, volle che Attalo salisse anch'egli fino al secondo gradino, acciocchè tutto il popolo s'accertasse co' suoi occhi della di lui depressione. Dopo di che fattegli tagliar le due dita, con cui si scrive, il mandò in esilio nell'isola di Lipara, vicina alla Sicilia, con ordine di somministrargli tutto il bisognevole pel suo sostentamento. Se ciò fosse un atto di sua clemenza, o pure un concerto fatto coi Goti, allorchè gliel diedero in mano, è tuttavia oscuro. Poco si dovette fermare in Roma Onorio; perciocchè nel gennaio, maggio e dicembre, stando in Ravenna, dove certo egli si restituì dopo la visita fatta ai Romani, abbiamo leggi da lui pubblicate e inserite nel Codice Teodosiano[1378]. Fra esse una provvede all'annona di Roma. Un'altra vieta sotto pena di morte il comperare per ischiavo un uomo libero, e il turbare nel possesso della libertà i manomessi. In un'altra vuole che le terre incolte sieno esenti dagli aggravii. A dì 12 del mese di marzo, siccome pruova il Pagi, mancò di vita _Innocenzo I_ papa, pontefice di gloriosa memoria per le sue virtù e pel suo zelo nella custodia della religione cattolica e della disciplina ecclesiastica. Ebbe per successore _Zosimo_, pontefice non assai avveduto, come il suo predecessore, perchè si lasciò sulle prime sorprendere dalle finte suppliche di Pelagio e Celestio eretici, ch'egli buonamente credette innocenti. Ma nel seguente anno, conosciute meglio queste volpi, proferì la sentenza condannatoria de' loro errori. Seguitava intanto nelle Spagne _Vallia_ re de' Goti, dappoichè ebbe conclusa la pace con Onorio, a guerreggiare contra degli altri Barbari, occupatori di quelle provincie. Idacio[1379] scrive, e dopo lui santo Isidoro[1380], ch'egli fece di coloro grande strage. Tutti i Vandali, chiamati Silingi, che si aveano fabbricato un buon nido nella provincia della Betica, dove è Siviglia, dal filo delle sciable gotiche rimasero estinti. Gli Alani, dianzi sì potenti, furono anch'eglino disfatti dai Goti, ed ucciso il re loro _Atace_ Quei che restarono in vita, si sottoposero a _Gunderico_ re de' Vandali, che regnava nella Galizia, con rimanere abolito il nome del regno loro. È testimonio ancora di queste vittorie Paolo Orosio[1381], il quale nell'anno presente diede fine alla sua storia, scritta da lui in Ispagna, e dedicata a sant'Agostino. Ma forse buona parte di queste prodezze fatte dai Goti si dee riferire al susseguente anno.

NOTE:

[1375] Olympiod., apud Photium, pag. 191.

[1376] Gruter., Inscription., pag. 1048, n. 1.

[1377] Prosper, in Chron. apud Labbeum.

[1378] Gothofred., Chronol. Cod. Theod.

[1379] Idacius, in Chron. apud Sirmondum.