Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750

Part 109

Chapter 1093,153 wordsPublic domain

Nel giorno seguente l'imperadore fu a visitare il patriarca _Paolo_, che era gravemente malato, e gli raccontò quanto era avvenuto del papa. Allora Paolo, volgendosi verso la parete, disse: _Oimè! questo ancora per accrescere la condanna!_ Interrogato da Costante, perchè parlasse così, rispose essere ben cosa deplorabile il trattare in tal forma chi era romano pontefice. E poscia scongiurollo di non farne di più, che troppo ancor s'era fatto. Morì da lì a poco il patriarca _Paolo_, e trattossi di dargli per successore _Pirro_, già deposto. Ma perciocchè da molti gli era opposto il memoriale da lui tempo fa esibito in Roma al papa, in cui condannava l'errore dei monoteliti, ed egli sparse voce che aveva ciò fatto per violenza usata con lui, dopo otto giorni Demostene notaio del sacellerio fu inviato alla prigione, per esaminar su questo punto il papa. Egli rispose con gran fermezza, e citò i testimonii che Pirro spontaneamente l'avea fatto, nè gli era stato usato alcun mal trattamento. Poi si raccomandò che sbrigassero l'affare della sua vita; ma che sapessero ch'egli non comunicava colla Chiesa di Costantinopoli. Fino al dì 8 del mese di settembre era stato costante il clero romano in non voler eleggere alcun papa, ancorchè l'imperadore tenesse per deposto Martino, e loro avesse intimata l'elezione di un altro. Ma ossia che le istanze e minacce de' ministri imperiali soperchiassero la loro costanza, oppure, come è più probabile, che temessero di veder comparire a Roma qualche eretico inviato dell'imperadore ad occupar la cattedra di san Pietro: finalmente nel dì suddetto elessero papa _Eugenio_ di nazione romano personaggio di gran benignità e di santi costumi, il quale mandò tosto i suoi apocrisarii a Costantinopoli. Ma questi si lasciarono quasi imbrogliare dai ripieghi inventati dai monoteliti. In questo medesimo anno ancora fu condotto prigione a Costantinopoli san _Massimo_ abate, quello stesso che disputò con Pirro già patriarca, e che ito a Roma era divenuto il braccio destro del santo pontefice Martino. Da Roma anch'egli fu nell'anno precedente tratto per forza, e perseguitato poscia per più anni non per altro delitto, se non perchè fu uno dei più forti atleti della Chiesa di Dio contro de' monoteliti, ancorchè ridicolosamente fosse imputata a lui la perdita dell'Egitto, della Pentapoli e dell'Africa, provincie prese dai Saraceni. Nel mese ancora di aprile di quest'anno Costante imperadore dichiarò Augusto e collega nell'imperio _Costantino_, chiamato per soprannome _Pogonato_, cioè _barbato_, suo figliuolo primogenito. Fu eziandio presa l'isola di Rodi da _Muavia_ generale dei Saraceni[3308]. Dicesi che il suo mirabil colosso, che era durato in piedi per mille trecento e settanta anni, fu allora abbattuto; e che di quel bronzo un Giudeo di Edessa, che lo comperò, ne caricò novecento cammelli. L'andare adagio a credere certe maravigliose cose narrate dagli scrittori antichi, se lontane dai lor tempi, pare che sia in obbligo di chi desidera di non essere ingannato.

NOTE:

[3307] Labbe, Concilior., tom. 4, pag. 67.

[3308] Theoph., in Chronogr.

Anno di CRISTO DCLV. Indizione XIII.

EUGENIO papa 1. COSTANTINO, detto COSTANTE, imperadore 15. ARIBERTO re 3.

Stette in prigione il santo pontefice _Martino_ sino al dì 15 di marzo del presente anno, e di là preso ed imbarcato, segretamente fu condotto alla città di Chersona, o Chersonesa, luogo destinato pel suo esilio nel Chersoneso, ossia nella penisola, oggidì appellata la Crimea. Dalle lettere ch'egli scrisse in questo anno si conoscono i gravi patimenti suoi, sì per le continue malattie, come per la mancanza di tutte le cose, anche di quelle che sono necessarie al vitto. Ma finalmente venne Iddio a visitarlo, cioè a trarlo dalle miserie del mondo presente, per coronare e ricompensare nell'altro l'ammirabile sua costanza nel sostenere le vera fede e l'egual sua pazienza in sopportar tanti travagli, per i quali la Chiesa latina l'ha sempre onorato ed onora qual glorioso martire, e la greca qual insigne confessore. Succedette la morte sua nel dì 16 di settembre del presente anno, benchè Teofane la rapporti più tardi; ma si celebra la festa sua nel dì 12 di novembre, giorno, in cui, trasferito il suo sacro corpo a Roma, ebbe onorata sepoltura. Crede il cardinal Baronio che dopo la sua morte fosse convalidata la elezion di _Eugenio_ papa suo successore con un consenso nuovo del clero. Ma di ciò niun vestigio resta nella storia antica. Certo è che Eugenio fu eletto e riconosciuto per vero papa nell'anno precedente, e quantunque ragion voglia che finchè visse san Martino, s'abbia esso da tenere per non decaduto dal pontificato: pure fa stranezza e lo sconcerto di questi tempi fece passare per legittima l'elezione e consecrazione di papa Eugenio, anche vivente san Martino. A _Paolo_ patriarca di Costantinopoli defunto fu finalmente sostituito in quella chiesa _Pirro_ dianzi deposto. Ma costui non godè se non quattro mesi e ventitrè giorni della sua fortuna, perchè fu chiamato da Dio al rendimento de' conti. Dopo lui entrò in quella sedia patriarcale _Pietro_, prete della medesima chiesa, che la governò dodici anni e sette mesi. A quest'anno ancora può essere che appartenga ciò che narra Teofane dopo la morte di Paolo patriarca: cioè che _Muavia_ general dei Saraceni fece un gran preparamento di navi e d'armati per procedere alla volta di Costantinopoli. L'imperador _Costante_, anch'egli con una buona flotta andò ne' porti della Licia, e quivi arrivato che fu il nemico, attaccò seco battaglia. Vi fu gran sangue; ma infine la peggio toccò ai cristiani; e l'imperadore, se non era l'accortezza di un valoroso cristiano, che trattolo fuori della capitana e messolo travestito in un'altra nave, gli diede campo di salvarsi colla fuga, egli cadeva nelle mani d'essi Saraceni, che a forza d'armi sottomisero poco appresso la medesima capitana.

Anno di CRISTO DCLVI. Indizione XIV.

EUGENIO papa 2. COSTANTINO, detto COSTANTE, imperadore 16. ARIBERTO re 4.

Abbiamo da Anastasio bibliotecario[3309] che il novello patriarca di Costantinopoli _Pietro_ inviò in quest'anno a papa _Eugenio_, secondo il costume, lo avviso della sua assunzione a quella cattedra, ed insieme l'esposizion della sua credenza. Ma era questa conceputa con termini molto scuri, cioè colla condanna bensì di tutte le eresie e di tutti gli eretici, ma con ischivare furbescamente la controversia delle due volontà che la Chiesa romana maestra dell'altre riconosceva nel Signor nostro Gesù Cristo, ed avevano anche riconosciuto i santi padri. Non il solo clero, ma, quel che è più ad ammirare, anche il popolo romano, zelante per la conservazione della vera dottrina, fece una specie di sollevazione, con rigettare strepitosamente la lettera sinodica d'esso patriarca. Erano sì gli uni che gli altri disgustati forte contro de' patriarchi di Costantinopoli, ben conoscendo che loro si doveva attribuire, se non la nascita, almeno il fomento e l'ingrandimento dell'eresia de' monoteliti, e che dalla loro istigazione erano proceduti tutti gli strapazzi e le crudeltà usate dall'imperador Costante al santo degnissimo pontefice Martino. E se non fosse stata questa persuasione in Roma, è da credere che non avrebbe avuta la Sede apostolica tanta pazienza verso di un Augusto persecutore della Chiesa e del capo visibile di essa. Andò tanto innanzi la commozion del clero e popolo suddetto, che non permisero a papa Eugenio di celebrar messa nella basilica di santa Maria al Presepio, oggidì santa Maria Maggiore, finchè non si fu obbligato di non accettar la lettera suddetta del patriarca Pietro. Volle in quest'anno Iddio rintuzzare alquanto la superbia de' Saraceni e frenare il corso impetuoso delle conquiste, che oramai minacciavano l'Italia stessa e le provincie che restavano in Oriente del romano imperio. Perciocchè il loro califa, ossia principe _Osmano_ ossia _Otmano_, per far la relazion di Teofane[3310] e di Elmacino[3311], fu ucciso dai suoi: per la qual morte nacque gran divisione fra quei Barbari. _Alì_, genero di Maometto, era sostenuto per succedere nel califato dai Monsulmani, cioè Arabi e Saraceni dell'Arabia e della Persia; e veramente dopo avere abbattuta la fazion dei parenti ed amici d'Otmano, ebbe il principato. Ma _Muavia_, col favore de' Saraceni della Soria e dell'Egitto, prese l'armi e disputò l'imperio all'altro con essere durata gran tempo quella guerra civile fra loro. Di questi fatti chi fosse curioso, non ha che a leggere l'antico Elmacino nella sua Storia saracenica, e massimamente il moderno Erbelot franzese nella sua Biblioteca orientale, che anche più diffusamente dell'altro ne tratta. Tali dissensioni fra quei popoli, divenuti ormai il terrore dell'Asia e dell'Europa, lasciarono per qualche tempo respirare il romano imperio, e può essere che i Greci e Romani si prevalessero di questa congiuntura per cacciarli fuori di Sicilia, giacchè non apparisce che da lì innanzi avessero signoria alcuna in quell'isola. Terminò in quest'anno il corso di sua vita _Sigeberto_, re de' Franchi, con lasciar dopo di sè un piccolo figliuolo appellato _Dagoberto II_, ch'egli raccomandò alla cura di _Grimoaldo_, suo maggiordomo, cioè ad un infedele e traditore, il quale usurpò al legittimo signore la corona per metterla in testa a _Childeberto_ suo figliuolo. Ma Dio il pagò di buona moneta. Preso egli da _Clodoveo II_ re di Parigi, finì nei tormenti la vita, e fu deposto il di lui figliuolo. Mancò di vita poco dipoi esso _Clodoveo II_, e pervenne il regno a _Clotario III_ di lui figliuolo.

NOTE:

[3309] Anast. Bibliothec., in Eugen. I.

[3310] Theoph., in Chronog.

[3311] Elmacinus, Hist. Sarac., lib. 1. cap. 4.

Anno di CRISTO DCLVII. Indizione XV.

VITALIANO papa 1. COSTANTINO, detto COSTANTE, imperadore 17. ARIBERTO re 5.

Nel primo giorno di giugno di questo anno venne a morte papa _Eugenio_, dopo aver governata la Chiesa romana per due anni, otto mesi e ventiquattro giorni. Stette vacante la sede pontificia un mese e ventinove giorni, e finalmente fu consecrato papa _Vitaliano_, nativo di Segna, città episcopale della Campania. Abbiamo da Anastasio bibliotecario[3312] ch'egli spedì tosto i suoi apocrisarii a Costantinopoli, per significare la sua assunzione al papato ai due imperadori _Costante_ e _Costantino_. Siccome papa _Eugenio_ non avea scritto a _Paolo_ allora patriarca di Costantinopoli, così neppur egli pare che scrivesse a Pietro succeduto nel governo di quella Chiesa. Non ben apparisce come si contenessero il pontefice Vitaliano e i suoi nunzii, per conto delle controversie della fede coll'imperador Costante protettore de' monoteliti. Solamente sappiamo da Anastasio ch'esso pontefice _regulam ecclesiasticam et vigorem, ut mos erat, omni modo conservavit_; siccome ancora che il suddetto imperadore fece buona ciera ai ministri pontificii, confermò i privilegii alla santa Chiesa romana, e mandò per i medesimi a donare a san Pietro di Roma il libro dei Vangeli, legato con tavole d'oro tempestate di gemme bianche di mirabil grandezza. Contendevano intanto per l'imperio saracenico _Alì_ e _Muavia_. I due loro nemici eserciti, come s'ha da Teofane[3313], furono a fronte presso l'Eufrate. Muavia generale veterano ebbe l'accortezza di occupar le rive di quel fiume; rimasto superiore in un conflitto, lasciò che per la sete si disfacesse il resto dall'armata nemica. Elmacino scrive[3314] che seguirono fra questi due rivali assaissime altre zuffe; che si trattò d'aggiustamento, e furono scelti gli arbitri; ma che in fine la spada fu quella che decise.

NOTE:

[3312] Anastas., in Vitalian.

[3313] Theoph., in Chronogr.

[3314] Elmac., lib. 1, cap 4.

Anno di CRISTO DCLVIII. Indizione I.

VITALIANO papa 2. COSTANTINO, detto COSTANTE, imperadore 18. ARIBERTO re 6.

Le dissensioni che bollivano fra i principi de' Saraceni, diedero campo in quest'anno all'imperadore _Costante_, per quanto vien raccontato da Teofane[3315], di passar coll'esercito suo ne' paesi posseduti degli Sclavi o vogliam dire Schiavoni, che negli anni addietro aveano danneggiato cotanto le provincie del romano imperio. Se si ha da prestar fede a quello storico, che solo ci dà lume per gli avvenimenti della Grecia in questi tempi, a lui riuscì di soggiogare il loro paese, e di condur via una gran copia di prigioni. Ma si stenterà a credere che egli sottomettesse al suo dominio quei Barbari, dacchè noi li troveremo più vigorosi che mai, andando innanzi. Forse tolse loro qualche parte delle loro contrade, ma non già tutto il regno loro. Lasciò scritto il medesimo storico che in quest'anno esso imperador Costante, ad istigazione de' monoteliti, fece tagliar la lingua a san _Massimo_ abate, cioè a quell'infaticabile e glorioso campione, che in questi tempi fu il flagello dei monoteliti, e valentissimo difensore della vera dottrina della Chiesa. Ma il Pagi pretende che ciò succedesse molto più tardi. Elmacino poi[3316] ci fa sapere che fu disputato forte in quest'anno tra i due pretendenti Saraceni il possesso dell'Egitto, e che in fine riuscì a _Muavia_ di abbattere in quelle parti gli uffiziali di _Alì_, e di diventarne padrone: il che si dee intendere fatto anche della Palestina. Nè si legge che l'imperador Costante fin qui profittasse punto del tempo propizio che gli offeriva la fortuna di poter ricuperare alcuno dei tanti paesi occupati al greco imperio dalla nazione arabica. Solamente nell'anno seguente l'addormentato principe si dovette svegliare.

NOTE:

[3315] Theoph., ibidem.

[3316] Elmacinus, lib. 1, cap. 4, pag. 38.

Anno di CRISTO DCLIX. Indizione II.

VITALIANO papa 3. COSTANTINO, detto COSTANTE, imperatore 19. ARIBERTO re 7.

Ebbe timore in questi tempi _Muavia_, cioè uno de principi contendenti dell'imperio saracenico, e padron della Soria e dell'Egitto, che l'imperador _Costante_ potesse assalirlo alle spalle, quando egli si trovava cotanto impegnato nella guerra col suo oppositore _Alì_; e però s'indusse a chieder pace da esso Augusto, con obbligarsi di pagargli ogni giorno dell'anno mille nummi, un cavallo ed un servo. Ma, se è vero ciò che scrive Cedreno[3317], questa pace non fu accettata da Costante. Abbiamo poi dagli atti del concilio sesto ecumenico[3318] che in quest'anno dal medesimo imperador Costante furono dichiarati Cesari i due suoi figliuoli _Eraclio_ e _Tiberio_. Il cardinal Baronio[3319], che sotto quest'anno, cioè fuor di sito, rapporta la morte di _Rodoaldo_ re de' Longobardi, con dire succeduto a lui nel trono il re Ariberto, fa sapere ai lettori, che i re longobardi essendo tuttavia ariani, davano molto da fare ai vescovi cattolici che difendeano la religione cattolica. Fra questi, dice egli, specialmente si distinsero _Giovanni_ per soprannome chiamato _il buono_, arcivescovo di Milano, e _Giovanni_ vescovo di Bergamo, che andavano concordi in sostener la fede cattolica. L'un d'essi, cioè il secondo, in sì fatto combattimento si guadagnò la gloria del martirio, come si ha dalle memorie di quella Chiesa, non restando però gli atti del suo martirio. L'altro, ancorchè non conseguisse la corona de' martiri, pur meritò d'essere scritto nel catalogo de' santi. Della santità di questi due vescovi siam d'accordo col cardinale annalista: il resto è tutto immaginazione. In questi tempi il re de' Longobardi _Ariberto_, al pari della buona regina _Teodelinda_ sua zia paterna, professava la religion cattolica, nè si sa per documento alcuno autentico che dai re longobardi fosse fatta la menoma persecuzione ai vescovi o fedeli della Chiesa cattolica. San _Giovanni buono_ tranquillamente governò il suo gregge ambrosiano, nè resta memoria che alcuno o l'inquietasse o gli torcesse un capello. Di _Giovanni_ vescovo di Bergamo, siccome vedremo, come di un prelato santo, parla Paolo Diacono, ma niun altro riscontro degno di attenzione si ha per crederlo morto martire. Il Muzio, che ce ne diede la storia, fabbricolla col suo cervello, inventore di altre imposture. E chiunque legge la farragine delle storie di Bergamo di fra Celestino cappuccino[3320], truova non rade volte un miscuglio di favole e di cose solamente immaginate, ma non provate. Quel che è più, non s'accorse egli, nè s'accorsero altri scrittori di quella città, che il fondamento del martirio di quel santo vescovo fu preso dalla seguente iscrizione, che dicono trovata nell'antica cattedrale:

HIC REQVIESCIT IN PACE B. M. JOANNES EPS. QUI VIXIT ANN. M. I. XXII. DP. SV. K. D. IND. IIII. IMPER. IVSTINIANO.

Benchè v'abbia degli spropositi, e specialmente in quegli anni e mesi, pure si può credere che leggendo _sub kalendis decembris_ (l'Ughelli[3321] legge _XII kal. decembr._) si possa riferir la morte di san Giovanni vescovo bergamasco all'anno di Cristo 690, nel cui dicembre correva l'_indizione quarta_, e regnava _Giustiniano II_; e si sa da Paolo Diacono che appunto in que' tempi visse il vescovo suddetto. Fra Celestino di suo capriccio andò a sognare un altro san Giovanni vescovo a' tempi di Giustiniano I Augusto, per moltiplicare i santi alla sua Chiesa. E inoltre ricavò dalle due lettere B. M. ch'egli era stato _beatus martyr_. Ma, siccome osservò anche a' suoi tempi l'Ughelli, altro quelle parole non vogliono dire, se non _bonae memoriae_; e però santo sì, ma non martire è da dire quel glorioso vescovo, di cui tornerà occasion di parlare più abbasso, nè luogo resta ad imputare a questi re longobardi persecuzione alcuna della Chiesa cattolica.

NOTE:

[3317] Cedren, in Annalib.

[3318] Acta Synodi VI, Act. 15.

[3319] Baron., Annal. Eccl., ad ann. 659.

[3320] Celest. in Istor. di Bergam., part. II, lib. 14.

[3321] Ughellius, tom. 4 Italia Sacr. in Episcop. Bergam.

Anno di CRISTO DCLX. Indizione III.

VITALIANO papa 4. COSTANTINO, detto COSTANTE, imperadore 20. ARIBERTO re 8.

Fin quando vivea _Paolo_ patriarca di Costantinopoli, l'imperador _Costante_ fece per forza ordinar diacono _Teodosio_ suo fratello. In quest'anno poi (la cagione o pretesto non si sa), per attestato di Teofane[3322], di Cedreno[3323] e di Zonara[3324], esso imperadore barbaramente gli fece levar la vita. Scrive Cedreno che Costante più volte avea preso alla sacra mensa il calice del Sangue del Signore dalle mani d'esso suo fratello diacono. Dopo averlo fatto ammazzare, dormendo gli parea spesso di vedere il medesimo che gli porgeva un calice pieno di sangue, con dirgli: _Bevi, fratello._ Questa orrida immaginazione impresse tal terrore in capo all'imperadore, aggiuntovi ancora l'odio del popolo per l'empia tirannia usata verso il santo pontefice _Martino_, per la protezion dell'eresia dei monoteliti e per la morte iniquamente data al suddetto suo fratello, che s'indusse poi alla risoluzione che riferiremo di sotto all'anno 663. Abbiamo da Teofane e da Elmacino che sotto il presente anno, dopo essere seguita una specie di pace fra _Alì_ califa de' Saraceni e _Muavia_ suo competitore, esso Alì fu proditoriamente ucciso dai suoi. Fedeli specialmente a costui erano i Saraceni della Persia, e di qui ebbe origine lo scisma e l'odio che tuttavia dura dei Persiani seguaci della setta d'esso Alì contro gli altri Maomettani seguaci della setta di _Omaro_ e di _Muavia_, quali oggidì sono i Turchi ed altri popoli delle Indie, professando ben tutte quelle nazioni la superstizione maomettana, ma trattando l'una l'altra col nome di eretici, secondo la diversità delle sette. Fu successore di Alì _Aseno_ suo figliuolo, ma non durò che sei mesi il suo principato, perchè sopraffatto dalle forze di _Muavia_, rinunziò all'imperio: con che esso Muavia rimase interamente signore della vasta monarchia de' Saraceni con danno della cristianità, siccome vedremo. Diè perfezione in questi tempi _Ariberto_ re cattolico dei Longobardi alla chiesa di san Salvatore[3325], da lui fabbricata fuori della porta occidentale di Pavia, appellata Marenga; l'arricchì di preziosi ornamenti, e nobilmente ancora la dotò. Quivi poi la santa imperadrice _Adelaide_ nel secolo decimo edificò un insigne monistero di Benedettini. Credette il padre Mabillone[3326] diversa questa chiesa, fattura del re Ariberto, dall'altra, dove ora è il monistero suddetto. Ma certo è, per consenso anche degli storici pavesi, essere la stessa, ed io il mostrerò quivi seppellito. Quivi ancora si tiene che esistesse un palazzo dei re longobardi.

NOTE:

[3322] Theoph., in Chronogr.

[3323] Cedren., in Annal.

[3324] Zonar., in Histor.

[3325] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 50.

[3326] Mabill. Annal. Benedict. lib. 18, n. 26.

Anno di CRISTO DCLXI. Indizione IV.

VITALIANO papa 5. COSTANTINO, detto COSTANTE, imperadore 21. BERTARIDO e GODEBERTO re 1.