Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 101
Secondo i conti del Pagi fu chiamato da Dio a miglior vita in quest'anno papa _Deusdedit_ nel dì 8 di novembre. Bisogna credere ch'egli splendesse per molte virtù, perchè la Chiesa romana fin dagli antichi secoli il registrò nel ruolo dei santi. Ma son perite le memorie d'allora; e la storia sì ecclesiastica che profana dell'Italia in questi tempi si truova più che mai nel buio. Credesi che la Sede apostolica stesse dipoi vacante un anno, un mese e sedici giorni. Nè resta alcun vestigio di quel che si facessero ne' presenti giorni i Longobardi. Solamente apparisce che i medesimi godevano e lasciavano godere ai popoli loro sudditi e vicini la tranquillità della pace. Sappiamo ancora da Paolo Diacono[3166] che regnando il re _Adaloaldo_ colla piissima regina _Teodelinda_ sua madre, furono ristaurate molte chiese, e di molti beni furono donati ai luoghi sacri e pii. A poco a poco s'andavano disrugginendo e pulendo i barbari Longobardi, con prendere i costumi e riti degl'Italiani, moltissimi anche fra loro dall'arianismo passavano alla Chiesa cattolica, e gareggiavano poi con gl'Italiani stessi nella pietà e nella pia liberalità verso i templi del Signore, spedali e monisteri. Neppure in questi tempi abbiamo assai distinti ed ordinati gli avvenimenti dell'imperio in Oriente. Pare che in quest'anno, siccome volle il cardinal Baronio[3167], _Cacano_ re degli Avari movesse guerra all'imperadore Eraclio. Ma io, seguendo le conghietture del Pagi[3168], riferirò questo fatto più tardi. E sotto quest'anno, correndo l'_Indizione sesta_, e non già l'undecima, come ha qualche testo, racconta Anastasio bibliotecario[3169] che nel mese d'agosto succedette un gran tremuoto in Roma, a cui tenne dietro una peste oppure una epidemia gagliarda che portò via non poca parte del popolo.
NOTE:
[3166] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 43.
[3167] Baron. Annal. Eccl.
[3168] Pagius, Crit. Baron.
[3169] Anastas. Bibliothec. in Vita Deusdedit.
Anno di CRISTO DCXIX. Indizione VII.
BONIFAZIO V papa 1. ERACLIO imperadore 10. ADALOALDO re 5.
L'anno VIII dopo il consolato di ERACLIO AUGUSTO.
Non sappiam bene se appartenga a quest'anno l'insolenza fatta dagli Avari, ossia dagli Unni abitanti nella Pannonia, all'imperadore Eraclio, essendo imbrogliato il fatto e il tempo nelle storie di Niceforo[3170] e Teofane[3171], e nella Cronica Alessandrina[3172]. Sia nondimeno a me lecito di riferirla qui. _Cacano_, cioè a dire il re di que' Barbari, perchè passavano alcune controversie fra lui e l'imperadore, fece istanza di un abboccamento fra loro. A questo fine nel mese di giugno uscì di Costantinopoli _Eraclio_ Augusto con tutta la corte, e con un grande apparato di magnificenza, per andare ad Eraclea, città, dove s'aveano a fare de' suntuosi spettacoli: e colà ancora concorse un'infinita moltitudine di popolo. Portossi Cacano a quella volta anche egli. Teofane scrive che s'abboccarono al Muro lungo; Niceforo, che il Barbaro andò ad Eraclea. Tutto ad un tempo venne Eraclio a scoprire che il traditor Cacano, lungi dal cercar pace, macchinava di sorprendere lui e la città di Costantinopoli. Travestito dunque se ne fuggì, e tornò a tempo alla sua reggia. Gli Avari superato il Muro lungo, poco mancò che non entrassero in Costantinopoli, con essere arrivate le loro masnade fino alle porte di quella real città, non senza strage di moltissime persone. Immenso fu il bottino che fecero costoro in que' contorni col saccheggio dell'equipaggio dell'imperadore, di quanti palagi, case e chiese vennero loro alle mani; immensa la moltitudine dei prigioni che menarono con seco, di maniera che si ha della pena a credere ciò che racconta Niceforo, cioè essere stati condotti via dugento sessantamila Cristiani tra uomini, donne e fanciulli. Ecco come stava l'afflitto imperio in Oriente. Se n'andarono carichi di preda e di prigioni que' Barbari, e tutto trassero di là del Danubio: segno che doveano essere padroni anche di que' paesi che oggidì chiamiamo Moldavia e Valachia. Nel giorno 23 di dicembre di quest'anno, secondo i conti del padre Pagi, fu finalmente, dopo sì lunga vacanza della Sede apostolica, consecrato romano pontefice _Bonifazio V_, di patria napoletano, personaggio pieno di mansuetudine e misericordioso. In questo medesimo anno ancora, per relazione di Paolo Diacono[3173] e di Anastasio bibliotecario[3174], prima che fosse ordinato il nuovo papa, occorse che _Eleuterio_ patrizio ed esarco di Ravenna, tuttochè eunuco, pensò a farsi signore d'Italia ed imperadore. Dovea credere costui che, stante l'infelice positura delle cose in Oriente, si potesse a man salva eseguire cotal disegno. Cominciò la ribellione in Ravenna, e quindi, prima che seguisse l'ordinazione di papa Bonifazio, s'incamminò egli coll'esercito verso Roma, verisimilmente con pensiero di prender ivi il nome e la corona imperiale. Ma essendo giunto alla terra di Luciolo, che da alcuni vien creduto posto fra Gubbio e Cagli, i soldati ravveduti del fallo che andavano a commettere, quivi l'uccisero, e la sua testa in un sacco fu inviata a Costantinopoli. Crede Girolamo Rossi[3175] che ad Eleuterio ucciso succedesse tosto _Isacco_ patrizio di nazione armeno, nel governo di Ravenna e dell'Italia; ma si potrebbe dubitarne, siccome osserverò all'anno 644 in accennare l'epitafio suo. Tuttavia, perchè non s'ha cognizione d'altro esarco che dopo la morte di Eleuterio comandasse in Ravenna, fuorchè di questo Isacco, perciò bisogna menar buona a Rossi una tale asserzione. La città d'Ancira, capitale della Galazia, secondochè s'ha da Teofane, fu presa dai Persiani, non si sa bene se nel presente, oppure nel seguente anno.
NOTE:
[3170] Nicephor. Costantinopolitanus, in Breviar.
[3171] Theoph., in Chronogr.
[3172] Chron. Alex.
[3173] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 35.
[3174] Anastas. Biblioth. in Bonif. V.
[3175] Rossi, Istor. di Ravenn.
Anno di CRISTO DCXX. Indizione VIII.
BONIFACIO V papa 2. ERACLIO imperadore 11. ADALOALDO re 6.
L'anno IX dopo il consolato di ERACLIO AUGUSTO.
Quando nell'anno precedente sia succeduta l'irruzione fatta dagli Avari contro di _Eraclio_ imperadore e della città di Costantinopoli, si può credere che appartenga a quest'anno la pace conchiusa fra essi, e raccontata da Teofane[3176]. Ancorchè Eraclio fosse amareggiato non poco per l'iniquità commessa contra di lui dal re barbaro, pure il sistema sì sconcertato de' suoi affari e il desiderio d'uscire, subito che poteva, in campagna contra de' Persiani, gli fecero dissimular tutto, e prendere le vie della piacevolezza, per veder pure d'aver la pace dalla nazione avarica. Tornò dunque a mandar degli ambasciatori a _Cacano_ per trattare d'aggiustamento; e questi gli parlarono con sì buon garbo, che giunsero a stabilire una buona amicizia, e furono confermate le vecchie capitolazioni; alle quali forse perchè Eraclio dianzi non volle consentire, gl'incontrò quella brutta beffa, di cui abbiam favellato. Circa questi tempi un certo _Agrestio_, già notaio di _Teoderico_ re della Borgogna, e divenuto monaco nel monistero di Luxevils in Borgogna, si partì da quel monistero e venne ad Aquileia. Giona, monaco e scrittore di questi tempi, nella vita di sant'Eustasio[3177] abate racconta ch'egli si affezionò allo scisma del patriarca di Aquileia, pretendendo che il patriarca di Grado, benchè unito di sentimenti colla Chiesa romana e con quasi tutte le chiese del Cristianesimo, non tenesse la dottrina vera della Chiesa perchè condannava i tre capitoli. E sopra questo medesimo argomento scrisse una lettera piena di veleno e di riprensione al santo abate di Bobbio _Attala_, e gliel inviò per mezzo di Aurelio notaio del re _Adaloaldo_. Giona seguita a dire di aver egli stesso avuto in mano l'originale d'essa lettera, e di averlo per sua negligenza perduto. Attala se ne fece beffe, nè degnossi di dargli risposta.
NOTE:
[3176] Theoph. in Chronogr.
[3177] Jonas, in Actis Sanct. Ordin. S. Benedict. Secula. II.
Anno di CRISTO DCXXI. Indizione IX.
BONIFAZIO V papa 3. ERACLIO imperadore 12. ADALOALDO re 7.
L'anno X dopo il consolato di ERACLIO AUGUSTO.
Abbiam veduto finora da qual diluvio di sventure fosse inondato l'Oriente cristiano, e senza che mai _Eraclio_ Augusto si opponesse in qualche guisa ai nemici, e senza che si sappia ch'egli avesse armata, o generale alcuno di qualche grido. Però i lettori riguardando un principe che lasciava divorare in tal forma i suoi popoli e stati, nè moveva una mano, per così dire, in loro difesa, avran bene in lor cuore a lui dato il titolo di principe dappoco e di niun consiglio. Ma che egli tale non fosse, comincieremo da qui innanzi a vederlo. Le cagioni, per le quali finora egli vivesse così addormentato, noi non le sappiamo. Quel ch'è certo, egli in quest'anno, dacchè avea fatta la pace con gli Avari, e parevagli di aver sicure le spalle, determinò di voler egli stesso uscire in campagna contra de' Persiani. Le applicazioni sue pertanto furono di arrolar quanti soldati potè; ma perchè abbisognava di quell'importante ingrediente che si ricerca in chi vuol far guerra, cioè di danaro, nè sapendo ove trovarne, giacchè si trattava della pubblica necessità, prese dalla cattedrale e dalle altre chiese di Costantinopoli i vasi sacri d'oro e d'argento, e tutto inviato alla zecca, convertì in moneta. Teofane[3178] mette ciò sotto l'anno seguente; ma sembra ben credibile ch'egli non tardasse tanto a valersi di questi ultimi rimedii. Prima dunque che terminasse l'anno mise in marcia l'esercito ammassato, e il fece passare dall'Europa in Asia per lo stretto di Costantinopoli, con pensiero di mettersi poi egli stesso alla testa del medesimo nella primavera ventura. Già dicemmo all'anno 611, come _Gisolfo_ duca del Friuli restò morto nella terribil irruzione fatta da _Cacano_ re degli Avari in Italia. E che _Tasone_ e _Cacone_ di lui figliuoli, nel mentre che erano con altri due loro fratelli condotti da que' Barbari in ischiavitù, felicemente si salvarono colla fuga. Tornati poscia questi due principi nel Friuli[3179], impetrarono dal re _Agilolfo_ di succedere al loro padre, ossia al loro zio, in quel ducato, perciocchè allora i _ducati_ e le _contee_ erano più tosto governi che feudi come oggidì; nè i figliuoli poteano prendere la successione in essi. Se vi succedeano (cosa che cominciò comunemente a praticarsi, qualora i figliuoli erano capaci di governo, nè aveano demeriti), ciò proveniva da mera grazia ed arbitrio del re sovrano. Rara cosa nondimeno è che due duchi governassero un solo ducato; e se non avessimo la testimonianza di Paolo Diacono, che tutti e due quei giovani fossero duchi del Friuli, si stenterebbe a crederlo. Certamente Fredegario[3180] non riconosce per duca del Friuli se non _Tasone_, benchè per errore il chiami duca della Toscana. Vedremo ben col tempo due duchi nello stesso tempo di Spoleti; ma questo non fu rarità per conto di quelle contrade, perchè allora quel ducato si troverà diviso in due, l'uno di qua e l'altro di là dall'Apennino.
NOTE:
[3178] Theoph., in Chronogr.
[3179] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 40.
[3180] Fredegarius in Chron. cap. 69.
Anno di CRISTO DCXXII. Indizione X.
BONIFAZIO V papa 4. ERACLIO imperadore 13. ADALOALDO re 8.
L'anno XI dopo il consolato di ERACLIO AUGUSTO.
Diede in quest'anno principio alla guerra di Persia l'imperadore _Eraclio_. Solennizzato il giorno di pasqua, che cadde nel dì 4 d'aprile, raccomandati ch'ebbe pubblicamente nel seguente lunedì i suoi figliuoli a _Sergio_ patriarca, ai magistrati e al popolo[3181], e deputato governatore di Costantinopoli _Buono_ ossia _Bonoso_ patrizio, uomo di gran senno e prudenza, andò a trovar l'armata, e si mise in viaggio colla imperadrice _Martina_, disposto d'andare a cercare i Persiani. Scrisse a _Cacano_, cioè al re degli Avari, pregandolo di voler essere tutore di _Eraclio Costantino_ Augusto suo figliuolo, e di voler anche spedir gente in soccorso del romano imperio. Credo io ciò fatto per un tiro di politica, piuttosto che per fidanza in questo principe barbaro, che la sperienza avea già fatto conoscere per un volpone ed infedele. Tale si provò ancora di nuovo da lì a qualche tempo. Giunto che fu Eraclio Augusto a Cesarea, andò a trovar _Crispo_ general dell'armi sue (per quanto abbiam da Zonara[3182]), il quale essendo, o fingendo d'essere malato, non gli andò incontro, non gli fece segno alcuno d'ossequio, anzi nel ragionamento gli rispose con grande arroganza. Tutto dissimulò il saggio imperadore per allora, e si diede alla rassegna delle milizie ch'erano già in piedi, colle quali unì le nuove condotte da lui dall'Europa. Avvenne che l'imperadrice partorì in questi tempi un figliuolo appellato _Eracleona_, e l'imperadore per farlo battezzare tornò a Costantinopoli. Vi andò anche il suddetto Crispo, e trovandosi Eraclio nel pieno concistoro, dimandò ai senatori qual pena fosse dovuta a chi sprezzava l'imperadore. Tutti risposero: la morte, e senza speranza di perdono. Allora Eraclio raccontò gl'impropri trattamenti a lui fatti da Crispo, ch'era presente: dopo di che per gastigo il degradò, e gli fece dare la clericale tonsura. Niceforo costantinopolitano mette la nascita di Eracleona nell'anno 626. Ma poco in fine importerà ai lettori l'averla intesa qui, o l'intenderla più tardi. Tornato che fu Eraclio nelle provincie dell'Asia, si diede a ben disciplinar le sue milizie tanto nuove che vecchie. Aveva egli trovate le vecchie impoltronite, senza disciplina, scoraggite, e divise in varii paesi. Tutte le raunò in un luogo, ogni dì facea far loro i militari esercizii, e ben istruirli in ogni sorta di movimenti, di assalti, di offesa e di difesa, e quando e come si avea da alzare il grido guerriero nell'attaccar le zuffe. Poscia ch'ebbe a sufficienza ammaestrate queste truppe, fece loro un'affettuosa allocuzione, col rappresentar gli obbrobrii patiti dai Cristiani, la gloria di combattere per la fede e per la patria, e ch'egli era pronto a sacrificar la sua vita per essi e con essi: e soprattutto pregò vivamente ciascuno di non commettere disordini e di non far cose ingiuste. Dopo di che, pienamente confidato nell'aiuto di Dio, marciò verso l'Armenia, e al primo incontro gli fu da' suoi corridori condotto prigione il comandante d'una banda de' nemici. Entrò coraggiosamente nella Persia, e cominciò a far provare a que' Barbari che non era morto in petto dei Greci il valore. Non si attentando il generale dell'oste nemica, appellato _Sarbaro_, o _Sarbaraza_, di venire a battaglia, si ritirò nelle montagne, bastandogli di far delle frequenti scaramucce, nelle quali restavano sempre superiori i Greci, vie più animati, perchè non mancava mai Eraclio Augusto di trovarsi nelle prime schiere, e di combattere dappertutto da prode. La fame costrinse finalmente i Persiani ad un general combattimento. Ordinò l'imperadore ai suoi di fingere la fuga: il che veduto dai nemici, sciolte le loro ordinanze, si misero ad inseguire i fuggitivi. Ma questi voltata faccia, e ben squadronati e serrati, con tal vigore gli assalirono che li misero in rotta. Oltre alla strage di assaissimi, fecero molti prigioni, e diedero il sacco al loro campo, il quale restò tutto in loro potere. Venuto il verno, Eraclio già pieno di gloria si restituì a Costantinopoli, e terminò il primo anno della guerra persiana. Teofane sotto quest'anno scrive che cominciò a contarsi il primo anno di _Mamed Amera_, capo degli Arabi, ossia de' Saraceni. Sopra che è da notare che in questi tempi nell'Arabia l'empio _Maometto_ (egli è lo stesso che _Mamed Amera_) disseminava gli errori della sua setta, e trovandosi nell'anno presente nella Mecca, fu forzato a fuggirsene per cagione appunto della sua falsa e scandalosa dottrina, nel dì 16 di luglio. Ora da questo giorno ed anno i Maomettani trassero poi il principio della loro epoca, ossia era, appellata _egira_, che significa _persecuzione_; e di questa si servono tuttavia, come i Cristiani dell'era volgare della nascita del Signore. Per testimonianza d'Elmacino, autore antichissimo della Storia saracenica, Maometto nacque nell'anno di Cristo 570, e nell'anno quarantesimo quarto della sua età cominciò a pubblicar le merci sue, che tanto spaccio ebbero di poi in Oriente. Sotto quest'anno ancora, secondo il Pagi, _Dagoberto_, figliuolo di _Clotario II_ re de' Franchi, fu dichiarato re dell'Austrasia, e gli fu dato per assistente e maggiordomo _Pippino_ duca, uomo di santa vita, da una di cui figliuola discese poi _Pippino_ re di Francia.
NOTE:
[3181] Theoph. in Chronogr. Nicephorus in Breviar.
[3182] Zonar. in Annal.
Anno di CRISTO DCXXIII. Indizione XI.
BONIFAZIO V papa 5. ERACLIO imperadore 14. ADALOALDO re 9.
L'anno XII dopo il consolato di ERACLIO AUGUSTO.
Nel dì 10 di marzo del presente anno si mosse di nuovo _Eraclio_ della sua regia, e a gran giornate arrivò in Armenia[3183], da dove con sue lettere invitò _Cosroe_ alla pace; altrimenti gli minacciava d'entrare ostilmente nella Persia. Se ne rise il fiero tiranno. Allora Eraclio, dopo avere con una magnanima orazione maggiormente incoraggiata l'armata dei fedeli di Gesù Cristo, passò nel paese nemico, con bruciare quante città e castella s'incontravano per cammino. In mezzo alla state trovarono essi un'aria temperata e rugiadosa, che servì loro di ristoro, e parve cosa miracolosa. Erasi portato il re Cosroe con quarantamila bravi combattenti presso la città di Gazaco, ed eccoti Eraclio che a dirittura va per trovarlo. Furono sorprese e messe a fil di spada le guardie avanzate de' Persiani, nè di più vi volle perchè Cosroe si desse alla fuga. S'impadronì Eraclio della città di Gazaco, dove si trovò il tempio del Fuoco, tuttavia adorato da que' Barbari, e il tesoro di Creso già re della Lidia (lo creda chi lo vuol credere), e si scoprì l'impostura de' carboni che que' falsi sacerdoti faceano credere miracolosamente sempre accesi. Da Gazaco si portò l'esercito cristiano alla città di Tebarmaes, ed in essa entrato, consegnò alle fiamme anch'ivi il tempio del Fuoco e tutte le abitazioni. Intanto Cosroe, avendo gli sproni della paura ai fianchi, si andava ritirando e fuggendo, e dietro di luogo in luogo gli marciava il prode imperadore, prendendo e guastando tutto il paese. In questa maniera passò l'anno secondo della guerra di Persia, ed avvicinandosi il verno, fu messo in consulta, dove si avessero a prendere i quartieri. Alcuni proponevano che si svernasse in Albania, provincia vicina al mar Caspio; altri che s'andasse contra di Cosroe. La sacra Scrittura, secondo l'uso osservato da tant'altri in questi tempi, quella fu che decise essendosi trovato in un versetto della medesima, aperta all'improvviso, parole indicanti di fermarsi in Albania. Conduceva seco Eraclio Augusto, oltre ad un gran bottino, ben cinquantamila prigioni persiani. Accortosi egli de' fieri patimenti di quella povera gente, non gli soffrì il cuore di vederli maggiormente penare, e fattili tutti slegare, donò loro la libertà. Le lagrime che accompagnarono l'allegrezza di que' miseri, e i lor voti che un sì buono imperadore liberasse la Persia da Cosroe, peste di tutto il mondo, furono i loro ringraziamenti. Non disconverrà alla storia d'Italia il far qui menzione di un fatto riferito da Fredegario[3184] sotto il presente anno. Erano gli Sclavi, ossia Schiavoni, divenuti molto tempo fa padroni di parte dell'Illirico, cioè della Carintia, Bossina, Schiavonia. Ma aveano de' vicini troppo potenti che li calpestavano, cioè gli Unni, chiamati Avari, padroni della Pannonia e d'altre provincie. Non bastava che gli Sclavi pagassero tributo a _Cacano_, cioè al re di que' popoli. Venivano ogni anno gl'iniqui Avari a svernare addosso ai poveri Sclavi, si servivano liberamente delle lor mogli e figliuole, e gli opprimevano in altre maniere. Ora accadde che un certo _Samone_, franco di nazione e mercante, andò a trafficare nel paese degli Sclavi, e trovò che quella gente, non potendo più sofferire gli oltraggi e strapazzi degli Avari, aveano cominciato a ribellarsi agli Avari. Samone s'unì con loro, e col suo senno e valore fu cagione che gli Sclavi guadagnarono una vittoria con grande strage degli Avari. Tal credito s'acquistò egli con ciò, che lo elessero per loro re, e in molte altre battaglie con gli Unni restò superiore. Regnò trentacinque anni, e di dodici mogli schiavone ch'egli ebbe, lasciò ventidue figliuoli maschi e quindici femmine. Non fu avvertito questo fatto da Giovanni Lucido ne' suoi libri del regno della Dalmazia e Croazia.
NOTE:
[3183] Theoph., in Chronogr.
[3184] Fredeg., in Chron., cap. 48.
Anno di CRISTO DCXXIV. Indizione XII.
BONIFAZIO V papa 6. ERACLIO imperadore 15. ADALOALDO re 10.
L'anno XIII dopo il consolato di ERACLIO AUGUSTO.