Annali d'Italia, vol. 2 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
Part 1
ANNALI D'ITALIA 2
ANNALI D'ITALIA
DAL PRINCIPIO DELL'ERA VOLGARE SINO ALL'ANNO 1750
_COMPILATI_
DA L. ANTONIO MURATORI
E CONTINUATI SINO A' GIORNI NOSTRI
_Quinta Edizione Veneta_
VOLUME SECONDO
VENEZIA DAL PREMIATO STAB. DI G. ANTONELLI ED. 1844
ANNALI D'ITALIA
DAL PRINCIPIO DELL'ERA VOLGARE FINO ALL'ANNO 1500
Anno di CRISTO CCCXLI. Indizione XIV.
GIULIO papa 5. COSTANZO e COSTANTE imperadori 5.
_Consoli_
ANTONIO MARCELLINO e PETRONIO PROBINO.
Un'iscrizione che si legge nella mia Raccolta[1], quando pur sia indubitata reliquia dell'antichità, ci assicura dei nomi di questi consoli, in addietro ignoti. _Aurelio Celsino_ dal dì 25 di febbraio cominciò ad esercitare la prefettura di Roma. Sul fine di giugno diede Costanzo Augusto una legge in Lauriaco[2], creduto dal Gotofredo luogo della Batavia, ma che più verisimilmente fu il Lauriaco, luogo insigne e colonia de' Romani, posta alle parti superiori del Danubio. Era questo principe divenuto signor delle Gallie, e colà dovette accorrere[3], perchè i Franchi, passato il Reno, metteano a sacco le vicine contrade romane. Abbiamo da san Girolamo[4] che seguirono fra que' Barbari e le armate di Costante varii combattimenti, ma senza dichiararsi la fortuna per alcuna delle parti. Libanio[5], descrivendo a lungo i costumi e il genio de' Franchi d'allora, li dipinge per gente turbolenta ed inquieta, a cui il riposo riusciva un supplizio. Solamente nell'anno seguente ebbe fine questa guerra. Tanto il medesimo san Girolamo che Idacio mettono sotto il presente anno spaventosi tremuoti che fecero traballare moltissime città dell'Oriente. Tennero in quest'anno gli ariani un conciliabolo in Antiochia, per alterare i decreti sacrosanti del concilio niceno. Appena terminata fu la sacrilega loro assemblea, che il tremuoto cominciò a scuotere orribilmente la misera città, siccome attestano Socrate[6] e Sozomeno[7], e quasi per un anno si andarono sentendo varie altre scosse. Non parla Teofane[8] se non di tre giorni, ne' quali probabilmente quella città fu in maggior pericolo. Lo stesso autore nota che circa questi tempi _Costanzo_ Augusto cinse di forti mura e fortificò in altre guise Amida, città della Mesopotamia, situata presso il fiume Tigri, acciocchè servisse di antemurale contro ai Persiani. Ammiano[9], scrittore di maggior credito, all'incontro, scrive che molto prima d'ora, cioè vivente ancora il padre, Costanzo Cesare con torri e mura fece divenir quel luogo un'importante fortezza, di cui sempre più crebbe la popolazione e la fama ne' tempi susseguenti. Durava tuttavia la guerra coi Persiani, ovvero, se Socrate[10] non s'inganna, essa ebbe principio in questi medesimi tempi; ma quali azioni militari si facessero, non è pervenuto a nostra notizia. Già abbiam detto che Costantino il Grande con varii editti e in altre guise si studiò di abolir le superstizioni del paganesimo, distrusse moltissimi templi de' gentili, vietò gli empii loro sagrifizii: il che vien confermato da Socrate[11], da Teodoreto[12], da Teofane[13] e da altri. Ma lo svellere dal cuore di tanta gente gli antichi errori e riti, difficil cosa riusciva nella pratica. _Costante_ Augusto nell'anno presente, siccome principe di massime cattoliche e di zelo cristiano, per eseguire eziandio ciò che il padre gli avea premurosamente raccomandato, pubblicò una legge, con cui, confermando gli editti paterni[14], sotto rigorose pene abolisce i sagrifizii de' pagani, e per conseguenza ancora il culto degl'idoli. Siffatti editti, e l'esempio de' principi seguaci della legge di Cristo, furono quegli arieti che diedero un gran tracollo al gentilesimo, con ridurlo a poco a poco all'ultima rovina. Ma se ad occhio veniva meno la falsa religion de' pagani, per cura massimamente dell'Augusto Costante, andavano ben crescendo in questi tempi le forze dell'arianismo in Oriente con discapito della Chiesa cattolica, per la protezion che avea preso di quella fazione l'Augusto Costanzo. Le insigni sedie episcopali di Alessandria, Antiochia e Costantinopoli vennero in questi tempi occupate da' vescovi ariani[15]: e tutte le chiese d'essa città di Costantinopoli caddero in poter de' medesimi eretici. Ma intorno a ciò è da consultare la storia ecclesiastica. Grande solennità nel presente anno fu fatta in Antiochia per la dedicazione di questa magnifica cattedrale, cominciata da Costantino il Grande, e compiuta solamente ora per cura del suddetto imperadore Costanzo.
NOTE:
[1] Thes. Novus Inscript., pag. 377.
[2] L. 31, de Decurion., Cod. Theodos.
[3] Idacius, in Fastis.
[4] Hieron., in Chron.
[5] Liban., Orat. III.
[6] Socrates, Histor., lib. 2, cap. 11.
[7] Sozomenus, Histor., lib. 3, cap. 6.
[8] Theophanes, in Chronogr.
[9] Ammianus, Histor., lib. 18, cap. 9.
[10] Socrat., Histor., lib. 2, cap. 25.
[11] Idem, ibid., lib. 1, cap. 8.
[12] Theodoret., in Histor. Eccl.
[13] Theoph., Chronogr.
[14] L. 2, de Paganis., Cod. Theod.
[15] Socrat., lib. 5, cap. 7. Theoph. Cedr.
Anno di CRISTO CCCXLII. Indizione XV.
GIULIO papa 6. COSTANZO e COSTANTE imperadori 6.
_Consoli_
FLAVIO GIULIO COSTANZO AUGUSTO per la terza volta e FLAVIO GIULIO COSTANTE AUGUSTO per la seconda.
Ad Aurelio Celsino nella prefettura di Roma succedette in quest'anno nelle calende d'aprile _Mavorzio Lolliano_[16], il cui impiego durò sino al dì 14 di luglio, con avere per successore _Acone_ (ossia _Aconio) Catulino_ (ossia _Catullino) Filomazio_ (o pur _Filoniano_). All'anno presente riferisce il Gotofredo[17] un editto[18] di Costante Augusto, dato nel dì primo di novembre, e indirizzato al medesimo Catullino prefetto di Roma, in cui ordina che, quantunque s'abbia da abolire affatto la superstizione pagana, pure non si demoliscano i templi situati fuori di Roma, per non levare al popolo romano i divertimenti dei giuochi circensi e combattimenti che aveano presa la origine da que' medesimi templi. Nè già paresse per questo raffreddato punto lo zelo di questo principe in favore del cristianesimo, perchè egli non altro volle che conservar le mura e le fabbriche materiali di que' templi, ma con obbligo di sbarbicar tutto quel che sapeva di superstizione gentilesca, come idoli, altari e sagrifizii. Fors'anche non dispiaceva ad alcuni accorti cristiani che restassero in piedi que' superbi edifizii, per convertirli un dì in onore del vero Dio. Ma che in tanti altri luoghi venissero abbattuti i templi de' gentili, Giulio Firmico[19], che circa questi tempi fioriva e scrisse i suoi libri, ce ne assicura. Fino al presente anno sostennero i Franchi la guerra nelle Gallie contra dell'Augusto Costante[20]. Tali percosse nondimeno dovettero riportare dall'armi romane, che finalmente si ridussero a chiedere pace. Un trattato di amicizia e lega conchiuso con Costante li fece ripassare il Reno. Libanio[21] con oratoria magniloquenza lasciò scritto che il solo terrore del nome di Costante obbligò que' popoli barbari ad implorare un accordo, senza dire che fossero domati coll'armi, come scrissero tanti altri. Aggiugne ch'essi Franchi riceverono dalla mano di Costante i loro principi, e stettero poi quieti per qualche tempo. Occorse nell'anno presente in Costantinopoli più d'una sedizione fra i cattolici ed ariani[22], da che Costanzo Augusto, sposata affatto la fazione degli ultimi, mandò ordine che fosse da quella cattedra cacciato Paolo vescovo cattolico, per introdurvi Macedonio ariano. Crebbe un dì a tal segno l'impazienza e il furor della plebe cattolica, che andarono ad incendiar la casa di Ermogene generale dell'armi, a cui era venuto l'ordine dell'imperadore di eseguir la deposizione del vescovo cattolico; e messe le mani addosso al medesimo Ermogene, lo strascinarono per la città, e lo uccisero. Costanzo, che allora si trovava ad Antiochia, udita cotal novità, tosto per le poste volò a Costantinopoli: cacciò Paolo e gastigò il popolo, con privarlo della metà del grano, che per istituzione di Costantino gli era somministrato gratis ogni anno; cioè di ottanta mila moggia o misure ridusse il dono a sole quaranta mila.
NOTE:
[16] Cuspinianus. Panvinius. Bucherius.
[17] Gothofred., Chron. Cod. Theodos.
[18] L. 3, de Paganis, Cod. eod. Theod.
[19] Julius Firmicus, de error. prof. Rel.
[20] Hieronymus, in Chron. Idacius, in Fastis. Socrates, lib. 2, cap. 13. Theoph., in Chron.
[21] Liban., Orat. III.
[22] Socrates, lib. 2, cap. 13. Sozomenus, Hist. Eccl. Idacius, in Fastis. Hieronym., in Chron.
Anno di CRISTO CCCXLIII. Indizione I.
GIULIO papa 7. COSTANZO e COSTANTE imperadori 7.
_Consoli_
MARCO MECIO MEMMIO FURIO BABURIO CECILIANO PROCOLO e ROMOLO.
Questa gran filza di cognomi data al primo console, cioè a _Procolo_, si truova in un'iscrizione creduta spettante a lui, e rapportata dal Panvinio e Grutero. Non _Balburio_, come essi hanno, ma _Baburio_ viene appellato nelle schede di Ciriaco, che riferisce lo stesso marmo. Il secondo console dal suddetto Panvinio, che cita un'iscrizione, vien chiamato _Flavio Pisidio Romolo_. Vopisco, nella Vita d'Aureliano[23], ci rappresenta questo Procolo per uomo abbondante, non so se più di ricchezze o di vanità, scrivendo essersi poco fa veduto il _consolato di Furio Procolo_ solennizzato con tale sfoggio nel circo, che non già premii, ma patrimonii interi parve che fossero donati ai vincitori nella corsa de' cavalli. Ci fan conoscere tali parole in che tempo Vopisco fiorisse e scrivesse. Nella prefettura di Roma continuò ancora per quest'anno _Aconio Catullino_. Dappoichè la pace stabilita coi Franchi rimise la calma in tutte le Gallie, Costante Augusto, il quale si truovava in Bologna di Picardia nel gennaio dell'anno presente[24], volle farsi vedere anche ai popoli della Bretagna, e passò nel furore del verno colà con tutta felicità. Se prestiam fede a Libanio[25], guerra non v'era che il chiamasse di là dal mare, ma solo timor di guerra; e da Ammiano Marcellino[26] si ha abbastanza per credere che i Barbari di quella grand'isola avessero fatta almen qualche scorreria nel paese de' Romani. Per altro, che non succedessero battaglie e vittorie in quelle parti, si può argomentare dal suddetto Libanio, giacchè egli di niuna fa menzione. Truovansi nulladimeno alcune medaglie, dove egli è appellato[27] _debellatore e trionfatore delle nazioni barbare_, le quali, se non sono parti della sola bugiarda adulazione, possono indicare qualche vantaggio delle sue armi in quelle contrade ancora. Oltre di che, Giulio Firmico[28], parlando ai due Augusti, dice, che dopo aver essi abbattuti i templi de' gentili nell'anno 341, Dio avea prosperate le lor armi; che aveano vinti i nemici, dilatato l'imperio; che i Britanni, all'improvviso comparir dell'imperadore, s'erano intimoriti. Truovasi poi esso Augusto nel dì 30 di giugno ritornato a Treveri, dove è data una sua legge. Ci fanno poi altre leggi vedere Costanzo Augusto in Antiochia, in Cizico, in Jerapoli, tutte città dell'Asia, imperocchè non gli lasciava godere riposo la guerra sempre viva coi Persiani. Osserviamo ancora in una delle sue leggi[29] ch'egli chiamò a militare in quest'anno i figliuoli dei veterani, purchè giunti all'età di sedici anni, per bisogno certamente di quella guerra. Non so io dire quale credenza si meriti Teofane[30], allorchè scrive che circa questi tempi Costanzo, dopo aver vinti gli Assirii, cioè i Persiani suddetti, trionfò. Niuno de' più antichi e vicini storici a lui attribuisce alcuna memorabil vittoria di que' popoli, e molto meno un vero trionfo. Abbiamo inoltre dal medesimo Teofane che la città di Salamina nell'isola di Cipri per un fierissimo tremuoto restò la maggior parte smantellata; siccome ancora circa questi tempi ebbe principio la persecuzione mossa da Sapore re di Persia contra de' cristiani abitanti ne' paesi di suo dominio.
NOTE:
[23] Vopiscus, in Aurel.
[24] Gothofred., Chron. Cod. Theodos.
[25] Liban., Orat. III.
[26] Ammianus, lib. 20, cap. 1.
[27] Mediob., in Numismat. Imperator.
[28] Julius Firmicus, de error. profan. Rel.
[29] L. 35, de Decur., Cod. Theod.
[30] Theoph., in Chronogr.
Anno di CRISTO CCCXLIV. Indizione II.
GIULIO papa 8. COSTANZO e COSTANTE imperadori 8.
_Consoli_
LEONZIO e SALLUSTIO.
Nel dì 11 d'aprile ad Acone, ossia Aconio, Catullino succedette nella prefettura di Roma _Quinto Rustico_. Nulla di considerabile ci somministra per questo anno la storia, se non che truoviamo una legge[31], con cui Costanzo Augusto concede delle esenzioni ai professori di meccanica, architettura e ai livellatori delle acque. Il genio edificatorio veramente non mancò a questo imperadore, ed egli lasciò molte suntuose fabbriche da lui fatte in Costantinopoli, Antiochia ed altri luoghi. Ma se egli coll'una mano innalzava materiali edifizii nel suo dominio, coll'altra incautamente si studiava di atterrare e distruggere la dottrina e Chiesa cattolica, lasciandosi aggirare a lor talento dai seguaci dello eresiarca Ario. Però in questi tempi smisuratamente prevalse in Oriente la lor fazione: laddove Costante Augusto in Occidente, con dichiararsi protettore dei dogmi del concilio niceno, divenne scudo della Chiesa cattolica. Se in Oriente si tenevano conciliaboli contra la fede nicena, in Occidente ancora si formavano concilii per sostenerla. Ma intorno a ciò mi rimetto alla storia ecclesiastica. Intanto era flagellato da Dio l'imperador Costanzo col tarlo della guerra persiana; e benchè Teofane[32] ancora sotto quest'anno racconti che vennero alle mani le due armate romana e persiana, e che gran numero di que' Barbari lasciò la vita sul campo; pure, poco o nulla servirono questi pretesi vantaggi, perchè più che mai vigorosi i Persiani continuarono a fare il ballo sulle terre romane, senza che mai riuscisse ai Romani di cavalcare sul paese nemico. Abbiamo poi da san Girolamo[33] e dal suddetto Teofane che nell'anno presente Neocesarea, città la più riguardevol del Ponto, fu interamente rovesciata a terra da un orrendo tremuoto colla morte della maggior parte del popolo, essendosi solamente salvata la cattedrale fabbricata da san Gregorio Taumaturgo colla casa episcopale, dove esso vescovo e chiunque ivi si trovò rimasero esenti da quello eccidio.
NOTE:
[31] L. 3, de excusat. artific.
[32] Theoph., in Chronogr.
[33] Hieronymus, in Chronico.
Anno di CRISTO CCCXLV. Indizione III.
GIULIO papa 9. COSTANZO e COSTANTE imperadori 9.
_Consoli_
AMANZIO ed ALBINO.
Secondo il Catalogo del Cuspiniano e del Bucherio, nel dì 5 di luglio _Probino_ fu creato prefetto di Roma. Una legge[34] di Costante Augusto, data nel dì 15 maggio, ci fa vedere questo imperador ritornato dalla Bretagna a Treveri. Però non so se sussista l'aver creduto il Tillemont[35] ch'esso Augusto verso il fine del medesimo mese fosse in Milano, dove invitò lo sbattuto santo Atanasio, per patrocinarlo contra la prepotenza degli ariani. Certamente cominciò verso questi tempi il cattolico Augusto a tempestar con lettere il fratello Costanzo, acciocchè si tenesse un concilio valevole a metter fine a tante turbolenze della Chiesa. Ma non si arrivò a questo se non nell'anno 347, siccome allora accenneremo. Da una legge del Codice Teodosiano[36] apprendiamo che l'Augusto Costanzo, nel dì 12 di maggio del presente anno, si trovava in Nisibi città della Mesopotamia, e, senza fallo, per accudire alla guerra coi Persiani. Abbiamo poi da san Girolamo[37] e da Teofane[38] che in quest'anno ancora i tremuoti cagionarono nuove rovine in varie città. Fra le altre la marittima di Epidamno ossia di Durazzo, città della Dalmazia, restò quasi affatto abissata. Anche in Roma per tre giorni sì gagliarde furono le scosse, che si paventò l'universal caduta delle fabbriche. Nella Campania dodici città andarono per terra; e l'isola, o, vogliam dire, la città di Rodi, fieramente anch'essa risentì la medesima sciagura. Se crediamo alla Cronica Alessandrina[39], Costanzo Augusto cominciò in quest'anno la fabbrica delle sue terme in Costantinopoli; ma intorno a ciò è da vedere il Du-Cange[40], che rapporta altre notizie spettanti a quell'insigne edifizio.
NOTE:
[34] L. 7, de petition., Cod. Theod.
[35] Tillemont, Mémoires des Empereurs et de l'Histoire Ecclesiastique.
[36] L. 5, de exactionib., Cod. Theod.
[37] Hieron., in Chronico.
[38] Theoph., in Chronogr.
[39] Chronic. Alexandrinum.
[40] Du-Cange, Hist. Byz.
Anno di CRISTO CCCXLVI. Indizione IV.
GIULIO papa 10. COSTANZO e COSTANTE imperadori 10.
_Consoli_
FLAVIO GIULIO COSTANZO AUGUSTO per la quarta volta e FLAVIO GIULIO COSTANTE AUGUSTO per la terza.
Perchè non si dovettero speditamente accordare i due Augusti intorno al prendere insieme il consolato, o pure a notificarlo, noi troviamo che nel Catalogo del Bucherio e in un concilio di Colonia per li primi mesi dell'anno presente non si contavano i consoli nuovi; perciò l'anno veniva indicato colla formola di _dopo il consolato di Amanzio ed Albino_. Nella prefettura di Roma stette _Probino_ sino al dì 26 di dicembre dell'anno presente[41], ed allora in quella carica succedette _Placido_. Noi ricaviamo dalle leggi del Codice Teodosiano[42] spettanti a quest'anno che Costante Augusto era in Cesena nel dì 23 di maggio, e in Milano nel dì 21 di giugno. Dall'Italia dovette egli passare in Macedonia, perchè abbiamo una legge di lui data in Tessalonica nel dì 6 di dicembre. Per conto dell'Augusto Costanzo, egli non altrove comparisce che in Costantinopoli, dove confermò o pur concedette molte esenzioni agli ecclesiastici. All'anno presente riferisce san Girolamo[43] la fabbrica del porto di Seleucia, città famosa della Soria, poche miglia distante da Antiochia, capitale dell'Oriente. Anche Giuliano[44] e Libanio[45] parlano di questa impresa, che riuscì d'incredibile spesa al pubblico, perchè per formare quel porto non già alla sboccatura del fiume Oronte, come talun suppone, ma bensì alla stessa Seleucia, convenne tagliar molti scogli e un pezzo di montagna, che impedivano l'accesso alle navi, e rendevano pericolosa e poco utile una specie di porto che quivi anche antecedentemente era. Perchè la corte dell'imperador Costanzo per lo più soggiornava in Antiochia, di incredibil comodo e ricchezza riuscì dipoi a quella città il vicino porto di Seleucia. Teofane[46] aggiugne che Costanzo con altre fabbriche ampliò ed adornò la stessa città di Seleucia; ed inoltre abbellì la città di Antarado nella Fenicia, la quale prese allora il nome di Costanza. Mentre poi esso Augusto Costanzo impiegava in questa maniera i suoi pensieri e i tesori, cavati dalle viscere dei sudditi, dietro alle fabbriche, il re di Persia Sapore non lasciava in ozio la forza delle sue armi; e però, secondochè scrive il suddetto Teofane, nell'anno presente si portò per la seconda volta all'assedio della città di Nisibi nella Mesopotamia. Vi stette sotto settantotto giorni, e, non ostante tutti i suoi sforzi, fu in fine obbligato a vergognosamente levare il campo e ritirarsi. Nella Cronica di san Girolamo un tale assedio vien riferito all'anno seguente. Ma cotanto hanno gli antichi moltiplicato il numero degli assedii di Nisibi con discordia fra loro, che non si sa che credere. Verisimilmente un solo assedio fin qui fu fatto, cioè se sussiste il già accennato all'anno 338, un altro non sarà da aggiugnere all'anno presente. Parleremo, andando innanzi, d'altri assedii di quella città. Pare che in quest'anno accadesse una sedizione in Costantinopoli, per cui quel governatore _Alessandro_ restò ferito, e se ne fuggì ad Eraclea. Tornossene ben egli fra poco al suo impiego, ma poco stette ad esser deposto da Costanzo, con succedergli in quel governo _Limenio_. Libanio[47] quegli è che ci ha conservata questa notizia, e che sparla forte d'esso Limenio, perchè il buon sofista fu cacciato da Costantinopoli d'ordine suo.
NOTE:
[41] Cuspinianus. Panvinius. Bucherius.
[42] Gothofred., Chronolog. Cod. Theodos.
[43] Hieron., in Chron.
[44] Julian., Orat. I.
[45] Liban., Orat. III.
[46] Theophanes, Chronogr.
[47] Liban., in ejus vita.
Anno di CRISTO CCCXLVII. Indizione V.
GIULIO papa 11. COSTANZO e COSTANTE imperadori 11.
_Consoli_
RUFINO ed EUSEBIO.
Abbiamo dal Catalogo di Cuspiniano, ossia del Bucherio, che nel dì 12 di giugno dell'anno presente Placido lasciò la prefettura di Roma, e in suo luogo subentrò _Ulpio Limenio_, il quale nello stesso tempo esercitava la carica di prefetto del pretorio nell'Italia. Più che mai truovandosi sconcertata la Chiesa di Dio in Oriente per la prepotenza degli ariani, a' quali l'ingannato Costanzo Augusto prestava ogni possibil favore, e vedendosi di qua e di là comparire in Italia i vescovi banditi, per implorar soccorso dal romano pontefice Giulio e dal cattolico imperador Costante: finalmente in quest'anno si sperò il rimedio a tanti disordini. Non meno il pontefice che Costante picchiarono tanto, che l'Augusto Costanzo acconsentì che si tenesse un solenne concilio[48] di vescovi, al giudizio e parere de' quali fosse rimessa la cura di queste piaghe. Ottenne Costante che fosse eletta per luogo del concilio Serdica, chiamata anche Sardica, città di sua giurisdizione, e non già, come pensò il cardinal Baronio[49], di quella di Costanzo, perchè capitale della Dacia novella, la quale nelle divisioni era toccata a Costante. Quivi dunque fu celebrato un riguardevolissimo concilio, dove tanto pel dogma cattolico, quanto per la disciplina ecclesiastica, furono fatti bei regolamenti, e fra le altre cose confermato il gius delle appellazioni alla sede apostolica, e proferita sentenza in favore di santo Atanasio e d'altri vescovi cattolici; ma con poco frutto, perchè Costanzo, ammaliato dagli ariani, in breve guastò tutto, e più che mai continuarono le divisioni e gli sconcerti. Due sole leggi spettanti ad esso Costanzo cel fanno vedere nel marzo in Ancira di Galazia, e nel maggio in Jerapoli della Soria. Di Costante Augusto nulla si sa sotto l'anno presente, se non che probabilmente egli dimorò nelle Gallie, dove santo Atanasio fu a ritrovarlo, prima di passare al concilio di Serdica.
NOTE:
[48] Labbe, Collection Concilior.
[49] Baron., in Annalib. Eccl.
Anno di CRISTO CCCXLVIII. Indizione VI.
GIULIO papa 12. COSTANZO e COSTANTE imperadori 12.
_Consoli_
FLAVIO FILIPPO e FLAVIO SALIO O SALIA.