Part 9
Non lo disse espressamente, ma lasciò capire che era una disgrazia.
--Peccato!--mormorò; e mormorò quel peccato! in guisa, che Ernesta dovette proporsi il quesito se il danno fosse di Leonardo, di Virginia Rinucci o di tutti quanti.
Ma l'amabile cuginetta non la lasciò lungamente in dubbio, e dopo aver diluviato domande su ciò che aveva detto e fatto il cieco rivedendo la luce, concluse candidamente: «peccato! se ci fossi stata, avrebbe visto anche me.»
--Sicuro,--disse il dottor Agenore,
--Sicuro,--ripetè Ernesta sorridendo.
Queste ciancie si facevano nel salotto, dovendosi, per ordine del dottore, lasciare in pace l'infermo.
--Tornerò domani,--disse Virginia;--e siccome non mi aspettereste, anticiperò.
--Brava!
--Brava!--
Alla prima approvazione scherzosa, che era di Ernesta, la cuginetta rizzò il capo ed appuntò le labbra pronta a combattere come un'eroina; alla seconda approvazione, ch'era del dottore, chinò gli occhi a terra al par d'una vergine imbelle.
--Non ha altr'arme che il pudore, ma evidentemente ne abusa--pensò Agenore--fa il mulinello continuo.--
Il giorno successivo Virginia anticipò, e giunse appena in tempo; il dottor Q... entrava appunto allora.
--Vedi un po' se avessi tardato qualche minuto!--disse ad Ernesta entrando, dietro al medico, nella stanza di Leonardo.
Ma ecco il dottor Agenore farsi presso alla signorina Rinucci, e colla sua voce di falsetto dirle:
--Signorina, se Leonardo la vede corre rischio di restare abbagliato....--
E siccome la vergine incominciava più disperatamente che mai a fare il mulinello col suo pudore, egli si affrettò a soggiungere ingrossando la voce:
--Il bianco della sua veste può infiammargli la retina, è meglio la si tiri in disparte.--
Lo stesso consiglio fu dato con un cenno dal dottor Q...; e allora Agenore dimenticò la prudenza e trasse dolcemente la signorina dietro il seggiolone.
Leonardo ed Ernesta si abbracciarono stretti, senza parole, senza lagrime....
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Tante commozioni e tanti contrasti furono funesti all'amabile cuginetta.
Due giorni dopo il dottor Agenore, recandosi a far visita a Leonardo, si vide venire incontro Ernesta con modi da indovinello, tra il serio ed il burlesco.
--Presto, presto, dottore, si ha bisogno di lei.
--Leonardo?
--Sta benissimo, non si tratta di lui, ma di mia cugina Rinucci....
--Oh!
--Sicuro, è stata colta da un'emicrania orribile, ha il suo mal di nervi, un mal di nervi tutto suo, come dice lei, nessuno ha mai provato l'uguale.... sono stati a cercarlo a casa e non l'hanno trovato, allora sono venuti qui.
--Sono venuti a cercar me?
--Già!...
--Proprio me?
--Proprio lei.--
--Agenore non sapeva uscire dallo stupore; sentiva un curioso imbarazzo in faccia ad Ernesta, e senza una ragione al mondo, invece di spicciare la sua visita medica, tirò in lungo.
--Cattivo!--gli disse Ernesta quando fu per andarsene.
E rise.
L'eco di quella risata, accompagnò lungamente il disgraziato dottore.
Nessuno seppe mai che cosa avvenisse in quel primo incontro del medico colla pudibonda ammalata, al cospetto solenne di babbo e mamma Rinucci.
Curiosa come donna e come cuginetta, Ernesta assediò di domande Agenore, il quale si tenne sulle sue un pezzo, finchè un bel giorno, in faccia ai due coniugi riuniti, uscì in questo aforisma balzano:
«Ogni donna è un'amazzone, o combatte colla civetteria o col pudore; la civetteria, che assalisce da lontano e tira a cimento i paladini, può fallire; il pudore no; è impossibile accostarsi ad una donna che faccia il mulinello con quello spadone a due tagli senza buscarsele.
--E significa?
--Significa.... significa.... non lo so nemmeno io che cosa significa.
--Ah!... ed è proprio guarita bene la mia Virginia?
--Proprio bene.--
XXIII.
L'ultimo tiro del dottor Agenore.
Leonardo entrò presto in convalescenza; mano mano gli fu concesso di star senza la benda nelle ore del crepuscolo, di andarsene in campagna, di far uso degli occhi con occhiali; e finalmente Agenore disse all'amico con una solennità insolita:--la cura è finita; tu ci vedi meglio di me, e solo che rinunzi alla vita di stravizzi, che non vegli di notte....--
Leonardo lo interruppe:
--Che non perda il mio tempo al caffè od al circolo, che non mi avveleni a stilla a stilla colla noia, che non intorpidisca le fibre coll'ozio, che non corra pazzamente dietro alla felicità colla felicità stretta nel pugno.... solo ch'io faccia tutto ciò, sono al sicuro da una ricaduta. È questo che vuoi dire?
--È questo.
E appena Agenore se ne andò a girare pei campi col fucile ad armacollo, il poveretto corse in una stanzetta piccina e gentile, si arrestò sull'uscio come sul limitare d'un tempio, finchè la sacerdotessa gli venne incontro ad introdurlo colla cerimonia d'un sorriso e d'un bacio. Ed allora essa sedette sopra una poltroncina, egli se le inginocchiò ai piedi e cercò il suo cielo in quegl'occhi neri lucenti; e fra il sorriso amoroso ed una stretta di mano tenace ed un amplesso misurato dal palpito robusto e sereno del cuore, sentì il bisogno di ripeterle per la centesima volta:
--Ti ricordi, quando vivevo al tuo fianco senza saperti leggere dentro, quando te bella, gentile, appassionata possedevo indifferente, ed i tuoi sentimenti ed i tuoi affetti non comprendevo o sdegnavo come un impaccio?
--Sta zitto--disse Ernesta,--sta zitto.
--No, non sto zitto; te ne ricordi? Ti ricordi il giorno che ti rimproverai l'amore innocente dei tuoi fiori, e beffai la canzone del tuo canarino, e risi del santo culto dei tuoi poveri morti? Te ne ricordi? Ebbene, allora, allora più che mai, allora solo ero cieco.
--Sta zitto.
--No, non sto zitto. Io che le ho provate entrambe, lo posso dire: più della cecità degli occhi, è paurosa e crudele la cecità dello spirito. E se la notte, quando sogno di essere ancora cieco o mi sveglio d'improvviso nel buio e mi coglie una terribile paura, se allora mi si proponesse di scegliere tra la luce che illumina la mia pupilla e quella che m'illumina il cuore....
--Sta zitto.... ascolta....--
E così dicendo, si levò in piedi, socchiuse un'imposta della finestra, e col braccio tenne lontano Leonardo, perchè il raggio che penetrò nella cameretta non gli battesse sul viso.
Era l'ora del mezzodì; sotto la sferza del sole nessun uccello si avventurava sugli alberelli vicini, nessun passero saltellava sulle sabbie ardenti dei viali, ma giù nel boschetto, che pareva tuffarsi nel lago, l'usignuolo levava ogni tanto la voce di mezzo al confuso chiacchierio di mille voci.
Un pezzo stettero silenziosi, colle mani strette; si guardavano ogni tanto e si sorridevano a vicenda. All'improvviso s'udì uno sbatter d'ali, e un corpo nero fendette l'aria. Ernesta, che l'aveva visto colla coda dell'occhio, ebbe appena tempo di voltarsi; in mezzo al verde chiaro d'una robinia essa riconobbe uno stornello. L'audace pennuto pareva proprio rivolgersi a lei, spiegando tutta la sonorità della propria voce di contralto, in un saluto.
--Stallo a sentire--disse Ernesta.
Ma in quella lo stornello spiccò il volo ed andò a posarsi in cima ad un noce altissimo, dove ripigliò il suo gorgheggio.
Ernesta mise il capo fuori della finestra per vedere chi l'avesse fatto fuggire, e vide.... orrore! il dottor Agenore che, col fucile spianato, toglieva la mira verso il noce. Un grido ed uno sparo.... tacque il gorgheggio.... un brevissimo istante di silenzio, e finalmente l'uccello si staccò dalla pianta volando in direzione del boschetto.
--Sbagliato!--gridò Ernesta battendo le mani;--bravissimo!
--Dica che sono un asino! venti metri di distanza al più, carica di pallini da lepre.... è la prima volta che sbaglio.--
In così dire Agenore entrava in casa. Ernesta e Leonardo gli vennero incontro.
--Sono un asino, non me la perdonerò mai....
--Ma perchè pigliarsela con uno stornello?
--Perchè? Per non pigliarmela cogli usignuoli e coi fringuelli; questo vostro boschetto non ha mai visto la coda d'una lepre e non ne vedrà probabilmente fino al prossimo cataclisma.
--E allora lei non ci sarà.
--È vero; ma pare impossibile.... ho mirato giusto, dovevo colpire.--
Ernesta non rispose nulla, ma, seria seria in viso, faceva di no col capo.
Agenore guardò la bella, poi la faccia sorridente di Leonardo; depose lo schioppo in un canto e ripigliò a dire beffandosi:
--Sarà.... ogni anno ne passa uno, s'invecchia, si perde la fermezza del braccio, la sicurezza dell'occhio....
--E quando si ha perduto la fermezza del braccio e la sicurezza dell'occhio.... si piglia moglie.--
La bella donna rideva dicendo queste parole, Agenore anch'esso si provò a ridere, ma non gli riuscì.
--Ernesta ha ragione,--aggiunse Leonardo.
--Trovatemi voi altri la sposa....
--L'ho bell'e trovata.... mia cugina!
--Ah! perchè no? Lunga, asciuttina, coi capelli color di stoppa.... una connocchia vestita.... perchè no? io sono grassoccio, ho i capelli neri....
--Arturo Shopenhauer benedirà le nozze--entrò a dire Leonardo.
--Mia cugina non legge altro; ha sempre il suo Arturo al capezzale.... non è mica geloso, dottore?
--Procurerò di farmi forza....--
.... Alla sera, quando Agenore, col fucile ad armacollo, fu scomparso allo svolto del viale, Ernesta si rivolse sorridendo al marito e gli disse con un bizzarro accento quest'unica parola:
--Scommetti?--
XXIV.
Catastrofe.
È passato un anno. Virginia Rinucci è riconoscibile solo al colore dei capelli ed alla linea corretta del naso; nel rimanente è mutata; prima di tutto ingrassa, il che la fa parere meno lunga, e poi, invece del sussiego ad intermittenze d'una volta, ha una serena gravità di modi che non dispiace; e poi, e più, non s'impunta per il minimo contrasto, nè le corrono i rossori al viso per ogni nonnulla.... è una donnetta piuttosto amabile, e tra per merito proprio e della sarta, belloccia; in fine Virginia Rinucci non è più Rinucci, nè Virginia. È sposa e madre e non sa se più adori il suo piccolo od il suo grosso Agenore.
Il dottore si lascia adorare, si lascia dire che è bello, bello, bello, e quando si specchia negli occhietti sbigottiti della sua creatura, trova che sua moglie ha proprio ragione. Fa spesso visita a Leonardo in campagna, e piglia gusto a dar del _tu_ alla cognatina; infine incomincia a credere che la _grossa corbelleria_ non sia così grossa come gliela facevano vedere.
--La mia Virginia,--disse una volta ad Ernesta,--si è proposta di assomigliarti; tienilo per te, e bada che così hai doppia responsabilità, tu sei il suo modello.--
Ed un'altra volta disse:--la trasformazione di mia moglie non ha nulla che non sia nell'ordine fisiologico; le fanciulle che rimangono troppo lungamente zitelle sono come i cardini delle porte che si aprono di rado--s'irruginiscono e stridono; l'igiene è questa: olio ai cardini, marito alle fanciulle....
--Hai ragione,--diceva Leonardo.
--E tu, cognatina, non mi dai ragione?
--Te ne do cento.... e come sta il piccino?
--Ingrassa, ingrossa. Virginia dice che è tutto il mio ritratto, mentre invece è tutto il suo; è biondo...
--Tutti i bambini sono biondi....
--Ma il mio ha un biondo speciale che non sbaglia.... io dico che, mutato il sesso e l'età, è Virginia tale e quale....
--Ha dell'uno e dell'altro,--entrò a dire Leonardo,--e non può essere altrimenti colla teorica del completamento.
--Povero completamento!--disse Ernesta quando fu sola col marito.
--Perchè?
--Perchè quella creaturina non assomiglia nè a Virginia nè ad Agenore; la mamma ha gli occhi azzurri, il babbo neri, e il piccino non li ha di nessun colore.... in compenso ha il naso rivolto in su, mentre la mamma lo ha affilato ed il babbo aquilino.... ha.... Via, diciamolo, non ce n'ha colpa.... ma è bruttino....
--Il nostro sarà più bello,--disse Leonardo.
--Sicuro che sarà più bello--conchiuse Ernesta ridendo.
Uscendo di casa verso il crepuscolo per far la solita passeggiata nel viale, i colombi si affacciarono dalla piccionaia per vederli passare, e gli stornelli si staccarono in nugolo dal tetto per formare in alto, in alto, una corona sul capo della coppia felice.
Ma ahi! sciagura!--ieri l'altro ancora, al caffè _Cova_ ed al _Circolo_ si faceva un gran ridere alle spalle di Leonardo e del dottor Agenore.
FINE.
Estratto dalla _Nuova Antologia_.
INDICE
CAPITOLI PAG.
I.--In cui la signora si confida col suo spirito famigliare................................................ 5
II.--In cui il signore si confida col suo medico ........ 17
III.--Missione diplomatica............................... 33
IV.--In cui si fa una rivelazione e si mostra un disegno.................................................. 41
V.--Il dottor Agenore intraprende una cura radicale...... 45
VI.--«Non è lui! Non è lui!»............................. 57
VII.--Voci della campagna................................ 69
VIII.--Voci della città.................................. 73
IX.--In cui si leggono i caratteri dell'amabile cuginetta ......................................................... 87
X.--Cieco!............................................... 95
XI.--Crepuscolo e notte................................. 103
CAPITOLI PAG.
XII.--Soliloquio........................................ 115
XIII.--In cui il dottor Agenore ne fa una grossa........ 119
XIV.--Primi bagliori nel buio........................... 127
XV.--Inventario di cose e d'uomini...................... 133
XVI.--Risultato ultimo d'una discussione filosofica..... 141
XVII.--Un sogno ad occhi aperti......................... 151
XVIII.--Una rivelazione del dottor Agenore.............. 159
XIX.--È lui, è lui!..................................... 167
XX.--La luce?........................................... 179
XXI.--La luce........................................... 185
XXII.--Emicrania e mal di nervi......................... 191
XXIII.--L'ultimo tiro del dottor Agenore................ 197
XXIV.--Catastrofe....................................... 203
Milano--TIPOGRAFIA EDITRICE LOMBARDA--Milano
RACCONTI E ROMANZI CONTEMPORANEI
Auerbach----La Scalza--Traduzione di E. DE BENEDETTI--Un volume in-16 di pagine 300.................................... L. 2--
Bersezio V.--Cavalieri, Armi ed Amori --Due volumi..................................... » 5--
Cantù--Abisso e riscatto, _scene domestiche per letture di famiglia_--Un volume in-16 grande di pagine 200................ » 1 50
De Amicis E.--Pagine sparse--Un volume in-16............................................ » 1 50
Donati C.--Povera vita!--Un vol. in-16........... » 3--
Farina S.--Il tesoro di Donnina--Un volume di pagine 416............................. » 3-- --Fante di picche--Un eleg. vol. in-16........... » 1 50 --Amore bendato--Un vol. in-16................... » 2--
Lioy--Chi dura la vince.......................... » 2 50
Ruffini--Un angolo tranquillo nel Giura, --Un vol. in-16 grande di pag. 360............... » 2 50
Dirigere commiss. e vaglia alla Tip. Editrice Lombarda, Milano.