Part 2
--Sono proprio disgraziato, piglio moglie credendo di fare un'azione meritoria, di assicurarmi la mia porzione di paradiso, e invece mi tiro un inferno addosso. Tu sai come è andata. Ernesta mi piaceva ed io piaceva ad Ernesta; sola lei, solo io; essa non aveva una casa, ed io ne aveva una, in cui non stavo mai... Ci sposiamo? Sposiamoci. E fu fatto. «Mobiglierà la casa di suo genio, dicevo, perchè sarà lei che dovrà starci, io mi reputerò felice di vedermi venire incontro un visino ridente e mi sentirò meglio equilibrato nel mondo.» Sissignore che facevo i conti senza quella testolina bizzarra; figurati, vorrebbe che non mettessi il piede al Circolo, nè al Caffè, che non riconoscessi più i miei amici da scapolo, che avessi paura dei gonnellini delle ballerine, che andassi in teatro solo per accompagnarvi lei, che la conducessi a spasso e nelle buone famiglie e che stessimo a sbadigliare a quattrocchi tutto il giorno quanto è lungo... e tu sai quanto è lungo! Mi provai a persuaderla e sulle prime sperai di ricavarne qualche frutto.... «Disgraziata! non sai che è la tomba del nostro amore che tu vuoi scavare con queste male abitudini? Lasciami fare a modo mio, e non mi pentirò mai di aver preso moglie, e mi piacerai sempre, e ti amerò in eterno; hai una _posizione_, una famiglia; sei una donna _collocata_, come si dice, puoi ricevere, dar delle veglie; divertiti come io mi diverto, onestamente, fatti delle abitudini che non urtino le mie abitudini..., e lasciami in pace.» Tempo perduto, fiato sprecato; ho dovuto sempre finire a piantarla colle sue smanie ed andarmene al Circolo. Ha certi paroloni in bocca, si fa certe idee dei doveri coniugali da diventare insopportabile; peccato, perchè è bellina proprio e vi sono nella giornata alcune ore che avrei sempre passato volentieri con lei; ma a darle retta non sarei più un uomo, diventerei un fantoccio, e mi farebbe muovere a suo capriccio. Pazienza; per parte mia rinuncio ai vantaggi sperati da questo matrimonio; poichè non sa riconoscere la sua felicità, peggio per lei; vuole andarsene, si accomodi.--
E così dicendo la povera vittima girava orizzontalmente come sopra un perno e si voltava sull'altro fianco. Per un pezzo stette zitto, aspettando forse che l'amico dottore entrasse a dire qualche cosa, ma l'amico dottore non discuteva mai le opinioni degli altri senza un qualche gravissimo interesse, ed aveva in ciò le sue ragioni filosofiche; onde Leonardo, che aveva preso l'aire e non poteva fermarsi, dovette fare un'evoluzione contraria sul proprio perno e mettere un'altra volta la sua faccia di vittima di fronte alla faccia pensosa dell'Esculapio.
--Io la compatirei mia moglie, sì, se mi lasciasse in pace, sento che avrei la forza di compatirla; le sono idee bevute coll'educazione, idee da borghesucci, da gente di affari. Un impiegato che passa nove ore del giorno all'ufficio, un bottegaio, un negoziante, che so io, ecco i mariti modelli! Dio del cielo! La cosa difficile! Date otto giorni di vacanza all'impiegato, tre feste di seguito al bottegaio, un piccolo fallimento che costringa a quindici giorni di ozio un negoziante, e se costoro non fanno dare in ismanie le loro Penelopi, come io la mia senza colpa, mi si mozzi un dito, mi si mozzi! Mia moglie non comprende queste cose perchè è un po' fatua, un po' spensierata, un po' frivoluccia, un po' insomma tutto quello che ella dice che io sono, ma io... ma io....
La faccia da ridere del dottor Agenore imbrogliò la frase di Leonardo, il quale fu costretto a fermarsi ed a domandare:
--Dimmi tu se ho ragione.
--Non c'è che dire,--rispose il medico,--hai ragione; le tue facoltà sono equilibrate per modo che non vi può essere dubbio... hai ragione... è la natura genuina, è il tuo sangue, sono i tuoi nervi, non potrebbe essere altrimenti... insomma hai ragione.
--Manco male! interruppe l'altro,--manco male; io appartengo ad una classe che ha vacanza tutto l'anno, e che di necessità deve avere abitudini matrimoniali diverse... Bada un po' quanti avventori ammogliati con prole conta il Caffè Cova! ed il Circolo quanti! Domanda a costoro se, quando si sono coniugati, fu loro possibile da un giorno all'altro mutare le abitudini di una quindicina d'anni per cucirsi alle sottane della moglie! Non bisogna esagerare la virtù di quei quattro articoli del codice che vi legge il Sindaco o l'Assessore; sono quattro buoni articoli, ma non possono far miracoli; il giorno dopo che si è cessato di essere scapoli, in fondo si è rimasti quello che si era la vigilia. Molti credono il contrario e si illudono e fanno la propria e l'altrui infelicità; io non l'ho creduto un istante e sento che potrei far la vita di marito con molto garbo... se mia moglie mi lasciasse in pace. Il marchese Viani e l'ingegnere Stefani fanno così, ma essi hanno avuto la fortuna di trovare delle mogli che comprendono la _situazione_, ed a me ne è toccata una testereccia che vuol guastarmi il sangue colle sue idee balzane.... Pazienza! Ci separeremo. Accetto la mia parte di vittima.--
Dicendo queste ultime parole, il poveraccio protendeva tutte e due le mani fuori del letto come eccitando il dottor Agenore a consegnargli immediatamente quella parte disgraziata.
Pochi minuti dopo Leonardo, non sapendo più che dire e sicuro che avrebbe aspettato invano i consigli del suo amico medico, si determinò a levarsi da letto alla muta. Il dottore Agenore stava a guardarlo seduto sopra una poltroncina.
--Fammi il piacere, dimmi ancora che ho ragione--uscì a dire Leonardo arrestandosi di botto, mentre stava mettendosi i polsini.
Agenore rialzò il capo e disse senza scomporsi:
--Certo che sì; finchè parli tu, la ragione è dalla tua.
--Che intendi di dire?
--Tua moglie farà le sue argomentazioni, immagino?
--Pur troppo....
--E le fa in buona fede....
--Ma senza senso comune....
--Non importa, le fa col suo senso, co' suoi sensi, ha ragione anche lei; avete ragione tutti e due; sono i nervi, è il sangue, il fluido... la disgrazia, se ti piace meglio.
--Le conosco le tue teoriche, non le discuto....
--E fai bene, perchè sarebbe inutile... sono le mie; io non discuto le tue... perchè sono le tue; la discussione è un acrobatismo dell'ingegno, uno sforzo erculeo sul trapezio, sulla corda o sulla barra che non approda a nulla. Tu non sei padrone ora di pensare diversamente da quello che pensi; date le tue condizioni fisiche, dato l'equilibrio momentaneo delle tua facoltà, è fatale. Vuoi essere sicuro che questa tua idea d'ora è, non dirò la vera, ma quella che corrisponde esattamente al tuo temperamento?... Aspetta a domani, fra una settimana, fra un mese.
--E mi consigli?
--Di non risolvere nulla per ora.
--Impossibile... impossibile... impossibile. S'ha a finire; ieri dopo il desinare, bisticci, ieri l'altro idem; e indietro e indietro sempre bisticci e scene analoghe.... Le ho detto che oggi le avrei risposto ed oggi le risponderò.--
Leonardo aveva finito di vestirsi e si guardava intorno.
--Vacci subito,--disse Agenore,--spicciati, io ti aspetto qui....--
Leonardo non rispose, prese sbadatamente il cappello e lo tenne in mano facendolo girare.
--È una scena disgustosa,--disse alla fine lentamente,--non ci avevo pensato, mi sembrava facile ed è difficile; ci saranno lagrime, parole grosse... ho una natura così impressionabile; mi spiace veder piangere una donna.... Ernesta poi... a cui voglio bene.... Ah! mi viene un'idea; è la mattina delle idee... ma questa è eccellente.... Ecco, Agenore, ci vai tu da mia moglie, te le presenti, le sveli l'animo mio, la persuadi che io non ho alcun torto verso di lei, le spieghi bene le cose, la induci ad accettare la vita libera nel tetto coniugale.... ed in caso disperato....
--In caso disperato?
--Le dici che il suo codice non serve a nulla, che quando ella vorrà stare in città, io me ne andrò a viaggiare, e quando ella vorrà andare in campagna od ai bagni io starò in città.... così sarà liberata dalla mia odiosa presenza e non si faranno scandali. Ci vai?
--Ci vado.
--Ah tu sei il migliore degli uomini ed il migliore dei medici; mi hai tolto una montagna dallo stomaco; servigi come questo non si dimenticano.... conta sulla mia gratitudine... io corro perchè è la una e mezza; alle due mi aspettano al Cova. Fatti annunciare.... mia moglie non ti farà fare anticamera.--
E Leonardo, trasformato in volto dall'ottima idea che gli era venuta, uscì guardandosi intorno per paura di incontrarsi colla sposa; quando fu sul pianerottolo, si fregò le mani come uno scolaro e scese le scale a precipizio.
III.
Missione diplomatica.
Il dottor Agenore aveva accettato il difficile incarico con un po' di leggierezza. Ci pensava ora e diceva a sè stesso che se la discussione è inutile, la persuasione è impossibile, salvo in certi casi di felice rilassamento delle fibre. Finì con dirsi che po' poi non doveva fare un predicozzo, nè un'orazione, ma un'ambasciata pura e semplice.
E si fece annunciare alla signora.
La signora lo ricevette nella sua camera da letto, in veste da mattina, sdraiata sopra un divano, dandosi l'imperio e la disinvoltura dell'indolenza.
--Buon giorno, dottore,--disse la prima,--come sta?
--Bene,--rispose Agenore senza scomporsi,--e quanto a lei, cara signora, invece di domandarglielo me ne accerterò io stesso.--
Così dicendo, le si sedeva accanto e le pigliava il polso tra l'indice ed il pollice.
--Un po' agitato, ma abbastanza regolare; ella è in grado di ascoltare pacatamente quello che le devo dire.... Suo marito....
--Mio marito!... è dunque mandato da mio marito? E perchè non è venuto egli stesso?
--Era aspettato al Cova.
--Ah!
--Il mio amico Leonardo è dolente di non essere compreso, è sicuro di fare il suo dovere di buon marito, non sa darsi pace...--
Ernesta lo interruppe.
--E infine non sa che farsi di me....
--Non dice questo.
--Che cosa dice? Ha egli pensato, come ho pensato io, che questa vita è intollerabile? E che ha risoluto?--
Il dottor Agenore si vide così sbalzato dall'esordio alla perorazione, senza aver fatto un passo; prima di rispondere provò a puntellarsi.
--E ci ha ella proprio pensato? Ed è venuta per davvero alla conclusione che questa vita è intollerabile? Ed è certa di non aver avuto un po' di febbre, una momentanea irritazione nervosa? Perchè, cara signora, noi siamo povere creature avviluppate in una rete di nervi, mal difese da un'epidermide impressionabilissima, e anche quando i tessuti muscolare e connettivo sono sparsi coll'eguaglianza che fa le donne leggiadre come lei ed i temperamenti felici, non si sa mai quello che accade nei vasi; il sangue, la linfa, gli umori sono altrettanti nemici che noi alimentiamo, e quando ci pare di essere persuasi d'una cosa, siamo esposti a pentirci un'ora dopo.
--Nelle cose del raziocinio può essere, ma il cuore non si inganna mai.
--Il cuore! Ah! non mi parli del cuore, cara signora; bisogna averlo visto il cuore! È il più fallace di tutti gli organi. Quando io guardo un oggetto e lo trovo bello....--
Il dottore Agenore guardava l'epidermide vellutata della faccia di Ernesta.
--.... Allora sono press'a poco sicuro di non fare un giudizio falso; posso sbagliare, ma è difficile, è difficile.... così quando scevero una stonatura in un concerto, così quando mi fido al tatto--piccole imprudenze quasi sempre innocue--ma se entro a far funzionare il cervello od il cuore, non ne imbrocco una giusta, parola d'onore! Dieci anni sono io era spiritualista, credevo a tutte le verità che insegna la madre Chiesa, perchè le dovevo credere; le credevo senza intenderle, come consiglia la Dottrina, e ne ero persuaso; oggi che la scienza mi ha aperto gli occhi, non ho più la fede, e mi sono fatto un'opinione ferma che allora fossi un grande.... Devo dire la parola?
--Dica.
--Un grand'imbecille... Allora ed oggi io era persuaso, e pure allora od oggi, secondo le idee volgari, avevo torto; invece ho sempre avuto ragione, perchè la ragione od il torto sono parole. I fatti eccoli, e glieli garantisco: l'equilibrio delle facoltà, i moti delle fibre, la temperatura del sangue e degli umori.
--Diceva dunque che mio marito?....--interruppe Ernesta abbandonandosi sul divano.
--Il mio amico Leonardo ama la sua libertà (è fatto così), ama pure sua moglie, ma più la libertà (non ci può nulla); vorrebbe accontentarle tutte e due.... potendo.
--E non potendo?
--Non potendo, egli viaggierà spesso e la signora passerà alcuni mesi in campagna; così sarà liberata dalla vista odiosa del marito.... (parole testuali) se però le accomoda.
--Mi accomoda,--disse Ernesta balzando in piedi e suonando il campanello.
--Che fa ora?--chiese il dottore rizzandosi,--non si ecciti così; ella tanto giovane, tanto bella, tanto spiritosa! Ah! È un peccataccio nero farla andare in collera! Il mio amico Leonardo non ha senso comune....
--Non m'importa di lui,--disse Ernesta, ed aggiunse volgendosi ad Olimpia accorsa alla chiamata:--Prepara subito le mie valigie, parto oggi stesso....--
La cameriera fece cenno di sì, guardò il dottore e se n'andò; Agenore, pigliando per mano la bella adirata, la trasse con lieve violenza sul divano e cominciò colla sua voce carezzevole:--Povera creatura! Povera creatura! Quante doti inapprezzate ed inapprezzabili, quanta bellezza, quanto sentimento, quanta bontà! Tutte le più felici emanazioni d'un _organismo_ eletto! Il tanto da far beato un misantropo! E codesto Leonardo!....
--Che ne importa a me di Leonardo!--ripetè la bella con accento che invano voleva parer duro;--questo mondo è vasto, ci posso vivere anche senza Leonardo, ci vivrò, e sarò felice, perchè alla fine....
--Perchè alla fine,--proseguì il dottor Agenore accalorandosi, alla fine la vita è breve, e la gioventù fugge, e la bellezza svanisce, e i fluidi perdono la loro elasticità, e quella febbre simpatica che piglia in una volta due esseri....--
Il dottore non ebbe tempo di dare il suo nome volgare alla febbre simpatica che piglia in una volta due esseri, perchè Ernesta, obbedendo ad un impeto irresistibile, proruppe in lagrime e nascose la faccia fra le mani.
Non si era mai aperto un orizzonte così ampio agli occhi del medico materialista, il quale ebbe le vertigini, fece un sogno audace, ed approfittando della licenza che gli dava la sua veste dottorale, prodigò un mondo di carezze poco scientifiche alla bella donna. Forse per la prima volta in vita sua egli si accorgeva del fascino sintetico che emana da una creatura di genere femminino. E si trovava senza avvedersene a vagheggiare le forme leggiadre di quel corpo che aveva le seduzioni della bellezza, della grazia, dell'abbandono e del frutto proibito. Bisogna dire che i filosofi materialisti non siano corazzati meglio degli altri e che il conoscere gli elementi, di cui si compone una corbelleria, non renda molto più forti nel resistere alla tentazione di commetterla. I nervi del dottor Agenore ne stavano appunto commettendo una, e il cervello, coll'aria di volersene stare in disparte, se ne faceva l'istigatore ed il complice.
Si indovinano le fantasie di quell'uomo così poco fantastico; egli vedeva una bella donna sul punto di separarsi da un marito indegno, l'accompagnava nella solitudine, spiava gli occulti moti del suo cuore e ne scandagliava il vuoto.... si sentiva un desiderio cocente di colmare quel vuoto, di pigliare il posto dell'indegno, e trovava quel desiderio legittimo.
--Ah!--diceva egli perdendo assolutamente di vista la dottorale gravità,--ah! cara signora, non le mancherà, no, chi l'adori come ne è degna; quel povero Leonardo è malato, non capisce il bello, non sa amare robustamente, la linfa lo atrofizza, i cattivi umori gli inacidiscono l'umore...., a lei doveva toccare in sorte un uomo gagliardo, di temperamento sanguigno (il temperamento meglio fatto per l'amore), un uomo non viziato dall'abuso, non stanco dei piaceri, ma che dalle fatiche d'una vita studiosa sapesse volare....--
Il dottor Agenore disgraziatamente non sapeva volare sulle ali della rettorica meglio di così, ed anche così non poteva durare un pezzo. Si fermò per ripigliar fiato, ebbe un momento di rilassatezza delle fibre e temette di essere andato troppo oltre.
Ernesta, riasciugate le lagrime, teneva gli occhi immobilmente fissi sul pavimento; probabilmente non aveva inteso nulla.
Agenore si guardò alla sfuggita nello specchio, si rimproverò in cuore di non essersi fatto radere al mattino, fece uscire i polsini dalle maniche del farsetto coll'aria d'un guerriero che assicura l'asta in pugno, e ricominciò l'assalto.
Quando mezz'ora dopo il dottore usciva dalle camere di Ernesta, aveva quell'aria tra fatua e rimminchionita d'un uomo per lo più grave che è dovuto uscire dalla propria gravità e non sa bene se ne sia contento.
--Ci fai una grama figura, Agenore amico mio--diceva l'amico Agenore--una grama figura!... ma quella donna è tanto bella, e Leonardo così fatuo!...--
Leonardo aspettava al Cova con una certa ansietà:
--Dunque?
--Se ne va.
--Dove?
--In campagna, sul lago, oggi stesso, non vuol saperne di conciliazione.
--Ed io?
--E tu in luglio andrai ai bagni di Spa, te li ordino fin d'ora per gli occhi, ed allora la signora Ernesta tornerà in Milano se ne avrà voglia.--
Leonardo stette un po' sopra pensiero, poi, vergognoso di parere inquieto, strinse la mano all'amico dottore e disse ridendo:
--Grazie, grazie, grazie.--
Il dottore, che stava per cedere ad un nuovo rilassamento delle fibre, vinse lo scrupolo, respirò libero e sentenziò dentro di sè:
--Se facessi diversamente, sarei un imbecille.
IV.
In cui si fa una rivelazione e si mostra un disegno.
Il dottor Agenore deve aver dato di sè una idea più solenne del necessario; i modi, le sentenze, l'accento gli possono aver prestato sembianze di colosso; è tempo di ridarlo alle sue vere dimensioni; sappiate dunque che non era un _cattivo soggetto_.
Tutta la sua filosofia materialistica, appresa nell'anfiteatro anatomico dell'Università di Pavia, non aveva potuto indurirgli una fibra od intorpidirgli un nervo; medico-chirurgo-ostetrico, salvo qualche canone scientifico di più e molte ingenuità di meno, egli era rimasto organicamente come quando traduceva i _Tristi d'Ovidio_ dalle panche del Liceo. È naturale, è logico, secondo la sua filosofia medesima.
E siccome il dottor Agenore aveva studiato medicina per amore della teorica, e si era limitato nella pratica alle costipazioni degli amici, non è temerario asserire che egli era una creatura press'a poco innocua.
Andava famoso al Caffè Cova per le sue avventure galanti, incominciate sempre con una lezione d'anatomia, allo scopo di ottenere la cura radicale delle opinioni e dei sentimenti delle belle. Si diceva di lui che una volta, dopo d'aver spinto l'innamorata fino alle ultime trincere e costrettala alla resa, aveva rinunciato ai frutti della vittoria, perchè il generale supremo dell'esercito nemico, _vulgo_ il marito, era entrato in sospetto della cosa, se ne sarebbe accorto e ne avrebbe avuto dolore. La clientela del dottore rideva grassamente del _gran rifiuto_, come lo chiamava con frase dantesca; Agenore lasciava ridere e rispondeva invariabilmente:
--È questione di principî. L'adulterio è cosa semplicissima; la fisiologia non lo vieta, anzi lo consiglia; è il solo rimedio trovato dalla Natura a quella malattia sociale che è il matrimonio, a patto però che il marito non ne sappia nulla. Se egli lo sa (fragile ed imperfetto come è quasi sempre il nostro organismo), ne avrà dolore, dolore egoistico, se volete, ma sacrosanto; e chi sapendolo fa cosa che cagioni dolore ad un suo simile, costui, signori miei, commette una birbonata.
I clienti si guardavano in faccia e ripigliavano a ridere, dicendo dentro di sè che in fondo quel materialista implacabile valeva meglio di certi spiritualisti che fanno complice la rettorica delle loro imprese galanti.
Il dottor Agenore non era dunque un cattivo soggetto; tale non lo avevano voluto il sangue, la balia, la complessione, a dispetto dell'anfiteatro anatomico. Non se ne vantava, no, sapendo di non averci merito, come altri non ha colpa del contrario, ma in fine ne conveniva egli stesso con modesta compiacenza: _non era un cattivo soggetto_.
Quanto a ciò che egli meditava di fare era per filo e per segno suggerito dagli avvenimenti. Pensate: una moglie bella, giovane, sola, abbandonata alle noie della campagna; l'amico marito che non se ne dà pensiero e chiude gli occhi addirittura, certo che la virtuosa moglie si darà spasso onestamente, vale a dire senza scandali.... Ah! In fede mia ciò che il dottor Agenore meditava di fare era suggerito per filo e per segno dagli avvenimenti! Ed ecco ciò che meditava di fare:
Aspettare alcuni giorni, il tanto necessario a lasciare sbollire i primi entusiasmi campagnuoli di quella testolina bizzarra, partire, arrivare in un momento di noia, col pretesto di farle visita, di assicurarsi della sua salute, ed incominciare una cura radicale.
Aspettò, partì e giunse a Bellagio. Ed è inutile dire che la mattina della partenza non aveva dimenticato di farsi radere.
V.
Il dottor Agenore intraprende una cura radicale.
La villetta, che pareva fatta apposta per esser nido d'un amore clandestino, era situata sopra Bellagio un bel tratto, ai due terzi del colle. Di lassù si vedevano i tre bracci del lago, ma più direttamente quello che si allunga verso Lecco. L'idea di nido nasceva spontanea vedendo biancheggiare la casa attraverso il boschetto che da quella parte copre la ripida balza del monticello.
Il dottore Agenore vi giunse verso il mezzodì, a piedi, sotto la sferza d'un sole di maggio che per l'occasione fausta si era fatto anticipare i raggi di luglio. Grondava di sudore il poveraccio, era impolverato ed ansante. Avrebbe potuto farsi tirar su in carrozza--e tale era stata la sua intenzione in principio--ma giunto alle falde del nido, ebbe un'ispirazione: far la strada a piedi, arrivare dinanzi alla bella, sbuffante e coperto di polvere... un tiro da maestro.
Quando fu ad un trar di sasso dalla porta d'ingresso, si fermò a guardare tutto intorno; le finestre della casicciola erano chiuse, non si vedeva anima viva; poi udì uno starnazzar d'ali affrettate; un paio di colombi gli passarono sul capo, seguì cogli occhi l'alata coppia, e vide sotto una pianta, nel fitto del vicino boschetto, una bianca veste di mussola ed una capigliatura nera, disciolta, cadente a ricci sopra un bel viso tondo più bianco della mussola... lei--lei stessa--Ernesta!
La cara donnina aveva intorno a sè uno stormo di colombi, cui dava da mangiare, costringendoli talvolta a venire a prendere le briciole sulla palma della mano. Come vide il dottore, non si rizzò, gli fece un saluto ed un cenno perchè aspettasse alquanto e non si movesse.
Il dottore s'impalò duro duro e non fiatò nemmeno.
Finalmente il pasto finì e la bella congedò i colombi che spiccarono il volo dirigendosi al basso. Anche Ernesta spiccò il volo ed in un istante fu presso ad Agenore con modi festosi.
--Il bravo dottore! Il bravo dottore! E la bella visita! Perdoni se non ho lasciato subito i colombi, ma se l'avrebbero avuto a male e sarebbe stato perdere otto giorni di pazienza... Li addomestico a venire a mangiare il miglio e le briciole sulla palma della mano... mi costa molta fatica, perchè non sono veramente eroi i miei piccoli allievi, ma tanto, sa? a quest'ora due sono educati... Bisogna vederli come mi guardano in faccia ad ogni boccone, tirando indietro il collo, per decidere se debbono fidarsi. E m'interrogano anche, mi dicono un po' spaventati: «ôh? ôh?» Fra una settimana mi verranno dietro come cagnolini... scusi, sa?... ma hanno da essere i compagni della mia solitudine.--