Part 5
Nei rapporti del marito? Dirò meglio: nei rapporti del marito e in quel dato momento critico? Ma nessuna differenza, signor mio. Il marito, in un frangente simile, deve pigliar la moglie, rimandarla a casa sua, quando non trovi più semplice e spicciativo d'ammazzarla, e provvedere al proprio onore chiedendo soddisfazione al signorino che....
PERTUSANI
In teoria, forse; ma in pratica ogni caso speciale richiede speciali provvedimenti. E qui ci troviamo in tali circostanze....
FLAVIANO
Ammettiamo le circostanze migliori, quali sono affermate dal signor Fara. L'offesa rimane sempre, l'offesa fatta da Marinelli a mio fratello: ed esige una riparazione. (_Moto di Pertusani_). No, signor Presidente, mi permetta: su questo punto non ammetto obbiezioni. Ebbi l'onore e la soddisfazione d'essere interpellato dal generale Angelini quando studiava il suo codice.
PERTUSANI
Senta: non le è passato per la mente questo che mi pare assai semplice: se davvero l'Eva avesse avuto un amante, anzichè commettere la bambinata d'jeri sera, avrebbe provveduto a trovarsi con questo amante in condizioni di tempo e di luogo più sicure e, soprattutto, più.... pratiche? Perchè, alle dieci e mezzo di sera, colla neve sul terreno, trovarsi in mezzo ai campi, via! si potranno fare delle osservazioni metereologiche e climateriche, ma.... combinar dei connubi.... francamente!....
FLAVIANO
(_osservandolo, da furbo_) Mi permette di dire quello che penso?
PERTUSANI
Ma sicuro!
FLAVIANO
Ebbene: lei è un ingenuo. Ma chi non sa che gli amanti.... non guardano pel sottile.... e non ne ànno mai abbastanza! Creda, lei è un ingenuo!
PERTUSANI
Oh! fa tanto bene di esserlo, qualche volta!
FLAVIANO
Quando non lo si è a proprie spese, però! Oh! ecco il signor Fara!
SCENA V.
Alessandro — Pertusani — Flaviano.
ALESSANDRO
(_sulla soglia, al fondo, parlando a Filippo che è di dentro_) Nessuno assolutamente, fuorchè Giovanni. Anzi, chiudi il portone abbasso. Chiunque venisse, dirai che ài l'ordine di non lasciar entrare nessuno; senza dar spiegazioni. Ài capito, nessuno, assolutamente, fuorchè Giovanni. (_Entra, abbattuto, affranto. Vede Flaviano, si sofferma_).
PERTUSANI
(_gli va incontro_) Alessandro?....
ALESSANDRO
(_gli fa cenno di tacere, gli stringe la mano commosso_).
FLAVIANO
(_fa cenno di voler parlare_) Signor Fara....
ALESSANDRO
(_mestamente, con un po' d'ira repressa e di dispetto, a bassa voce_) So quello che vuol dire.... capisco la ragione di questa sua nuova visita. Ebbene, non ò nulla da dire a lei.... Nuovi avvenimenti, nuove circostanze sono venute in luce.... parlerò a Giovanni, non riconosco dei diritti che in lui. Ò mandato a cercarlo dappertutto, spero lo troveranno. Anzi, prego lei, che saprà dove si trova, di mandarmelo al più presto possibile. Non ò altro a dirle....
FLAVIANO
Ma....
ALESSANDRO
(_con ira_) Non le basta? (_Dominandosi_) Non le basta? Oh! non à nulla a temere lei, da questo mio colloquio con Giovanni. Mi crede un uomo onesto? Io, almeno, almeno io, qui dentro? Ebbene!
FLAVIANO
Ma il bambino.... Fui alla fabbrica....
ALESSANDRO
Sì, è qui, lo sa? Avevo creduto mio diritto, avevo creduto di far bene, portandolo qui.... Lo riconsegnerò a suo padre. Le basta?
FLAVIANO
Non insisto. Il tono con cui Ella mi parla, mi fa supporre.... mi lascia supporre.... che più giusti criteri la guidino che non stamane.... e che si sia reso conto della dura necessità....
ALESSANDRO
Supponga quello che vuole. Ancora una volta: la prego di mandarmi Giovanni. Parlerò a lui solo. A lei non ò nulla da aggiungere.
FLAVIANO
Sta bene. Tra mezz'ora Giovanni sarà qui. Mi permetto avvertirla soltanto che sono le due: e alle tre e quarantacinque dobbiamo partire.
ALESSANDRO
Il nostro colloquio non sarà lungo. (_Flaviano esce dal fondo_).
PERTUSANI
Alessandro, cosa è stato?
ALESSANDRO
Ah! Pertusani! Sono il più infelice degli uomini!....
PERTUSANI
Ma che.... dunque.... era....?
ALESSANDRO
No, no, non ora posso dirti. Se mi sei amico fammi ancora un favore. Corri da quel Marzotti. Impediscigli, come potrai e come vorrai, ma impediscigli di venire, lui, quegli altri del giurì.... Di', inventa, fa quello che puoi, ma che nessuno venga, per l'amor di Dio.... Fra un'ora sarebbero qui tutti, col loro corso mascherato, col loro carro, colla loro allegria.... No, no, no! Ti scongiuro. Corri.
PERTUSANI
Alessandro.... Cosa è stato? Una parola sola....
ALESSANDRO
Dopo, dopo. Torna, torna qui, dopo, avrò bisogno di te. Ma ora corri. Ò bisogno di parlare a mia moglie, ad Eva, prima che Giovanni sia qui. Corri, ti scongiuro.... Non mi resti che tu.... Perdonami....
PERTUSANI
Dio santo! (_Esce dal fondo accompagnato da Alessandro_).
SCENA VI.
Alessandro — Elisa — Eva.
(_Elisa, che pareva spiasse dietro le cortine, si affaccia alla porta di destra, seguita da Eva che spinge innanzi Sandrino_).
ALESSANDRO
(_al fondo, si volge, le vede, sta per slanciarsi, quando si accorge del bambino. Allora si domina, viene ad Eva, le prende di mano il bimbo, e va alla porta di destra. Chiama_) Giuditta, Giuditta?
(_Eva ed Elisa si guardano, stupite, paurose_).
ALESSANDRO
(_sulla soglia di destra, parlando a persona che è di dentro_) Giuditta, prendi Sandrino, portalo di là, in guardaroba, fallo giocare. E tieni pronto il suo soprabito. (_Spinge dentro Sandrino. Poi chiude la porta, e si volge_). (_Un silenzio_) Eva, mi ài mentito.
EVA
(_allibisce un momento, ma si rifà, tenta protestare_) No!.... (_Rincula paurosa_).
ALESSANDRO
(_venendo a lei, fremente, e togliendosi di tasca un pacchetto di lettere_) Spudorata! (_Le agita dinanzi agli occhi il pacchetto_) Spudorata!
ELISA
(_accorrendo_) Alessandro!
ALESSANDRO
(_a Elisa_) Sì, tua figlia à mentito dicendosi innocente! Quel ragazzo era il suo amante!.... (_Un silenzio. Le forze pajono mancargli_) Sono stato, adesso, in casa Marinelli. Speravo, mettendomi d'accordo colla madre, scongiurare il pericolo che ci minacciava. E abbiamo frugato nella stanza di quel mascalzone, obbligato a partire, improvvisamente, all'alba, dal padre, che sapeva tutto e prevedeva il pericolo. Improvvisamente. E dove credevo trovare le prove dell'innocenza di mia figlia, vi ò trovata la sua condanna. (_A Eva, che si accascia sul divano, coprendosi la faccia colle mani_) Eccole qua, le tue lettere d'amore!.... Le ò rubate, sì, le ò trafugate alla Contessa, che era là più morta che viva; e non sapeva, e non sa cosa contengono queste lettere. Eccole qua....
EVA
(_che alle ultime parole à sollevata la testa, corre ai ginocchi di Alessandro_) Papà, papà, perdonami, distruggile.... subito, che Giovanni non sappia....
ALESSANDRO
(_nell'impeto dell'ira, per batterla, frenandosi_) Spudorata!.... Ma di chi sei figlia, tu?!
ELISA
(_accorre e quasi vuol strappare di mano ad Alessandro le lettere, mentre Eva è sempre curvata ai suoi piedi_) Alessandro! Per carità, evitiamo una catastrofe, una sventura terribile...
ALESSANDRO
(_la fissa, terribile. Lunga pausa. Elisa abbassa gli occhi_) Anche tu! (_Silenzio. Poi, scostandola da sè colla mano e col gesto_) Vai, vai, ti comprendo, tu.... (_Poi pigliando per un braccio Eva, e scuotendola, e rialzandola da terra_) E tu, su, su.... e dimmi, dimmi chi ti à insegnato a mentire così; dimmi che sangue sciagurato ài nelle vene, tu.... (_Scuotendola sempre la rigetta da sè, ed essa ricade sul divano_) Ài tradito tuo marito, un giovane buono, onesto, innamorato di te, che aveva fatto di te la sua vita, il suo unico pensiero, la sua madonna adorata. L'ài tradito! E non fu una passione, e non fu una disgrazia il tuo tradimento; fu il vizio, fu l'ambizione, la vanità, la leggerezza, il capriccio, fu il baco sciagurato che avevi nel sangue. Ne darai ragione a lui! Egli ti imporrà il suo castigo.... Ma ài mentito a me. Stamane mi ài giurata la tua innocenza, mi ài fatto convinto, colle tue lagrime, colle tue parole che dovevo difenderti, e mi ài imposto di difenderti, facendomi tuo complice nell'inganno indegno! E ài insultata tua madre (_curvandosi poco a poco su di lei_), buttandoti tra le sue braccia, e osando di paragonarti a lei. Chi ti autorizzava a tanta infamia? Io ti avevo insegnato ad amarla e a rispettarla, tua madre; avevo spesa tutta la vita in questa missione sacrosanta; avevo speso tutta la vita a infonderti nel sangue e nel cervello il più profondo rispetto e la più grande venerazione per una moglie onesta e per una madre illibata, acciocchè tu imparassi a costo di quale rigido assoluto adempimento dei propri doveri si acquista il diritto a quel rispetto e a quella venerazione. E gli esempi che ài avuti, e i sentimenti che ti ò ispirati non ti dànno, non possono darti oggi nessuna ragione di scusa.... Non potevi dire, non avevi il diritto di dire: à fatto così anche mia madre. E tu l'ài detto, tu, colpevole, buttandoti tra le braccia di lei che.... io ti ò insegnato ad amare e a rispettare come la più santa delle donne. Capisci cosa ài fatto? Capisci a qual punto di degradazione sei giunta? Di'! di'! parla sciagurata, difenditi adesso se lo puoi....
EVA
(_con un fil di voce_) Non pensavo che al mio bambino.... Tutto pur di salvarlo, di non vedermelo portar via!
ALESSANDRO
Ah! il bambino, tuo figlio! al tuo bambino, a tuo figlio dovevi pensare quando eri sul punto di fallare, di venir meno ai tuoi doveri. Allora! Ma l'affetto della madre si risvegliò dopo soltanto, nevvero? Allora, là per là, quando il vizio trascina, il pensiero dei figli non c'è, è ben lontano; dopo, dopo, ci si pensa.... (_Sollevandosi_) Eccolo qua, eccolo qua, il frutto dei miei sacrifici, di tutte le mie pene, di tutto il mio grande amore di padre. E dire che per te, per te sola, nel pensiero dite, ò fatto.... (_Si arresta spaurito; si tura la bocca coi pugni; à un impeto di commozione, uno scoppio di pianto e ricade sulla poltrona, dall'altro lato della scena_).
ELISA
(_facendosi forza, gli vien vicino, gli parla all'orecchio_) Alessandro.... Giovanni sarà qui a minuti.... bisogna decidere....
ALESSANDRO
(_sollevandosi fiero_) Decidere che cosa?
ELISA
(_tituba un momento poi si avvicina ad Eva, la solleva per un braccio, le parla piano all'orecchio e la conduce via a destra. Poi rientra e richiude la porta_).
SCENA VII.
Alessandro — Elisa
ELISA
Alessandro, vorrei essere morta, te lo giuro! Tu mi leggi dentro, da vent'anni, tu sai il mio supplizio, tu sai che ò espiato.... tu sai che oggi sento come non ò sentito mai la mia sciagura, le terribili conseguenze del mio fallo.... Pure, sono qui, a pregarti a scongiurarti ancora. Non si tratta più di noi, adesso: si tratta di Eva, di nostra figlia. Bisogna salvarla.
ALESSANDRO
Salvarla?!
ELISA
Sì. Queste lettere le ài tu. Nessuno le à vedute. Sta a te di distruggerle, di distruggere la prova della sua colpa.
ALESSANDRO
Oggi le ò io, le prove. Ma so io se non ne à anche Giovanni. Se non potrà acquistarle domani? Se non gliele procurerà suo fratello, o quel tale che gli scriveva le lettere anonime, per esempio? Credi tu che la verità non si sappia tosto o tardi? E allora?
ELISA
Ma intanto, per ora....
ALESSANDRO
Per ora?....
ELISA
Bisogna difenderla, in faccia a Giovanni, negare come ài negato stamattina....
ALESSANDRO
Stamattina la credevo innocente.... Adesso la so colpevole.... Non saprei più farlo, mi vergognerei di farlo.... E se domani Giovanni acquistasse la certezza dell'inganno, cosa dirgli? Cosa dirgli allora?
ELISA
Ma intanto, ma intanto, oggi bisogna evitare una catastrofe, bisogna tentare.... Lo farai.... dimmi!....
ALESSANDRO
(_fissandola, dopo un momento_) No.
ELISA
(_ansiosamente stupita_) No?!
ALESSANDRO
No. Basta! Basta l'inganno, basta la menzogna, basta, basta, basta! Te l'ò detto stamane? Se mia figlia è colpevole, sarò io, io, suo padre, che dirà a Giovanni: “Vattene, finiamola.„ L'ò detto, lo faccio!
ELISA
Dio mio, impazzisci!
ALESSANDRO
Impazzisco?! Ah! ah! non sono mai stato così sano di mente come oggi!
ELISA
Tu, tu che ài sempre agito nella vita col sentimento, seguendo gli impulsi del cuore, oggi faresti questo? Non ài più cuore dunque?
ALESSANDRO
Oh! t'inganni! È il sentimento, è il cuore che m'ispirano, oggi come sempre. La ragione mi consiglierebbe: “No, bisogna fingere, bisogna salvare, tentare almeno di salvare la propria creatura. Qualunque padre nei tuoi panni farebbe come te, qualunque padre: il più buono e il più onesto. E tu, poi, Alleluja, ah! ah! devi seguitare ad esserlo, Alleluja; più che mai, anzi!„ No! lo sono stato 20 anni. Non à servito a nulla. Basta!
ELISA
Alessandro!
ALESSANDRO
Ingannarlo quel poveretto! No! Rimettergli al fianco una donna, che è mia figlia, ma che è la più corrotta delle creature? Più corrotta di te. Perchè tu, almeno, non ài negato, allora: essa à negato. Mettergliela al fianco, perchè, ignaro di tutto, dopo essersi presa, magari, una sciabolata da costui, ridoni il proprio affetto a sua moglie, e procrei, ancora. E fra 20 anni, se saremo vivi, fra 25! il giorno che ci obbligherebbero a festeggiare le nostre nozze d'oro, vedersi capitare in casa una nipote scacciata dal marito, come jersera ci ànno rimandata la figlia.... No! no! Basta. Gli innesti non valgono, non servono a nulla su quest'albero putrefatto: abbattiamolo. Ingannarlo lui, che è onesto, che è buono? No! Che egli sappia la verità. E che perdoni, se può, nel modo che ò perdonato io; questo sì, ma ingannarlo no. Non avrei il coraggio di farlo, non saprei farlo, è inutile: sento che mi tradirei dopo due parole.
ELISA
Lo farò io.
ALESSANDRO
Tu? Non ti crederà, non ti darà neppure il diritto di parlargli, tu.
ELISA
Perchè? Sono la madre di Eva....
ALESSANDRO
Di nome! E lui lo sa.... (_Movimento di Elisa_) Sì, lo sa. Perchè suo fratello lo sapeva e glie lo avrebbe detto. Ò dovuto dirglielo io.... Capisci, capisci, adesso che non ò il diritto di ingannarlo? Capisci che non posso farlo? Che tutto dentro di me protesta e si ribella contro questa nuova infamia, il passato, e il presente! Capisci che rovina, che terribile rovina è qui dentro, alla quale non c'è più finzione, non c'è più amore di padre o di madre, non c'è più voce del sangue che possa mettere riparo? Capisci?.... Vai vai da tua figlia, da nostra figlia.... Ci è ritornata, e per sempre.... E con essa il rimorso in me di aver reso infelice un uomo buono ed onesto. Vai, vai, è finita, è finita.... Auguriamoci che la morte ci colga il più presto possibile.... ecco tutto.... (_Ricade spossato, affranto sul divano. Un silenzio. Elisa si copre la faccia colle mani, e adagio, singhiozzando, a piccoli passi esce a destra_).
SCENA VIII.
Alessandro, Giovanni, _poi_ Elisa, Eva, Sandrino
GIOVANNI
(_Si presenta al fondo. Si guarda attorno. Vede Alessandro, gli si avvicina. Questi, accasciato, colla testa tra le mani, non l'ode. Giovanni lo tocca su una spalla_).
ALESSANDRO
(_à un sussulto. Si alza, esterrefatto, lo fissa, e rincula verso la destra_).
GIOVANNI
(_lo interroga collo sguardo dolorosamente presago_).
ALESSANDRO
Giovanni.... perdonami....
GIOVANNI
(_fa un passo innanzi, fremente_).
ALESSANDRO
Perdonami; abbia compassione dei miei capelli bianchi, dello strazio che mi uccide. Ti avevo data la mia figliola, credendo di averne fatta una figliola onesta e buona.... L'ò difesa stamane.... credendo — te lo giuro — che avesse diritto alla mia difesa....
GIOVANNI
(_si slancia verso la porta di destra_) Ah! sgualdrina!
ALESSANDRO
(_rincula sino alla porta di destra e la copre colla sua persona reggendosi a stento per l'emozione e lo strazio. — Giovanni ve lo raggiunge sempre minaccioso tentando varcare la soglia_) No.... non ucciderla, è una vendetta che è una liberazione per quegli che à fallato.... Colpisci e castiga come ò castigato io....
GIOVANNI
(_che si è frenato, sordamente_) No! E se non vuoi farmi assassino, fa che io non la veda più, mai più. (_Poi, imperioso_) Mio figlio!
ALESSANDRO
(_gli accenna di sì, colla testa. Giovanni ritorna nel mezzo della scena. Alessandro socchiude la porta e, a bassa voce, angosciosamente, chiama_) Elisa? Il bambino.
ELISA
(_entra con Sandrino e si ferma sulla soglia_).
ALESSANDRO
(_prende per mano il piccino e lo conduce a Giovanni che lo prende in collo con effusione e lo bacia e ribacia_).
GIOVANNI
(_dopo un lungo silenzio, volge un poco la testa verso Alessandro che è rimasto in piedi, colla testa china, accanto a lui, e a voce bassa, angosciosamente_) Addio.
ALESSANDRO
(_con un fil di voce_) Mi permetterai di vederlo, qualche volta?....
GIOVANNI
(_vinto dall'emozione, accenna di sì, e si dirige al fondo per escire_).
ALESSANDRO
(_guarda Elisa, poi con impeto_) Giovanni! (_Questi si ferma sulla soglia e si volge. Alessandro gli va vicino, e a bassa voce_) Vuoi perdonare.... come ò perdonato io?....
GIOVANNI
(_sordamente_) Per averne un ugual frutto?....
ALESSANDRO
(_vinto, abbassa la testa, reggendosi appena_).
EVA
(_di dentro, straziata_) Sandrino! Il mio Sandrino! (_Entra_) Giovanni! (_Cade in ginocchio_).
GIOVANNI
(_con impeto, con furore, sta per slanciarsi verso di essa_).
ALESSANDRO
(_sollevando appena il braccio, con uno sforzo supremo, lo arresta, e implora collo sguardo_).
GIOVANNI
(_lancia ancora uno sguardo d'odio ad Eva, ed esce con Sandrino_).
(_Dopo un momento si ode dalla via un susurro che si avvicina ed ingrossa. Poi voci, clamori, evviva ad Alleluja, e i coriandoli che giungono sul balcone e sbattono contro i vetri. Alessandro, reggendosi appena, curvo, accasciato, ridiscende la scena, e viene a cadere sopra una sedia, come corpo morto. Cala la tela_).
FINE.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.