Alleluja: dramma in tre atti

Part 4

Chapter 43,632 wordsPublic domain

No, no, Giovanni! Tu non conosci ancora la verità.... Quando saprai, quando ti avrò detto.... (_A Flaviano_) Per fortuna, signor mio, i fatti sono fatti, ed ò delle ragioni tali....

FLAVIANO

Ne ò anch'io.... più che ella non creda. Vedremo quali saranno le migliori. Del resto, ella disse benissimo: i fatti son fatti, ed i fatti sono questi. Da vario tempo mio fratello riceveva delle lettere anonime....

ALESSANDRO

Anonime!

FLAVIANO

Anonime, sì, vale a dire senza valore sinchè i fatti non vi corrispondono, ma che ne acquistano uno grandissimo quando i fatti le confermano.

ALESSANDRO

Ma che fatti?!

FLAVIANO

(_calmo_) O mi lascia dire, o non mi lascia dire. (_Alessandro siede, quasi volgendogli le spalle_).

FLAVIANO

A quelle lettere, mio fratello non diede alcuna importanza. Gli si diceva: guardatevi da vostra moglie, curatela, c'è il tale che passeggia sotto le sue finestre ed essa sta dietro i vetri a spiarne l'arrivo....

ALESSANDRO

Be', è inutile tirar le cose tanto per le lunghe. La verità è questa.... (_moto di Flaviano_) mi lasci dire per Iddio, ò il diritto di difendere la mia figliola....

FLAVIANO

Dopo aver udita l'accusa.

ALESSANDRO

La conosco l'accusa, me la immagino. La verità è questa.... Ascoltami Giovanni.... Quel mascalzone di Marinelli le à fatta la corte in tutti i modi, à tentato con tutti i mezzi di farla venir meno ai suoi doveri, inutilmente. Eva respinse le sue dichiarazioni non ne volle sapere, di lui, lo scongiurò anzi di lasciarla in pace....

GIOVANNI

E perchè non parlarne con me?

ALESSANDRO

Ecco il suo errore! Glie l'ò rimproverato anch'io. Ebbe paura di darti un dolore, delle noje. Suppose, da bambina inesperta, di riuscire essa senza provocare un guajo.... Ma è innocente; non c'è che un malinteso di mezzo, delle apparenze....

FLAVIANO

E jersera? Sa cosa è accaduto jersera?

ALESSANDRO

Sì, perfettamente. Eva à confessato tutto sinceramente.

FLAVIANO

Sfido! Fu colta sul fatto....

ALESSANDRO

L'ò già ammesso: le apparenze sono contro di lei. Il Marinelli invocò un colloquio prima di partire. Minacciava di ribellarsi a suo padre, di non partire più, di tormentarla ancora. Ed ella, credendo di far bene, per evitare un guajo a Giovanni, supponendo di convincerlo a partire, a dimenticarla.... Glielo accordò, lì sull'uscio di casa.... Ancora una volta, le apparenze sono contro di lei, ma prima di condannare, prima di decidere, per carità, è un padre che ve lo chiede, esaminiamo le cose, cerchiamo, indaghiamo.... Ed io ò la profonda convinzione che la verità verrà a galla, sono convinto — senza di che, ve lo giuro, non implorerei, non chiederei misericordia — sono convinto che Giovanni potrà, dovrà perdonare un'imprudenza di bambina inesperta.

FLAVIANO

Perdonare! C'era da aspettarselo. Non à mai saputo far altro in vita sua!

ALESSANDRO

(_colpito_) Cioè? (_Dà un'occhiata a Giovanni, fa un passo verso Flaviano_). Che vuol dire?

FLAVIANO

Voglio dire che parlar di perdono, adesso, nel momento nel quale ci troviamo, è assurdo. Perchè, non si faccia illusioni, il sistema di difesa suo e di sua figlia, potrà essere basato sulla verità, ma nulla per ora ci autorizza a ritenerlo tale.

ALESSANDRO

Ma perchè lei ci mette tanto accanimento ad escluderlo?

FLAVIANO

Io? Nessun accanimento. Lei piuttosto ci mette troppo calore nel sostenerlo, ed è quello che mi spaventa....

ALESSANDRO

(_ognor più dubbioso e presago_) Ma difendo la mia figliola.

FLAVIANO

Ed io l'onore di mio fratello. Via! Le ragioni del sangue si equivalgono.

ALESSANDRO

Ma come mai può supporre che invocherei un perdono se non fossi convinto che è giusto invocarlo? (_Tremante d'emozione_) Perchè à detto che perdonare è tutto ciò che ò saputo fare in vita....

FLAVIANO

Oh Dio, una frase qualunque, sfuggitami nella foga del dire. Sono pronto a ritirarla. Infine, concludiamo. La ragione della nostra visita era molto semplice. Informarla per doveroso riguardo, che Giovanni va a provvedere come è suo obbligo alla tutela del proprio onore, partendo con me per Genova, col diretto del pomeriggio. Siamo sicuri di raggiungervi il Marinelli.

ALESSANDRO

Un duello?!

FLAVIANO

La stupisce?

ALESSANDRO

Ma è questo duello che bisogna evitare!

FLAVIANO

Come?!!

ALESSANDRO

Ma sicuro! Si metta una mano sulla coscienza. Ne vale la pena? Un biricchino di vent'anni, che fugge! ma non gli si fa l'onore di misurarsi con lui. Un uomo onesto, un lavoratore, un padre di famiglia, un uomo infine la cui vita è preziosa e non appartiene a lui solo, non l'arrischia mica per una futilità come questa.

FLAVIANO

Vede! Torniamo al punto di prima. Ella la considera una futilità. Oh! gliene faccio una colpa relativa. Perchè, mi permetta di dirglielo: ciò dipende dal suo carattere.... fortunato. Ella vede le cose attraverso quella lente di ottimismo e di buon umore che le à sempre permesso di dare un'importanza relativa alle cose più gravi: che le à permesso sempre in vita sua, di affogare i dispiaceri nell'allegria, di dimenticare le disgrazie.... e gli affronti in una burla agli amici o.... in una mascherata da martedì grasso!... (_Alessandro si frena a stento, colpito, anche, dalle sottolineature di Flaviano_) Ma noi dobbiamo considerare ben altrimenti le cose. L'offesa ci fu e bisogna lavarla. Non ci chieda di venir meno alle leggi dell'onore.

ALESSANDRO

Non ci sono venuto mai meno, io, e non lo chiederei a nessuno. Ma non si tratta dell'onore, qui. L'onore di Giovanni non fu compromesso da sua moglie....

FLAVIANO

È la sua opinione!

ALESSANDRO

Ed è questo primo passo falso che bisogna evitare. Dopo il duello, qualunque ne sia l'esito, come sarà difficile veder chiare le cose! Come muteranno, inevitabilmente, i sentimenti di Giovanni verso Eva! Oh! un duello come questo causa ferite ben più gravi che quelle prodotte dalla spada! Metterà una barriera morale, insormontabile forse, tra Giovanni e sua moglie!...

FLAVIANO

In tal caso, vorrà dire ch'era giusto e doveroso per Giovanni il dar vittoria alla ragione sul sentimento.

ALESSANDRO

(_perdendo la calma_) Ed ella ci conta su questo?!... Ma in nome d'Iddio, che interesse à a provocar tanta rovina? Dica, in nome d'Iddio! da che proviene tanto accanimento?

FLAVIANO

(_per prorompere; si frena_) Davvero che se la discussione continua così io finirò per aver torto, per passare per un tiranno persino agli occhi di mio fratello.... Gli è che Ella può usare di tutti i suoi argomenti; io non posso usare tutti i miei. (_Alessandro lo fissa colpito, dubbioso_) Le chiedo di non insistere e di lasciare a me, come mi spetta, di essere giudice sulla condotta di Giovanni. Andiamo.

ALESSANDRO

No! no! no! Adesso sono io che la prego di restare. I suoi argomenti, à detto.... Ebbene li esponga.

FLAVIANO

Di nuovo, la prego, la scongiuro di non insistere....

ALESSANDRO

Invece insisto! Parli, parli! dica quello che pensa.... Lo dica!....

GIOVANNI

Flaviano?

ALESSANDRO

(_angosciosamente_) Parli, dica quello che sa....

FLAVIANO

(_imbarazzato_) Non riguarda la quistione.... o per dir meglio la persona di cui si tratta.... È inutile quindi. La prego.... Andiamo Giovanni....

ALESSANDRO

(_c. s._) No! no! Giovanni.... Giovanni.... non uscire! (_Torna alla porta di destra e si assicura che nessuno ascolta. Un silenzio. Commosso straziato, a Flaviano_) L'ò capito perfettamente. Ella conosce il passato, e pensa, e vorrebbe dire che....

FLAVIANO

No, è inutile....

ALESSANDRO

Che le figlie....

FLAVIANO

Le giuro che non avrei mai voluto....

ALESSANDRO

Che importa? Non l'avrebbe detto qui, in faccia a me; ma lo direbbe poi, a lui, per convincerlo se titubasse.... Oh! è troppo geloso del nome dei Conte, lei! Ella pensa che le figlie assomigliano alle madri.... (_Giovanni fa un passo innanzi, dolorosamente stupito_) Sì, figliuolo mio, poichè è venuto questo momento terribile di dirtelo, ebbene, sappilo. Non te lo avrei detto mai perchè era bene che tu amassi e rispettassi la madre di tua moglie, la nonna del tuo bambino. Ora è tuo fratello che mi spinge a parlare.... (_Moto di Flaviano_) Sì, è lei, perchè avrebbe detto tutto a Giovanni uscendo di qui. Preferisco di dirglielo io. Chissà che questo nuovo supplizio non serva a qualcosa! Perchè lei che à viaggiato, che à girato il mondo, à saputa la sventura mia, non solo, ma à imparato delle belle cose. È uno scienziato, lei, chissà, ci à fatto degli studii profondi, lei, su questa nuova scoperta della scienza, la legge dell'atavismo! È su questo che si basa lei, per tentar di farmi del male; è questo il grande argomento, l'argomento peregrino che avea da contrapporre ai miei argomenti dettati dal cuore e dal senso comune!... Ebbene, sì, mia moglie mi à tradito, vent'anni fa; e mi sono battuto con colui, e gli ò data una sciabolata che gli avrà levata la voglia di far altre vittime in vita sua. Oh! magra soddisfazione per me, glie lo assicuro! Tornando a casa, dopo il duello, avrei dovuto strozzare mia moglie, o scacciarla. Ma avevo una figliola.... E poichè diventava, sventuratamente, la figlia di una donna adultera, volli che ciò rimanesse un segreto, perchè il mondo è birbone e fa scontare alle figlie le colpe delle madri; e volli che fosse un segreto per lei, per Eva, perchè non potesse mai dirmi un giorno, “à fatto così anche mia madre!„ Ed ò rinunciato alla vendetta, e mi sono sacrificato alla mia Eva, e ò fatto che crescesse adorando la mamma come la più santa delle donne. E ò finto.... e fui.... Alleluja, un nomignolo che provoca il suo disprezzo, signor Flaviano. Ma lei è un uomo serio, lei, è un uomo d'onore, è un uomo che non transige.... Lei avrebbe ammazzato, sicuro che i giudici l'avrebbero assolto, ma sua figlia sarebbe stata una vittima; che importa? Purchè l'onore del nome fosse salvo.... Una macchia sul nome dei Conte? Ah! giammai de la vita!... (_Cambiando tono, singhiozzando, per finire in uno scoppio di pianto_) E del resto avrebbe avuto ragione! A che à servito il mio supplizio? A che à servito il mio sacrificio? Ecco distrutto tutto quanto, adesso, in un minuto!

(_Lunga pausa. Giovanni, stupito, accasciato, si è lasciato cadere su una sedia, in fondo alla stanza, la testa tra le mani. Flaviano è a destra, in piedi, appoggiato al tavolo_).

FLAVIANO

Sono profondamente addolorato, signor Fara, che le circostanze dolorosissime in cui ci troviamo l'abbiano obbligata ad una confessione, della quale io non avevo bisogno e che, glie lo assicuro, non avrei mai provocata di progetto, anzi avrei voluto evitare. Le ripeto, ne sono addolorato. Ma perchè, come Ella disse, non sono l'uomo dalle mezze misure, nè dai pietosi inganni, io stimo che.... adesso.... forse... sia meglio, infine, che le cose sieno nettamente conosciute da chi.... deve prendere una importante decisione la quale può aver tanta influenza sull'avvenire.

ALESSANDRO

(_alzandosi, ritto, fissandolo_) Senta! Giovanni, lei, per dir meglio, deciderà quello che vuole. Ma se deciderà nel modo crudele ed ingiusto che propugna e consiglia....

FLAVIANO

Perdoni....

ALESSANDRO

(_con forza_) Sì! che propugna e consiglia, badi! non mi venga mica a dire che lo fa, più che per quello che è accaduto, per il timore di quello che potrà accadere in avvenire. Non mi venga a parlare di sangue, di tradizioni, di ricorrenze atavistiche. L'educazione, gli esempi ci fanno onesti o malvagi. Giovanni! Giovanni! una parola buona, un impeto buono del cuore.... Non t'inganno, non vorrei ingannarti.... Ti amo.... quanto mia figlia.... Credimi, suvvia! una parola buona.... Il mio strazio, il mio martirio, non te l'ispira.... non te lo suggerisce?.... Giovanni!....

GIOVANNI

(_si alza, tien gli occhi bassi, indeciso tra la ragione e il sentimento. Si sente dominato dal fratello_).

ALESSANDRO

No? No?

FLAVIANO

(_pigliando Giovanni sotto braccio_) A più tardi, signore. Non è il momento di decidere adesso. Al nostro ritorno da Genova....

ALESSANDRO

No, no! Adesso voglio la parola buona, la parola che irrompe dal cuore. So di meritarla, adesso, di essermela conquistata a prezzo di angoscie e di umiliazioni terribili.... Adesso, Giovanni. Non andartene così, o una barriera, insormontabile forse, si eleva tra di noi.... Giovanni!

(_Giovanni à uno scoppio di pianto, si copre la faccia colle mani. Flaviano lo circonda, gli fa volgere le spalle e lo trascina fuori_).

ALESSANDRO

(_sta come ipnotizzato a fissare la porta dalla quale uscirono Giovanni e Flaviano; poi si volge, à un impeto di commozione e ricade su una poltrona, disperatamente. Lunga pausa. A un tratto si scuote, si solleva_). No, no! non così, non così. Agire, bisogna, non disperarsi. (_Si dirige a destra_) Elisa? Elisa? (_Esce a destra. Cala la tela_).

FINE DEL II. ATTO.

ATTO TERZO

SCENA I.

Elisa — Eva

(_Elisa è in piedi accanto alla finestra. Eva seduta accanto al tavolo a destra, coi gomiti sul tavolo e la testa sui gomiti_).

ELISA

Eva, vatti a riposare. (_Eva singhiozza_) A che serve tormentarti così? Papà, uscendo, ti à detto di star di buon animo, di sperare, di confidare in lui.

EVA

E Sandrino!

ELISA

Anche per lui devi essere tranquilla. Bisogna aver fiducia.

EVA

(_alzandosi_) Vado alla fabbrica.

ELISA

No. Papà à detto che non ti muova, che tu non veda nessuno. (_Un silenzio_). (_Eva si accascia, singhiozza_).

ELISA

(_avvicinandosele_) Suvvia! Non martoriarti così. Vatti a riposare piuttosto. È da ieri che non ti corichi. Non martoriarti più. Non ài fatto nulla di male? di veramente grave? Dunque! Il tuo fallo ti sarà perdonato, tutto passerà, tutto si dimenticherà.

EVA

Sì, ma intanto la cosa sarà risaputa. Che vergogna! E come.... provare....? E papà dove andava? Cosa voleva fare? Comprometterà tutto, magari! Bisognava far nulla. Non toccava a noi di provare.... Quello che è successo jersera, io l'ò spiegato nevvero? Se mio marito non crede, non vuol credere.... lo provi lui che ò mancato, tocca a lui.... Vorrei un po' vedere che senza prove osasse di....

ELISA

No, non dire così, Eva. Non dimenticarti che tutti i torti sono tuoi.... Papà andava.... non so dove.... certamente quello che farà sarà ben fatto! Tu non ài che da aspettare, e aver fede che la verità....

EVA

Sì! E mio figlio, intanto! mio figlio! non ànno il diritto di togliermelo, malgrado tutto....

ELISA

Nessuno te lo toglie, che si sappia....

EVA

E la colpa, poi, è anche di mio marito. Sì, sì, di mio marito. Che uomo è?

ELISA

Come?!

EVA

Ma sì! La sua fabbrica, il suo lavoro.... null'altro. Si alzava alle sei del mattino, sino alle sette di sera non lo vedevo più: e, qualche volta, dopo pranzo tornava al lavoro, e mi lasciava sola. Dio! che vita! Era forse un compagno, un amico, un innamorato, lui? Chi se ne è mai accorto? Che confidenza poteva esserci tra me e lui? (_Elisa l'ascolta stupita_) Così quando il Marinelli à cominciato a seccarmi, credi tu che io abbia mai trovato il momento buono di avvertirlo, di fargli delle confidenze che avrebbero evitato i guai d'adesso? E, soprattutto, credi tu che m'ispirasse la confidenza necessaria?

ELISA

(_stupita sempre_) Ma ti voleva e ti vuole un gran bene.

EVA

Sì, a modo suo.

ELISA

Ti à sposata perchè era innamorato....

EVA

Sfido! E cresciuto in un guscio! La prima ragazza che à visto e che à trattato, se ne è innamorato. Si sarebbe innamorato di qualunque altra. Già, una moglie bisogna prenderla. Ma senza poesia, ma senza tenerezza.... Basta dire che non gli è neppur passato per la testa che si dovesse fare un viaggio di nozze. “E la fabbrica? Come farebbero senza di me?„ Ecco cosa mi à risposto quando glie ne ò parlato. E il nostro viaggio fu da qui alla fabbrica. Il giorno dopo quello delle nozze, pareva fossero passati già dieci anni!

ELISA

Eva?! Come parli?!

EVA

Come parlo! Ma sì, è tempo di dirle queste cose.

ELISA

Non eri contenta, dunque?

EVA

No, proprio no.

ELISA

E non mi ài mai detto nulla.

EVA

A che scopo? Queste cose, nè tu nè papà le avreste capite. Siete della generazione passata. Fossi venuta a dirvi: ma mio marito non è l'uomo che avevo sognato, tutto premure, tutto delicatezze, tutto riguardi, mi avreste riso in faccia o fatta una paternale.

ELISA

Eva!

EVA

Ma sì, ma sì, è la verità. Figurarsi: un marito che è un uomo onesto, che lavora tutto il giorno, che è un buon diavolo insomma, ma ce n'è di troppo! Cosa vuoi pretendere di più?.... Tu non avrai mai preteso di più dal papà!

ELISA

Eva....

EVA

Bisogna che te le dica, adesso, queste cose. Fosse stato un altro uomo, mi avesse ispirata più fiducia, più tenerezza per lui, non sarebbe accaduto quello che è accaduto.

ELISA

Ma tu gli volevi bene, lo ài sposato convinta e contenta di sposarlo.

EVA

Cosa ne sappiamo noi ragazze? Papà e mamma ci dicono: sposa quello lì, che va benone. E lo si sposa. Dopo si capisce che non andava benone niente affatto.

ELISA

(_spaventata prendendole le mani, fissandola_) Eva! Eva! Non parlavi così stanotte.

EVA

Stanotte!.... Dovevo difendermi, dovevo giustificarmi, e l'ò fatto.... Ma adesso debbo ben dire che la colpa non è tutta mia....

ELISA

La colpa di che?....

EVA

Di quello che ò fatto.

ELISA

Ma cosa?

EVA

Quello che è successo, che si sa,.... jersera insomma! Ò dovuto fare così, dovevo fare così, agire da me, perchè mio marito non era l'uomo a cui ci si può confidare. Delle grandi furie, qualche volta, quelle sì, che non servono a nulla. Ma ragionare, ma agire, da uomo serio, quando non si tratta della fabbrica e delle sue macchine, niente.... Così se malauguratamente non fosse tornato subito jersera, io sarei riuscita a convincere quell'altro, e a quest'ora tutto sarebbe finito....

ELISA

Eva, Eva, come parli!

EVA

Come parlo! Parlo come debbo.... Perchè già adesso dovrò anche chiedere perdono a mio marito....

ELISA

“A mio marito„.... Che durezza! Non lo chiamavi mai che Giovanni....

EVA

Be', Giovanni, è lo stesso. Dovrò chiedergli perdono.... Perchè già delle prove non ne troveranno....

ELISA

Ma che prove?!

EVA

Di niente. Dico bene che non ne troveranno, perchè non ce ne possono essere. Non ò fatto nulla....

ELISA

(_terribilmente angosciata, sospettosa_) Eva! Mi ài mentito stanotte?!

EVA

No! Ò detta la verità....

ELISA

Eva, Eva, ti scongiuro!.... Come mi parli adesso.... Come sei cambiata da poche ore fa.... Eva....

EVA

(_allontanandosi_) Sì, non ci mancherebbe altro che dubitassi anche tu, che ti mettessi dalla parte di mio marito....

ELISA

(_rimane, gli occhi fissi, spauriti, come in preda a un incubo terribile_).

SCENA II.

Eva — Elisa — Pertusani — Sandrino

PERTUSANI

(_si affaccia alla porta con Sandrino in collo_) È permesso?

EVA

(_getta un grido, gli strappa il bambino dalle braccia ed à tutta una lunga azione in cui bacia, accarezza, chiama coi nomi più dolci il bambino_) Caro.... tesoro.... anima mia.... (_Elisa e Pertusani si stringono la mano_).

EVA

(_a Pertusani_) Allora? Tutto è finito? Giovanni à creduto, è convinto?.... Mi à perdonato?.... Verrà qui? Viene?....

PERTUSANI

Non so....

EVA

Il.... Marinelli è partito eh?.... Non à potuto vederlo, Giovanni? Non gli à parlato?

PERTUSANI

Non so, non so nulla. Ma questo le deve importar poco. Io ò portato qui il bambino per incarico di papà.... E anche papà sarà qui a momenti e spiegherà tutto. Ora, piuttosto, bisogna dargli da mangiare al bambino. Credo che non abbia ancor fatto colazione.

EVA

No? E già, chi poteva pensarci, se non c'ero io?

(_Eva, durante le battute che seguono, fa sedere Sandrino su una sedia alta da bimbi, davanti alla tavola. Gli distende dinnanzi un tovagliolo che leva dalla credenza. Poi ne leva un bicchiere, un ovo, la zuccheriera, del vino, dei biscotti, il frullino, e gli prepara un ovo battuto col vino. Poi vi inzuppa i biscotti e li dà a mangiare a Sandrino_).

ELISA

(_ridiscende la scena con Pertusani_) Dunque, à buone notizie?

PERTUSANI

Io, nessuna. So appena quello che è accaduto. Però questo mi consola e deve consolar lei. Che Alessandro, l'ò lasciato testè, era niente affranto o accasciato. Anzi, pieno di energia, pieno di buone speranze. Venne da me e mi disse: “Ò un gran favore da chiederti. Prendi il cappello e vieni.„ E via, in carrozza alla fabbrica. Non c'era nessuno. Il bambino era là, affidato alla fantesca e alla portinaja. Gli à fatto indossare il punch, gli ha messo il berretto, e via. Giunti in piazza, è sceso, dicendomi: “Portami a casa il bamboccio. Di' che mi aspettino. Tra mezz'ora ci sarò anch'io. E aspettami anche tu.„ E sono qui. Come vede, ò dovuto far da governante per la prima volta in vita mia.

ELISA

Grazie, signor Presidente. Ma che non abbia agito con troppa precipitazione? Portar via il bambino!

PERTUSANI

Le azioni di un uomo onesto e di cuore, anche se falla, non possono avere troppo gravi conseguenze.

ELISA

Dio lo voglia! (_Si volge, osserva Eva, e l'addita col gesto a Pertusani. Poi, abbassando la voce_) La guardi.... È possibile che abbia fallato? Si può neppure supporlo, a vederla adesso, così, col suo bambino?.... (_À un impeto di commozione; con un fil di voce_) Anch'io.... però.... malgrado il mio fallo.... adoravo la mia piccina.... anzi mi attaccai ad essa più disperatamente....

PERTUSANI

(_piano_) Signora, signora, ma cosa dice mai! Non deve neppur pensarlo....

ELISA

Oh! signor Pertusani.... non so più cosa pensare, cosa dire.... Non ho più una goccia di sangue nelle vene.... Non vedo che disgrazie dappertutto.... Jersera.... jersera.... Dio! ò creduto di morire!....

SCENA III.

Elisa — Eva — Flaviano — Pertusani — Sandrino

FLAVIANO

Scusino, il signor Fara è fuori di casa?

EVA

(_à un movimento istintivo di paura. Si alza e prende Sandrino in collo_).

FLAVIANO

(_rileva l'atto di Eva, ed à un sorriso di compassione e di scherno_) Oh! non tema, signora. Il signor Fara non c'è?

PERTUSANI

È fuori, cavaliere. Ma sarà di ritorno tra non molto.

ELISA

Se vuole aspettare.

FLAVIANO

Certamente, aspetterò. (_Guarda l'orologio_) Soltanto, non ò molto tempo a mia disposizione.

ELISA

Vuol.... parlare.... proprio con lui?

FLAVIANO

Sì.... è meglio.

ELISA

Non può tardar molto. Nevvero Pertusani? Le à detto che tornerebbe presto?

PERTUSANI

Sì, l'ò lasciato un quarto d'ora fa, e....

FLAVIANO

Ah! lei à parlato col....

PERTUSANI

Sì. E mi disse che starebbe assente una mezz'ora in tutto.

ELISA

Con permesso, signor Flaviano (_accenna ad uscire con Eva che nel frattempo le si è avvicinata, sempre col bambino in collo, e con un senso di timore_).

FLAVIANO

Prego, facciano pure. (_Elisa ed Eva con Sandrino escono a destra_).

SCENA IV.

Flaviano — Pertusani

FLAVIANO

(_dopo un momento di titubanza_) Dunque lei à visto il signor Fara?.... E.... gli à parlato?....

PERTUSANI

Sì; siamo così vecchi e buoni amici che non à potuto fare a meno di venirsi a confidare con me in questa dolorosa circostanza.

FLAVIANO

Eh? Pareva che lo presentissi! Cosa le dicevo, jersera? Le mie paure? Eh! la scienza non falla!.... Dolorosa circostanza davvero!

PERTUSANI

In apparenza però più che in realtà.

FLAVIANO

Naturalmente ella parla così, deve parlare così, non avendo udito, come si suol dire, che una campana sola. Conosce i particolari del fatto?

PERTUSANI

Perfettamente.

FLAVIANO

Vediamo. Lei non à moglie?

PERTUSANI

No.... per fortuna.

FLAVIANO

Sta bene. Poniamo l'ipotesi, invece, che fosse ammogliato. Un'ipotesi, ripeto.

PERTUSANI

Perfettamente. E ci tengo che la sia.

FLAVIANO

Ebbene, ella, una bella sera, anzi una brutta sera, rientrando in casa sua....

PERTUSANI

Ò capito: trovo quello.... Cioè, un momento: trovo quello che à trovato Fara, _illo tempore_, o quello che à trovato Giovanni, jeri?

FLAVIANO

Nessuna differenza.

PERTUSANI

Ah! Ah! canzona!

FLAVIANO