Alleluja: dramma in tre atti

Part 3

Chapter 33,631 wordsPublic domain

La difendi?! Oh! oh! dovevo aspettarmelo! La difendi tu! Chi può difenderla meglio di te? La giustifichi, forse, la scusi.... trovi naturale quello che à fatto!.... Non l'ài fatto anche tu? Ma bada! Fui così babbèo io.... T'avessi ammazzata quel giorno! Bada, a Giovanni sarò io che dirò: non perdonare, tu, no! finiamola con questa razza dannata!.... Io, glielo dirò, io, suo padre!....

ELISA

Alessandro, che orrore! che orrore! Pensa a quello che dici....

ALESSANDRO

Taci! taci! taci! Non ài il diritto di parlare tu!

ELISA

Ebbene, sì, lo ò! Sono sua madre. Come moglie, ò fallato, fa di me quello che vuoi! E vent'anni che sono a' tuoi piedi, umiliata, avvilita; ed è giusto, ed è giusto....! Ma la madre no! Non ài nulla a rimproverarmi.

ALESSANDRO

(_sordamente_) Ò da rimproverarti d'aver messo al mondo una figlia come te!

ELISA

(_pronta, con impeto_) Non lo è! (_Poi, cogli occhi al cielo, angosciosamente_) Dio! assistimi, dammi coraggio!.... guarda, guarda, come espìo!

ALESSANDRO

Non lo è? E come lo affermi?

ELISA

(_affettuosa_) Alessandro, ti scongiuro, un po' di calma. Lasciami parlare. Se l'ira ti trascina, è finita.... sarà la rovina di tutti noi. È giusta, è giusta la tua ira, lo so! è il passato che ritorna.... ài ragione.... Ma a che avranno servito vent'anni di sofferenze....

ALESSANDRO

(_interr._) Io solo ò sofferto!

ELISA

Sì, sì, parlo di te, delle tue sofferenze, dei tuoi sacrifici.... Ebbene, a che avranno servito, se oggi, che è il giorno della gran prova, ti dimentichi, distruggi tutto?

ALESSANDRO

Ma cosa temi? Che vada a dire a mia figlia: “sei come tua madre!„ Ma se ò aspettato a parlarle appunto per paura di dirglielo, iersera, nell'impeto dell'ira, sotto l'impressione del colpo ricevuto!

ELISA

Oh! ti giuro che se la mia vergogna rivelata a mia figlia, potesse essere utile ad evitare una disgrazia, sarei pronta anche a questo! Mi ammazzerei, forse, dopo; troverei questo coraggio che non ò trovato finora! Non importa, pur di salvarla, pur di farne una donna onesta per tutta la vita, se ora fosse sul punto di fallare. Sarei pronta a dirle: non essere quella che sono stata io, per non divenire una infelice per tutta la vita, come me. Dio! dopo questa prova terribile, credo che morrei perdonata!

ALESSANDRO

Frasi! frasi! Basta colle chiacchiere! Voglio saper tutto. Chiama Eva.

ELISA

Aspetta, ti dirò tutto io!

ALESSANDRO

Ma cosa? Eri a parte della tresca, tu?

ELISA

Oh! ti scongiuro, non usar più di queste parole. Si tratta di tua figlia, della tua Eva, per la quale ài sofferto tanto!

ALESSANDRO

Parla!

ELISA

Stanotte ò vegliato con lei....

ALESSANDRO

Dovevo immaginarlo.

ELISA

Sì, dovevi immaginarlo. Sono la sua mamma, è il mio sangue che adoro; ed essa mi ama.

ALESSANDRO

(_con amara ironia_) Già!....

ELISA

Glielo ài permesso tu di amarmi.

ALESSANDRO

Avanti!

ELISA

E non potevo, lo capisci bene, non potevo dominarmi come te, e aver il coraggio e la forza di aspettar delle ore a sapere quello che era avvenuto.

ALESSANDRO

Ebbene? Chi è.... costui?.... Chi è?....

ELISA

(_titubante_) Se te lo dico....

ALESSANDRO

C'è proprio, dunque, un uomo di mezzo! (_Con amarezza_) Stanotte, stanco di martoriarmi, ci fu un momento, perfino, in cui ebbi un lampo di speranza.... Un equivoco.... che so?.... Ma dovevo bene immaginare che non era possibile. Giovanni è troppo buono, è troppo serio, per un sospetto soltanto non avrebbe fatto quello che à fatto, e proprio jeri, un giorno.... che egli credeva sacro per me. Oh! non dovevo lusingarmi, neppure per un attimo. Suvvia, parla! Chi è costui?

ELISA

(_titubante_) Marinelli.

ALESSANDRO

Il ragazzo?! Quel bellimbusto di vent'anni? Sempre così! L'amante non vale un dito del marito!

ELISA

(_sdegnata_) L'amante!.... Non lo è.

ALESSANDRO

Te l'à detto lei? Ah! è qualcosa. C'è da credere a tua figlia....

ELISA

A nostra figlia!.... Oh! si direbbe, ad udirti, che non si tratta di lei!

ALESSANDRO

Avanti!

ELISA

È un cattivo soggetto, quel ragazzo, lo sai. Tant'è vero che suo padre lo manda in marina....

ALESSANDRO

Sì, ò parlato ieri col Conte.... Ah! il contino!... è il titolo che à ferito il cuore e la fantasia di tua figlia!....

ELISA

Tu sai.... cioè no, non sai, non te ne ò parlato mai per non inquietarti.... Quando era ragazza, Eva ebbe un momento di debolezza.... no.... una simpatia, insomma, da bambina, per lui.... La seguiva in istrada.... Appena ò scoperta la cosa, ò parlato seriamente all'Eva, le ò fatto capire che era assurdo.... un ragazzo più giovane di lei, un fannullone, un poco di buono.... Eva capì la ragione....

ALESSANDRO

Perchè non me ne parlasti?

ELISA

Te l'ò detto: per non inquietarti inutilmente. Avrei ricorso a te se Eva avesse persistito. Poco dopo si concluse il matrimonio con Giovanni. Eva, interrogata da me, si dichiarò contenta: la sua prima passioncella era guarita perfettamente. Ma l'altro tornò alla carica, dopo, si capisce, con più entusiasmo di prima. Cavalcava sotto le finestre, le mandò dei fiori che essa nascondeva senza dir nulla a Giovanni....

ALESSANDRO

E perchè?

ELISA

Non voleva mettergli una pulce nell'orecchio.... sperava che quell'altro si sarebbe stancato....

ALESSANDRO

La finzione, sempre, vojaltre!

ELISA

Infine egli osò di scriverle. E qui fu l'errore di Eva. Dopo la seconda o terza lettera in cui minacciava romanticamente di uccidersi, essa si spaventò, si lasciò impressionare, e non osò parlarne a Giovanni. Una di quelle lettere diceva: non avete respinto i miei fiori, dunque posso sperare.... Ebbe paura di mostrarla. E allora fece la sciocchezza di rispondere, pregandolo di lasciarla tranquilla, di non pensare più a lei....

ALESSANDRO

Doveva parlarne a me, almeno.... o.... a te.... Avresti avuto, spero, l'onestà di informarmi.... Non sapevi nulla tu?

ELISA

Nulla, ti giuro.

ALESSANDRO

E poi? E jersera? Presto!

ELISA

Jeri l'altro le aveva scritto annunciandole la sua partenza, voluta dal padre. Implorava un abboccamento, il primo e l'ultimo, un addio....

ALESSANDRO

E glie l'à accordato!

ELISA

A fin di bene!.... È una bambina, senza esperienza, ancora! Voleva ridargli le sue lettere, incoraggiarlo a partire, a dimenticarla.... Egli la minacciava, se non le accordava questo colloquio, di ribellarsi a suo padre, di non partire.... Essa, spaurita, gli rispose di trovarsi là, dietro l'orto, di sera, appena fuori della porticina. E finse di non voler venir qui per la malattia del bambino. Là si credeva quasi sicura, sulla porta di casa, pronta a rientrare, a chiamare ajuto, alla minima minaccia o violenza. Insomma un'imprudenza da bambina paurosa e inesperta delle nequizie del mondo....

ALESSANDRO

(_dopo un silenzio_) Il piano di difesa è concertato bene.... L'avete ideato assieme?....

ELISA

Oh! Alessandro! un po' di pietà.... Pensa, è tua figlia!.... Quello che ti ò detto è la verità.

ALESSANDRO

(_con uno scoppio di commozione_) Oh! se vorrei credere: ò bisogno di credere! Perchè è mia figlia, la mia figliola! C'è anche il mio sangue nelle sue vene; ed io sono onesto, e un po' della mia onestà deve averla nel sangue!.... La mia figliola! La mia figliola! Dio! Dio! fammi morire se tutto questo che ò udito non è la verità! Fammi morire piuttosto, perchè ò sofferto abbastanza....

ELISA

È la verità, te lo giuro!

ALESSANDRO

Oh! i tuoi giuramenti!.... Voglio udirla, lei. L'ò fatta chiamare: perchè non viene? Non osa, eh?

ELISA

No, non osa. Volle che ti parlassi prima io.

ALESSANDRO

À più confidenza in te!... Chiamala! Chiamala! Che venga adesso.

ELISA

Sì, la chiamerò.... ma....

ALESSANDRO

Chiamala!!

ELISA

(_implora col gesto, collo sguardo, ed esce a destra_).

SCENA III.

Alessandro, Filippo, _poi_ Marzotti

FILIPPO

(_dal fondo, col servizio da caffè_) Ecco il caffè. Ne ò fatte 3 tazze. Va bene? C'è di là il signor Marzotti.

ALESSANDRO

Marzotti?

FILIPPO

Sì, tutto scalmanato.... à urgente bisogno di parlarle. Mi à chiesto se era già levato.

ALESSANDRO

E gli ài detto di sì?

FILIPPO

Naturalmente.

ALESSANDRO

Non ò voglia, non ò tempo. Digli che....

FILIPPO

Ma dev'essere per la faccenda della mascherata.

MARZOTTI

(_entrando_) Gloria ad Alleluja! Perdoni se entro senza permesso. Ma la cosa è così importante e così urgente che ogni indugio sarebbe fatale. Una disgrazia enorme. Se non ci ajuta lei siamo fritti. Ecco qua. Il carro è pronto. Si è lavorato tutta notte. Una meraviglia! Il Bacco fa ridere solo a vederlo. Ma.... c'è da sudare a pensarci. Si sono sbagliate le misure, di pochi centimetri, e il carro non passa dalla porta.

ALESSANDRO

Senta....

MARZOTTI

Un momento. Per l'altezza, presto fatto: si leva il Bacco e lo s'inchioda dopo, quando il carro è fuori: questo era già calcolato. Ma la larghezza? Ma la larghezza? Per 5 centimetri non si passa. Il carro è nel cortile e non si può farlo uscire. (_Disperato_) Invece di condurlo attorno per la città, bisognerà invitar la gente a girargli attorno!

ALESSANDRO

Ecco! giustissimo.

MARZOTTI

Lei scherza! C'è da far ridere i polli.

ALESSANDRO

Ma cosa vuole da me? L'ò fatto io il carro?

MARZOTTI

No, il carro l'ò fatto io sui suoi disegni. Ò sbagliate le misure di 5 centimetri, deve essere la mia morte? Devo impiccarmi?

ALESSANDRO

Senta, signor Marzotti, sono dolente, ma non ò proprio nè tempo nè voglia....

MARZOTTI

Come?!!

ALESSANDRO

Ò mio nipotino molto malato....

MARZOTTI

Oh! davvero? Quanto mi dispiace!

ALESSANDRO

Capirà....

MARZOTTI

Senta, io non le chiedo che un quarto d'ora...

ALESSANDRO

Impossibile!

MARZOTTI

Venga con me dal Galli, l'oste.

ALESSANDRO

A far che cosa?

MARZOTTI

Ecco: l'unico rimedio — e non faccio per vantarmi, l'ò trovato io — è di pigliare un piccone e buttar giù 3 centimetri di porta per lato, un po' d'intonaco e un mattone.

ALESSANDRO

Benissimo. Arrivederla.

MARZOTTI

Ma l'oste non ne vuol sapere. “È già anche troppo che vi ho prestato il cortile — dice — e me l'avete ridotto un arsenale. Ora volete buttarmi giù la casa. Neanche venisse Domeneddio a pregarmi in ginocchio.„

ALESSANDRO

Allora!....

MARZOTTI

Un momento. Neanche Domeneddio, lo credo! Ma se ci viene lei, il nostro presidente, a pregarlo! Perchè, poi, che danno gli si arreca? Domani un muratore in mezzora gli rimette la porta in ordine...

ALESSANDRO

Senza contare che se il carro non esce, la folla gli invaderà il cortile, la casa, l'osteria, per vederlo; nascerà un putiferio, e l'oste avrà maggior danno.

MARZOTTI

Bravo! Non c'è che lei per trovare le ragioni convincenti. Se lo dicevo io! — Venga, venga con me.

ALESSANDRO

Senta, vada lei, e lo preghi a mio nome.

MARZOTTI

Non vuol udir ragioni, da me. Venga lei.

ALESSANDRO

Debbo recarmi subito alla fabbrica....

MARZOTTI

Bravo! A meraviglia! Montiamo in vettura, passiamo dal Galli....

ALESSANDRO

Verrò nel ritorno. Intanto cerchi lei....

MARZOTTI

(_disperato_) Ò capito! Lei ci abbandona! Oh! che figura ci facciamo! C'è da prendere il treno e scappare. La cittadinanza ci piglierà a torsi di cavolo....

ALESSANDRO

(_seccato, avviandosi_) Infine! come vuole! Io non ò tempo! Non ò voglia! Non so che dirle. Arrivederla.

MARZOTTI

Mi permetta di dirle, signor Fara, che questo non è il modo di agire. Chi organizza, chi briga, chi fa tutto? Lei! Poi quando c'è un intoppo, un guajo, si ritira! Bella figura ci fa fare! Quando si à una carica, quando si prende un'iniziativa, bisogna sopportarne il peso, e andare fino in fondo!.... Suo nipote.... va bene! ma non è lei che lo guarirà, e non morrà se tarderà cinque minuti a vederlo. Tanto tempo che si discute: fosse venuto subito, a quest'ora era un affare finito. E poi, si ànno dei doveri anche verso i propri concittadini, e non si assumono quando non si può adempirli!

ALESSANDRO

Senta, signor Marzotti....

MARZOTTI

Senza contare poi che nella Società, e lei lo sa meglio di me, abbiamo un partito che ci è avverso, che trova tutto mal fatto quello che facciamo noi, che vuol buttarci giù per andar esso al potere. Sono pochi, d'accordo, ma diverranno maggioranza oggi, e domani il Tiraboschi sarà presidente, il Tomarelli vice-presidente, e io e lei potremo andarci a nascondere. E la _Squilla_ poi, quel giornale libello....

ALESSANDRO

(_interr._) Senta, glie lo chiedo in grazia, mi lasci tranquillo, adesso. Non ò testa.... Vada dal Galli, tenti ancora. Se non riuscirà, verrò io, parola d'onore.

MARZOTTI

Quello che posso accordarle è questo: mi scriva due righe pel Galli: glie le porterò.... ma se neppur....

ALESSANDRO

Sì, sì, va bene. Glie le scrivo subito. (_Siede al tavolo e scrive_).

SCENA IV.

Alessandro, Marzotti, Elisa, Eva

MARZOTTI

Oh! signora, buon giorno! Come? Anche lei, signora Eva? Il signor Fara mi à detto adesso della malattia del suo piccino. Speriamo che sia cosa passeggiera. Già i bambini fanno tanto presto ad aggravarsi e a migliorare.... E come mai lo à lasciato?

ALESSANDRO

Ma.... si deve fargli una piccola operazione.... alla gola.... Non ò voluto io che assistesse. L'ò condotta qui e la ricondurrò tra poco....

MARZOTTI

(_a Eva_) Via, non si rattristi così, signora Eva. La scienza à fatti tali progressi!.... Bisogna darsi coraggio, e sperar bene. Nevvero, signora Elisa?... Proprio oggi! Peccato! Oggi che doveva essere giorno di festa, il trionfo di papà....

ALESSANDRO

(_venendo colla lettera_) Ecco.

MARZOTTI

A meraviglia! Speriamo di riuscire. Dunque, arrivederci, e tanti augurii. A proposito! Perdoni, caro signor Fara, capisco che lei à altro per la testa, ma sono benedette combinazioni! Senta: il giurì, come sa, aveva scelto il suo balcone, che è nella migliore posizione del corso. Vuole che si cambi?

ALESSANDRO

Sì, mi fa un vero favore.

MARZOTTI

Potrebbe andare all'Aquila d'oro, se il balcone non è già affittato.

ALESSANDRO

Ecco: ora che ò questa disgrazia in casa.... Sa, non si saprebbe far gli onori....

MARZOTTI

Vuol dire che abbiamo 4 o 5 ore dinanzi a noi. Se il bambino migliorerà, come non dubito, ella ci avvertirà. Che vuole? Siamo al servizio della patria, bisogna sacrificarsi, vittime del proprio dovere! Di nuovo.... Allora passerò più tardi a prendere notizie, e a dire l'esito del tentativo col Galli.... Arrivederci. (_Esce_).

SCENA V.

Alessandro, Elisa, Eva

ALESSANDRO

(_lo accompagna. Sulla soglia_) Filippo? Filippo?

FILIPPO

(_di dentro_) Comanda?

ALESSANDRO

Non ci sono per nessuno. Ài capito? Nessuno, assolutamente, finchè ti avvertirò io. (_Chiude la porta. Un silenzio. Poi, fissando Eva_) Eva, giurami che quello che ài detto a tua madre, e che essa mi à riferito, è la verità.

EVA

(_corre a lui e s'inginocchia_) Sì, papà, te lo giuro.

ALESSANDRO

(_rialzandola_) Su, su, niente lagrime, niente sentimentalismi, adesso. Non c'è da implorare, non c'è da impietosirmi. Quello che ài fatto è male, molto male. Ma può essere un errore senza gravi conseguenze, non un fallo irreparabile. Se è un errore, non sono io che devo perdonarlo. È tuo marito. Io, il perdono, non potrò che implorarlo per te. Ma perchè possa implorarlo bisogna che sia convinto, io, che lo meriti. Guardami in faccia. Capiscimi bene. Se ài fallato, se sei venuta meno ai tuoi doveri, se non ài il diritto di fissare in viso tuo padre, tuo padre.... se senti e capisci che non avresti il diritto di abbracciare tuo figlio, ora, se fosse qui.... vattene! non avremmo più altro da dirci. Oh! non avresti da temere che la tua vergogna. Un padre non impreca e non alza la mano sulla propria creatura. Se invece il tuo errore è quale l'ài confessato a tua madre....

ELISA

Te l'à giurato, dobbiamo crederle, Alessandro....

ALESSANDRO

(_à un impeto, subito trattenuto. Lancia uno sguardo severo a Elisa, e, dominandosi_) Ti prego di lasciar parlare me. (_Un silenzio_) Bada, Eva, non cerco di meglio che di poterti credere. Sei mia figlia!... Ma guai se m'inganni per salvarti. Già, l'inganno durerebbe assai poco! E quando lo scoprissi, non avresti a sperare misericordia da me. Saresti morta per tuo padre. Non mi vedresti più. Ti.... affiderei.... a tua madre, perchè.... perchè le madri ànno tutti i doveri.... e la tua saprebbe imporsi anche questo. (_Un silenzio_) Ora io andrò in cerca di tuo marito, gli parlerò, gli ripeterò quello che tu ài confessato. Come provarglielo? Non so!.... Ma ò fede che ti perdonerà.... Io.... perdonerei! Ma bada! non ò mentito mai in vita mia, e non voglio mentire neppure per amor tuo. E non sarebbe neppure amor di padre. Sarebbe vigliaccheria.... in me, sarebbe l'eternare un inganno atroce, sarebbe rendermene complice, in odio di un uomo onesto — e gli onesti non devono essere ingannati. Debbono perdonare, se possono perdonare, sapendo quello che perdonano.... Ò dunque bisogno di essere convinto che la causa da difendere è buona, e che ò il diritto e il dovere di difenderla. Ò bisogno di esserne convinto, anzitutto per rispetto di me stesso.... Capiscimi bene! apprezza che alto sentimento inspira tuo padre in questo momento, e siane degna; ne ò bisogno poi, perchè la causa è difficile a vincersi, perchè lo scandalo ci fu, quasi pubblico, giacchè siamo nelle mani di un farabutto che può farci del male molto più di quello che ci à fatto finora; perchè dovrò vincere delle giuste, assai giuste incredulità, (le apparenze sono contro di te), e dovrò guarire una terribile ferita nel cuore di Giovanni. Dovrò evitare, se è possibile, o dovremo sopportare le conseguenze, forse, di un duello....

EVA

Un duello?!!

ALESSANDRO

Sì, tutto quello di meglio che la società à saputo inventare per restaurare l'onore di un uomo quando sua moglie glie lo à compromesso. Oh! non è il duello in sè stesso che spaventa, nelle sue conseguenze materiali.... Sono le ferite dell'anima che un simile duello produce, inevitabilmente, e che non si cicatrizzano più. Tu capisci dunque che parte dolorosa mi è riserbata, oggi. (_Eva si è accasciata sul divano. Va a lei, le prende le mani, la rialza_) Eva: guardami: posso e debbo farlo?

EVA

(_con slancio_) Io, io stessa implorerò....

ALESSANDRO

No, tocca a me, prima! Tocca a me perchè.... ò cinquant'anni, ò l'esperienza dolorosa della vita, e nessuno, oggi, potrebbe farlo come io lo farò. Nessuno! neppure.... tua madre.... tua madre che piange e che sei stata tu a far piangere colla tua leggerezza, colla tua mancanza di sincerità. Guardala! vedi il male che ài fatto, e poi scruta in fondo alla coscienza. E, per l'ultima volta: Siami sincera, leale, quale io ò creduto di allevarti, con tutto il mio grande amore di padre. Posso e devo difenderti?

EVA

Sì, lo devi!... Mi ài chiesto se potrei abbracciare mio figlio. Sì; oh! fosse qui, il mio bambino, mi vedresti abbracciarlo con tanta tenerezza.

ALESSANDRO

Coll'affetto, soltanto, della mamma, che sopravvive a tutti i traviamenti, o colla dignità della madre?

EVA

(_gettandosi tra le braccia di Elisa_) Come la mia mamma può abbracciarmi e mi abbraccia in questo momento.

(_Elisa à uno scoppio di pianto, e sotto lo sguardo di Alessandro, quasi non osa abbracciare Eva. Alessandro si copre la faccia colle mani._)

ALESSANDRO

(_dopo una pausa_) Sta bene. Ora ritorna nella tua stanza e non muoverti di là. Tua madre rimarrà con te. Io escirò tra poco. Durante la mia assenza non dovrete ricevere nè vedere nessuno. Darò gli ordini a Filippo. Andate.

EVA

(_si scioglie dall'abbraccio di Elisa, tituba un momento, poi corre ad Alessandro e gli butta le braccia al collo_).

ALESSANDRO

(_la prende alle braccia e arresta il movimento di lei. Poi le prende la testa tra le mani, la fissa e avvicina la sua faccia a quella di Eva, interrogando_) Sì?....

(_Ad Eva si riempiono gli occhi di lagrime, e l'emozione le toglie la parola_).

ALESSANDRO

(_convinto_) Sì! (_e le stampa un bacio in fronte_) Vai.

(_Eva esce a destra accompagnata da Elisa_).

SCENA VI.

Alessandro, _poi_ Filippo

(_Alessandro sta un momento a guardare pensieroso la porta dalla quale uscirono Elisa ed Eva, Entra Filippo_).

FILIPPO

Signore, viene il signor Giovanni.

ALESSANDRO

(_vivamente_) Giovanni?

FILIPPO

L'ò visto attraversare la corte. Siccome mi à detto che non voleva nessuno....

ALESSANDRO

Ah! ma Giovanni sì....

FILIPPO

È col signor Flaviano.

ALESSANDRO

(_colpito_) Con Flaviano! (_A sè_) (Dovevo immaginarlo! me n'ero dimenticato di quello là!) (_a Filippo_) Se vengono qui tutti due, falli entrare.

FILIPPO

Sissignore. (_Esce dal fondo_).

SCENA VII.

Giovanni, Flaviano, Alessandro

FLAVIANO

(_entrando pel primo, e parlando sottovoce a Giovanni._) La situazione te l'ò già posta nettamente dinanzi agli occhi. Sai quello che ài da dire, da fare, da pretendere. (_Vede Alessandro, si ferma, saluta con un cenno del capo_).

GIOVANNI

(_dopo aver esitato un poco, come dominato da Flaviano, si dirige ad Alessandro e gli stende la mano. Poi, commosso, a bassa voce_) Perdonami.... Ti ò dato un gran dolore, jersera.... Non dovevo, jeri, un giorno di tanta letizia per te....

FLAVIANO

(_a sè_) (È meraviglioso! Gli è ancora debitore lui!)

GIOVANNI

(_c. s._) Che vuoi, ò perduta la testa.... Il dolore e l'ira mi ànno accecato.... Ma il colpo fu troppo forte.... Non me lo meritavo.... Le ò voluto tanto bene, ò fatto per lei tutto quanto ò potuto.... le ò dedicato tutto me stesso.... Non me lo meritavo, non ce la meritavamo, io e tu, tale ricompensa.... (_Piange_).

FLAVIANO

(_seccato, per intervenire_) Ora....

ALESSANDRO

Figliuolo mio, ebbene: poichè la paura fu più che il danno.... (_Flaviano straluna gli occhi, stupito_) ed ora tutto deve dimenticarsi, mettiamo d'aver fatto un brutto sogno...

FLAVIANO

Un momento, signor Fara. (_Allontana Giovanni da Alessandro e si mette in mezzo_).

ALESSANDRO

Ma mi lasci parlare. Ò delle cose importanti da dire, delle spiegazioni....

FLAVIANO

Delle spiegazioni, naturalmente; siamo qui per questo. Soltanto, il nostro colloquio deve essere avviato su un tono diverso da quello che avea preso causa la delicatezza — che io apprezzo — di mio fratello. E non vorrei che il giusto e retto criterio, indispensabile nell'esaminare dolorose circostanze come questa, venisse smarrito per dar luogo al sentimento, anzi al sentimentalismo. Dunque....

ALESSANDRO

(_che si è seccato da un pezzo_) Dunque, io avrei una preghiera da farle, e che credo aver il diritto di farle. Quella cioè di lasciarci sbrigar la faccenda tra me e Giovanni. Noi soli vi siamo interessati.

FLAVIANO

Le perdono queste parole, caro signore, in considerazione dello stato d'animo in cui deve naturalmente trovarsi. È l'onore di mio fratello che è in gioco; ed ò il diritto e il dovere di essergli vicino e di assisterlo in questo momento gravissimo della sua esistenza....

ALESSANDRO

Adesso soltanto, se ne ricorda che à un fratello!

FLAVIANO

Adesso sì, che à bisogno di me, sono al suo fianco. Senza nascondere poi che la sua proverbiale debolezza à bisogno dell'ajuto della mia esperienza e del mio retto criterio.

ALESSANDRO

(_che l'à seguito attento, pauroso, scrutandolo_) Ma.... a cosa vuol venirne lei? Si spieghi, lo dica presto, per carità....

FLAVIANO

Se me ne lascia il tempo.

ALESSANDRO

Perchè temo di capire....

FLAVIANO

Se non mi lascia parlare....

ALESSANDRO

Temo di capire.... (_commosso, spaventato_) che ella pensa tutto debba essere finito tra Giovanni ed Eva.... È questo a cui vuol venire? Questo à.... deciso lei, e à fatto decidere a Giovanni?!.... (_Volgendosi a Giovanni_) Di', di' tu, parla, figliuolo mio.... Non è possibile, di'?....

GIOVANNI

Non so, non so.... non interrogarmi. La mia mente si perde.... Io non le conoscevo le nequizie del mondo.... Non supponevo neppure che simili infamie fossero possibili!.... Il mio lavoro, la mia casa, il mio bambino.... ecco tutta la mia vita.... Ed ora.... a un tratto.... Dio! Dio! Ah! ma, te lo giuro, se Eva mi à tradito, questo lo so, questo lo sento, l'ammazzerò come un cane!

ALESSANDRO