Alleluja: dramma in tre atti

Part 2

Chapter 23,524 wordsPublic domain

Buona notte, signora Elisa.

ELISA

Addio, Alessandro.

ALESSANDRO

Buona notte, Elisa. (_Elisa esce_).

SCENA II.

Alessandro e Pertusani.

ALESSANDRO

Pertusani mio bello, un bicchierino ancora.

PERTUSANI

No, no!

ALESSANDRO

L'ultimo, via! Ah! sangue d'un turco! Quando ti ò visto entrare qui, tre giorni sono, non volevo credere ai miei occhi.

PERTUSANI

Il caso ci à riuniti, come ci aveva fatto conoscere, trent'anni fa, laggiù.

ALESSANDRO

Come il tempo passa! Quanti anni ài?

PERTUSANI

Cinquanta.

ALESSANDRO

Ed io.... in un orecchio: quasi cinquantadue.

PERTUSANI

E all'aspetto sei più giovane di me.

ALESSANDRO

Sì, coi capelli bianchi.

PERTUSANI

Che importa? Ma la faccia non à una ruga! E arzillo, e allegro!

ALESSANDRO

Allegro, sì. Un po' per natura, un po' per forza. Ma quando rientro in casa, e mi ci trovo solo, o con lei, invecchio, invecchio, ed è una vita triste, ti giuro.

PERTUSANI

Sempre.... come il giorno che ti ò lasciato?

ALESSANDRO

Sempre? E me lo domandi?!

PERTUSANI

Vent'anni che espìa.

ALESSANDRO

Fossero cento, mille, basterebbero?

PERTUSANI

Testè mi si è avvicinata.... Ebbe un impeto di commozione, gli occhi le si riempirono di lagrime....

ALESSANDRO

Ella sta là: (_accenna a destra: poi a sinistra_) io là.... ci si vede a pranzo. E il ritratto di Eva, qui (_lo addita_) ben grande, bene in vista, a rammentarmi, ora che la figliola non è più in casa, il giuramento che ò fatto sulla sua testina bionda, venti anni fa. Povera figliola, che adora sua madre, e mi adora, e mi crede felice, e crede di non dovermi altro all'infuori di ciò che tutti i figli debbono al padre: nulla! Ma il gran sacrificio non lo sa, non lo saprà mai.

PERTUSANI

Che fibra, che tempra tu ài. È meraviglioso!

ALESSANDRO

Che vuoi? Ò lavorato, ò lavorato molto, mi sono stordito nel lavoro. In casa, finchè Eva fu qui, ci stavo dall'ora del pranzo all'ora in cui essa si coricava. Poi uscivo. Qui, faccia a faccia con lei, no! Fuori! E come non si può lavorare anche di sera, mi stordivo in altro modo. E la natura mia mi ajutava. Giovanotto, quando partii da qui mi ero già fatta una fama di pazzarellone, di caposcarico. Tornato, mi abbrancarono subito. Cosa sapeva la gente di ciò che mi era accaduto, in dieci anni di assenza? Cosa sapeva la gente di quello che mi rodeva l'anima, dentro? Io ero, dovevo essere.... Alleluja, come mi chiamavano laggiù. E mi lasciai abbrancare, e accettai di esserlo. Figurati! mi serviva, mi facilitava il compito che mi ero assunto! E fui, per venti anni, e sono ancora il _deus ex machina_ di tutte le feste, di tutte le buffonate. Ah! ma ti giuro, dei momenti mi saliva il sangue alla gola, e mi sentivo una voglia di piangere, e un bisogno acuto, irresistibile di gridare alla folla: “ma no, ma no, è una maschera, la mia; non ò voglia di ridere, non ò il diritto di ridere!„ Ma allora mi vedevo Eva dinanzi, e pareva mi dicesse: “no, il diritto che non ài è quello di confessare la verità o anche soltanto di lasciarla sospettare: perchè faresti di me una disgraziata, una figliola senza la mamma!....„ E così sono arrivato ai capelli bianchi, Alleluja, sempre! Perchè anche quando cercai di ritrarmi, di raccogliermi, allegando l'età, gli affari, non lo potei. Ah! ah! è feroce il mondo, non rinuncia ai suoi diritti. Egli aveva il diritto ch'io lo facessi ridere, poichè ero nato con questa fortunata natura e con questa gaja missione di tener allegra la gente! Perchè come si nasce assassini, si nasce.... Alleluja! Ed io ero venuto al mondo per ridere e per far ridere. A far ridere ci sono riuscito, forse: a ridere, no! Dentro di me, dentro dell'anima, non ò fatto che piangere!

PERTUSANI

(_commosso_) Sei tanto più ammirabile! E ne fosti rimeritato. Ora ài delle gioje pure e sante nella vita. Il benessere materiale, la felicità di tua figlia....

ALESSANDRO

Sì, finchè la dura!

PERTUSANI

Come?!

ALESSANDRO

Che vuoi? Sono relativamente contento. Il presente è buono, tutto mi sorride. Quanto al passato, il tempo è un gran calmante se non è rimedio assoluto. Pure.... non sono tranquillo....

PERTUSANI

Ma perchè?

ALESSANDRO

Eh! Non mi attendo che disgrazie. Mi pare, ò paura, che non la debba essere finita ancora. Questa contraddizione strana, dolorosa, che è nel mio destino, e che ò dovuto subire sin qui, ò paura debba continuare sino alla morte. Ridere in faccia agli altri e per conto degli altri. Piangere dentro di me, e per conto mio.

PERTUSANI

Ma che idee!

ALESSANDRO

Oggi, oggi, più che mai, lo temo. Ài visto? ò dovuto festeggiare le mie.... nozze d'argento. Quel buon Rocco, ài udito, credette di procurarmi una gioja. Ne parlò in segreto agli operai; mi prepararono una pergamena. Stamane odo la musica sotto le finestre, e gli evviva, e gli auguri. Mi affaccio; Cos'è? cos'è stato? Ma venticinque anni fa, in questo giorno, sposavate vostra moglie! Allegro, Alleluja!.... Ah! ah! venticinque anni fa, fossi morto, in questo giorno. Ma... non potevo dire... E ricevetti gli operai, e gli auguri, e la pergamena.... (_additando un rotolo_) È là.... E dovetti invitare gli amici più intimi che venivano a congratularsi, e accogliere i brindisi, e brindare io stesso.... e baciare, in faccia a tutti, la.... madre di mia figlia. Vedi! tutto questo mi è parsa una voce del destino, come un avvertimento lugubre: Bada, non dimenticare, non abbandonarti troppo nel benessere dell'oggi. Non è finita! non metterti a ridere per davvero, a cuore aperto. La tua missione è di piangere mentre ridi. Alleluja per gli altri, sempre, ma per te no!

PERTUSANI

Ma che idee, che idee!

ALESSANDRO

Cambiamo discorso.

PERTUSANI

Veramente, l'unico discorso sarebbe dirti buona notte. Ma mi spiace di lasciarti triste, con queste idee per la testa.

ALESSANDRO

Che! che! mi sono abbandonato con te: si capisce: tutti i ricordi che la tua presenza mi suscitava.... Ma è passata! Ormai ci ò fatto il callo! E, per fortuna, la mia natura mi assiste. Quando sono in mezzo alle feste e alle pagliacciate, mi ci dimentico. Guai se non fosse così! Non avrei resistito. Suvvia, l'ultimo bicchierino.

PERTUSANI

Sei matto? Voglio tornare a casa colle mie gambe. Sarebbe bella, un magistrato che prima d'andare in funzione fosse veduto attorno in _cimbalis_.

ALESSANDRO

Eh! al martedì grasso! Via, via! l'ultimissimo. Alla nostra salute.

PERTUSANI

All'avvenire che distrugga completamente il passato.

ALESSANDRO

E sia! Me lo merito?

PERTUSANI

Oh! te lo meriti tanto, mio buono!

SCENA III.

Alessandro, Flaviano, Pertusani

FLAVIANO

(_affacciandosi al fondo_) È ancora qui, Presidente? Allora la saluto. (_entra_)

PERTUSANI

Va al veglione dunque?

FLAVIANO

Dò una capatina. Ma prevedo che tra mezzora sarò a letto.

ALESSANDRO

Il giovinotto _blasé_! Io, a cinquantadue anni, mi sentirei la forza di rimanerci sino all'alba, divertendomici, anche!

FLAVIANO

_Blasé.... ce n'est pas le mot._ Mi dia un veglione della Scala, del Costanzi, o meglio ancora dell'Opera, e saprò fare il mio dovere. Ma, Dio buono, un veglione qui, al Teatro Sociale! Ebbi la disgrazia di viaggiar troppo, di veder troppe cose, il meglio che in ogni genere di cose il mondo può offrire. Ò vissuto a Parigi.... _Voilà tout!_ (_Si calza i guanti bianchi_).

ALESSANDRO

Eh! bisogna sapersi adattare ai tempi e ai luoghi. Anch'io ò vissuto in una grande città, la città del brio e dell'allegria per eccellenza. Ridottomi qui, ò saputo evitare i confronti e accontentarmi.

FLAVIANO

Lei à una natura speciale, invidiabile. Anzi, lei arriva sino al _tour de force_ di crearli i divertimenti e le farse, quando non ci sono.

ALESSANDRO

(_con leggiera canzonatura_) Che vuole? mi serve di svago, dopo gli affari. Noi lavoratori, lavoratori sul serio....

FLAVIANO

(_seccato_) E poi ci si affogano i dispiaceri.

ALESSANDRO

Naturalmente. Perchè chi à degli affari e una famiglia, non à soltanto delle gioje: talvolta à anche dei dispiaceri, piccoli o grandi.

FLAVIANO

E lei ci affoga anche i grandi.

ALESSANDRO

Non ne ebbi mai, veramente, di grandi.

FLAVIANO

Beato lei.

ALESSANDRO

(_va al fondo a riporre la bottiglia e i bicchieri_).

FLAVIANO

(_piano a Pertusani, indicando Alessandro_) Lui non sa che io so.... Mi ero scordato di dirglielo, a lei.... Sono tornato apposta. (_Forte_) Arrivederla Presidente.

PERTUSANI

Buon divertimento, Cavaliere.

FLAVIANO

Buona notte, signor Alessandro. A domani.

ALESSANDRO

A domani. (_Flaviano esce_)

SCENA IV.

Alessandro, Pertusani

ALESSANDRO

(_seguendo collo sguardo Flaviano_) Sin che la dura, anche per te.

PERTUSANI

Dimmi: che fa questo giovinotto?

ALESSANDRO

Bravo! lo domanderò a te.

PERTUSANI

Ma tu l'alloggi qui in casa tua.

ALESSANDRO

Sì, da due mesi, per un riguardo a Giovanni che me ne à pregato. Fa l'assicuratore, dice lui. Deve essere un gran bel mestiere, perchè vedo che vi si dedicano tutti quelli che ànno tentato inutilmente tutti gli altri.

PERTUSANI

Assicuratore?

ALESSANDRO

Sì, è agente, qui, da due mesi, di una Società americana delle tante. Non ti à chiesto un colloquio per farti fare una assicurazione sulla vita?

PERTUSANI

No.

ALESSANDRO

Be', aspettatelo da un momento all'altro.

PERTUSANI

Ma finora cosa à fatto?

ALESSANDRO

Niente e un po' di tutto: à fatto il giornalista, l'esploratore, il letterato, il conferenziere, che so? ed ora fa l'assicuratore perchè deve essere un mestiere comodo. Ma lavorare sul serio, niente! Ridottosi senza quattrini, è venuto qui, coll'idea, io credo, di farsi mantener dal fratello. Si è procurata questa rappresentanza di una società di assicurazioni e, a sentirlo lui, à cominciato coll'assicurarsi un guadagno di ventimila lire l'anno. Finora, però, è Giovanni che fa le spese.

PERTUSANI

Perbacco! a sentirlo, ne insegna a tutti.

ALESSANDRO

Ah! ah!

PERTUSANI

E à delle idee così rigide, sull'onore, sulla illibatezza....

ALESSANDRO

Le ài udite?

PERTUSANI

Sì. Testè si parlava.... non so.... così, accademicamente, discorsi di nessuna importanza. Ma udendolo, c'era da giudicarlo addirittura....

ALESSANDRO

Il modello degli uomini! Sì! è un rétore volgare. L'onore? Ah! ah! quanto a onore, i Cavalieri della Tavola Rotonda in suo confronto potevano andarsi a nascondere. A tutti i codici della cavalleria in saccoccia! L'onestà? Perdio! fossero tutti come lui, tu, magistrato, mangeresti lo stipendio a ufo!... Ma l'onestà del rimboccare le maniche e di lavorare per guadagnarsi la vita, quella onestà lì non la conosce. Ma l'onore di.... non dover niente a nessuno, di essere un uomo che basta a sè stesso e, se occorre, può far qualcosa per gli altri, quell'onore lì non sa neppure dove stia di casa.

PERTUSANI

Strano!

ALESSANDRO

Sì, strano e.... antipatico.

PERTUSANI

E com'è che è cavaliere?

ALESSANDRO

Bravo! Se non lo è lui, chi deve esserlo? Senza possedere un soldo e senza lavorare, è arrivato a trentacinque anni facendo il ricco signore! Ti pare abbia risolto un problema da poco?

PERTUSANI

Ma brutte azioni non ne à mai commesse....

ALESSANDRO

Oh! giammai della vita!.... come dice lui che.... à viaggiato. Non solo, ma non à neanche mai rasentato, come si suol dire, il codice. Dico, mi sfogo con te, è come parlassi a me stesso. Per darti un'idea: quattro ambiziosi che ànno uno scopo politico da raggiungere fondano un giornale. Chi è il direttore? Lui, perbacco! E si vive un anno, finchè il giornale.... muore. Poi, una società africana à dei quattrini da buttare per trovare le sorgenti di un fiume o per aver notizie di un esploratore di cui ne mancano da un anno. Chi ci va, in Africa? Lui, che diavolo! E un pajo d'anni si sbarcano cercando le notizie o le sorgenti.... Non si trova niente, naturalmente; ma, tornati, si tiene una conferenza, si raccontano i pericoli corsi, le imprese tentate; si porta una mummia d'Egitto o una scimmia colle corna.... il meno che ti può capitare è una croce di cavaliere. E via! e via! Adesso che à esaurito tutto il resto, si fa assicuratore. Ed è naturale. Chi l'à arrischiata tanto la vita, chi à risolto così bene il problema della vita, può assicurarla agli altri. E così, lui che non à mai fatto niente, che non à mai concluso niente, nè di buono nè di cattivo, è quasi un grand'uomo ed è un gentiluomo perfetto. Potrà accadere che ti domandi in prestito cento lire: ma bada a non pestargli un piede, perchè, per Iddio, prima trova mezzo di restituirtele, le cento lire, ma poi ti dà una sciabolata che.... non gli restituisci più.

PERTUSANI

(_ridendo_) Ne ò saputo abbastanza. Saprò regolarmi. Ed ora scappo a letto, per davvero. Perbacco! quasi le undici!

ALESSANDRO

Ciao, Pertusani mio. Oh! di', verrai a veder la mia fabbrica presto.

PERTUSANI

Quando vorrai.

ALESSANDRO

Domani no, è festa; voglio mostrartela in azione.

PERTUSANI

E poi domani sei già troppo occupato. La mascherata! Figuriamoci!

ALESSANDRO

Già, già. Combineremo, combineremo. Ciao.

PERTUSANI

Ciao. E.... allegro!

ALESSANDRO

(_ridendo_) Alleluja! Alleluja!

(_Pertusani esce_).

SCENA V.

Alessandro, _poi_ Filippo, _poi_ Elisa

ALESSANDRO

(_rimasto solo, si guarda attorno un momento, vede la pergamena, la svolge, l'osserva con amaro sorriso d'ironia_).

FILIPPO

(_entrato, vien dietro Alessandro e osserva anche lui_) È proprio un bel lavoro, nevvero signor Padrone?

ALESSANDRO

Sì, un bel lavoro.

FILIPPO

L'à fatta un pittore di Milano.

ALESSANDRO

E costerà quattrini. Anno speso, i miei operai.... Poveretti.

FILIPPO

Sono tanti! Ànno fatta una sottoscrizione. Pochi centesimi a testa.

ALESSANDRO

Meno male! (_Glie la dà_).

FILIPPO

Bisognerà farle una bella cornice, ed appenderla. Domattina la porterò io a quel negozio sul Corso dove fanno le cornici dorate.

ALESSANDRO

No, lascia qui. (_Glie la ritoglie_) Spegni i lumi e va a letto.

FILIPPO

Tutti?

ALESSANDRO

Lascia questa lucerna, qui sul tavolo. (_Siede dinanzi al caminetto e carica la pipa_).

FILIPPO

(_dopo aver spento_) Buona notte.

ALESSANDRO

Buona notte.

FILIPPO

(_esce dal fondo_).

ELISA

(_si affaccia alla porta di destra_).

ALESSANDRO

Come? Sei ancora su? Ti credevo a letto da un pezzo. (_Un silenzio_) Non ài sonno? Io ci vado, sai? (_Un silenzio_) Cosa vuoi?

ELISA

(_umile_) Niente.

ALESSANDRO

Bè, buona notte.

ELISA

Alessandro....

ALESSANDRO

Che?

ELISA

(_viene a lui. Vorrebbe parlare, non ci riesce. Giuntagli vicino cade in ginocchio_).

ALESSANDRO

Cos'è? Cos'è?

ELISA

Alessandro.... perdonami.

ALESSANDRO

È vent'anni che ti ò perdonato!

ELISA

Alessandro.... non ti chiedo nulla...... non ò nulla da chiederti.... Ti benedico.... ti venero.... Ma una grazia, oggi....

ALESSANDRO

Una grazia?

ELISA

È un giorno terribile.... è un anniversario terribile.... lo so....

ALESSANDRO

Alzati....

ELISA

No, lasciami così.... non posso stare che così davanti a te. Poco fa, dinanzi a tutti, ài dovuto baciarmi.... Ò tremato in quel momento.... mi sono sentita mancare....

ALESSANDRO

Àlzati....

ELISA

(_con orgasmo crescente_) No!.... Alessandro.... non ne posso più.... non posso durarla così.... Vorrei morire, oggi..... Tanto, la mia vita non serve più a nulla. Eva è collocata.... è felice.... i miei doveri di madre sono compiuti.... Vorrei morire, ma perdonata.... (_Alessandro fa per parlare_) Un perdono vero, completo, tra noi due, non per la folla.... un perdono dinanzi a Dio!.... È vent'anni che espio.... mi avessi ammazzata, allora, mi avessi scacciata, avrei sofferto meno.... il supplizio e il castigo sarebbero stati meno crudeli.... Non mi lagno no.... Vorrei morire, oggi, perdonata....

ALESSANDRO

Lo sei....

ELISA

(_alzandosi, lagrimando_) No! no! no!

ALESSANDRO

(_dolorosamente_) Non tormentarmi.... non tormentarmi di più.... Fu un'orribile giornata oggi....

ELISA

E sia l'ultima! Alessandro, ò espiato, ò espiato tanto.... Ò i capelli grigi, guarda, sono vecchia, siamo vecchi, Alessandro....

(_S'ode un susurro in anticamera. Alessandro, imponendo silenzio col gesto ad Elisa, tende l'orecchio. Poi va alla porta nel fondo, che si apre e appare Rocco_).

SCENA VI.

Alessandro, Elisa, Rocco

ALESSANDRO

Non siete andati alla fabbrica? Cosa c'è?

ROCCO

(_fa un passo avanti. È turbatissimo, tremante_).

ALESSANDRO

Cosa c'è'?! Il bambino sta male?

ROCCO

No; no!

ALESSANDRO

Allora? Di', parla! Cosa ài? Tremi? Una disgrazia?

ROCCO

No, no!...

ALESSANDRO

E come mai sei qui a quest'ora? Il fuoco alla fabbrica? Parla! Parla!

ROCCO

Vorrei parlare a.... lei solo.

ALESSANDRO

Perchè a me solo? Cosa è stato?

ROCCO

Niente di grave. Credevo trovarla qui solo... Credevo che la signora...

ALESSANDRO

(_a Elisa_) Vattene.

ELISA

No, rimango. È una disgrazia, Rocco? Riguarda noi? Ò il diritto di sapere, anch'io. Parlate in nome d'Iddio.

ALESSANDRO

Cosa è stato? Cosa è stato? Rocco?

ROCCO

Siamo tornati alla fabbrica. Siccome è festa non c'era nessuno, altro che Teresa, mia moglie, in portineria. Essa ci accoglie con grande stupore, spaurita. Il signor Giovanni l'interroga, Teresa risponde: “Credevo rimanesse più a lungo dal signor padrone.„ Mi parve di notare un gran turbamento sulla faccia del signor Giovanni, come un presentimento. Egli infilò le scale di furia....

ALESSANDRO

Ebbene?!

ROCCO

La signora Eva.... non c'era. Io non avevo ancora potuto interrogare Teresa che il signor Giovanni era abbasso di nuovo. Investe mia moglie così di furia, con tanta violenza.... essa si smarrisce.... una bestia! una donnicciuola da due soldi!... poteva dire.... far credere...

ALESSANDRO

(_violento_) Via, via, al fatto!... (_dà un'occhiata feroce a Elisa, poi di nuovo a Rocco_) al fatto!

ROCCO

Mia moglie gli risponde che la signora non è uscita dalla fabbrica. L'aveva vista avviarsi giù in fondo alla terza corte. Dietro il fabbricato delle macchine. Il signor Giovanni non ascolta più, si mette a correre all'impazzata, ma silenzioso, anzi colla preoccupazione di non far rumore. Io appresso. Che so? Temevo una disgrazia. Giunto alla porticina dell'orto che dà sul viottolo nei campi, la trova socchiusa. Si avvicina ancora, ma inciampa in qualcosa e produce un rumore. Allora si ode un grido al di fuori, e si sente qualcuno che fugge a precipizio per la campagna. Il signor Giovanni si precipita fuori della porticina. Lì dietro al muro di cinta....

ALESSANDRO

Parla!

ROCCO

C'era la signora Eva. Egli l'afferra e la spinge dentro.... Poi quello che è avvenuto non so.... Il signor Giovanni aveva perduto il lume degli occhi.... non l'ò mai visto così....

ELISA

L'à ammazzata?!

ROCCO

No, no, signora.... Di male.... non glie ne à fatto. Fu una scena breve, violenta. La povera signorina pareva morisse di paura.... non diceva niente.... L'à trascinata sino in portineria, poi è corso su in casa, lui solo, è ridisceso con un velo della signora. Glie lo à buttato addosso e le à detto: “Torna a casa tua!„ Il cavallo non era ancora staccato.... mi à ordinato di condurre qui la signora.... ò dovuto ubbidire.

ELISA

(_si è lasciata cadere sul divano, affranta, annichilita_).

ALESSANDRO

È qui?! (_Si dirige alla porta_).

ROCCO

(_trattenendolo_) No, senta.... La scongiuro, pei suoi poveri morti....

ALESSANDRO

Lasciami....

ROCCO

Senta, io giurerei che è un equivoco.

ELISA

(_con un fil di voce_) Alessandro....

ALESSANDRO

(_le lancia un'occhiata terribile_) Taci, tu!

ROCCO

È un malinteso, creda.... Il signor Giovanni non l'à neppure lasciata parlare.... le à fatta una paura.... Oh! come invocava il suo bambino, dopo, durante la strada! Non può aver fatto nulla di male. Io non volevo neppure condurla qui.... ma cosa fare? dove andare? Io non so....

ALESSANDRO

(_che si è dominato un poco_) Dille che salga....

ELISA

(_si alza, fa per uscire_) Vado io....

ALESSANDRO

No!! (_A Rocco_) Dille che salga. C'è suo padre.... c'è sua madre, qui, non à nulla a temere. (_Rocco si avvia_) E tu.... bada! non una parola!

ROCCO

Oh! signor padrone! (_Esce_).

SCENA VII.

Alessandro, Elisa _poi_ Eva

ALESSANDRO

(_appena è uscito Rocco, à un impeto di furore, si precipita verso Elisa che si accascia di nuovo sul divano. Sta per batterla, ma si frena_) Come te, come te, maledetta! (_Poi, alzando il pugno al cielo_) Dio! sei ingiusto e spietato con me!

EVA

(_appare al fondo. À un momento di trepidazione. Alessandro fa un passo verso di lei. Eva, paurosa, lo evita, e corre a buttarsi ai ginocchi di Elisa_) Mamma, sono innocente, non ò fatto nulla di male. Mamma!

ALESSANDRO

(_violento, l'afferra per un braccio, la solleva_) A me, a me, a tuo padre.... (_Non sa frenare il furore, la piglia alle braccia, la scuote, sta per batterla, poi, con uno sforzo, l'abbandona, e si domina. Una piccola pausa_) Non ora! Avrei paura di.... Vai! Entra là.... (_Le addita la porta a destra_) e aspettami.

EVA

(_tituba, vorrebbe parlare_).

ALESSANDRO

(_col gesto, imperiosamente, le impone di uscire. Eva si avvia. Cala la tela_).

FINE DEL I. ATTO.

ATTO SECONDO

SCENA I.

Filippo, _poi_ Alessandro, _poi_ Elisa

FILIPPO

(_in maniche di camicia, col grembiale azzurro, spolvera i mobili; ad Alessandro che entra dalla sinistra_) Oh! signor padrone! Si è alzato senza chiamarmi? Non vuole il caffè?

ALESSANDRO

Sì. Che ora è?

FILIPPO

È presto, non sono suonate ancora le sette. (_Alla finestra_) Grandi preparativi in istrada. I bottegai coprono le insegne. Ànno paura dei coriandoli. Si aspettano grandi cose. Si sa che il Circolo prepara una gran mascherata. (_Avvicinandosi_) Signor padrone, à da essere una cosa in grande, eh? Mi diceva l'albergatore dell'Aquila d'oro che non à più una camera disponibile. Tutta la provincia è arrivata tra jersera e stamane. Qualcuno è perfino venuto da Milano. Oh! a proposito, sul balcone mettiamo fuori il drappo rosso? (_Alessandro non l'ode. S'avvicina_) Signor padrone?

ALESSANDRO

Che c'è?

FILIPPO

Dicevo.... Eh! Si capisce: deve aver tante cose per la testa, lei, oggi! dicevo se debbo esporre il drappo rosso....

ALESSANDRO

No.... più tardi.

FILIPPO

Perchè chissà quanta gente verrà oggi per vedere il corso mascherato. La signora Eva è già qui per ajutare a far gli onori di casa, eh?

ALESSANDRO

Sì.... è venuta.... jersera.... È già.... alzata? L'ài vista?

FILIPPO

Nossignore, non l'ò ancora veduta.

ALESSANDRO

E il signor Flaviano?

FILIPPO

È uscito. Cioè, è rientrato un'ora fa, deve essere stato al veglione, e invece d'andare a letto è tornato fuori subito. Avevano portato una lettera per lui, dalla fabbrica....

ALESSANDRO

Vai a bussare alla stanza della signora Eva....

FILIPPO

Quale?

ALESSANDRO

Quella che occupava da ragazza. Quale?!... Se è alzata dille che venga qui subito.

ELISA

(_che è entrata dalla destra_) Alessandro.... un momento.... scusa....

ALESSANDRO

Cosa c'è?

ELISA

Prima.... di chiamare Eva....

ALESSANDRO

Ma che! (_A Filippo_) Dille che l'aspettiamo per prendere il caffè.

(_Filippo esce_).

SCENA II.

Alessandro — Elisa

ELISA

Volevo parlarti, prima.

ALESSANDRO

A che scopo? E mi credi in uno stato d'animo tale da poter attendere ancora? Non l'ò interrogata subito, stanotte, perchè dubitavo di me, del mio coraggio, delle mie forze.... Dio! che notte ò passata!

ELISA

(_umile, con un fil di voce_) Non fu allegra neppur la mia, te lo giuro.

ALESSANDRO

(_con ira_) La tua! la tua! Ma io ti consiglio di dolertene! di venire da me a farti consolare, a farti compassionare, da me!.... Ma per quel dio che mi à maledetto, ringraziami che non ammazzo te e lei e me stesso, per farla finita, una buona volta. Perchè non è la voglia che mi manca....

ELISA

(_implorando_) Alessandro!....

ALESSANDRO

Lévamiti dai piedi! (_Un silenzio_) Non viene? Non viene? Dovrò dunque andare io da lei? (_Si dirige furioso al fondo_).

ELISA

(_accorrendo_) Alessandro, ti scongiuro, ascoltami: non è colpevole come la credi.

ALESSANDRO