Part 21
«No, voi siete sempre il mio buon babbo e la mia buona mamma, e io mi figuro di chiacchierar con voi, come facevo una volta, quando tu, babbo, mi conducevi alla domenica in piazza, e quando con te, mamma, si facevano le nostre lunghe passeggiate fino ai Giardini.... Te le ricordi? Con chi esci adesso, la mia povera mamma? Conduci teco la Marina forse?... Oh, nell'inverno, come si ritornava contente a casa! Oh i bei tramonti dietro la cupola della Salute! Qui in questo romitorio a cui non si arriva che dopo due ore di mulo, si va sui cosidetti bastioni, e non c'è altro. Due filari di platani, quattro panche di legno, e intorno montagne da tutte le parti, e giù nella valle campi poveri di vegetazione e un fiumicello che pare un fosso. Il sole ha fretta di andarsene; c'è un monte alto, sassoso, sgarbato che ci affretta la sera almeno di due ore. E quando il sole è sparito, che aria fredda, sottile! Brr!
«Però a passeggiare io ci vado poco. Ugo è così stanco quando viene a casa, e io pure, sapete, sono stanca. Lavoro dall'alba fino a sera.... C'è stata una interruzione, ma ne parleremo dopo.
«Smetto un momento, indovinate perchè? Perchè sento la pentola che bolle e voglio ritirarla dal fuoco.... Vi scrivo dalla cucina.... Altro che il mio studio con le sedie imbottite! Tutto il nostro quartiere consiste in questa cucina e in una cameruccia.
. . . . . . .
«Fra la riga precedente e questa c'è corso un intervallo di due giorni. Non ebbi un minuto di libertà. Ugo fu in letto con un po' di febbre. Egli sapeva ch'io _avevo sul telaio_ una lettera per voi altri e mi sollecitava a finirla, ma io ero così apprensiva che non sapevo tener la penna in mano. Grazie a Dio, tutto è terminato.
«Ah, volevo dire alla mamma che non c'è di meglio per divenir brave massaie che il dover farsi tutto da sè.... Serva io non ne ho, potete immaginarvela; la fantesca della mia padrona di casa viene la mattina, per un paio d'ore; poi rimango io sola. Ho imparato a spazzare, a stirare, a cucinare.... In quest'ultima funzione riesco a meraviglia. Ugo mi dice sempre: se ci fosse la _materia prima_, che buoni piattini uscirebbero dalle tue mani! Ma quella che egli chiama la materia prima non c'è.... Qualche volta, in confidenza, sui venticinque o ventisei del mese, c'è alla mattina una preoccupazione nuova, curiosa, vale a dire se ci sarà da pranzo. Vi confesso che questo dubbio produce un effetto strano....
— Povera Margherita! — esclamò con voce flebile e con un gemito la signora Gertrude.
Il dottore, sospendendo un momento la sua lettura, rivolse gli occhi dalla parte ove si trovava il signor Massimiliano. Ma egli continuava ad essere nascosto dietro la _Gazzetta_.
«A ogni modo si arriva al giorno dello stipendio. Un bello stipendio in verità! Con quella gioia della trattenuta ci restano 75 lire e 45 centesimi al mese....
— Peggio per lei! — gridò il Nebioli facendo la voce grossa. — Perchè ha lasciato la sua casa? perchè ha lasciato i suoi genitori?
«E con 75 lire e 45 centesimi al mese un pover'uomo deve insegnare a sessanta bimbi, asini e cocciuti, provvisti di babbi più asini e più cocciuti di loro. Il segretario comunale ha levato il saluto a mio marito perchè non giudicò degno del premio suo figlio che in un anno non aveva ancora imparato a scrivere _caro_ senza l'_h_. E il sagrestano lo guarda in cagnesco perchè egli osò mettere in burla il suo illustre rampollo, il quale un giorno in iscuola disse che il Tevere è la capitale d'Italia. C'è finalmente il barbiere, che attribuisce la caduta del suo primogenito all'esame a _mene consortesche_! Ho proprio paura che abbia ragione il brigadiere dei carabinieri, un lombardo, che quando mi vede mi dice sempre: _Che la mi creda, signora, l'è minga un paes per lee._
«Ho dovuto, volere o non volere, far la conoscenza delle _signore_ del luogo. Ne conosco una ventina; dieci di esse non sanno leggere affatto; dieci leggono soltanto lo stampato, quattro anche il manoscritto. Che sappiano scrivere non ce ne sono che tre. Al mio arrivo s'è fatto un gran mormorare perchè ero troppo _elegante_, e un giorno in chiesa, mentre il curato predicava contro il lusso, tutti gli sguardi si sono rivolti su me. Avevo ancora l'abito di _piquet_ violetto che mi hai fatto fare nel settembre dell'anno passato.... Adesso, sta tranquilla, mamma, che non pecco per eccesso di vanità. Ho venduto a un merciaiuolo ambulante il vestito violetto, il mio spillone a mosaico, i miei coralli.... ah i miei coralli m'è costato a venderli; me li avevi regalati tu quando compivo diciott'anni; ma come si fa?... C'erano spese indispensabili, urgenti.... Insomma sono ormai come le altre, quantunque mi facciano l'onore di dirmi che ho qualchecosa che non hanno le altre. Ho il _chic_, sentenziò la moglie del pretore che sa due parole di francese.
«A proposito di francese, il babbo non mi rimprovererebbe più di aver sempre libri francesi per le mani. Qui non vi sono libri in nessuna lingua quando se ne levi qualche libro di devozione, e la cabala del lotto. Al caffè ci sono due giornali, ma un terzo ne riceviamo noi altri (è l'unico nostro lusso) e indovinate che giornale è? Il _Rinnovamento_, a cui Ugo s'è fatto associare da un suo amico di costì per compiacermi. Quando quel foglio arriva a questo romitorio dopo due giorni di viaggio, mi par che capiti un amico a darmi novelle della mia Venezia, de' miei parenti, e benedico a chi ha inventato i giornali. Guardo lo stato civile, i matrimonii, le morti, guardo i pettegolezzi, le feste da ballo, le baruffe, le serenate sul Canal Grande, e vivo ancora nella mia piazza, nelle mie calli, nei miei campi, negli sfondi misteriosi de' miei _rii_. E sento venirmi le lagrime agli occhi, ma le asciugo presto, perchè i poveri, e ormai sono povera anch'io, non hanno tempo da piangere, non hanno tempo da cullarsi in fantasie malinconiche. Adesso poi....
«Ah sì, avevo il capriccio di darvela soltanto per poscritto la grande novella, ma non posso indugiare di più e quasi quasi la penna scrive da sè...
Il dottore Beverani fece una piccola pausa; la signora Gertrude lo guardò con trepida ansietà e il signor Massimiliano tese gli orecchi.
«La grande novella è questa, che al 15 del passato mese di novembre, alle 9 precise di sera, ho dato alla luce un bambino....»
Il Nebioli lasciò cader di mano la _Gazzetta_, sua moglie si alzò in piedi e appoggiandosi alla spalliera della sedia del medico cercò di leggere nel foglietto ch'egli teneva spiegato davanti; ma i suoi occhi indeboliti e velati dal pianto non vedevano che una gran confusione nella fitta e scapigliata calligrafia della figliuola.
— Un bambino! — esclamò il signor Massimiliano, — come mai?
— Probabilmente come le altre donne, — rispose ironicamente il dottore. — Ma forse dirà ella stessa qualche cosa di più.
E riprese la frase interrotta.
«...... Un bambino il quale sebbene nato in sette mesi....»
— Quando s'è maritata la Margherita? — chiese il vecchio brontolone in tuono aspro a sua moglie.
— Non lo sai? In maggio, — disse la signora Gertrude.
— Già, il mese.... ah stavo per dirla grossa. Maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre.... Per fare i sette mesi bisogna metterci della gran buona volontà....
— Via, mettetecela, — disse il dottore. E continuò:
«..... Il quale sebbene nato in sette mesi è vispo e robusto e a cui ho dato il nome di Massimiliano.»
Il signor Nebioli fece spalluccie in segno di indifferenza, ma nello stesso tempo si soffiò due volte il naso rumorosamente, e alzatosi dalla sedia si mise a passeggiare per la stanza.
— Massimiliano, — disse con accento commosso la signora Gertrude, — la senti? Gli ha dato il tuo nome.
— Commedie! commedie!
— Dottore, interponga lei una buona parola, — soggiunse a mezza voce la povera donna. Ma egli le accennò ch'era meglio finir la lettura.
«Voi non vi aspettavate di diventar nonni così presto, e giudicherete strano che nelle altre due lettere scrittevi io non vi annunziassi quello che si preparava. È giusto, ma non so perchè, io m'ero fitta in capo di farvi un'improvvisata a cose compiute. Speravo davvero che questa creaturina sarebbe stata un maschio (noi donne siamo tanto sfortunate) e pensavo che forse anche il babbo, se avessi potuto dirgli: ti è nato un nipotino, avrebbe spianato la sua fronte severa. Per amore di lui, babbo, se non per amor mio, perocchè egli, poveretto, colpe non ne ha. Le sue manine sono pure, i suoi occhi sono innocenti come quelli degli altri bimbi; o perchè dunque troverà egli, al suo entrare nel mondo, meno affetto, meno sorrisi, meno baci ad accoglierlo? Se il vostro cuore dev'essermi chiuso per sempre, oh non sia chiuso almeno per esso. Io gli insegnerò ad amarvi, le prime preghiere che i suoi labbri di rosa alzeranno al Signore saranno per voi; fate che io possa dirgli che voi pure gli volete bene, che voi pure qualche volta, tra le pareti della casa ov'io nacqui, pronunciate con dolcezza il suo nome e gli inviate un saluto per mezzo degli uccelli che volano, delle nubi che passano, e lo raccomandate al buon Dio che protegge i bambini.
— Oh dottore, dottore, non ne posso più, — esclamò la signora Gertrude rompendo in un pianto dirotto.
— Già le donne non sanno altro che piangere, — urlò il Nebioli che voleva mostrarsi impassibile. — Lascialo finire, per Dio.... Avanti, avanti, Beverani... La mia signora figliuola ha la penna spedita come la lingua.
E continuò a misurare in lungo ed in largo il salotto, guardando di tratto in tratto la sua ombra sulla parete e dando segni frequenti di essere molto infreddato.
Il dottore indirizzò una parola affettuosa alla signora Gertrude, indi proseguì:
«Assicurano ch'egli mi somiglia; io non lo so, so che mi par tanto bello. Potete immaginarvi che lo allatto io stessa; a trovare una balia si dovrebbe girar mezza provincia, e poi dove ci sarebbero i quattrini da pagarla? Già in questi paesi è sempre necessario applicare il proverbio: _Chi si aiuta Dio l'aiuta_. Se la mamma fosse qui, gliene racconterei di curiose circa al gran momento in cui il signorino è nato. Figuratevi che di levatrici non ce ne sono, ma c'è almeno una dozzina di femmine le quali in questi casi offrono i loro servigi e assordano con le loro grida e coi loro consigli. E siccome non vanno d'accordo fra loro, finiscono quasi sempre coll'attaccar briga e col tirarsi per i capelli. Ugo ha dovuto usar la violenza per cacciarle di camera; egli ha dovuto fare una _carica a fondo_ come quand'era soldato di _Savoia cavalleria_. Quando fummo rimasti soli noi due, egli era pallido, aveva la febbre addosso, e mi chiese: — Margherita, come si fa? Quasi quasi richiamerei qualcheduna di quelle megere. — No, per carità, — gli risposi — spicciamoci fra noi altri. — E stringevo la sua mano nella mia mano, e lo guardavo, ed egli guardava me con occhi pieni di lagrime, e diceva con un filo di voce: — Margherita! Margherita! — Di fuori intanto origliavano all'uscio due o tre delle più ostinate comari e gridavano ad Ugo: Signore, faccia così. — No, faccia in quest'altra maniera. — Insomma, com'egli facesse lo ignoro, so che di lì a poco ho provato una calma di paradiso e ho inteso un vagito che mi disse: sei madre.
«Da quel momento (e passarono omai venticinque giorni) sono come un'altra persona e capisco che tutto quel che si dice dell'amor materno è al disotto del vero, o piuttosto non si può dirne nulla finchè non si è madri. Faccio mille castelli in aria, mi sento più ricca e non desidero ormai che due cose: di ricevere il vostro perdono e di vedere Ugo meno sfiduciato. Egli ha perduto una gran parte del buon umore che gli rendeva tollerabile la sua posizione, si affanna per l'avvenire mio, per l'avvenire del nostro Massimiliano e rimane qualche volta col bimbo in collo senza proferir parola. Ah! sento i suoi passi. Credevo di finir questa lettera oggi, ma la finirò domani.
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«Ripiglio la penna ancora tutta sbalordita da una risoluzione che abbiamo presa con Ugo,... È una risoluzione assai grave, ma Ugo dice: a mali estremi, estremi rimedi.
«Ieri egli era più mesto del consueto. Andò alla cuna del bimbo che dormiva e si chinò a baciarlo poi mi fissò gli occhi in viso due, tre volte, come se volesse parlare e gliene mancasse il coraggio. — Ugo, gli diss'io in tuono di rimprovero, avresti segreti per me? — Ascoltami, egli rispose, e mi passò il braccio intorno al collo: qui non ci posso più vivere, mi ci logoro la salute e l'ingegno, e del resto m'è insidiato anche lo scarso pane che guadagno. Il segretario comunale e alcuni consiglieri sono miei nemici e cospirano per togliermi il posto e mettere in vece mia una loro creatura che non avrà il torto massimo di essere forestiero. La mia dignità mi costringe a dar le mie dimissioni. — E tu dàlle — io proruppi. Egli sorrise tristamente. — E poi? — E poi, replicai, si cerca un altro nido. — Senti amor mio, egli ripigliò, se per qualche mese, se per qualche tempo io dovessi girare il mondo in traccia di fortuna, credi tu che i tuoi genitori darebbero asilo a te e a nostro figlio?»
— Sì, sì, — esclamò la signora Gertrude fra i singhiozzi.
— Che ne sai tu? — interruppe suo marito con la usata ruvidezza. — Sono io che devo decidere.... Vuoi scommettere intanto che quel Lucifero della nostra figliuola non si degnerebbe d'entrare in casa senza il suo illustre consorte?.... Oh! ma del resto è successo ciò ch'io prevedeva.... è successo appuntino... doveva finire così.... Quando si sposa un disperato, un....
— Volete lasciarmi continuare? — disse il dottore. — Siamo ormai alle ultime pagine!
«Io debbo essere diventata assai pallida perchè Ugo si affrettò a farmi sedere e mi supplicò che mi calmassi. Ma io m'ero aggrappata alla sua persona e gli gridavo con voce affannosa che non avrei consentito a staccarmi da lui nè per un giorno, nè per un'ora, nè per un minuto, che dovunque egli andasse sarei andata anch'io, che il godere gli agi della casa paterna mi sarebbe parso un delitto, lui lontano, povero, ramingo, che perfino la gioia del vostro perdono mi sarebbe stata tolta non avendolo al fianco.
— Ero sicuro che avrebbe risposto così, — disse il signor Massimiliano. — È nel suo carattere.
— Un bel carattere, confessatelo, — soggiunse il dottore senza staccar gli occhi dalla lettera.
— Ma dunque, per carità, che cosa è succeduto? — chiese ansiosamente la signora Gertrude.
— Or ora vedremo, — replicò il medico.
«La sua fisonomia — così proseguiva Margherita — si fece raggiante, sparirono le nubi della sua fronte, sparirono dalle sue guance i solchi che le assidue cure vi avevano scavato, egli tornò splendido di bellezza e di gioventù come nel primo giorno in cui gli diedi il mio cuore. — Me lo aspettavo, egli disse baciandomi. Tu dunque, fuor che dell'essere divisa da me, non ti sgomenteresti di nulla? — Di nulla. — Mi seguiresti anche fuori d'Italia.? — In capo al mondo. — Hai paura del mare? — No. — Egli trasse allora di tasca una lettera scrittagli da un suo buon amico di Genova al quale egli si era raccomandato per un impiego. _Vuoi andare a Buenos Ayres? gli chiedeva l'amico, c'è un posto presso una casa italiana. Diecimila franchi di stipendio e alloggio e vitto per te e per la tua famiglia. Se accetti, preparati a partire col vapore che salpa da qui, il 28 di questo mese._
— Vanno a Buenos Ayres! Vanno in America? — gridò disperatamente la signora Gertrude. — Massimiliano, ciò non è possibile.... Massimiliano, rispondi per carità.
Il signor Massimiliano aveva smesso di passeggiare e s'era avvicinato al dottore. — Taci un momento, Gertrude, — egli disse a sua moglie, — sentiamo il resto.
L'inflessione della sua voce era diversa del solito, egli che non parlava mai che per imporre, pareva quasi voler pregare, sua moglie afferrò una delle sue mani, e coprendola di baci e di lagrime tornò alla carica: — Massimiliano, per carità, dimmi che non lascierai che la tua unica figlia vada in quei paesi remoti....
Il naturale violento del Nebioli riprese il disopra. — Vuoi tacere, per Dio? Vuoi lasciar finire questa disgraziata lettera?
La signora Gertrude aveva tanto l'abitudine di obbedire che non seppe ribellarsi nemmen questa volta; ella fece silenzio, ma continuò a tener stretta nelle sue la mano di suo marito.
«Ho pensato subito a voi, — lesse il dottore con accento commosso, — e dissi ad Ugo: — E i miei genitori? — Non ti hanno essi chiusa la porta della loro casa? egli replicò. — È vero. — Non hanno lasciato senza risposta tutte le tue lettere? — È vero, pur troppo, è vero. Stetti in forse ancora un istante; poi mi decisi. — Accetto e occupiamoci dei preparativi della partenza. — Egli mi gettò le braccia al collo e....
— Ed egli è uno scellerato, — scoppiò come un fulmine il signor Massimiliano svincolandosi da sua moglie e gettando a terra con gran fracasso tutto ciò che gli capitava davanti. — Non gli basta di averci rubata la figlia, vuol portarcela anche di là dai mari, vuol farla morire di fatiche, di stenti.... Un mese dopo il parto, con un bambino da latte, le fa imprendere un viaggio a cui non reggono talvolta nemmeno i più vigorosi. E non c'è galera per questi delitti, e non c'è forca.... Ma voi, Beverani, voi lo compatirete, voi lo difenderete, non è vero? Non si può saperla la vostra opinione?
— La mia opinione, — rispose il medico, — è di leggere la mezza paginetta che manca a compiere la lettera; poi vi dirò quel che farei nel caso vostro.
— Oh ci saranno le frasi d'uso.... Quelle tenerezze ridicole a cui corrisponde sì bene l'effetto.... Morale moderna!
«Egli mi gettò le braccia al collo, — riprese il Beverani rileggendo la frase già letta, — e mi susurrò con un bacio: tu sei un angelo. — No, diss'io, sono una donna che ti ama. Una cosa però è forza che tu mi conceda. Anticipiamo di ventiquattr'ore la nostra partenza e passiamo un giorno a Venezia. Prima di abbandonar l'Europa per non tornarvi forse mai più è necessario che io tenti almeno di vedere un'ultima volta i miei genitori. Egli mi ribaciò e accondiscese al mio desiderio. Abbiamo fatto tutti i nostri conti. Oggi è il 19, sabato. Noi partiremo di qui lunedì e saremo a Venezia mercoledì alle cinque pomeridiane.
— Posdomani? — esclamarono a una voce il signor Massimiliano e la signora Gertrude.
— Mercoledì abbraccierò la mia padroncina — gridò battendo festosamente le mani, la cameriera che s'era introdotta pian piano nel salotto.
Il signor Massimiliano si voltò per sgridarla ma non seppe aprir bocca.
— Non ci sono ormai che due sole righe, — osservò il dottore. E lesse:
«Ci faremo condurre a un albergo, poi verremo da voi, e io non suppongo neppure che non vogliate riceverci, e vi mando in anticipazione mille baci. Ah! la mia lettera è un gran pasticcio, ma non ho più tempo di rifarla perchè ho da attendere ai miei bauli. Addio, addio, anche da parte di Ugo.... Il mio bimbo si sveglia e mi chiama con vagito.... Forse vuol mandarvi a salutare anche lui.
«MARGHERITA.»
— Dunque Margherita sarà qui posdomani... farà il Natale con noi, — disse la signora Gertrude che di tutta la lettera non ricordava ormai che questa notizia e quasi non credeva a sè stessa.
— E viene anche _lui_? E bisognerà accogliere anche lui? — soggiunse come parlando fra sè il signor Massimiliano. — Quel cane che vuol portarla a Buenos Ayres!...
— Che Buenos Ayres? — interruppe il dottore alzandosi in piedi. — Sapete che vi ho da dire?... Che l'alloggio di vostra figlia e di vostro genero dev'essere la vostra casa e non un albergo, che quando essi sian qui non dovete più lasciarli andar via, che la parte del tiranno l'avete fatta anche troppo a lungo, e che la vostra Margherita l'avete castigata anche troppo.
— Dovevo anzi premiarla?
— La si è maritata a suo modo, e ha fatto male, non c'è dubbio, ma in fin dei conti le ragazze si sposan per loro e non per uso dei genitori e la Margherita trovò almeno un galantuomo....
— Non mi fate dire spropositi, Beverani. Un galantuomo che seduce una fanciulla....
— E la sposa.
— Sì, contando sul perdono del padre babbeo.
— Ci contava tanto poco che stava per andare in America.
— Baie! Non credo più al viaggio in America
— Non ci credete? Allora vi dirò che vostra figlia mi scrive supplicandomi di prestare a suo marito 1000 lire che gli mancano a pagare i posti sul vapore.
— E voi li presterete?
— Sicuro, a meno che voi non vi decidiate a farla finita, dando a vostra figlia la dote che le avevate destinata e lasciandola vivere agiatamente con lo sposo ch'ella si è scelto.
— O corpo.... E come avviene che tutto questo zelo vi capita da un momento all'altro?
— Mio Dio, perchè trovavo giusto in passato che la condotta di Margherita avesse la sua punizione, e trovo adesso che quella giovine ha espiato largamente i suoi falli.
— Già, voi avete la sapienza di Salomone, — brontolò il signor Massimiliano.
La signora Gertrude era esterrefatta. Ella non aveva mai inteso alcuno a parlare con tanta libertà a suo marito e non sapeva intendere com'egli, malgrado tutto il rispetto pel dottore Beverani, non prorompesse in una di quelle sfuriate che le facevano venir la pelle d'oca.
Ma la cameriera Marina la confortava dicendole, — Vedrà che cede.... Il padrone è così.... A esser conigli non ci si guadagna con lui.... E poi, la padroncina è stata sempre il suo occhio destro.
Il signor Massimiliano fece ancora quattro giri per la stanza torcendo fra le mani il fazzoletto; indi si piantò ritto ed immobile davanti a sua moglie. — Invece di mandar acqua da tutte le parti come una fontana, mi sembra che potreste almeno pensare a far allestire le camere....
— Oh Massimiliano, — esclamò la povera signora, — tu dunque acconsenti?
— Io? Io! E lei, _madama_? In tutto il tempo dacchè nostra figlia è partita s'è mai potuto sentir da lei un'opinione franca?... Lamenti, piagnistei, sospiri e niente più di così....
— Ma mi lasciavi forse parlare?
— Via, via, non vi bisticciate, chè s'ha da stare allegri. Beninteso che voglio guadagnarci qualche cosa anch'io. Per la vigilia di Natale verrò a pranzo con voi altri, — disse il Beverani.
— Oh dottore, sia benedetto, venga, venga. Le si deve tutto, — replicò la signora Gertrude prendendogli la mano.
— Come volontieri le darei un bacio! — soggiunse in un trasporto d'entusiasmo la cameriera che adorava la sua padroncina.
— Troppo tardi, Marina, — rispose ridendo il dottore. — Bisognava risolversi vent'anni fa quando ve l'ho domandato....
— Che cosa va a tirar fuori! — replicò la donna facendosi rossa.
— Non c'è punto da arrossire, perchè mi avete detto di no.... Ma voi Massimiliano, non mi offrite niente?
— Scusate, ma non so raccapezzarmi.... Darei la testa nei muri.... Quella lettera, quelle vostre parole... insomma penso alla bella figura che faccio io dopo tante proteste, dopo tante dichiarazioni di fermezza.... Sia pure.... ci vuol pazienza.... Marina?
— Comandi.
— Va a pigliare una bottiglia di Cipro stravecchio.
— Oh questa è una risoluzione che mi piace. Non c'è quanto un bicchierino di Cipro per far passare le ubbie. Posdomani poi a quest'ora ne beveremo un altro con la Margherita....
— Margherita, Margherita, quanto mi hai fatto soffrire e quanto bene ti voglio ancora! — disse il Nebioli. E si coprì il viso colle palme, e scoppiò in un pianto dirotto, irrefrenabile. Non vi voleva di più per far piangere nuovamente anche la signora Gertrude.
— Sta a vedere che finisco col fare il terzo — osservò il Beverani passandosi la mano sugli occhi.
Per buona ventura entrò intanto la cameriera col Cipro. Aveva ella pure una gran voglia di commuoversi, ma il Beverani la sollecitò a non far bambinate e a sturare la bottiglia senza romperla. Quando il liquore fu mesciuto, il medico vuotò il primo bicchierino gridando: — Alla salute degli sposi e del bimbo!
Il signor Massimiliano si rasciugò in fretta le lagrime e bevette. Dopo di lui la signora Gertrude e la Marina.
— Sia ringraziato il cielo! La pace è fatta! — concluse il dottore.