Alla finestra: Novelle

Part 20

Chapter 203,836 wordsPublic domain

Era un orologio che si caricava ogni otto giorni. Finchè la Virginia era sana, ci pensava lei; durante la sua malattia ero succeduto io nell'ufficio. Ma i patimenti del corpo e le angustie dell'animo mi avevano tolto il giusto concetto del tempo e avevano scompigliato la mia memoria; una settimana caricai l'orologio per due giorni di fila, un'altra me ne scordai affatto. Il 29 marzo del 66 era il giovedì santo. Mi dimenticherò di tutto, non mi dimenticherò mai di quel giorno. Nella mattina la Virginia aveva discorso della Pasqua precedente quando noi ci preparavamo alle nozze, così lieti da non dover invidiare i più gran re della terra. — Saremo felici anche l'anno venturo, non è vero? — ella soggiunse, e per la prima volta mi parve di avvertire nella sua voce un leggero accento dubitativo che mi mise i brividi. Il medico, dopo la sua visita, tentennò il capo, ma non accennò a nessun pericolo imminente. Sulle quattro del pomeriggio la Virginia mi pregò che le sciogliessi i capelli; i legacci le davano molestia. Obbedii, e le sue belle treccie bionde le scesero giù per le spalle. — E pensare che bisognerà tagliarle se guarirò. — Ella vide l'espressione desolata del mio volto e corresse la frase — _quando_ guarirò. — Indi mi disse: — Apri un momento la finestra. È ormai la primavera. — Io mi movevo come un automa senza profferire una parola. — Oh come è bello! — ella esclamò contemplando dal suo letto parte di quell'orizzonte che tu ammiravi poco fa. — Basta, adesso.... Puoi chiudere. — Ella abbassò le palpebre e cadde in un sopore. Le sedetti vicino prendendole una mano che penzolava fuor delle coperte. Il suo alito era lieve lieve; nel suo volto c'era una pace di paradiso. Avrei voluto chiamar qualcheduno, ma mi sentivo come inchiodato sopra la sedia. Andava facendosi buio; la luce che penetrava nella camera attraverso le stecche delle persiane diveniva sempre più debole, l'orologio misurava gli eterni minuti col suo uniforme _tic-tac tic-tac_.

Ad un tratto il _tic-tac_ cessò.

— L'orologio s'è fermato, — disse la Virginia con voce quasi impercettibile.

Nello stesso tempo ella mise un sospiro, e la sua mano, prima si agitò con un tremito, poi si irrigidì nella mia....

Accorse gente, si accesero i lumi. Virginia era morta. L'orologio, fermo, segnava le 6.15.... Tu piangi, amico mio?... Oh lo so che tu avevi sempre buon cuore.

Federico mi baciò più volte singhiozzando. Quand'egli si fu alquanto calmato. — Non so come le sopravvissi, — egli soggiunse. — Per buona fortuna non tardò a scoppiare la guerra. Corsi subito ad arruolarmi con Garibaldi, invocando una palla che mi togliesse di pena. Sa Iddio se l'ho cercata, ma non trovai che una palla spuria... la quale mi ferì ad un braccio.... Quando potei lasciare l'ambulanza era già sottoscritto l'armistizio.... Tornai a casa ove secondo i miei ordini nessuno aveva toccato l'orologio.... Mi rassegnai a vivere... ma non c'è più gioia per me.... Orsù, vuoi uscire?

Mi offrì un sigaro e mi prese per il braccio.

Allorchè fui sulla soglia non potei a meno di voltarmi indietro. L'orologio, fermo, segnava le 6.15.

LA LETTERA DI MARGHERITA

È una sera di dicembre. Il signor Massimiliano Nebioli, uomo sui sessanta, che porta parrucca ed occhiali, è seduto con tanto di muso dinanzi alla tavola del salotto da pranzo, e legge la _Gazzetta di Venezia_, lagnandosi di tratto in tratto perchè il lume a petrolio non fa abbastanza chiaro, o fuma, o scoppietta. La signora Geltrude sua moglie è sprofondata in una poltrona vicina alla stufa e sonnecchia, o fa le viste di sonnecchiare.

Di fuori è un tempo d'inferno. Piove, nevica e soffia un vento di tramontana da intirizzire. È una di quelle notti nelle quali i felici del mondo, ravvolgendosi fra le coltri, mettono filantropiche esclamazioni: — Poveretti quelli che non hanno fuoco da scaldarsi, nè panni da coprirsi, nè un buon bicchiere di vino da rifocillarsi il sangue! Poveretti i poveretti, insomma! — Poi uno sbadiglio, una stiratina di braccia e tutto è finito.

Qualche volta il vento è così forte che ne tremano anche le doppie vetrate del salotto e le tendine di lana si agitano con una leggera ondulazione. La fiamma del lume approfitta di questi momenti critici per dare un piccolo guizzo e il signor Massimiliano brontola più forte e protesta contro la servitù che non sa chiuder bene le finestre.

— Bisogna metter dell'altra legna nella stufa, — egli dice a un certo punto rivolgendosi a sua moglie. Ella che obbedisce a suo marito come un cagnolino, si alza dalla poltrona, tira il campanello, poi torna al suo posto. Un osservatore attento noterebbe due cose: primo, che la signora Gertrude ha gli occhi rossi; secondo, che nel tragitto dalla poltrona al sofà ov'è il cordone del campanello, ella cammina in modo che il suo consorte non possa vederla in viso. Guai a lei s'egli s'accorgesse che ha pianto!

All'appello della padrona è accorsa la Marina, la vecchia cameriera di casa, col naso rosso dal freddo, con le mani conserte sotto il grembiale e con la testa sprofondata fra le spalle, come lumaca che ha ritirate le corna. La Marina non ha neppur lei un viso allegro, effetto forse della stagione.

— Fate dell'altro fuoco, — ordina la signora Gertrude.

— E chiudete meglio le imposte, — soggiunge il signor Massimiliano.

— Ma se son chiuse benissimo, — dice la cameriera.

— Niente affatto; venite qui e sentirete che arietta.

— Sfido io, col vento che c'è fuori. Vorrei che passasse un po' in sala.... Che Siberia!

— È una Siberia anche qui.... Non sapete nè accendere la stufa nè chiudere le finestre.

La Marina, che ha la lingua lunga, sta per replicare, ma è trattenuta da uno sguardo supplichevole della padrona. Così ella ringhiotte le sue osservazioni, e inginocchiata davanti la portella della stufa caccia della nuova legna tra le brage, e con le molle, col soffietto e un po' anche col fiato, raccende il fuoco, che divampa allegro e rumoroso e illumina la parete.

— Avete aperto il registro, per Dio? — grida in tuono burbero il signor Massimiliano.

— Eh mi pare che se non lo avessi aperto, a quest'ora ci sarebbe già la stanza piena di fumo.

— So che non fate mai nulla a modo, — continua il signor Nebioli per giustificare la sua diffidenza.

Questa volta la Marina non può reprimere un lunghissimo _auff_, che però, a uno sguardo della signora Gertrude, ella fa terminare in uno starnuto.

Appena ella è uscita, il signor Massimiliano brontola: — Petulante!

Poi torna a immergersi nella lettura della _Gazzetta_, commentando da sè le notizie: — Arnim fu condannato a tre mesi di carcere. Ci ho gusto. Non c'è modo di governare se non c'è rispetto per l'autorità. Ormai ciascuno vuol fare il suo talento. I popoli non vogliono obbedire ai governi come i figliuoli non vogliono obbedire ai genitori. Bel mondo!

La signora Gertrude trasse un sospiro dal petto.

— Che cosa c'è? — ripigliò il signor Massimiliano. — Hai perduto la parola? Adesso in casa non si discorre che per sospiri.

— C'è proprio da stare allegri, — insinuò timidamente la signora Gertrude.

— Cominciamo coi soliti piagnistei, — disse l'ameno signor Nebioli, sbattendo con forza la _Gazzetta_ sulla tavola.

— Vedi se non è meglio ch'io mi taccia?

— Meglio niente affattissimo.... Si discorre tranquillamente, quietamente come fanno gli altri... come faccio io.... Ed eccoci da capo a piagnucolare.... Vorrei sapere che cosa ci sia di speciale stasera....

— Nulla, nulla....

— Nulla un cavolo.... sentiamo, via.

— C'è, c'è.... che penso alle belle feste che ci si preparano.

— Oh corpo di un cannone! E ne ho colpa io se passeremo le feste male?

— Chi dice questo?

— Sono io che ho detto alla nostra figliuola di scapparci di casa? Sono io che l'ho gettata in braccio ad uno spiantato, ad un brigante, ad un ladro?....

— Massimiliano per carità, quanto all'essere uno spiantato non c'è dubbio, ma un ladro poi, un brigante.... — osservò la signora Gertrude con un coraggio di cui ella stessa non si sarebbe creduta capace.

Infatti suo marito andò su tutte le furie: — Già lo so che tu lo difendi, già lo so che tu trovi degnissima di lode la condotta di quei due signori.....

— Ma no, Massimiliano, no....

— Ah non è un ladro, non è un brigante.... Sì che è un ladro, è un ladro di fanciulle; sì che è un brigante, perchè assassina una famiglia.... E poi ci sono questi conforti! Quando si mette in campo un tale argomento, quando si ragiona, _madama_ prende le parti dell'avventuriere e della figlia insubordinata.... Avrei voluto vedere io se lei avrebbe consentito a farsi sposare in quella maniera, avrei voluto vedere se il suo signor padre mi avrebbe passato buono un tiro simile a quello di _colui_! Mi si è pesato e ripesato su non so quante bilancie, e ci mancò poco che non mi si rimandasse pei fatti miei perchè non avevo blasone. La signora era _contessa_, e ci teneva....

— Oh Massimiliano, come puoi dir questo?

— Ci teneva tanto che il suo più bel sogno era quello di far contessa sua figlia, di darla ad un nobile.... Va là, cara, che l'hai trovato il genero nobile.

— Senti, Massimiliano, hai ragione, sono stati crudeli, sono stati infami, se vuoi, ma quel lasciarli patire... ricchi come siamo.

Il signor Nebioli tornò a scoppiare come una bomba:

— Nemmeno un centesimo non voglio dar loro finchè vivo, no, nemmeno un centesimo.... Quando sarò morto s'ingrasseranno a loro agio.... Già lo so che molti desiderano la mia morte.... Ma io voglio farli aspettare un pezzo, perchè al mondo mi ci trovo benissimo.... Se non fossero questi piagnistei che ho in casa....

E alzatosi dalla seggiola si mise a passeggiare su e giù per la stanza.

La signora Gertrude si alzò ella pure. Ella era combattuta fra la soggezione straordinaria che le aveva sempre ispirato suo marito, e il convincimento che la severità di lui era eccessiva e ch'ella non faceva opera di buona madre obbedendogli in tutto. Le si spezzava il cuore a pensar che sua figlia, a tanti chilometri di lontananza, non aveva forse modo di render meno squallido il suo desco per le feste del Natale. Ella avrebbe potuto mandarle qualche cosa di soppiatto, ma non sapeva nasconder nulla a Massimiliano, e Massimiliano non voleva neppure ch'ella scrivesse alla ingrata, alla perfida Margherita. E sì ch'egli l'aveva amata tanto questa figliuola, l'aveva fatta regina del suo cuore e della sua casa; burbero con tutti, era stato con lei dolce, compiacente, le aveva prodigato mille doni e mille carezze! E l'amava ancora, ed era soltanto la sua indole puntigliosa e caparbia che gl'impediva di perdonarle. Ma aveva i suoi momenti di debolezza ed erano appunto quelli in cui egli prorompeva con maggiore violenza. Sentendo che il fuoco andava languendo, lo attizzava egli stesso, si scagliava senza misura contro i colpevoli e quando li aveva colmati di vituperii tornava a persuadersi che il loro delitto era stato ben grave. Una donna più avveduta della signora Gertrude, anzichè atterrirsi di queste sfuriate, avrebbe dato loro il vero significato, le avrebbe accolte come sintomi di resipiscenza, e sarebbe tornata vigorosamente alla carica. Ma ella si ritirava subito impaurita e si limitava a piangere in silenzio e di nascosto. Il suo unico conforto era quello di non opporsi a suo marito, di seguire in tutto i suoi desiderii. I deboli non si accorgono mai che anche i despoti hanno qualche volta il desiderio di esser contraddetti, e che se non lo manifestano gli è perchè temono di perdere la riputazione di fermezza a cui devono la loro forza.

A ogni modo quella sera la signora Gertrude era un po' meno timida del consueto. Ed ella si spinse fino a dire con un fil di voce:

— Non si potrebbe almeno per queste feste?...

— No, no, tre volte no, — proruppe il signor Massimiliano dando un gran pugno sopra il pianoforte. Era un pianoforte a coda, di molto prezzo, ch'era stato comperato parecchi anni addietro per la Margherita. Ma dacchè la Margherita se n'era andata, nessuno l'aveva più aperto, nessuno aveva sentito più la sua voce armoniosa. Ora soltanto, al colpo che ne scuoteva tutta la compagine, le sue corde mandarono un gemito lungo lungo, che parve come un richiamo ai tempi fuggiti ed evocò nella malinconica stanza l'immagine della gentile fanciulla.

Le ultime vibrazioni di quel suono si perdevano nell'aria quando si udì una grande scampanellata.

— Chi viene questa sera? — esclamò il signor Massimiliano, fermandosi in mezzo al salotto con l'atteggiamento d'un cane di guardia che sente il calpestio di passi sconosciuti.

Anche la signora Gertrude tese l'orecchio. — Chiudono la porta.

— Quella stupida servitù avrà certo aperto senza veder prima chi sia, — osservò il Nebioli pronto sempre ad interpretare ogni cosa nel modo meno benevolo.

Intanto dal di fuori s'intese una voce: — Non c'è bisogno che mi annunziate. Mi presento da me.

— È la voce del dottor Beverani, — disse la signora Gertrude, pallida ed inquietissima.

— Il dottor Beverani! Che cosa può volere? — masticò fra i denti il signor Massimiliano corrugando la fronte.

Si spalancò l'uscio ed entrò un uomo alto e grosso, col bavero tirato su fino agli occhi, col cappello in testa e con le mani sprofondate nelle tasche della pelliccia. E sulla pelliccia e sulle falde del cappello si andavano liquefacendo larghi fiochi di neve.

— Buona sera! Buona sera! — disse il nuovo arrivato. — Domando scusa se entro così, ma fa un tal freddo che non ebbi il coraggio di levarmi il soprabito nell'andito.

Il signor Nebioli avrebbe avuto una gran voglia di mandare a spasso l'incivile che veniva a colare come una grondaia nel suo salotto da pranzo, ma il dottor Beverani era una persona di riguardo, medico di casa da un pezzo, socio di più accademie, cavaliere di più ordini, e non conveniva usargli scortesia. Inoltre la sua visita non era certo senza grave motivo e destava una legittima curiosità anche nel signor Massimiliano.

Il dottore spiegò tranquillamente sopra una sedia la sua pelliccia, depose sopra un'altra il cappello e poi si appoggiò con la schiena alla stufa.

— Ah qui si respira un'altra aria, — egli esclamò soddisfatto. — Dunque, con più calma, buona sera, signora Gertrude, buona sera, Massimiliano.

La signora Gertrude rispose un timido — buona sera — e suo marito emise alcuni suoni inarticolati.

Però il dottor Beverani non parve curarsi di questo gelido saluto, ed egli continuò: — Beati quelli che possono far salire a forza di legna il termometro a dodici gradi! Fuori siamo a tre o quattro gradi sotto zero.... Fui or ora in una casa di poveri ove c'erano dei bambini che tremavano di freddo da far compassione. Un locale terreno, senza vetri alle finestre, un focolare spento, e lungo una parete due pagliericci senz'altre coperte che di miseri cenci. Su una sedia, ravvolta in uno scialle sdrucito, una vecchia con la febbre addosso. Ha una bronchite di cui potrebbe anche guarire se andasse all'ospedale....

— E perchè non ci va? — chiese il Nebioli infastidito.

— Perchè la mamma dei bimbi è morta l'anno passato, e durante il giorno quando il padre lavora, o chi guarderebbe quelle creaturine? Eh! A chi sta sdraiato nel suo seggiolone vicino al caminetto, la filosofia è facile e con un paio di sentenze si accomoda tutto.... Ma quando le cose si vedono dappresso, allora è un altro paio di maniche.... I comunisti hanno torto, ma nondimeno, una volta all'anno, in inverno, divento comunista anch'io....

— Tanto fa petroliere, — saltò su il signor Massimiliano, — ma, scusate, non siete venuto a farci visita che per narrar queste malinconie?

— No davvero, per quanto piacere abbia di veder voi e la signora Gertrude, non mi sarei spinto fin qui senza una ragione seria, in mezzo al vento e alla neve.

— Vergine Santa! — esclamò la signora Gertrude — ho in cuore il presentimento di una disgrazia.

— E che disgrazie volete che ci sieno? — urlò suo marito per dissimulare, secondo il solito, con le grida, l'inquietudine che si era impadronita anche di lui. E avrebbe continuato nel medesimo tuono se il dottor Beverani non avesse preso subito la parola.

— No, no, buona signora, — egli disse avvicinandosele e prendendole ambe le mani — non ci saranno disgrazie. Ho uno lettera da consegnare....

— Una lettera? Per me dunque? — interruppe il signor Massimiliano.

— Per voi e per vostra moglie.... La persona che scrive vuol essere sicura che la lettera sia giunta nelle vostre mani.... Ha scritto ancora, e....

— E non voglio veder nulla, — gridò il Nebioli voltandosi da un'altra parte. — Ho capito chi è la persona che scrive; ella è morta per me.

La signora Gertrude avrebbe dato dieci anni della sua vita per trovare un lampo di energia in quel momento, per farsi consegnar quella lettera, per aprirla, per baciarne i caratteri; ma era inutile, ella ormai non sapeva che piangere. E si nascose il volto fra le palme e soffocò i suoi singhiozzi.

Il dottore non ismarrì punto la sua calma alle brusche risposte del vecchio bisbetico, ma estrasse di tasca la lettera e ripigliò: — Voi leggerete questo foglio, Massimiliano.

— Vi dico di no, — rispose costui dando però un'occhiata di sbieco alla sopracoperta che il medico aveva avvicinato al lume.

— O lo lascierete leggere a vostra moglie.

— Nemmen per idea.

— Allora lo leggerò io.... La Margherita me ne dà facoltà.... Fatemi portare una candela perchè alla luce del petrolio io non leggo...

— Vi ripeto, — cominciava il signor Massimiliano, quando il dottore lo interruppe senza riscaldarsi, ma con una certa aria di autorità:

— Io spero che il medico di casa avrà il diritto di farsi portare una candela e di leggere una carta. Signora Gertrude, abbia la bontà di suonare il campanello.

— Non ce n'è alcun bisogno, — disse il vecchio dispettosamente. E rivoltosi a Gertrude: — Se vuole una candela, accendigliela; sulla credenza ce ne sono due.... O che fai lì come una statua? Santa pazienza!

Il dottore teneva sempre la lettera fra le dita; il signor Massimiliano gliela strappò con un impeto subitaneo.

— Sapete dove meriterebbe di andar questa lettera? Nella stufa.

Quantunque il Beverani fosse certo che una tale minaccia non avrebbe avuto effetto, egli ficcò gli occhi addosso al suo cliente, che pareva magnetizzato da quello sguardo e passava la lettera da una mano all'altra dopo averla tirata fuori dalla sopracoperta ch'egli stracciò in minutissimi pezzi.

Intanto la signora Gertrude faceva inutili sforzi per accendere il lume. Le sue mani tremavano ed ella non riusciva a tener fermi i fiammiferi vicino al lucignolo.

— Lasci fare a me, buona signora, — disse il dottore accostandosele con bontà. — Torni a sedere e si rinfranchi.

— Quella fraschetta ha tempo da perdere, — osservò il signor Massimiliano che aveva spiegato la lettera e l'aveva scorsa rapidamente con l'occhio.

— Dodici facciate fitte! E che scrittura! Figlia pessima in tutto, anche nella calligrafia!

E gettò con aria sprezzante i foglietti sopra la tavola.

— Son qua io, — prese a dire il dottore che si avvicinava tenendo in una mano la candela, e trascinando con l'altra una sedia. — Non m'ero già offerto di farvi io la lettura?

— Se volete leggere, fate il vostro comodo. Nè io, nè mia moglie non aspettiamo lettere, non vogliamo saperne.... Per me riprendo la _Gazzetta_, — replicò il Nebioli, quantunque con tuono alquanto più rimesso. E sedette fingendo d'immergersi nuovamente nel giornale.

— Va benissimo, — disse il dottore senza scomporsi. Spinse verso la tavola la poltrona della signora Gertrude, le accennò di prendervi posto, estrasse dal taschino del panciotto un paio di lenti, le inforcò al naso dopo averle forbite col fazzoletto e poi cominciò:

«_Caro babbo, cara mamma._

«Dopo tanti mesi torno a scrivervi. So che non mi risponderete e non oso chiedervi che mi rispondiate, ma in ogni modo seppure ho rinunciato alla speranza di ricevere una vostra lettera e forse di vedervi più mai, non voglio lasciarvi credere ch'io mi sia dimenticata di voi, ch'io non vi ami più.

— Si può dare un esordio più pretenzioso? — brontolò il signor Massimiliano alzando gli occhi dalla _Gazzetta_. — Ancora ha ragione lei.

— Attendete alla vostra politica, — disse il medico. — No, signora Gertrude, non pianga così!

E ripigliò la lettura.

«Son così piena di brighe che Dio sa quando finirò questa lettera che comincio oggi; dunque non vi metto nemmeno la data. A ogni modo voglio ch'essa vi arrivi prima del Natale, prima di quel Natale che mi desta in cuore una folla di pensieri e di ricordanze. Come volano gli anni! Mi par ieri quand'ero bambina e la povera nonna facendo capolino col suo gran cuffione bianco dall'uscio della sua camera, mi chiamava misteriosamente con un cenno del capo e tirava fuori dal cassetto una bambola nuova. Mi par ieri quando si preparava l'_albero_ con la mamma, e i cugini e le cugine venivano a passar la serata in casa nostra. Anche il babbo si metteva di buon umore, e io dicevo a tutti: non è vero che il babbo sia burbero; vedete? egli ride. E ho negli orecchi lo scampanìo delle chiese che mi faceva sognare un mondo nuovo e mi empiva lo spirito di visioni dolci e solenni, onde stentavo tanto a dormire, ed ero così beata della mia veglia! Ahimè! La nonna è morta, i cugini e le cugine si sono dispersi, io ho cessato da un pezzo d'essere una bimba e non sono più con voi altri.

Il signor Massimiliano si raschiò in gola e poi starnutì.

— Felicità! — disse il dottore.

«.... Non sono più con voi altri. Ebbene, babbo e mamma, se non sono più con voi altri, abbiatevi almeno i miei augurii per le feste che si avvicinano e per l'anno che sta per nascere.... Ch'esso vi porti tutte le gioie, ch'esso vi faccia dimenticare tutti i dolori....

— Parole, parole.... Roba che si trova nelle antologie, — esclamò il Nebioli.

«Di questi dolori, lo so, io ve ne ho recato uno grandissimo, ho disposto del mio cuore contro i vostri desiderii e quando vi trovai inflessibili vi ho disobbedito. Era il mio primo atto di ribellione, ma, lo confesso, era un atto ben grave. O genitori miei, se io vi dicessi che per risparmiare le vostre lagrime avrei dato il mio sangue, voi non mi credereste....

— No sicuro.

«Eppure io direi il vero. Ma ciò che non potevo darvi era la mia fede, perchè non si riprende la fede giurata, perchè io amavo Ugo con tutto il trasporto dell'anima mia, come l'amo ancora, come spero di amarlo fino all'ultimo giorno della mia vita. Iddio vorrà concedermi questa grazia, di farmi morire appena o l'amor mio si raffreddi, o si raffreddi l'amor d'Ugo per me.

— Declamazioni da romanzo! ecco che cosa si guadagna a lasciar leggere cattivi libri alle ragazze. Ma mia moglie....

Gli occhi del signor Massimiliano s'incontrarono con quelli della povera donna i quali nuotavano nelle lagrime ed esprimevano una desolazione così profonda ch'egli troncò a mezzo la frase e prese in mano la _Gazzetta_, sottraendo in tal guisa la faccia agli sguardi indiscreti. Solo si stentava a comprendere com'egli potesse continuare a leggere un foglio, che, tenuto a quel modo, pareva dovesse servirgli da paralume.

Il dottor Beverani fece le viste di non accorgersi di tutte queste manovre e proseguì:

«Del resto, qual sia la mia colpa, per mesi e mesi dopo fatto il gran passo, io sperai nel vostro perdono, sperai che mi avreste riaperte le braccia, attesi una parola vostra, attesi almeno nuove rampogne.... Oh! il silenzio è peggiore assai dei rimproveri.... Basta!... Io non vi accuserò di durezza...

— Già, si scambian le parti, è creditrice lei, — disse il Nebioli senza mutar posizione.