Alcibiade, la critica e il secolo di Pericle lettera di Felice Cavallotti a Yorick figlio di Yorick

Part 10

Chapter 103,424 wordsPublic domain

Chiediamoci s'ella abbia sempre vegliato alla severità del costume e della disciplina sotto le onorate bandiere; s'ella non abbia mai prestato troppo facile orecchio ai troppo facili adulatori, annoiata de' suoi vecchi austeri brontoloni; s'ella sia stata sempre rigorosa nel chiedere a coloro a cui accordava l'onore di parlare in di lei nome, il santo connubio voluto dal greco legislatore antico tra le private e le pubbliche virtù. Di quante diserzioni, di quante apostasie publiche — preparate dall'ozio o dai facili costumi privati — ella si sia a torto meravigliata; di quante intestine discordie sue, di quante ingiuste accuse a' suoi migliori, ella abbia reso più forti i suoi nemici; di quanta parte di pregiudizî, di prevenzioni ingiuste contro di lei, ella stessa abbia fornito involontaria e inconsapevole le cause. Quante propizie occasioni, per pigrizia per conflitti fraterni, ella si sia lasciato sfuggire; quanta parte della forza apparente de' suoi avversarj sia il frutto di improvvide colpevoli abdicazioni alla sua propria influenza ed ai diritti suoi. Cerchiamo al passato ed al presente le lezioni del futuro: e perchè la Spagna, addormentatasi alla rivoluzione di settembre nelle braccia di pochi ambiziosi, camuffati da repubblicani, oggi si risveglia nelle braccia del Carlismo: e perchè in Francia la democrazia sopraffatta da un ambiente morale pervertito, ammalata nell'organismo sociale, sconta sì caramente la pena di essersi data tanti anni in balìa di un Pericle rimodernato.

E se mai l'arte ci riconduce nelle regioni lontane della storia, non abbiam paura di chiedere alla storia come cadde la prima e più illustre delle repubbliche ch'ella ricordi: non sagrifichiamo all'arte la verità: perchè anco l'arte la chiamano repubblica e la verità è repubblicana.

* * *

Addio Yorick.

_Milano 13-25 Luglio 1874._

FELICE CAVALLOTTI.

NOTE:

[1] Che sia il _Pessimista_?

[2] E come son curiosi certi critici realisti quando si arrabbiano e danno dell'asino al pubblico italiano, perchè non sempre apprezza e non sempre intende sui teatri nostri le pitture di certi fatti e fenomeni sociali della società parigina, rispondenti a un'ideale dell'arte così vasto da non poter essere inteso fuor della cerchia di Parigi!

[3] Rivolgersi per informazioni in Milano a S. E. il procurator generale Robecchi, e in Roma a S. E. il ministro Vigliani, lettore assiduo delle mie _Poesie_ e autore della nuova teoria dei _subjettivi_ o degli _objettivi_.

[4] _Opinione_ 22 giugno.

[5] _Popolo Romano_ 21 giugno.

[6] _Gazzetta Livornese_ (ufficiale) del 15 giugno.

[7] «Le _Scene greche_ sono un dramma bell'e buono.» Yorick, appendice sull'_Alcibiade_ nella _Nazione_.

«Che parlano alcuni di scene che non forman dramma! queste scene sono la vita colle sue lotte, e vita e lotte son dramma.» C. Romussi, appendice sull'_Alcibiade_ nel _Secolo_.

[8] Ch'io non abbia avuto gran torto di fare Alcibiade migliore in fondo che non sia di moda nella opinione volgare il ritenerlo; che parecchie delle sue colpe fossero colpe più del tempo e delle circostanze, che non dell'indole; che l'amore della città nativa potesse alla fine in lui più delle vicende e dell'ingiustizia degli uomini lo attestano tre delle pagine più belle della sua vita — Atene salvata a Samo — la gita al campo di Egospotamos — e l'ultima in Persia ove morì; lo attestano, per tacer di Plutarco, le pagine di Platone e quelle di Tucidide, lo storico più severo, più coscienzioso e più imparziale dell'antichità.

[9] _Alc._ «... E la turba e le voci via via confusamente si dileguavan lontano, finchè non mi parve più udirne che una sola: ed era la voce di Timone il misantropo che seduto alla riva, raspando la terra, — guardavami fisso come quel giorno che incontratomi per via mi maledì. Ma la sua voce non era più imprecazione: il suo aspetto non era più d'uom che odia: il suo sguardo parea sguardo d'amore. _Timone_, io venivo gridandogli, _ringrazia gli Dei che smentirono i tuoi auguri! Il giovinastro che preconizzasti flagello d'Atene n'è divenuto il salvatore! Timone riconciliati cogli uomini! la virtù e l'espiazione esistono ancora sulla terra, — e la legge della terra è amore._ — Ed io correa verso lui le braccia aperte.... ma Timone già era scomparso.... il suo volto s'era mutato nel tuo....» ecc. _Alcibiade_, Quadro ultimo, scena 2.ª

[10] Isocrate, _Panaten._ 44.

[11] Senofonte, _Repub. Aten._ I.

[12] Demostene, _Adv. Leptinem_.

[13] Demost. _Contr. Aristocrat._

[14] Demost. _Contr. Aristocr._ — _Syntax_.

[15] Demost. _Syntax_.

[16] Demost. _Contr. Aristocr._

[17] Plutarco in _Temistocle_.

[18] Isocr. _De pace_. — Demost. _Contr. Mid._ — id., _Adv. Leptinem_. Meursius, _Them. Att._ I. 8.

[19] Demost. _Philipp._ III.

[20] Eschine, _Contr. Timarco_ — _Din. contr. Demostene_. — Demost. _Contr. Androz._ — Siriano, _Comm. in Hermog._ — Diog. Laerz. _Solone_ I.

[21] Plutarco, in _Solone_.

[22] Diog. Laert. _Solone_. — Plutarco, _Solone_. — Polluce, lib. VIII. 6. — Demost. «_in Eubulid._» — Meurs. _Them Att._ II. 18.

[23] Plutarco, _Solone_. — Ermogene, _Part. Stat._ — Siriano, _Comment._ — Demostene, _C. Neera_. — Marco Vittorino in _Cicer. Rhet._ lib. II. — Lisia, _Sull'uccisione di Eratostene_. — Curio Fortunaziano, _Rhet. Schol._ lib. I. — Massimo Tirio, _Dissert._ II. — Sopater, _Divis. Quaest._ — Meursius, _Them. Att._ I. 4. 5. Era tra la pena agli adulteri anco la ραφανίδωσις, _la pena del rafano_. — (Vedi Alcifr. _Lett._ III. 62). Ma la spiegazione di questa è un po'.... dirò così.... delicata: caro Yorick la lascio a voi.

[24] Eschin. _C. Timarc._

[25] Aristof. _Nubi_.

[26] Vedi Ateneo, _Deipnos_. XIII. 571.

[27] Demost. _C. Neera_.

[28] «O Solone, tu fosti veramente il benefattore del genere umano: perchè tu per il primo pensasti a una cosa assai vantaggiosa al popolo e alla pubblica salute. Tu considerasti la nostra città piena di giovani dal temperamento bollente e che sarebbero quindi trascorsi ad eccessi punibili. Perciò tu comperasti delle donne e le hai poste in luoghi ove provviste di quanto è a lor necessario, divengono comuni a quanti le bramano. Eccole nude; perchè non ti ingannino, ispeziona ben tutto. La porta è aperta: paga un obolo ed entra: qui non si farà la ritrosa. Qua subito, se vuoi, e nel modo che vuoi.» — Filemone ne' _Delfi_ in Ateneo XIII, 569.

[29] Οἱ δ' ἐπὶ τῆν τοῦ ἱεροῦ σὶτου ἐκλογὴν αἱρούμενοι — Aten. VI. 235. — Ed era scritto nella legge del re: «Il re avrà cura che si creino i magistrati: e dalle varie borgate sian scelti a norma delle leggi, i parassiti: i quali dai magazzeni di grano della rispettiva classe e tribù scelgano ciascuno un sestiere di orzo, affinchè gli Ateniesi se ne cibino secondo il patrio rito.» E altrove: «Che il sacerdote coi parassiti faccia i sacrificj d'ogni mese. Chi rifiuterà d'essere parassito sarà tradotto ai tribunali.» E altrove, sotto le offerte votive a Pallene: «I magistrati e i parassiti, cinto il capo di corona d'oro offersero questi doni.» — Aten., l. c. — Polluce VI. 7. — Meurs. _Them. Att._ II. 35.

Vede l'egregio critico del _Diritto_ che la origine della parola la so anch'io al par di lui. Soltanto, egli non sa che ai tempi del mio dramma la parola significava un'altra cosa.

[30] Plutarc. _Arist._ 24. 25. — Tucidid. VI. 76.

[31] Plutarc. _Arist._ 25.

[32] Tucidid. I. 99. — Plutarc. _Cimone_ 11.

[33] Tucidid. I. 98 (anno 466 a. E. V.).

[34] Plutarc. _Arist._ 25. — Diod. Sic XII. 38. 40. — Giustino, _Histor._ III. 6. — Andocide, _Della Pace._ — La contribuzione federale annua che gli alleati portavano in Delo era di 460 talenti (circa 2 milioni e mezzo di franchi). E al tempo che il tesoro fu trasportato in Atene, la somma accumulata doveva già ammontare a 2000 talenti (da 11 milioni di franchi): somma per i tempi cospicua.

[35] Tucidid. I, 19. 114. III, 3. 50. — Plutarco in _Pericle_. — Peyron, _Egemonia_.

[36] Plutarco in _Cimone_ e in _Pericle_.

[37] Fenomeno caratteristico di tutte le tirannidi e di tutti i governi moralmente viziati, dalle età più antiche ai nostri dì, è la intrusione della politica nelle sfere della giustizia. E i dicasteri popolani della Eliea funzionanti al tempo di Pericle erano appunto vere assemblee politiche: poichè quello che gli eliasti prestavano, nell'assumere le loro funzioni di giudici, era un effettivo _giuramento politico_, come lo attesta la formula che ce ne fu conservata da Demostene, — _C. Timocr._

[38] Aristot. _Polit._ II. 9 3. — Aristof. _Nubi_, v. 861.

[39] Plutarc. in _Pericle_.

[40] Schol. in _Demost._ Olint. I. — Plutarco, in _Pericle_. — Peyron. _La politica e l'amministrazione di Pericle_.

[41] Senofonte, Rep. Athen. III. 8.

[42] Platone, _Gorgia_.

[43] Plutarco, _Guerra o pace_. 5.

[44] Plutarco, in _Pericle_, 9.

[45] Boeckh, _Echon. polit. des Athen._ III. 19.

[46] Aristofane, _Acarnesi_.

[47] ὥσπερ ἀλαζόνα γυναῖκα. — Plutarco in _Pericle_, 12.

[48] Plutarco, in Pericle, _passim_. — Cfr. Tucidide, II. 65.

[49] Socrate nel _Gorgia_ di Platone: «_Tu invitato a nominare abili politici citasti Cimone e Pericle, perchè apprestarono agli Ateniesi quanto bramar potessero le loro cupidigie, e renderono, come suol dirsi, grande la città. Ma non t'avvedi che la grandezza della città procurata da tali politici riuscì ad essere un'enfiatura marciosa, imperocchè empierono la città di porti, di cantieri, di mura, di tributi, senta curarsi della temperanza e della giustizia?_»

[50] Tale la chiamavano i Greci; (Tucid. I. 122, 124) tale la confessavano ingenuamente e senza tanti complimenti gli stessi Ateniesi, Pericle per il primo. «_Sappiam benissimo_ — dichiaravan gli inviati Ateniesi a Sparta — _di esserci fatti odiosi e gravosi ai nostri confederati: ma è massima vecchia che il potente tenga il debole in riga._ (Tucid. I. 76). _Il nostro imperio_, dice schietto Pericle agli Ateniesi, _ci ha fatto al presente esosi e gravi: ma non possiam più rinunciarvi, senza esporci al pericolo degli odi che esso ci attirò. Il nostro imperio è omai come una tirannide: ma se l'occuparlo è ingiustizia, il rinunziarvi è pericolosissimo._» Tucid. II. 63, 64. E lo stesso demagogo Cleone: «_Il vostro imperio sui confederati, o Ateniesi, è una tirannide: voi comandate a gente ritrosa, che vi ubbidisce, per la prepotenza delle vostre forze, non già per affezione._» Tucid. III. 37.

E Isocrate nell'_Areopagitica_ si lamenta a più riprese dell'_odio_ in cui Atene è venuta a tutti i Greci.

[51] Nei mille talenti che ai tempi di Pericle formavano l'entrata complessiva di Atene, le entrate esterne (cioè il tributo imposto ai confederati greci) figuravano per 600 talenti; e soltanto per gli altri 400 le entrate interne della città. Più tardi, ai tempi di Alcibiade, nell'anno decimo della guerra del Peloponneso, quando le entrate complessive delle città furono di 2000 talenti (11 milioni di franchi circa) il tributo dei confederati ci entrava per 1200. — Tucidid. II. 13. — Plutarco, _Aristide_, 24. — Eschin. _De falsa legat._ — Aristof. _Vespe_, v. 657 — Boeckh, Echon. _Polit. des Athen._ III. 19.

[52] Tucid. I. 76. 77.

[53] Tucidid. II. 64.

[54] Tucidid. III. 37.

[55] Tucid. I. 75; II. 63; III. 37.

[56] 456 a. l'E. V.

[57] 454 a. l'E. V.

[58] Che processava Eschilo, condannava Diagora, bandirà più tardi Alcibiade per aver violato e profanato i misteri; che condannava Protagora per aver dubitato degli Iddii, processava Anassagora per averne negato l'esistenza, farà bere a Prodico la cicuta per aver loro mancato di rispetto: e più tardi per lo stesso motivo farà a Socrate lo stesso scherzo.

[59] Povera innocentina!

[60] Appendice di Yorick sull'_Alcibiade_, nella _Nazione_, 26 aprile 1874.

[61] Discorso del re Archidamo, Tucid. I. 82.

[62] Ambizione che non muore con Pericle, ma che ancora ad Alcibiade sorriderà. Tucid. VI. 91.

[63] «Generalmente gli animi assai più propendevano per Lacedemone, siccome quelli che promettevano di liberare la Grecia; epperò tutti e privati e città procacciavano a poter loro di sovvenirli col consiglio e coll'opera, cotanta era l'_indegnazione_ contro agli Ateniesi; _chi voleva sottrarsi alla loro signoria, e chi temeva di soggiacervi_. Con tal animo e con tali preparativi si movevano alla guerra.» Tucid. II. 8.

[64] Vedi in Tucid. VIII. 2. le disposizioni e le speranze degli alleati di Atene alla notizia del disastro degli Ateniesi in Sicilia.

[65] Tucid. VIII. 14. 17. 44. 62. 80. 95.

[66] Tucidid. VIII. 90.

[67] Plutarco in _Pericle_, 45. 46. — Tucidid. I. 126. 139.

[68] Far dipendere la guerra dalle intimazioni spartane per il decreto di Megara, sarebbe come dire che fu, non il Piemonte nè il popolo italiano, ma bensì l'Austria che _volle_ la guerra del 59, perchè fu essa che, allorquando la guerra divenne inevitabile mandò per la prima a Torino, alla vigilia dello scoppio, l'intimazione del disarmo.

[69] Tucidid. I. 118.

[70] Tucidid. I. 69-71.

[71] Tucidid. I. 23. 40. 119. 125. 141; II. 10; III. 16, V. 17. 30. 77. 79.

[72] Dico allo _scoppiar della guerra_, perchè è verissimo che, a guerra vinta e finita, l'orgoglio della vittoria porterà anche Sparta a mutar di costume: e in mano di Lisandro e più tardi di Agesilao, la egemonia lacedemone finirà col diventare assoluta e tirannica al par di quella d'Atene.

[73] Tucidid. I. 87. 119. 125. — Fu tenuta l'assemblea definitiva nell'autunno del 432.

[74] Tucidid. I. 139. 140.

[75] Tucidid. II. 63.

[76] Tucid. I. 76.

[77] Tucid. I. 75. 76. 77.

[78] Tucid. I. 77.

[79] Tucid. I. 77.

[80] Conciso, esatto e caratteristico è il giudizio che intorno ai principj della guerra peloponnesiaca reca l'insigne storico repubblicano Anelli, nella _Prefazione_ a Demostene: «Gli Ateniesi che da virtù si levarono in sublime, non seppero poi, per mancanza di sì valido sostegno, mantenere nè modestia, nè moderazione; anzi abusando il potare ad eccessi di comando, a tirannide di leggi e tributi sugli alleati e sui soggetti, destarono a poco a poco sdegni, riluttanze, lamenti, guai, vendette, passioni tutte scoppiate alla fine, nella guerra peloponnesiaca, che sovvertì Atene e riempì la Grecia di lutto, di corruzione, di avvilimento e dispotismo. Così questa guerra _non agitata da spirito di libertà e generosa difesa_, divenne macello di cittadini, carnificina di fratelli, mercato di servitù, trasse Atene a bassezza e ad obbedienza dell'emula Sparta.»

L'Anelli è repubblicano, modello di scrittore onesto e di storico austero: e mi corsero alla mente le sue parole, quando intesi Yorick rivendicare ad Atene in quella iniqua guerra «_tutte le simpatie delle anime generose, delle menti elette, e de' cuori temprati all'affetto pel vero e pel giusto._»

[81] Un nuovo storico, ammiratore di Pericle, il signor Henry Houssaye, autore di una storia recentissima di _Alcibiade e della repubblica ateniese_, (Paris, Didier, 1874) abbastanza esatta nei fatti, ma piuttosto superficiale nello spirito di indagine e nello studio delle cause, — dopo aver difeso la massima parte degli atti di Pericle e della sua politica e riferite le ultime parole di Pericle morente, è tuttavia costretto a concludere: «En parlant ainsi, l'agonisant ne cherchait-il pas à étouffer ses remords d'avoir pris Athènes des mains de Cimon et d'Aristide puissante et prospère, et de la laisser, malgré l'éclat éphémère qu'il avait fait rayonner sur elle, avec des possessions menacées, un territoire envahi, les habitants décimés par la guerre et la peste? A cet instant suprême, Périclès ne regretta-t-il pas douloureusement d'avoir entraîné les Athéniens à cette guerre, qui allait peut-être tourner à la chute de la cité, à la division des forces de la Hellade, et au futur asservissement de toute la race grecque?»

Il signor Houssaye dimentica e non vede il più; dimentica che Pericle lasciava dietro di sè qualcosa di peggio. Aveva raccolto Atene virtuosa, di spiriti gagliardi e generosi, disinteressata, patriottica, e la lasciava avviata a gran passi sulla via dell'egoismo, dell'ingiustizia, dell'effeminatezza e della corruzione.

[82] Plutarco, in Pericle.

[83] Plutarco, in _Pericle_.

[84] Tucid. I. 112.

[85] Plutarco, in _Pericle_.

[86] Plutarco, in _Pericle_.

[87] Su questo proposito l'illustre Müller: «Die Demokratie (in Athen) blühte, so lange grosse Männer durch eine imposante Persönlichkeit sie zu lenken verstanden; sie sank, als, _durch schmählichen Lohn angelockt_, der gierige und müssige Pöbel sich überall' vordrängte.» K. O. Müller, _Die Dorier_ III. 1.

[88] Ai dì nostri, non potendo distruggere questo fatto della testimonianza concorde di tutti gli scrittori antichi contro Atene, si è trovato il modo di disfarsene, mettendoli tutti a fascio in quarantena, sotto l'accusa di _aristocratici_ e di _partigiani_. E lo spediente ha sedotto anche Yorick. Il vero è, che, quando s'è ben fatta tutta la parte imaginabile alle licenze e alle esagerazioni della commedia, ai voli dell'eloquenza e allo spirito di partito di alcuni degli scrittori — ne resta ancora _assai più del bisogno_ per poter cavare un criterio storico _giusto ed esatto_ da quella unanimità schiacciante di deposizioni — da Aristofane a Tucidide, da Platone a Senofonte — fatta più grave dalla onestà degli uni, dalla gravità e dall'autorità degli altri — e quel ch'è più, dalla concordanza dei fatti storici. Quando _tutta_ l'antichità, con tutte le sue voci più autorevoli, depone contro la _moralità politica_ dell'Atene di Pericle e successori, e ne dà le ragioni, il farne l'apologia è un po' difficile. Sopra Aristofane e i comici in particolare, la cui testimonianza è la più attaccata di tutte, sono notevoli le considerazioni dal Cappellina:

«Certo i comici, egli dice, per l'indole stessa dell'arte che professano, sono proclivi all'esagerazione; ma è pur vero che l'attualità de' fatti di cui parlavano e l'importanza de' personaggi che ponevano sulla scena, erano un gran freno che loro impediva di travisare il vero soverchiamente, onde sotto la caricatura e l'esagerazione resta un fondo di verità e una base reale: tanto più che molti de' comici, e specialmente Aristofane, apparteneano alla classe de' liberali conservatori, meno degli altri proclivi agli eccessi, ed avevano un giusto concetto della grandezza dell'arte, nè avrebbero mai voluto deturparla colla calunnia e la palese ingiustizia. Il che tanto più si deve credere, quando le asserzioni del poeta, come avviene delle più importanti di Aristofane, hanno una _sicura conferma_ nell'autorità di altri gravissimi scrittori, intesi non alle finzioni della filosofia, ma alla severità della storia, della politica e delle filosofiche discipline.» — Cappellina, _Prefaz. ad Aristofane_.

[89] Platone, _Gorgia_. — Isocr. _Areop._ — Tucid. III. 38.

[90] Plutarco, _Pericle_ 9, 11.

[91] Demost. _Filipp._ III.

[92] Aristof. _Cavalieri_, _Acarnesi_, _Vespe_, ecc. ecc.

[93] Demost. _Cose del Chersoneso._ — Aristof. _Cavalieri_.

[94] Demost. _Distribuzione del danaro_.

[95] Tucidid. III. 38.

[96] «_I vostri oratori vi inebbriano di tante lodi che ne' parlamenti vi gustano solo le adulazioni e la repubblica lasciate alle sue estreme miserie._» Demost. _Cose del Cherson._ — Ma già assai prima di Demostene, Aristofane avea scritto la mordacissima pittoresca scena delle adulazioni al vecchio _Demo_ tra il cuojajo e il salsicciajo nella commedia i _Cavalieri_. Cfr. la parabasi degli _Acarnesi_.

[97] Demost. _Filipp._ III. — Cfr Isocr. _Areopag._

[98] Isocrate, _Della pace_.

[99] Aristof. Tesmof., _Caval._

[100] Demost. _Distribuzione del denaro_.

[101] Schömann, _De Comitiis Atheniensium_.

[102] φράτορας τριβόλου, Aristof. _Vespe_.

[103] Wieland, _Aristippo_. I. 6. — Aristofane nella _Pace_ dice agli Ateniesi: «_Null'altro fate che risolver liti._» — E «_città piena di liti e di accuse_» è chiamata Atene da Isocrate, nell'_Areopagitica_. — In Luciano, Menippo riconosce dal cielo gli Ateniesi perchè occupati a giudicare, ὁ Ἀθηναῖος ἐδικάζετο. Luc. _Icaromenippo_.

[104] È il comico ritratto del vecchio eliasta Fitocleone nelle Vespe di Aristofane.

[105] Platone, _Apologia_.

[106] Aristof. _Vespe_.

[107] Demost. _Filipp._ I. — Isocr. _Areopag._

[108] Ulpiano, in Demost. _Olint._ I.

[109] Demost. _Olint._ III.

[110] Aristotile, _Ethic. Nicom._ V. 1. Marcellino, Siriano, Sopatro, in _Hermog._ — Problem. Rhetor. XL. — Meursius. _Them-Att._ I. 9.

[111] Isocr. _Panatenaico_.

[112] Isocrate, _Sociale_, 16 — _Areopag._ 38.

[113] Aristof. _Rane_.

[114] Vedi in Aristof. nelle _Nubi_, nei _Cavalieri_, nella _Pace_, ecc., i frequenti frizzi contro Cleonimo, che fuggì in battaglia, gettando lo scudo.

[115] Nella guerra del Peloponneso, se ne togli il genio militare di prim'ordine di Alcibiade, e qualche abile capitano come Nicia, Demostene, Frinico — l'inferiorità assoluta degli altri duci Ateniesi nella condotta della guerra, di fronte alla valentia dei generali Spartani come Lisandro, Brasida, Archidamo, Agide, Gilippo, Assioco, Mindaro, Callicratida, ecc., rivelossi evidente.

[116] Paolo Ferrari, nella sua splendida risposta a Ferdinando Martini, _Sulla morale in teatro_. — _Rivista Italiana_ di Milano (fascicolo di luglio).

[117] Isocr. _Areopag._

[118] Aristof. _Tesmoforie_. — In fatto, la donna di famiglia non compare quasi affatto nel quadro che gli scrittori antichi ci presentano dell'Atene di questa età. Platone, Senofonte, Alcifrone, i comici non ci parlano di donne che non siano cortigiane. In Aristofane quando non sono cortigiane in iscena, son donne che delle cortigiane usurpano i modi, il parlare, le scostumate licenze.

[119] Gli anacronismi, caro Yorick, son come le ciliege: uno tira l'altro. Al tempo della battaglia di Salamina badate che il primato era di Sparta, e appunto per questo fu Sparta che a Salamina comandò: gli Ateniesi non diventano egemoni che 3 anni dopo, pel trattato di Bisanzio. Quanto al primato delle lettere e delle arti, anche questo, fu _solo parecchi anni dopo_, sotto Pericle, che Atene lo conquistò. — Nei tempi precedenti, il genio jonico non si era manifestato che tra le colonie dell'Asia, ed ivi, dopo le splendide epopee del ciclo omerico, era venuto quasi spegnendosi, come esaurito dalla sua stessa precoce fecondità; nè prima d'allora, nè poi, fino a Pericle, sul suolo della madre patria, produsse nulla che potesse reggere il confronto colle mirabili creazioni del genio eolico e dorico. _Eolii_ Esiodo, Terpandro, Arione, Saffo, Corinna, Erinna, Alceo; Dorici Alcmano, Stesicoro, Teognide, Pindaro; _Jonici_, è vero, Anacreonte, Archiloco, Simonide, ma di Teo, e di Paro e di Ceo. Ed è a Sparta fra i Dori che Archiloco fiorisce; è a Sparta che fioriscono Taleta, Ferecide, Anassimandro: Tirteo stesso, il solo nome che Atene potesse rivendicare in quella età, appartiene anch'esso ai Dori; perchè sebbene ateniese (lo Hölbe ed il prof. Lami si permettono di negare anche questo) tra i Dori visse, e in dialetto dorico poetò. Egualmente nell'architettura, gli stati dorici di Sicione, di Egina, di Corinto, contendono agli jonici il vanto. E precisamente _fino alle guerre persiane_, come osservano bene il Müller e il Bulwer, non è già Atene, ma la ruvida Sparta che occupa per fama il _primato_ fra i Greci, come cultrice delle arti, e degli studj severi e geniali: ed è Sparta il punto di convegno dei poeti più illustri, dei musici e dei filosofi di quell'età. — Il genio d'Atene frattanto raccoglievasi in sè stesso, aspettando la sua ora.

[120] Meursius, _Themis att._, l. c.

[121] Appendice citata di Yorick.

[122] «_La democrazia d'Atene_, così calunniata e vilipesa, seppe combattere Sparta e il gran re, senza scannare nelle prigioni le fanciulle e i vecchi sospetti d'_incivismo_, e senza opporre al terrore dell'invasione straniera il terrore della mannaja patriottica.» Yorick, appendice citata.