Alcibiade

canto di quelle ammaliatrici...[50

Chapter 21,134 wordsPublic domain

ASP. Ben trovato il confronto! E allora, io, per Alcibiade, non sono Circe... e non sono neppure una Sirena.

ALCIB. (_sorridente_) Perchè Alcibiade non è Ulisse... Addio, inclita Aspasia. (_fa di nuovo per avviarsi_)

ASP. Che fretta!... Eppure, se mal non rammento, fu un tempo che Alcibiade si _dilettava_ al canto della Sirena... (_accentando le parole_) Rammento di una certa lettera...

ALCIB. (_vivamente, con sorpresa d’uomo indifferente_) Oh, ancora la serbi?! Che mi ricordi mai!... Ah, sì, infatti! Io scherzavo allora... Sapevo benissimo che tutto era inutile...

ASP. Ah!? fu uno scherzo?

ALCIB. Sì (_coll’accento premuroso di chi si scusa_), ma come vedesti, innocente...

ASP. (_con dispetto_) Alcibiade tratta molto leggermente gli scherzi fatti ad Aspasia! Per cui, se la povera Aspasia invece di andar guardinga, avesse creduto alle parole dette, per _ischerzo_, da Alcibiade...

ALCIB. (_interrompendola vivamente_) Alcibiade sarebbe stato così felice da morirne... (_Aspasia si volge sorridente ad Alcibiade, che subito ripiglia terminando la frase sospesa_) e per questo gli Dei non lo permisero!... Oh, ma tu me lo perdoni, n’è vero? Tu devi dimenticare...

ASP. (_con malumore_) Ebbene, Aspasia _non dimentica... gli scherzi..._

ALCIB. Perdonali dunque! E se non vuoi perdonare lo scherzo, allora...

ASP. Allora?

ALCIB. Metti che fu sul serio, e non farmene una colpa! (_moto di compiacenza di Aspasia, subito represso dalle parole successive di Alcibiade_) poichè ora vedi che son savio e ravveduto.

ASP. (_fra sè_) Fin troppo...

ALCIB. (_incalzante_) Non farmi una colpa, se i tuoi vezzi furono per un minuto, per un minuto solo, più forti del mio proposito. Non per nulla le Grazie ti guardarono con occhio sì benigno,[51] e non per nulla fosti chiamata novella Onfale, e Giunone e Dejanira.[52] Veder così sovente il tuo viso, udir così sovente la tua voce... era poi così strano ch’io perdessi la testa... un istante? Quanti la avrebbero perduta per sempre! Via, perdonami dunque, dimentica... dammi il bacio fraterno dell’oblio e del perdono...

ASP. Un bacio?! (_ridendo_) Ah! ah! furbo, Alcibiade!

ALCIB. E che vi è di male o di strano? Un bacio fraterno che suggelli la pace?... Una Aspasia vi scorgerebbe un pericolo?...

ASP. Oh, al contrario... ma appunto...

ALCIB. Ma appunto, dopo le tue parole di poc’anzi, tu non devi negarmelo, se pur non mi serbi rancore. Ed io voglio pace con te. Tu non puoi negarmelo un bacio, che quanto più sarà cordiale, tanto meglio proverà che non fai caso di quella mia improntitudine di allora; tu sai benissimo che ciò che può offrir pericolo per tutt’altra, non ne offre alcuno per te... _perocchè tu sei Aspasia..._

ASP. Eh, via, adulatore! taci! poichè lo vuoi, ed io non sono cattiva... sia fatta dunque la pace.

ALCIB. Oh, grazie!... (_Alcibiade con moto di gioia l’abbraccia e scambia con lei un bacio lungo e appassionato; indi si scioglie mesto dall’abbraccio, come sovrappreso da un pensiero_) Ah! che peccato, Aspasia, che il destino ci abbia serbati a non essere altro che amici!

ASP. (_fissandolo con sorpresa_) Perchè?

ALCIB. Perchè, altrimenti, chi sa che cosa sarebbe stato di noi! Figurati, Aspasia, noi, come vedi, non ci amiamo: Nemea, invece, dice di amarmi ardentemente, appassionatamente: e forse lo crede. Ebbene, se è vero che il bacio è l’alito dell’anima, l’anima di Nemea non sa amare: perchè di tutti i suoi baci insieme, nessuno mai fu neppure della metà ardente e appassionato quanto questo tuo... (_gesto vivissimo di Aspasia_) che è poi un semplice bacio fraterno. (_Alcibiade fingendo non accorgersi del moto di risentimento di Aspasia, ripiglia con forza_) _Tu sì_, hai del fuoco!... Addio, addio, Aspasia!... Ah che peccato!... che peccato! (_esce lasciando Aspasia non ancora rinvenuta dal dispetto e dalla collera_)

SCENA V.

ASPASIA sola.

ASP. L’impudente!... E a che mi irrito?... È Adrastea che mi castiga[53]!... Ed io facevo la lezione a Glicera!... Servirà a me per un’altra volta...! (_esce_)

SCENA VI.

TESSALO _e_ CLEONIMO.

(_Entran discorrendo, a voce bassa e concitata, fra di loro_)

TESS. E così dunque... domani Alcibiade parlerà all’Assemblea... e se non vi ci mettiam di proposito, vedrai che questo odioso giovinastro la spunterà...

CLEON. Per Ercole, se la spunterà! Gli animi dei giovani[54] sono tutti per lui. Con quanti di loro ho tastato il terreno, eran tutti disposti a dare il voto per la spedizione di Sicilia, e per la nomina di Alcibiade a capitano, insieme a Lamaco e a Nicia...

TESS. (_passeggiando concitato_) Capitano costui! Per i Numi! Preferirei veder Atene sommersa da un altro diluvio...[55] Ma non tutti i giovani sono Atene... Parlasti con alcuni dei più attempati?

CLEON. Sì... e qui forse il terreno è migliore per noi.

TESS. Bisogna dunque lavorarlo: e non perder tempo. Di molti io so che detestano Alcibiade e la sua insolenza, e che soltanto per paura esitano a dichiararglisi contro[56]. Questi smetteran le esitanze, per poco che l’esempio di altri li incoraggi. I presagi infausti potranno molto giovarci... Per questo importerebbe mandar fra il popolo qualcuno...

CLEON. Oh, guarda là Cimoto! costui potrebbe fare al caso nostro...

TESS. Ma non è amico d’Alcibiade costui?

CLEON. È parassita, e s’adatta a tutti, come il coturno...[57]

TESS. Chiamalo...

CLEON. (_avanzandosi verso il fondo dei viali_) Cimoto! Cimoto!

SCENA VII.

Detti e CIMOTO, indi ANTIOCO.

CIM. Che c’è?

CLEON. (_a Tessalo presentandolo_) Quest’è l’uomo.

TESS. (_a Cimoto_) Mi conosci?

CIM. Per Minerva! Sei Tessalo, figliuol di Cimone Lacìade.[58]

TESS. E tu sei parassita e retore. Come la ti va?

CIM. Eh! si vive.

TESS. Non basta. Bisogna viver bene. Mi han detto che hai la parola pronta...

CIM. Come il ventre... al tuo servigio...

TESS. Domani c’è l’assemblea popolare allo Pnice...[59]

CIM. Lo so.

(_A questo punto Antioco traversa lo sfondo della scena fra le piante. Udendo nominar Alcibiade si arresta, e sta a sentire il colloquio; poi si allontana_)

TESS. Alcibiade avrà molti suffragi...

CIM. Sicuro.

TESS. E ti par che ciò sia bene?

CIM. Eh? (È un suo amico...) Benissimo...

TESS. (_gettandogli una borsa_) Ed io ti dico che ciò è male...

CIM. (_con premura, afferrando la borsa_) Malissimo... volevo dire... Infatti (_fra sè_) voleva farmi saltare con una gamba sola...

TESS. E degli augurî e presagi della spedizione che si dice?

CIM. Finora buoni...

TESS. Cattivi!... (_con forza_)

CIM. (_più forte ancora_) Perfidi!

TESS. Bisogna dunque dirlo al popolo...

CIM. (_con aria d’intelligenza_) Lo diremo.[60]

TESS. T’aspetto domattina a casa mia. (_fa cenno a Cleonimo di andar seco ed escono insieme entrambi discorrendo a bassa voce_)

SCENA VIII.

CIMOTO solo.

CIM. To, to! che scopro mai! Dei complotti contro Alcibiade, in casa sua! E Alcibiade invita questa gente a banchetto! Per Mercurio portator di guadagni![61] Questo si chiama impiegar bene il denaro... (_pesa sulle mani la borsa avuta_) e questo, se vogliamo... si chiama acquistarlo male. Vada per tutti gli scherzi che costui mi ha fatto! Un giorno per tortelli di latte darmi a rodere ciottoli intrisi nel miele... un altro, farmi bere, per vino, brodetto di senape...[62] (_sternuta_) Oh ventre, quanti ludibrj ci obblighi a soffrire! Guardalo là il burlone... che arriva. Andiamo, andiamo... (_va via riponendo la borsa mentre stava per contarne il contenuto_), non è onesto contar questi denari in casa sua. (_esce_)

SCENA IX.

ALCIBIADE e GLICERA.

GLIC. (_entra discorrendo con Alcibiade_) Son meste le tue parole come