Agide

Chapter 4

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AGIDE, AGIZIADE.

AGIZ. Son teco, Agide amato... Dalla reggia del padre or mi sottraggo, ove a custodia ei mi tenea. La plebe, del tuo carcer la strada hammi disgombra; e di vietarmen l'adito i soldati non ebber core.--Al fin son teco.--Io vengo, sposo, a salvarti, ove salvarti io possa; o a morir teco io vengo.

AGIDE Oh dolce sposa!... Il cor mi squarci... Oh quanto il rivederti mi è gioja,... e pena!... A conservar mia vita, (ch'io 'l potrei, se il volessi, con la morte di cittadini assai) l'amor tuo vero trarmi or solo potria. Ma, il sai, che amarti piú che la patria mia, donna, nol deggio, e tu stessa nol vuoi. Me dunque lascia morire; e tu, serbati in vita; i cari pegni tu salva, i figli nostri...

AGIZ. Invano di Leonida al fero odio sottrargli io tenterei: barbaro padre; appieno nella prospera sorte ora il conosco; nell'avversa ingannommi. A me null'arme riman, che il pianto; egli nol cura: i nostri figli salvar dalla sua rabbia, o il puote Sparta con l'armi, o nulla il può.--Ma padre dovresti almen mostrarti; e, pe' tuoi figli, serbar tua vita...

AGIDE Oh ciel! qual mai mi porti terribil guerra in questo punto estremo? Amo i figli, e tu il sai: ma, non ben certo è il morir loro; e certo fia, che a rivi dei cittadini scorrerebbe il sangue, s'io di forza mi armassi. E questi, e quelli, son figli miei; ma i cittadini sono di un giusto re figli primieri.--O donna, meglio di me, se sopravviver m'osi, tu puoi salvarli. Quel sublime, a un tempo tenero ardir, con cui seguivi il padre; quello, con cui del mio destin ti eleggi farti or compagna; quell'ardir sia scorta a te, per porre i figli nostri in salvo. Per quanto reo Leonida e crudele esser possa, ei t'è padre: ove i tuoi figli fra tue braccia tu stringa; ove il tuo petto agli innocenti miseri sia scudo; cuor non avrá di trucidarli. Ah! corri, vola al lor fianco, in lor difesa veglia; per essi vivi, o sol con essi muori; che al viver piú, nulla ti sforza allora.

AGIZ. Lassa me!... che farò?... S'io te lasciassi,... serbarmi a forza il duro padre in vita vorria;... qual vita! orba di te... Ma, s'anco vivi ei pur lascia i figli nostri, il trono a lor fia tolto... Ah! morir teco io voglio...

AGIDE Donna, deh! m'odi, e acquetati... Saresti madre or men forte, che giá figlia t'eri? L'ira mia non temevi, il dí che il padre seguivi; e i figli, e il tuo consorte amato per lui lasciavi; or, di quel padre istesso tremerai tu, quando pe' figli il lasci? Fuggir tu puoi con essi: assai grand'arme hai contra lui; la tua virtude: hai mille mezzi a tentar, pria di morire. Ah sposa! te ne scongiuro, tentali; ripiglia l'alto tuo core, e non mi torre il mio, coi non maschi lamenti. Or, deh! vorresti ch'io morissi piangendo? ah! no.--Se degna d'Agide sei, non mi sforzare a cosa che sia d'Agide indegna.

AGIZ. E di qual padre fu indegno mai l'amar suoi figli, il porgli a se medesmo innanzi?

AGIDE Ai figli innanzi la patria va. Sacro il mio sangue ad essa ho da gran tempo; ai nostri figli amati tu dei, s'è d'uopo, il tuo donar: ma prova d'amor ben altro ad essi e a me tu dai, se a lor ti serbi in vita. Ancor può molto, piú che nol pensi, il pianger tuo: la plebe, se Leonida no, pietade avranne; e senza spander sangue, a lei fia lieve porre in salvo i miei figli. In somma, pensa, che, te viva, non muore Agide intero. In volgar donna ammirerei, qual prova d'amore immenso e di valor sublime, il non voler sorvivere al consorte; ma da te spero, e da te chieggio, e il dei d'Agide moglie, ad infelice vita tu dei serbarti, intrepida, pe' figli... Piangendo io 'l chieggo; e ti rimanga in core questo mio pianto... Ah! per te sola al fine, e pe' fanciulli nostri, Agide hai visto lagrimar oggi.

AGIZ. Irrevocabil dunque fia il tuo morir?...

AGIDE La mia innocenza è certa.-- Prendi l'ultimo amplesso; e ai cari pegni recalo, in nome mio. Di' lor, ch'io moro per la patria; di' lor, ch'ove al mio seggio pervenissero adulti, altra vendetta non faccian mai della morte del padre, che rinnovar su l'orme sue le leggi del gran Licurgo: e se in ciò pur, com'io, hanno avverso il destin, com'io da forti, nell'alta impresa perdano la vita.

AGIZ. Parlar non posso... Io... di lasciarti...

AGIDE Un fido consiglio avrai, nella mia degna madre;... s'ella pur resta!--Or via; lasciami; vanne. Moglie, regina, madre, cittadina, Spartana sei; tuoi dover tutti adempi.

AGIZ. Per sempre?... oh ciel!...

AGIDE Deh! cessa.

AGIZ. Il piè tremante mal mi regge...

AGIDE Deh! vieni: uscita appena, troverai scorta, e appoggio.

AGIZ. Oimè!... Si schiude la ferrea porta...

AGIDE Guardie, a voi la figlia del vostro re consegno.

AGIZ. Agide... Ah crudi!... Lasciar nol voglio... Agide!... addio...

SCENA TERZA

AGIDE.

--Me lasso!... Misero me!... quante mai morti in una aver degg'io?... Dolor qual mai si agguaglia al duol di padre, e di marito?--O Sparta, quanto mi costi!... Eppur, Leonid'anco è padre: in cor grato un presagio accolgo, che alla sua figlia ei donerá i miei figli.-- Or basta il pianto.--Al mio morir mi appresso: da re innocente, e da Spartano, io deggio morire... Oh come vien lenta la morte!-- Ma un'altra volta, ecco, ch'io strider sento del mio carcer la porta?... e raddoppiarsi odo anca gli urli a queste mura intorno?... Che mai sará?... Chi veggio?

SCENA QUARTA

AGESISTRATA, AGIDE.

AGIDE O madre... Oh cielo!...

AGESIS. Figlio, mancarti all'ultim'uopo mai non ti potea la madre. Io quí ti arreco libertá, di noi degna.--In altra guisa dartela volli; ma quand'era il tempo, ogni mezzo tu stesso a me n'hai tolto.

AGIDE E che? vuoi tu con le spartane grida?...

AGESIS. Sparta invan grida. Il traditor tiranno sí ben munito ha di soldati il loco, che nulla or ponno i fidi nostri: indarno tentan sforzarli; perditor respinti sono, ed inerti, ed avviliti. Innanzi io mi spingeva a' rei soldati in mezzo; fere voci suonavanmi da tergo, per me gridando: «Empj, alla madre ardite tor l'accesso?». Mi vide Anfare allora; loco fe darmi, e quí son tratta.

AGIDE Iniquo! Te pur fra lacci ei volle. Ahi madre! a quale rischio inutil per me?...

AGESIS. Rischio? che parli? Appo il mio figlio, a certa morte io vengo. Vedine, in prova, il don ch'io reco.

AGIDE Un ferro?-- Oh madre vera!--Altro desio, che un ferro, per salvar Sparta, e me sottrarre al colpo d'infame man, non accogliea nel petto: e tu mel rechi? oh gioja!--Or dammi...

AGESIS. Scegli: due ferri son; quel che tu lasci, è il mio.

AGIDE Oh cielo!... E vuoi?...

AGESIS. Donna mi estimi, o madre d'Agide, tu? Pochi mi avanzan gli anni di vita: Sparta, che invan salva speri, serva è giá: la tua madre, ov'ella resti, di Leonida è serva. Or parla; io t'odo: osi tu dirmi, che a tai patti io viva?

AGIDE Che posso io dir? son figlio.--O madre, almeno soffri che primo io pera: ancor che serva, Sparta estinta non è; quindi ancor salva, altri può farla. In libertá il mio sangue potrá ridurla forse: ma s'io, vile, per non versare il mio, lasciato avessi sparger per me dei cittadini il sangue, giá piú Sparta or non fora.

AGESIS. In te (pur troppo!) Sparta or si estingue.--Ed alla patria, al figlio sopravviver vorrá spartana madre?-- Figlio, abbracciami.

AGIDE Oh madre!... Anco m'avanzi nell'altezza dei sensi.--Or dammi, e prendi l'ultimo amplesso. Io lagrimar non oso nell'abbracciarti; che il tuo pianto io veggo da viril forza raffrenato starsi sopra il tuo ciglio.

AGESIS. Agide mio,... sei degno di Sparta in vero;... ed io di te son degna.-- Ch'io ancor ti abbracci... Oh! qual fragore?...

SCENA QUINTA

LEONIDA, ANFARE, SOLDATI _col brando ignudo_, AGIDE, AGESISTRATA.

LEON. Al fine vinto abbiam noi.

AGESIS. Che fia?

AGIDE Deh! non scostarti da me.

ANFAR. Soldati, ucciso Agide sia, pria della madre.

(I soldati si muovono contr'Agide.)

AGIDE Il tuo pugnal nascondi, com'io, per poco; ed aspettiamgli; e taci.

(I soldati vedendo Agide immobile che gli aspetta, a un tratto tutti si arrestano.)

ANFAR. Or, chi v'arresta? a che indugiate? A forza disgiungeteli tosto.

AGIDE In noi por mano qual di voi, qual, si attenterebbe?--Il vedi, re Leonida, il vedi? anco i tuoi stessi compri soldati, instupiditi stanno d'Agide a fronte immobili.--Ma, voglio trarti tosto d'angoscia. A te sol'una cosa richieggo.

LEON. E fia?

AGIDE Che intento vegli su la tua figlia, affin che me non segua.

LEON. T'ama ella tanto?

AGIDE Piú che non mi abborri.-- Ma te pur ama, e ten dié prova; e in somma, tu sei pur padre: i detti ultimi miei fur questi.

(Brandisce in alto il ferro, e si uccide.)

--Io moro.--Pur... che... a Sparta giovi.

ANFAR. Un ferro egli ha?

AGESIS. Due ne recai.

(Palesa anch'ella il suo ferro, e si uccide.)

--Ti seguo,... o figlio;... e morta... sul tuo... corpo... io cado.

LEON. Di maraviglia, e di terror son pieno... Che dirá Sparta?...

ANFAR. I corpi lor si denno alla plebe sottrarre...

LEON. Ah! mai sottrarli, mai non potrem, dagli occhi nostri, noi.