AbrakadabraL Storia dell'avvenire

Part 9

Chapter 9 3,148 words Public domain Markdown

--Se non m'inganno, la vostra Fidelia deve aver compiuto i diciannove anni... Ella è nata nel 1963, all'epoca in cui ebbi anch'io una figlia... una figlia che si chiamava Stella... no... mi inganno... Giacinta... o piuttosto Camelia... Questi tre nomi c'erano nella famiglia... e so di averli iscritti ne' miei registri... Ah! voi siete un padre fortunato, signor Proposto... Avete potuto tenere presso di voi una figlia per diciannove anni, mentre a me, de' miei dodici, non ne rimane più uno. Le mie ragazze, quale a sedici anni, quale a dodici, quale a dieci, se ne andarono al quinto cielo coi palloni a vapore; e quando una ragazza abbia fatto la sua prima corsa in pallone, domando io chi può fermarla!

Il Gran Proposto si fece pallido in viso.

L'altro, che già cominciava a comprendere il segreto del suo turbamento, riprese, nel sembiante e nelle parole, il suo fare più ingenuo.

--Il vostro esordio, onorevolissimo Gran Proposto, mi darebbe a credere che voi pure abbiate dei gravi dispiaceri nella vostra _famiglia privata_.

--Tanto gravi, che quelli della famiglia pubblica, e sono pure ingentissimi, al paragone mi sembrano inezie.

--Se ciò è, mi spiace, onorevolissimo Gran Proposto, che io non sarò in grado di giovarvi come avrei desiderato.

--Al contrario... Non solamente voi siete in grado di prestarmi aiuto, ma fuori di voi, non avvi persona al mondo sulla quale io possa contare nel terribile frangente in cui mi trovo.

Il furbo Torresani sapeva già tutto, ma proseguiva a fare l'attonito.

--Voi... senza dubbio... avrete letto i giornali di ieri sera--disse il Gran Proposto con un largo sospiro--voi saprete la notizia pubblicata dal _Figaro_, organo uffiziale dei matrimoni, la notizia... che oggi corre sulle labbra di tutti...

--Ah!... To!... Veh!... La gran testa d'oca ch'io sono...! E dire che io mi era già scordato... Vedete se la politica ci rende imbecilli...! Perdonate se io non mi sono affrettato a rivolgervi le mie congratulazioni.

--Grazie, onorevole collega!... Grazie! Non è il caso di farmi delle congratulazioni, ma piuttosto di condolervi...

--Che?... vediamo un poco se ci intendiamo!--proseguì il Torresani abbandonandosi ad una loquacità che escludeva ogni interruzione.--Io voleva alludere alla petizione di matrimonio inoltrata dal cittadino Redento Albani, dal celebre inventore della pioggia artifiziale, in favore di vostra figlia... Figuratevi, Gran Proposto, qual fu la mia sorpresa ieri sera... sì... ieri sera... al teatro degli _Automi_... voi sapete... a quel vecchio teatro che un tempo si chiamava della Scala, e che oggi serve agli spettacoli automeccanici delle grandi marionette. Io vado ogni sera a quel teatro, vi ero abbonato da ragazzo, fino dai tempi in cui vi si rappresentava l'opera in musica... Che volete...? Siamo milanesi... e quindi... per indole... per educazione... fors'anche per influenza di clima... un po' abitudinari. Una sera, invece dei soliti cantanti, delle solite ballerine, ci hanno dato le marionette... Io, e i miei coetanei, piuttosto che abbandonare la nostra sedia fissa, il nostro palco di quarta fila... piuttosto che allontanarci dal nostro vecchio centro, ci siamo accontentati di quel nuovo spettacolo... e vi assicuro... Gran Proposto... che ci si diverte di cuore, e che la vecchia Scala è tuttora il primo teatro del mondo.

Il Gran Proposto sbuffava, ma non ardiva interrompere quella foga di parole. Il vecchio Torresani tirava innanzi con una facondia inesorabile.

--Or bene--voi conoscete il nuovo sistema dei _sipari_ adottati recentemente nei grandi teatri--voglio parlare del _sipario-giornale_, che suol calarsi dopo il secondo atto della rappresentazione. Su quella vasta tela sono stampati, a grandi caratteri, i dispacci più importanti della giornata e buona parte delle notizie cittadine. Figuratevi dunque la mia sorpresa... la mia commozione... la mia gioia... quando, ieri sera, volgendo il mio binoccolo al sipario-giornale, potei leggere la petizione del cittadino Albani, riprodotta testualmente dal foglio uffiziale dei matrimoni. Oh! vi assicuro io, onorandissimo Gran Proposto, che quelle poche linee produssero una viva sensazione in tutta la sala... Tutti si compiacevano della vostra buona fortuna... Tutti dicevano che un partito migliore non poteva presentarsi a quella cara, a quella buona, a quella adorabile figliuola...

--Basta così! basta, Torresani!--proruppe il Berretta balzando dalla sedia liquida--ciò che voi narrate è troppo inverosimile...! Io non posso credere che voi, che un uomo qualunque dotato di sana ragione possa congratularsi meco di un tale avvenimento con sincerità di cuore.

Il Torresani portò le mani al petto e stravolse gli occhi, come uomo che chiegga perdono di un fallo involontario. Nel fondo dell'anima egli tripudiava di aver prodotta nel suo superiore quella impetuosa irritazione.

--Torresani... mio vecchio collega!--riprese il Gran Proposto con accento più moderato--mettete una mano sul vostro cuore di padre... e poi rispondetemi ciò che esso vi detta. Dareste voi in moglie la figlia vostra, l'unica vostra figlia, ad uomo come... lui?...

--In verità... giudicando dietro i calcoli dell'interesse... un primate dell'intelligenza... un uomo che può guadagnarsi dieci o quindici milioni di _lussi_ colla sua invenzione...

--Torresani...

--Sentiamo... dunque...

--Parliamoci da buoni colleghi...

--Da fratelli... se vi piace...

--Come si poteva parlare... ai nostri buoni tempi... ai tempi dell'_Unione latina_...

Il Gran Proposto parlava con voce commossa, con accento supplichevole:

--Conoscete voi tutta intera la biografia di questo uomo... che osa chiedere in moglie la mia Fidelia...?

--Nella mia qualità di Capo di Sorveglianza, io dovrei conoscere tutti i cittadini che entrano nel circuito del mio Dipartimento; ma pure, dopo l'attivazione di quella malaugurata locomotiva dell'aria, vi confesso, onorevole Proposto, che mi riesce oltremodo difficile assumere su tutti delle informazioni complete...

--Non vi ricorda come or fanno cinque anni e pochi mesi, un giovane, che a quell'epoca si chiamava Secondo Albani, fosse implicato in un processo... in un processo... che fece inorridire la città tutta intera...? io spero che voi m'intendiate... che non vorrete obbligarmi ad esporre certi fatti...

--Fatti... orribili... atroci...

--Voi dunque... vi sovvenite...?

--In verità... nella mia qualità di cittadino... io dovrei...

--Comprendo i vostri scrupoli, mio eccellentissimo...

--Un capo di Sorveglianza...

--Deve necessariamente tener nota di certe precedenze...

--Le quali, in caso di recidiva, o di sospetto...

--Potrebbero fornire... argomenti...

--E servire come prove o titoli aggravanti...

--A meraviglia...! Io vedo che non occorrono altri discorsi... Voi siete una perla d'impiegato!...

--Gran Proposto, voi mi onorate di troppo!

I due funzionari si alzarono come due automi, si ricambiarono un profondo inchino, poi ripresero il loro posto.

Dopo breve silenzio, il Berretta uscì fuori con una domanda risoluta, colla quale egli sperava abbreviare quel disgustoso colloquio.

--Torresani!... Io farei torto al vostro acume, alla vostra perspicacia, e, aggiungiamolo pure, alla vostra provata amicizia, se mostrassi dubitare che voi non abbiate ancora indovinato ciò che io bramo da voi. Siete voi disposto ad assecondarmi?...

--Quanto all'assecondarvi--rispose il Capo di Sorveglianza con un accento di sommissione che fece rabbrividire il Gran Proposto--voi sapete che un misero impiegato di seconda classe, quale io mi sono, deve necessariamente subordinare la sua volontà a quella degli alti dignitari dello Stato... Vi ho già detto che, su questo punto, fra noi non può esistere difficoltà di sorta... Tutto sta che io abbia realmente compresa la situazione vostra, e in conseguenza le vostre intenzioni... Io non vorrei offendere la vostra delicatezza di cittadino... parlandovi con soverchia libertà...

Il Gran Proposto arrossì leggermente. L'altro proseguiva:

--Basta! Nel caso mi fossi ingannato... oso sperare che non vorrete prendere in mala parte le mie supposizioni., e vorrete perdonarle come effetto di zelo soverchio.

Il Torresani fissava le sue grigie pupille nel volto del Gran Proposto, e tirava innanzi con voce asmatica:

--Eccovi dunque come io la intendo, onorandissimo e colendissimo cittadino Proposto. Voi non bramate che vostra figlia, la vostra unica figlia, si unisca in matrimonio a quell'emerito cittadino, oggi Primate d'intelligenza, che porta il nome di Albani Redento, e ciò per la ragione, un po' illegale, se vogliamo, ma pure assai potente sul cuore di un padre, che quel cittadino, quel Primate, l'Albani in una parola, in epoca non remota, pose... la famiglia tutta intera... e quindi anche voi... noi... tutti quanti... nella necessità di dover dimenticare certe sue azioni... Basta!... Tanto io che voi, onorandissimo e sempre colendissimo Proposto, siamo troppo fedeli osservatori della legge per insistere su quest'ombra di reminiscenza!

--Bravo!

--L'essenziale è di impedire il matrimonio, opponendo alla petizione del giovane, ed al probabile assenso di vostra figlia, il _veto paterno_, che le leggi rendono inesorabile ogni qualvolta sia appoggiato da gravi ragioni, e convalidato dal voto degli Anziani.

--Voi leggete nel mio cuore, o nobile amico.

--La lettura è un po' difficile, ma le vostre lodi mi incoraggiano. Non potendo motivare il nostro veto su quelle tali precedenze che tanto io... come voi... abbiamo dimenticato...

--E dimentichiamo...

--Sta bene!... Convien frugare nella vita più recente del nostro uomo, vedere se dopo l'epoca di _Redenzione_ egli non siasi per avventura macchiato...

--Torresani!... Voi siete un sublime Questore...!

--Capo di sorveglianza--se vi piace!...

--Perdonate!--la parola mi è sfuggita in un impeto di entusiasmo... È un _lapsus linguæ_ che vi onora... Torniamo al nostro... uomo.

--Fra la petizione e il contratto finale di matrimonio, giusta le vigenti leggi (capitolo centosettanta, paragrafo novantotto) deve trascorrere un mese ed un giorno, nel qual tempo i _due futuri_ devono vivere separati da una distanza di sessanta miglia, nè avere fra loro comunicazione di sorta.--È una _dilazione di prova_ che impone dei rigorosi doveri...

--Dei doveri che molto spesso vengono obliati dall'una parte o dall'altra, nella quasi certezza che nessuno ne tenga conto...

--Si esigerebbe dunque... per parte nostra... un po' di sorveglianza...

--Molta sorveglianza...

--Una sorveglianza perenne, insistente, minuziosa...

--Importuna...

--Irritante...

--Accanita...

--Accanita!... Ecco la vera parola, onorandissimo signor prefetto...

--Gran Proposto... se vi piace!...

--I _lapsus linguæ_ son contagiosi... Vi chieggo mille perdoni!...

--In un mese... anche l'uomo più onesto può commettere delle azioni...

--Nefande!... Il giusto pecca sette volte all'ora, dicono i preti riformati, i preti della _vecchia_ portavano la cifra a settanta volte sette!...

--Voi dunque credete?...

--Io credo che in due linee di scritto si trovino sempre dieci capi di accusa per far condannare un imbecille, così l'uomo il più astuto, e diciamolo pure, il più onesto, dopo un mese di sorveglianza fatta a dovere...

--Fatta da voi, mio buon Torresani...

--O da' miei incaricati...

--È un uomo posto fuori dalla legge...

--Un uomo... impossibile!

Il Gran Proposto e il Capo di Sorveglianza si levarono in piedi con moto simultaneo, e si strinsero la mano come due cospiratori.

--Io sono orgoglioso di avervi perfettamente indovinato--disse il Torresani con affettata compunzione.--Ormai ogni altra parola sarebbe superflua; convien mettersi in moto e agire prontamente... Il nostro uomo è partito per Costantinopoli; di là, fra una settimana, dovrà recarsi a Pietroburgo... Prima ch'egli ci sfugga, bisogna mettergli a fianco due dei nostri... due buoni bracchi dei meglio addestrati a simili imprese... Scriverò privatamente a tutti i Capi di Sorveglianza dei principali Dipartimenti della Confederazione... Insomma, non risparmieremo nè cura... nè danaro...

--A proposito... Io mi scordava dell'essenziale--disse il Gran Proposto, trattenendo Torresani che prendeva le mosse per andarsene.--Per compiere il vostro piano, vi abbisogneranno senza dubbio dei mezzi straordinari... Via! che serve?... Facciamo le cose a dovere... No! io non vi lascio partire... se prima... non dichiarate...

--Ma se vi dico che sono inezie! Trattandosi di voi... della vostra famiglia... a cui mi legano tante obbligazioni...

--No!... no!... I fondi segreti debbono servire a qualche cosa... Ed è appunto in tali emergenze straordinarie...

--Basta! poichè voi... lo esigete...

--Duecentomila lussi... Che vi pare, Torresani?... Tanto da cominciare le operazioni...

--Io direi, poichè vi sta tanto a cuore la buona riuscita dell'impresa, io direi che, seguendo l'antico proverbio: _omne trinum_!...

--Trecentomila lussi!... Ma voi siete troppo discreto, mio vecchio collega! Trattandosi, come dicevate poc'anzi, di rendere un immenso servigio...

--Al Governo...

Il Gran Proposto si sentì trafitto da quest'ultimo sarcasmo. Prese la penna con mano tremante, sottoscrisse un bono di trecentomila lussi, e lo porse al Torresani, senza aggiunger parola. Questi chiuse il viglietto nel portafoglio, e, fatto un inchino grottesco, uscì dal gabinetto.

Quella sera, nell'_Unità mondiale_, altro dei fogli dell'opposizione, leggevasi la seguente notizia cittadina:

«Stamane, fra il proconsole Terzo Berretta e il famigerato poliziotto Torresani ebbe luogo un lungo conciliabolo a porte chiuse, in seguito a importanti dispacci venuti da Berlino, e da altri capoluoghi della Unione. Noi sappiamo da fonte sicura che il partito governativo (il partito _coda_) sta tramando un orribile complotto contro la libertà dei popoli. Il colpo di Stato, già tante volte preconizzato da noi, è tanto imminente, che può dirsi un fatto compiuto. All'erta cittadini!... Popoli dell'_Unione_ preparatevi ad agire!...»

CAPITOLO XII.

Strategie di un Capo di Sorveglianza.

Il Torresani, dopo il suo abboccamento col Gran Proposto, si recò all'_Uffizio di Sorveglianza_ per procedere senza ritardo alle operazioni richieste dal caso.

Il suo zelo fu adeguato alla importanza della missione; ma forse egli non sarebbe riuscito ad appagare pienamente i desideri del suo superiore, se la fortuna non lo avesse singolarmente favorito.

Erano trascorsi quindici giorni dacchè l'Albani aveva lasciato Milano per recarsi a Costantinopoli e quindi a Pietroburgo, e il Torresani, che aveva mandato sulle sue tracce una mezza dozzina de' suoi segugi più fidati per spiare ogni sua azione, ogni suo movimento, non aveva ancora ricevuto alcun dispaccio soddisfacente.

Il vecchio Capo di Sorveglianza già cominciava a dubitare della buona riuscita del suo piano strategico, quando un incidente, che a prima giunta non pareva avere alcun rapporto coll'affare che tanto gli stava a cuore, venne inaspettatamente in suo soccorso.

Una mattina, mentre il Torresani se ne stava, come al solito, nel suo gabinetto, a decifrare i dispacci arrivati nella notte, un _esploratore di alto cielo_(12) venne a riferirgli che una _volante di terzo ordine_ già da parecchi giorni stazionava al disopra della città, mantenendosi ancorata ad una elevatezza molto sospetta.

Quella volante, a dire dell'esploratore, presentava una struttura singolarissima.

Il gran pallone, di colore azzurrognolo, diafano, terso come cristallo, rifletteva siffattamente la tinta atmosferica, che in quella si fondeva, si smarriva, rendendosi quasi impercettibile. La navicella era chiusa, immobili le ruote, la _coda timoniera_ costantemente abbassata; non sibilo, non fumo, nessun indizio che il cavo contenesse degli abitatori.

Più volte l'esploratore aveva veduto una gondola cittadina elevarsi in quella direzione, e poi disparire, come se il grande veicolo l'avesse assorbita.

Queste ascensioni erano avvenute ad ora molto avanzata della notte, e la gondola cittadina, in onta alle prescrizioni, si era slanciata nell'aria a fanali spenti. L'esploratore due o tre volte si era provato ad inseguirla, ma al momento di raggiungerla, improvvisamente il suo _chatvue_ si era annebbiato, e le ruotelle del suo _brik_ aveano preso a girare in senso retrogrado.

Il vecchio Torresani ascoltò la relazione del suo _subalterno_ senza dar segno di meraviglia. Uscì dal gabinetto, accennò all'altro di seguirlo, e tutti due salirono sulla gran torre che dominava l'intera città.

Quivi giunti, il Capo di Sorveglianza avvicinossi ad un immenso _aereoscopio_(13), e volgendosi all'esploratore:--sai tu indicarmi--gli disse--in qual punto stazioni la nave sospetta?

--Tirate una retta fra Venere e Marte; dividetela in otto sezioni perfettamente uguali; alla quinta metà dell'ultima sezione d'ovest, abbassate un triangolo, e al lato _a, b, c._ troverete la nave.

--Sta bene!--mormorò il Torresani incurvato sotto il poderoso cannocchiale.

In quel momento il vecchio Capo di Sorveglianza somigliava ad un ragno, e parlava con voce chioccia, com'egli temesse di essere udito al di sopra delle nuvole.

--Ecco! appunto una nave di terzo ordine a distanza di mille e novecento metri... Presto!... Applichiamo alla lente la nostra _camera oscura_... fotografiamo!... Ah! La nave si muove...! Mutano di posto...! se ne vanno!... Via! non serve correr tanto, signori miei! Vi ho conosciuti, vi conosco...

--Che!... a tanta distanza, voi avete potuto riconoscere le persone che sono là dentro!--esclamò il subalterno spalancando due grossi occhi da imbecille.

Il Torresani gettò su lui uno sguardo pieno di sarcasmo e di commiserazione.

--E tu, imbecille, non hai ancora capito che razza di gente sia quella, che mostra tanta paura del nostro cannocchiale?

--Gente sospetta... capisco anch'io...--balbettò il subalterno colla persuasione d'aver fatto una grande scoperta.

--Ah! quei signori tu li chiami gente sospetta, imbecille! Di' piuttosto canaglia della peggior specie, furfanti, bricconi, ladri, barattieri, e ignoranti, presuntuosi, che credono sottrarsi al rigore della legge... che pretendono corbellare il vecchio Torresani!... Presto!... Scendiamo abbasso, lumacone!... Lascia in pace quel l'ordigno maledetto... Dire che i _primati_ dell'ottica non hanno ancora trovato il modo di fornirci un _aereoscopio_, che si possa nascondere fra i polpastrelli delle dita... Non importa! Abbiamo altre risorse... I birboni della scienza favoriscono le ladrerie e le truffe: ma fortunatamente ci porgono mille mezzi per discoprirle e punirle... C'è progresso da ambe le parti, signori garbatissimi! Peccato che gli statuti dell'_Unione_ non ci permettano di violentare i cittadini!... Le manette, la prigione, la forca, quelli erano espedienti efficacissimi per tutelare l'ordine pubblico!... Nondimeno, parola da Torresani, fra pochi minuti io farò vedere a quei pirati di alto cielo, che anche noi siamo in grado di far rispettare le leggi e di imporre alla canaglia!...

Così parlando, il Capo di Sorveglianza giunse nella sala di _diramazione_, dove, appena entrato, fece scattare una molla, la quale, per varii fili elettrici, era in comunicazione coi principali dipartimenti del palazzo.

Le pareti oscillarono, e dopo alcuni minuti, si apersero nei quattro lati della sala parecchie porticelle numerizzate, e a ciascuna porticella affacciossi un individuo, portante la divisa dei subalterni di _sorveglianza_.

Il Torresani salì sovra un pulpito e prese a _diramare_ i suoi ordini.

--Numero uno: convocare i duecento nella sala di magnetismo, e arrestare nel termine di dieci minuti la nave sospetta.--Numero due: recarsi da Duroni, e far ritrarre la nave in ventiquattro copie, dodici a fotografia colorata, dodici a fotografia ponderabile(14).

--Numero tre: riferire il numero preciso delle gondole stazionate nei diversi quartieri, e di quelle che tengono l'alto.--Numero quattro: esaminare i _tesseri_ dei singoli padroni di gondole, portanti le note giornaliere dal dieci settembre fino a questo giorno, e riferire l'itinerario di ciascun conduttore.

Ciascun subalterno, appena scoccato l'ordine, scompariva come fantasma, gli altri rimanevano in sentinella alle porte ad attendere i cenni del Capo.

Dopo un quarto d'ora di attesa, il _numero due_ entrò nella sala, e depose sul pulpito del Torresani ventiquattro cartoni, sui quali era disegnata la _nave volante_.

Il Capo di Sorveglianza gettò una rapida occhiata sulle fotografie, indi rispose:

--Numero cinque: prendete una copia di questo disegno, e compite sollecitamente l'ispezione di raffronto.

--Numero sei: portate quest'altra copia nella sala di chimica onde sia ponderata e decomposta.--Numero sette: a voi quest'altro cartone! fate l'inventario dei mobili, degli attrezzi, degli accessorii che appariscono alla superficie della nave.--Numero otto: verificate se da qualche finestra o pertugio apparisce alcun frammento di figura umana, una testa, un naso, un orecchio, una gamba, non importa! riportatemi quei frammenti centuplicati di proporzioni.

Per alcuni minuti, fu nella sala un andirivieni di subalterni.

Il Torresani, dall'alto del suo pulpito, non cessava di impartire ordini a questi e a quelli. I suoi occhi grigi mandavano faville.

In termine di mezz'ora, i documenti più essenziali erano raccolti. Il Torresani li esaminava, li confrontava con feroce compiacenza. Le sue labbra, frattanto, non cessavano di brontolare una specie di monologo, dal quale spiccavano tratto tratto degli ordini, delle interrogazioni, e più spesso dei grugniti di piacere.