# AbrakadabraL Storia dell'avvenire

## Part 8

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Due ore dopo, per mezzo dei fili telegrafici, la riuscita del nuovo meccanismo era annunziata agli estremi confini dell'universo, e l'artefice prendeva il suo posto fra i primati dell'intelligenza col nome di _primo_ Albani.

CAPITOLO IX.

La Confessione.

Al cader della notte, era cessata per l'Albani l'ebbrezza del trionfo. La sua fronte si era nuovamente increspata di una ruga profonda. Le memorie del passato, le trepidanze dell'avvenire riprendevano imperiosamente il loro posto nell'anima del giovine.

Prevedendo il pericolo di una ovazione popolare, l'Albani salì in una gondola volante onde uscire liberamente dalla folla.

Per due ore, il giovane artista si aggirò negli spazi dell'aere, in preda a' suoi cupi pensieri. Il tempo era lento per lui. Le ore per lui si svolgevano lente e terribili, come quelle del delinquente che aspetta il giudizio degli uomini. Ma in quella meditazione, fosca e lugubre come l'inferno, traluceva di quando in quando un raggio di paradiso. La sua anima travolta nelle tenebre si riscuoteva al suono di una voce melodiosa che gli diceva: l'amore di una donna è il santo riflesso del perdono di Dio; per esso si cancellano tutti i peccati e tutti i rimorsi dell'uomo.

--Bada di non iscostarti troppo dalla città--disse l'Albani al _conduttore_ della gondola.--A undici ore io debbo trovarmi sulla riva del lago, presso l'antico _Arco della Pace_.

--Il gran _faro cittadino_ segna le dieci e cinque minuti--rispose il gondoliere dell'aere, volgendo gli occhi ad un immenso globo di luce che sorgeva a poca distanza dalla cattedrale.--Colla mia gondola potrei condurvi fino a Bergamo, e restituirvi alla spiaggia per l'ora indicata.

--Due ore di attesa!... ancora due ore di incertezza... di terribile agonia!--mormorò l'Albani.--No, io non potrei reggere più a lungo a questa lotta.

Poi, volgendosi di nuovo al gondoliere--ritorniamo alla città--disse ad alta voce--alla contrada di _Riparazione_, numero _zero_.

Mentre la gondola drizzava rapidamente il _rostro_ verso il faro cittadino, la fronte dell'Albani si andava rasserenando, riflettendo le intime compiacenze di un'anima che crede aver trovato il farmaco a' suoi dolori.

--Oh! troppo tardi mi è venuta questa ispirazione--pensava egli.--Nelle perplessità, nei pericoli della vita, non mi ha egli pregato di ricorrere a lui? Ed io ho potuto dimenticare le ultime parole del mesto congedo, le promesse che ci siamo ricambiate nel bacio dell'addio? Non fu egli il solo compagno, l'amico mio, nel lungo pellegrinaggio di cinque anni? Quando gli uomini scagliarono sul mio capo l'anatema e la morte, le sue parole furono amore e speranza. Ogni volta che, estenuato dai patimenti, dalla vergogna e dal rimorso, io cadeva a terra, invocando la fine di una insopportabile esistenza, la sua mano mi rialzava dolcemente, ed io sentiva rinascere le forze smarrite, io riprendeva il coraggio al suono di quella voce santa che mi diceva: Prosegui, l'espiazione cancella la colpa!

Mentre l'Albani era assorto in tali pensieri, la gondola, oltrepassato il _Faro cittadino_, sostava all'altezza di duecento metri sopra il _Quartiere di Misericordia_.

Il gondoliere, per riconoscere la contrada sulla quale doveva calarsi, si pose agli occhi una _chatvue_(6), e dopo alcuni minuti di esplorazione, diede moto a' suoi meccanismi, e scese rapidamente nella via di _Riparazione_, toccando terra presso la casa che gli era stata indicata.

Il giovane balzò dai cuscini, ed entrò nella casa senza dir motto al conduttore. Questi riprese l'alto colla sua gondola, e ristette sopra la porta ad aspettare che quegli uscisse.

L'Albani attraversò rapidamente la galleria terrena, o piuttosto un viale di rose d'ogni colore e fragranza, rischiarato da una luce artifiziale, in cui parevano fondersi il raggio melanconico della luna e il vivace candore del mattino.

Ad incontrarlo mosse una donna vestita di tunica bianca, le chiome raccolte in una reticella di perle e di topazi, splendenti come foglie irrorate dal mattino. La tunica, chiusa sul petto da una croce di diamanti, scendeva con ricca onda di pieghe fino all'estremo dello stivaletto. Senza cintura, senza ornamenti. Lo splendore dello sguardo, il vermiglio delle labbra, l'ebano delle chiome, rivelavano la donna sotto la effige dell'angelo.

--Che cercate, o fratello, nella casa di benedizione?--chiese la donna all'Albani con soavissimo accento.

--Io cerco--rispose il giovane con voce commossa.--io cerco il predicatore dell'evangelo, che fra i ministri porta il nome di fratello _consolatore_.

--Il ministro è assente--disse la donna--ma egli sarà di ritorno fra poco. Noi dobbiamo uscire insieme per assistere ad una cerimonia nuziale, che deve compiersi prima di mezzanotte in un quartiere alquanto discosto dal nostro.

--Una cerimonia nuziale prima di mezzanotte!--esclamò il giovane radiante di gioia...--Dunque... sarebbe vero?... Fidelia avrebbe acconsentito?...

--Fidelia!... Il nome che voi profferite--disse la donna--mi dà a conoscere il vostro... Voi siete l'Albani... il fidanzato della mia sorella d'amore!... Venite!... Affrettiamo gl'istanti della consolazione, perocchè sulla terra i dolori sono sempre imminenti... La vostra fidanzata è là, nell'_intimo sacrario_ del ministro, ad attendere quell'ora che voi avete prevenuta coll'impaziente desiderio.

Così parlando, la sposa del ministro prese per mano l'Albani e lo introdusse in una _rotonda_ scolpita nell'alabastro, dove, sovra un divano coperto di bianchi drappi, sedeva la figlia del Gran Proposto.

L'Albani, al primo vederla, la credette una statua.

Ma le candide forme erano animate, la statua levossi in piedi, e sciolse la voce:

--Amico! fratello!--esclamò Fidelia coll'accento della più viva commozione.--E tu pure hai indovinato la strada più breve per toccare la meta! I nostri cuori si attraggono!

L'Albani non potè profferire parola, e cadde alle ginocchia di Fidelia.

--Poichè l'istinto del bene vi ha qui riuniti innanzi l'ora prefissa--parlò la sposa del ministro--noi compiremo la cerimonia in questo luogo. Fratello Consolatore sarà qui fra pochi minuti; ma i minuti dell'uomo benefico sono preziosi agli infelici, e noi che respiriamo la gioia, non dobbiamo usurpare i diritti del dolore. Prima che il ministro ritorni, noi possiamo dar passo ai preliminari della vostra _unione spirituale_. Innanzi tutto, voi dovete adempiere al dovere di _confessione_, a quel sacro dovere, che ora non vuolsi più considerare, come ai tempi del pervertimento curiale, una formalità ripugnante ed assurda, ma sibbene un attestato di reciproca fiducia necessaria a guarentire la vostra pace avvenire; io vi lascio, o figliuoli! Quando la vostra confessione sarà compiuta, io verrò qui, col ministro, a benedire i vostri legami di spirito!

La sacerdotessa pose la mano di Fidelia in quella del suo giovane fidanzato, e uscì dalla _rotonda_.

Allora l'Albani, rimanendo genuflesso, la mano di Fidelia stretta alle labbra, cominciò la sua confessione:

--Oh sì! Una santa istituzione è codesta, che ci obbliga a rivelare tutte le nostre debolezze, tutte le nostre colpe, prima che il giuramento d'amore sia profferito. Due cuori non possono amarsi davvero se prima non si conoscano. Miserabile quell'uomo che pretende affermare la fede della sua compagna colla dissimulazione e coll'inganno! Ed era la mia una immensa stoltezza di affidarmi ai rigori delle leggi umane perchè tu avessi ad ignorare il triste mistero del mio passato. A te dunque, o giovinetta, che mi rivelasti il divino istinto del perdono; a te, che assumendo la missione dell'angelo, hai steso la mano al caduto per redimerlo dalla vergogna e dai rimorsi, io narrerò quella orribile istoria...

--No!... basta!--interruppe Fidelia con un leggiero brivido di terrore--la confessione non è obbligatoria. Io posso dispensarti dall'accusare le tue colpe, prevenendoti col mio perdono. La donna che si consacra ad un uomo per tutta la vita, non solo deve assolvere il di lui passato, ma anche il di lui avvenire. In ciò la donna è più sublime di Dio!

Così parlando, Fidelia chinò le labbra sulla fronte infuocata, dell'Albani, e vi ristette con un lungo bacio. Poi ella fece un movimento per levarsi in piedi e cedere il suo posto al giovane, che tuttavia rimaneva inginocchiato.

--Mio fidanzato, mio fratello d'amore--riprese Fidelia con dolcissimo accento--dispensandoti dalla confessione io mi sono prevalsa di un mio diritto, ma non intendo perciò esonerarmi da' miei doveri. Al contrario, io ti prego di acconsentirmi questo sfogo dell'anima che la legge mi impone, perocchè io sappia che l'uomo non può gustare, nelle braccia di una donna, tutta intera la voluttà dell'amore, quand'egli non sia ben certo che questa donna non abbia mai appartenuto ad alcuno...

--E potrei io dubitare della tua illibatezza?--esclamò l'Albani trattenendo la giovinetta con dolce violenza.--Tutta la tua vita si riflette nel tuo purissimo sguardo. Nella freschezza delle tue mani, nella fragranza del tuo alito, nelle caste pieghe dei lini che disegnano le tue membra, io respiro la vergine, indovino una limpida fonte, a cui nessuno ha mai portato le labbra! La legge mi comanda di proferire a mia volta la parola _perdono_; ed io, per obbedire a questa legge, ti perdono la sola colpa che in te riconosco, quella di aver amato un uomo immeritevole di possederti.

I due fidanzati, nell'estasi di un lungo abbracciamento, non si accorsero che la porta si era aperta, che non erano più soli.

Speranza e fratello Consolatore entrarono nella _rotonda_.

Il ministro si accostò al due amanti per compiere la cerimonia dell'unione spirituale colla formola prescritta dai canoni religiosi.

--Io ti amo e ti amerò sempre!--disse l'Albani--mentre il sacerdote univa la sua mano a quella di Fidelia.

La giovinetta replicò la promessa con tremula voce. E mentre il ministro baciava in fronte i due sposi, dalla torre Garibaldi partirono i primi squilli del _richiamo delle vergini_.

La cerimonia era compiuta. I due giovani si levarono in piedi. La sposa del ministro offerse il braccio a Fidelia, e tutti quanti uscirono dal sacrario.

Appena sboccati nella via, l'Albani scosse la funicella che pendeva dalla sua gondola, e il _conduttore_, svegliandosi al suono dell'_organetto acustico_(7), calò a terra presso la porta.

CAPITOLO X.

Petizione civile.

La cerimonia religiosa era compiuta; l'Albani e Fidelia erano sposi dinanzi a Dio; la benedizione del sacerdote aveva santificato il loro amore, affermati i desiderii e le promesse con vincolo indissolubile; ma essi non potevano convivere sotto il medesimo tetto prima di aver adempiuto alla formalità del contratto civile. Il matrimonio delle anime non imponeva che alle coscienze--il matrimonio civile stabiliva i doveri e i diritti dei coniugi, legittimava la prole, si faceva riconoscere e rispettare dalla _famiglia_.

--Ed ora, mia dolce Fidelia--parlava l'Albani alla sua donna durante il tragitto aereo--bisogna affrettare il compimento della nostra felicità... Purchè tu mi assecondi, purchè non insorgano ostacoli d'altra parte, fra un mese e tre giorni, lo squillo di richiamo non avrà più forza di separarci...

--Non è dunque compiuta la nostra felicità?--domandò Fidelia con ingenua sorpresa.--Che altro ci resta a desiderare? sono amata, e ti amo!

Questa sortita di Fidelia portò un leggiero turbamento nell'anima del giovane.

--Tu sai bene, sorella mia--affrettossi a dire l'Albani--che noi non abbiamo diritto di chiamarci sposi dinanzi alla società, fino a quando la nostra unione non sia riconosciuta dalla _famiglia_.

--È vero!--mormorò Fidelia, e la sua parola parve un gemito.

L'Albani sentì crescere le ansietà.

--Che?... tu dunque non dividi il mio desiderio?

--Poss'io desiderare altra cosa fuor quello che tu desideri?... Pure... non aveva pensato... non credeva che sì presto...

--Spero di comprenderti, Fidelia! Io so bene che, fra giovani amanti, il matrimonio spirituale quasi sempre suol precedere di parecchi anni la unione civile. A diciotto, a venti anni, si stringono i legami religiosi fra due cuori che si amano, ma difficilmente un cittadino della Confederazione Europea si trova in grado di passare alla conferma coniugale, prima di aver compiuto gli studi universitari e gli esercizi dell'agro. Le fanciulle si compiacciono di questi ritardi, ed è orgoglio per esse poter dire: il _mio_ è stato fedele per tanti anni senz'avere altri vincoli che quelli della propria coscienza! E tu forse, mia buona Fidelia, tu vagheggiavi questa prova di sentimento, che ha pure le sue dolcezze sublimi!--Tu non riesci a comprendere perchè io voglia sì presto rinunziare a questa ineffabile voluttà che deriva dall'amore di una vergine.--Se tu non mi avessi generosamente dispensato dal confessarti le mie colpe, ora non avrei mestieri di spiegarti le mie impazienze. Ti basti sapere che la mia giovinezza non trascorse, come quella dei fratelli, nel severo esercizio degli studi, nell'operoso lavoro dei campi. Io fui esentato dalla coscrizione agraria, per una eventualità dolorosa... che ormai debbo tacerti, poichè tu bramasti di ignorarla. Quei cinque anni per me furono lunghi, segnati di incredibili angosce; all'agro, il cittadino corrobora la sua giovinezza; io, precorrendo le esperienze della vita, ho abbreviato il mio avvenire. Che è mai l'esistenza di un uomo ai tempi nostri? Per chi non esca dalla strada comune, la vita finisce a ventisei anni, o a trenta, al più tardi. Per me, trascinato dalla sventura in una carriera eccezionale, il mondo non ha più attrattive fuor quelle della solitudine e dell'amore.

«In meno di dieci anni, noi apprendiamo tutta la _scienza vera_--in meno di due mesi, per mezzo dei palloni aerei, noi vediamo tutto il globo nella sua vasta circonferenza, noi conosciamo i costumi di tutti i popoli; nulla più ci resta a sapere. Io aspirava alla gloria, alla ricchezza--ed ecco, mi chiamano primate dell'intelligenza, e l'invenzione del mio meccanismo per la pioggia artificiale mi verrà pagata oltre dieci milioni. Tu vedi bene, o Fidelia, che io non ho quindi più nulla a desiderare... fuori di te--che tu sola puoi riempiere l'immenso vuoto della mia esistenza avvenire; che nel tuo aspetto soltanto io potrò leggere la ragione della mia vita.--Sovvengati, o Fidelia!...--e così parlando la voce dell'Albani mutò improvvisamente di tono--che se mai un ostacolo insorgesse fra noi, se qualche anima sleale...

--Ma ciò non può essere, amico mio!--interruppe Fidelia atterrita.--Poichè tu vuoi... poichè io sono pronta a secondarti... poichè Iddio ci ha già uniti di un vincolo che vuolsi ritenere il più sacro, il più indissolubile...

--Ebbene... domani vedrai pubblicata la mia domanda... Per un mese e tre giorni noi vivremo disgiunti, come impongono le leggi di _petizione_. Fra noi ogni comunicazione sarà sospesa... E quand'io tornerò a Milano...

--Quando tornerai a Milano... la tua Fidelia avrà risposto alla domanda come il tuo cuore desidera, come io pure desidero in questo momento.

Il conduttore aveva fermata la sua gondola sopra la Cupola maggiore del _Piccolo Campidoglio_.--Erano cessati gli squilli del _richiamo_.

--Presto! scendiamo!... a sinistra... alla casa del gran Proposto.

I due giovani si abbracciarono, ripetendosi mille giuramenti. Fidelia discese a terra, e l'Albani si elevò di bel nuovo colla sua gondola, ordinando al conduttore di dirigersi al _Palazzo di Famiglia_.

Quivi giunto, l'Albani entrò nella _sala d'amore_, e richiesto agli _anziani di guardia_ il libro di _petizione pubblica_, vi scrisse le parole seguenti:

«Io, Redento Albani, adulto, costruttore della macchina per la pioggia artificiale, figlio di Primo Albani, inventore delle _stufe cittadine_(8) chieggo legittimare con la cerimonia civile il matrimonio religioso da me precedentemente contratto con la adulta Fidelia Berretta, figlia di Terzo Berretta, Gran Proposto di Milano.»

CAPITOLO XI.

Due personaggi di tutti i tempi.

Quella mattina, il funzionario Torresani, _Capo di Sorveglianza_ della Famiglia Olona, fu svegliato innanzi tempo da dodici squilli della campana elettrica.

--Caspita!--esclamò il vecchio balzando dal letto--il Gran Proposto mi chiama di buon'ora... Qualche cosa di serio!...

E il Capo di Sorveglianza si gettò sulle spalle un mantello grigio, si pose in testa un alto cilindro, poi, discese con passo celere la _Cava_(9), e fece levare un _espresso_ per recarsi al _Piccolo Campidoglio_.

Il Torresani era un uomo di circa sessantacinque anni, un po' ricurvo, ma ancora vigoroso. La sua faccia ossea, bernoccoluta, dura, affettava una giovialità poco rassicurante. I suoi occhi grigi vibravano dai solchi profondi delle guance una luce sinistra--due occhi, che tratto tratto si eclissavano, rintanandosi nelle palpebre come due teste da serpente.

Cento anni addietro, quel pubblico funzionario si sarebbe chiamato _Commissario superiore di polizia_, ovvero _Questore_.

Nel 1982, il titolo era mutato, ma le funzioni erano identiche. La _Polizia_, la _Questura_, l'_Uffizio di sorveglianza_ furono e saranno una necessità di tutti i tempi.

Quando l'_espresso_ venne a fermarsi presso la porta _intima_ del _Piccolo Campidoglio_, il Gran Proposto Berretta stava sulla soglia ad attenderlo. I due funzionari si salutarono con un cenno democratico della mano, cui il Torresani aggiunse un leggiero inchino della schiena.

I due pubblici funzionari entrarono in un gabinetto terreno. E siccome un vecchio commissario di Sorveglianza (di polizia, se meglio vi piace) non ha bisogno della vista magnetica per leggere in quel viscere opaco che si chiama il cuore umano, al Torresani bastò una rapida occhiata, un'occhiata da basilisco, per indovinare il turbamento del suo superiore.

Il Gran Proposto si era tuffato con tutta la persona in una _sedia liquida_(10) i cui cilindri congelatori girarono con moto rapidissimi. Egli stringeva nella mano una ampolletta di argento, la quale a giudicarne dal timbro, doveva contenere il famoso elisire di ambra distillata, il più potente moderatore degli sdegni umani.

Quelle due circostanze non isfuggirono allo sguardo maligno del Capo di Sorveglianza, il quale non era mai tanto felice come quando poteva accertarsi che alcuno de' suoi superiori versasse in gravi imbarazzi. Il Torresani era stoffa da impiegato. Per dissimulare le proprie impressioni, egli si studiava di prendere un'aria di bonomia che faceva a pugni col suo grugno sinistro. Teneva gli occhi bassi--il labbro semiaperto--e preparava in sua mente dei concettini, delle arguzie, delle banalità umoristiche, tanto da prolungare un colloquio, dal quale prevedeva ottimi risultati. Il Torresani voleva divertirsi a spese del Gran Proposto, e cavare da' suoi imbarazzi il maggior profitto che per lui si potesse.

--Mio caro Torresani... noi viviamo in tempi difficili!--cominciò il Gran Proposto, dopo aver sorbito due o tre gocciole dell'elisire moderatore.

--In verità--rispose l'altro--i tempi non sono facili...

I due interlocutori si sbirciarono di traverso--e ciascuno aspettava che l'altro riprendesse il dialogo.

Il Gran Proposto, dopo breve pausa, dovette intuonare una seconda volta:

--Viviamo in tempi... nefasti!...

--Voi parlate come un giornale dell'opposizione, eccellentissimo signor Proposto.--Moderate le vostre parole, ovvero sarò costretto a registrare il vostro nome fra quelli dei malcontenti, dei pregiudicati politici, dei settari, dei nemici dell'ordine, di quei sciagurati che cospirano contro il migliore dei Governi... contro il Governo attuale...

--Voi non mi avete compreso, ottimo collega--ed io mi affretterò a chiarirvi il mio concetto; altrimenti, da quel fiero e zelante impiegato ch'io vi conosco, voi sareste capace di farmi arrestare al primo tumulto di popolo. I tempi sono difficili--intendiamoci bene--difficili per noi, alti dignitari dello Stato, rappresentanti della legge, e moderatori dell'ordine pubblico!...

--Senza far torto alle sapientissime e ossequiatissime istituzioni della serenissima Confederazione Europea, mi sia permesso di soggiungere che, in ogni tempo, sotto qualsivoglia Governo, gl'impiegati pubblici furono retribuiti meschinamente... Eppure... come si fa?... Bisogna stare col Governo!... sostenere il Governo!... E guai se avessimo ad allentare le redini... alla canaglia!... Nelle rivoluzioni, i primi martiri siamo noi... Meglio la mezza pensione del Governo, che non il congedo assoluto dei popoli!... Basta!... Lasciamo andare questo lugubre argomento... e tiriamo innanzi alle mercè di Dio... e dei nostri superiori!

Nel proferire quest'ultima parola, la voce del Torresani era divenuta fioca e rantolosa, come quella di un infermo accattone.

--Vero... verissimo... quanto voi asserite--riprese il Gran Proposto--i nemici naturali dei governanti sono i popoli governati. Le leggi, per quanto eque e liberali esse sieno--non cesseranno mai di rappresentare, nel giudizio del popolo, altrettanti vincoli di schiavitù. Noi, che ne siamo gli interpreti e gli esecutori, dobbiamo necessariamente subire l'odio delle moltitudini ignoranti e depravate... I popoli troveranno sempre dei pretesti per cospirare contro il principio di autorità che si incarna nei pubblici funzionari...

--Negli uomini più eminenti della Nazione...

--Dunque... come voi dicevate poco dianzi... noi dobbiamo fare a gara nel sostenerci... nel prestarci mano... nel renderci scambievoli servigi... dobbiam stringere una alleanza compatta...

--E solida...

--Usare di tutti i mezzi...

--Solidi...

--Che sono in nostro potere, onde far fronte a questa incessante reazione di popolo, che minaccia la nostra sicurezza personale, i nostri averi, i nostri titoli, e perfino la nostra tranquillità... la nostra pace domestica...

--Gran Proposto--interruppe il Torresani con una animazione artificiale che somigliava ad un impeto di zelo--se dal mio infimo gradino io posso qualche cosa per voi che sedete al più alto vertice della Gerarchia Governativa, non avete che a proferire una parola, ad emettere un ordine, perchè anima e corpo, io mi adoperi a vostro vantaggio... Non dico per vantarmi, ma credo, nel disimpegno delle mie attribuzioni, di avervi sempre dato prova di intelligenza, di abilità e sopratutto di molto zelo.

--Voi portate gloriosamente il nome del Torresani--rispose il Gran Proposto con accento solenne--epperò nelle emergenze difficili, io ebbi sempre ricorso a voi, ed oggi più che mai faccio assegnamento sul vostro ingegno, sulla vostra esattezza...

Il Torresani si levò in piedi e portò la mano al cuore esprimendo la più rispettosa divozione. Poi, ricomponendosi nel _pieritto_, fissò in volto il Proposto con tutta la malizia dei suoi due occhi da serpente.

Il Gran Proposto portò alle labbra l'ampolla dell'elisire, la sorbì fino all'ultima stilla--indi riprese con calma:

--Voi siete padre di famiglia, mio caro Torresani...

--Colle istituzioni attuali, ciò non porta imbarazzi... I miei dodici figli sono mantenuti a spese del Comune...

--Fino a quando la prole fu a carico dei genitori, gli affetti erano meno vivi, meno intensi...

--E i figli più scarsi di numero...

--La vostra osservazione è profonda, ma non serve al caso mio--rispose il Gran Proposto alquanto turbato.--Iddio non ha voluto gratificarmi di una prole numerosa quanto la vostra. Ebbi una sola figlia, e tutti i miei affetti, tutte le mie speranze si concentrarono in essa. Voi la conoscete--mia figlia, che all'ultimo _Concorso di Napoli_(11) ha ottenuto il secondo premio di bellezza--una figlia amorosa, buona, che tutti i padri m'invidiano.--Voi sapete ancora che da molti anni ho perduto la moglie; che io non ho sulla terra altro bene, altro conforto ai vecchi giorni fuori della mia Fidelia...

