# AbrakadabraL Storia dell'avvenire

## Part 7

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--Via! per una pioggia di beccafichi si potrebbe fare il sacrifizio di una piccola corsa in vapore!--dice un altro milanese.--Voi mi avete capito, caro Pirotta--in vapore!

--Che! tu! un uomo che possiede trentamila lussi di rendita... viaggi ancora coi veicoli gratuiti della _Unione_?

--Io amo di andare all'antica, mio caro Perelli; con questi malcreati palloni io lascio viaggiare i matti, che han voglia di rompersi il collo precipitando dall'altezza di due o trecento metri sulla cupola di qualche campanile!

--Non hai torto, mio caro Pestalozza! E pazienza se quei matti, che pretendono viaggiare nell'aria, rischiassero soltanto la propria vita!... Ma pur troppo la loro imprudenza è un continuo attentato alla sicurezza altrui. Anche ieri, causa quei maledetti palloni; avvennero quattro o cinque disastri nella nostra Milano... Il Guardapolli del giardino Balzaretti, mentre stava sulla porta della piccionaia distribuendo il grano alle bestie, ricevette sul ghigno il complimento di un lungo cannocchiale che uno dei viaggiatori si lasciò scappare di mano. Sulla piazza del Duomo, mentre la folla dei nullabbienti si accalcava presso la porta della decima Dispensa per ricevere il pane, venne a cadere una pioggia di grosse ostriche, le quali, ti giuro, non resero il miglior servizio alle nuche pelate di alcuni poveretti...

--Perciò... viva sempre il cilindro! E dicano pure i balordi che noi siamo antiquari, retrogradi, codini, cappelloni, torrioni... Ma un buon cappello a cilindro...

--Della fabbrica Ponzone...

--Bravo! della fabbrica Ponzone! Da centoventisette anni la mia famiglia si serve in quel negozio! Oh!... vedi quanta gente vien su dalla strada dei medici!.... Forestieri arrivati di fresco!

--Se non m'inganno, debbon essere scienziati!

--Primati dell'intelligenza, si deve dire...

--Scienziati o primati fa lo stesso... Chiamali come ti pare meglio, sono e saranno sempre sinonimi di gabbamondo.

--Dove andrà ad alloggiare tutta questa gente?

--Con tutta la loro scienza, i signori primati dovranno rassegnarsi, e far di necessità virtù, dormendo a cielo scoperto.

--È proprio una vergogna che il municipio... cioè... volevo dire... come lo chiamano ora?...

--Il Consiglio di famiglia...

--C'è da perder la testa a imparare queste nuove denominazioni! Che ne dici, caro Perelli?... Hanno fatto un gran sfoggio di belle parole, ma nel fatto non si è punto avvantaggiato! Fra le nostre Giunte municipali e i moderni Consigli di famiglia non veggo gran differenza...

--Io direi piuttosto che siamo andati di male in peggio.

--Figurati se in una giornata come questa non si doveva pensare a far venire da Bergamo o da Como duecento o trecento case di ferro!... Signori no! ha detto il Sindaco... o Gran Proposto... come ora lo chiamano... Milano non deve ricorrere alle famiglie minori--non deve disturbare i vicini--Milano deve fare da sè!--Ed ecco... corpo di mille diavoli!... che per voler fare da sè, il Municipio... non ha saputo far nulla... e il decoro della città è compromesso!...

--Questo nostro Sindaco... o Gran Proposto... vuol durar poco nella sua carica!... Ho sentito certe campane...

--Parliamo a voce bassa... Voi sapete che io vado a pranzo da lui due volte la settimana... E non vorrei...

--Eh! non siamo più ai tempi della repubblica rossa! Ora si può parlare liberamente!...

--Non si sa mai... quello che può accadere... Io non ho dimenticato il precetto di mio nonno: delle autorità, dei magistrati, dei funzionari pubblici--fin quando sono in carica--bisogna dirne bene, salvo a lapidarli quando sieno caduti...

--Io poi, non ho tanti scrupoli, caro Perelli... Anche ai tempi della repubblica era permesso dir male dei sindaci e delle Giunte... Toglieteci il piacere di parlare contro il Municipio, e in verità non sapremmo come passare la vita... Volete che io ve la dica schietta e netta come la sento in cuore?... anche in codesta faccenda della pioggia artificiale io ci veggo del marcio...

--Sicuro che c'è del marcio!--sciamano in coro i circostanti.

--Qui sotto c'è qualche imbroglio, qualche brutto intrigo dei signori anziani...

--E aggiungete pure del Gran Proposto!...

--Quando si pensa che Parigi, Berlino, Lucerna, Varsavia, infine le principali città della Unione respinsero la proposta dell'esperimento!...

--Ciò significa che il meccanismo è difettoso...

--Io dubito piuttosto che una pioggia artifiziale possa recare gravi danni all'igiene pubblica, suscitando dalla terra evaporazioni pestifere... Questa dev'essere la vera ragione per cui i Municipii delle capitali più illuminate non vollero tentare la prova... Oh! vedrete! vedrete!... Grazie alla intelligenza ed al senno del nostro Municipio, avremo fra pochi giorni a Milano la petecchiale o la febbre gialla...

--Quanto a me, nessuno mi leva dalla mente che avremo una pioggia di acqua calda, la quale cremerà in poche ore tutta la vegetazione...

--Voi parlate di danni probabili e possibili; ma nessuno di voi ha avvertito il danno certo, reale, inevitabile.... la morte di tutti i pesci del lago...

--E tu credi, Pirotta, che tutti i pesci?...

--Oh, veh l'ingenua domanda! Poichè il lago deve bollire, ne viene di conseguenza...

--Sicuro! ne viene di conseguenza che i pesci si cuoceranno...

--Ora comprendo!--grida il Perelli, levandosi in piedi, e spalancando tanto d'occhi...--E quando i pesci saran cotti...

--Allora...!

--I signori del Municipio...

--Il Gran Proposto...

--Gli anziani...

--Una buona mangiata fra loro... alla barba dei gonzi, che hanno fatto le spese della pioggia!...

La strana conclusione dell'ultimo oratore fu accolta con una esplosione di viva, di applausi e di risa sguaiate. L'idea che il Gran Proposto e gli anziani del Consiglio avessero approvato l'esperimento della pioggia artificiale al solo scopo di fare un lauto pranzo con pesci del lago, percorse i crocchi vicini, ma venne respinta ben tosto e soffocata dai sarcasmi delle persone intelligenti. Un secolo addietro, quella assurdità grossolana e maligna avrebbe trovato eco nelle masse, e venti o trenta pappagalli del giornalismo l'avrebbero stampata per edificazione del popolo.

CAPITOLO VI.

Le pillole alimentari di Raspali.

Ma lasciamo il vestibolo, e spingiamo lo sguardo nelle sale interne, ove stanno adunate più di duemila persone giunte da lontani paesi. Duecento garzoni ed altrettante donzelle vanno, vengono, si incontrano, si urtano presso la Rotonda centrale, per levare le imbandigioni da distribuirsi nei ventiquattro emicicli.

Ad ogni tratto nuovi forestieri sopraggiungono. Dappertutto è un ricambiarsi di saluti, di augurii, di strette di mano. Amici e conoscenti, che vivono disgiunti da immensurabili spazi di terra e di mare: uomini che senza essersi veduti mai, per mezzo di un filo miracoloso si ricambiarono per molti anni le aspirazioni e le idee--eccoli riuniti in una sola città, in un sol punto del globo, per assistere ad un nuovo prodigio dell'intelligenza.

In uno dei più vasti emicicli, conversavano a voce alta due personaggi, che al vestito ed al distintivo di nobiltà ond'erano fregiati, mostravano appartenere alla onorata congregazione dei Primati.

--Povera umanità--diceva l'un d'essi, volgendo uno sguardo di commiserazione alla folla.--Povera umanità! Studia! lavora! inventa pure il miracolo onde migliorare la tua condizione, tu starai sempre a disagio nel mondo. La scienza non può soccorrere a' tuoi bisogni senza crearne dei nuovi. La noia, il desiderio, il dolore aggraveranno eternamente il fardello della vita!... Questa città nel breve corso di un secolo si è estesa di oltre venti miglia in circonferenza. Le più belle, le più utili istituzioni furono qui favorite dalla ricchezza e dalla generosità de' cittadini. Un migliaio di stabilimenti pubblici e privati si eressero come per incanto nell'ultimo decennio; le case di ospitalità, gli alberghi, i palazzi mobili possono dar ricetto a seicentomila forestieri: nondimeno, ecco venire un giorno in cui il concorso strabocchevole dimostra l'insufficienza dei provvedimenti umani, e i disordini rinascono, la confusione si rinnova, e da ogni parte sorgono grida di malcontento! Nel primo caffè di Milano, fornito di venti fornelli e servito da oltre quattrocento _volonterosi_, io veggo dei poveri diavoli che attendono da due ore la colazione!

--Tu hai sempre il tuo umor nero, amico Rousseau;--disse un giovane di circa venticinque anni, che portava sulla fronte il doppio distintivo della nobiltà(5).

--Convengo che il dipartimento Italia, e sopratutto la famiglia dell'Olona, han molto progredito nella civiltà in quest'ultimo decennio; ma rispetto agli altri dipartimenti di Europa, qui trovo ancora un barbarismo deplorabile. Il progresso, come tu dici, crea dei nuovi bisogni, e guai se ciò non avvenisse! l'uomo diverrebbe stazionario, ovvero camminerebbe retrogrado. Una invenzione, una scoperta qualunque, producendo nuovi bisogni, trae seco di conseguenza altre invenzioni ed altre scoperte--e così l'uomo procede gradatamente a quell'apice di perfezione, che è il fine supremo della vita. Guai allo sciagurato che si arresta a mezzo del cammino! Guai tre volte a colui, che si adagia sul presente, rifiutando i benefizi quotidiani della intelligenza! Quest'oggi parecchie migliaia di persone si trovano a Milano senza albergo e senza vitto--ciò non avverrebbe a Parigi, nè a Napoli, nè a Berlino, quand'anche, in un sol giorno, tutti gli abitatori dall'universo si adunassero in quei centri popolosi. In occasione dell'ultima esposizione, a Parigi v'era un'affluenza quotidiana di circa otto milioni di forestieri, ma in meno di due giorni sui tetti delle case vennero elevati cinque o sei piani di piccole camere in guttaperca, e gli alloggi furono quadruplicati. Quanto alla bisogna del vitto, il provvedimento è ancora più facile. Se a Milano i proprietari degli Alberghi e dei Caffè si fossero provveduti di _midollo concentrato di leone_, tutti quei poveretti che attendono la colazione da due ore, con una sola pillola potrebbero nutrirsi per l'intera giornata.

--Bella invenzione davvero, le vostre pillole di midollo concentrato!--disse Rousseau, crollando la testa.--I Milanesi non diedero mai prova di tanto buon senso, quanto nel rifiutare questo nuovo metodo di alimentazione, che debilita lo stomaco e priva l'uomo de' più squisiti piaceri.

--E credi tu, che se in questo momento giungesse a Milano uno speculatore, il quale mettesse in vendita due o tre barili delle mie pillole, non sarebbe un gran benefizio per gli stomachi digiuni?...

Un sorriso di dubbio, quasi di scherno, increspò leggermente il labbro di Rousseau. E già stava per rispondere una amara parola, quando una ondata di giovincelli bizzarramente vestiti irruppe nella sala.

Erano i piccoli banditori del commercio e della industria, venditori di giornali, di zigaretti e fotografie, porta voci di notizie, anticamente denominati _barabini_, ed ora distinti col titolo espressivo di _demonietti di città_. Abbigliati di una semplice blouse di seta color scarlatto, la fronte protetta da un elegante berettino di velluto azzurro, i capelli lunghi e scendenti sulle spalle, la gamba ignuda fino al ginocchio, il piede serrato in uno stivaletto rosso colle calze riverse, di una candidezza incensurabile; snelli, petulanti, loquaci, attraversavano la folla senza toccarla, filtravano nei crocchi, strillavano, sparivano come esseri fantastici.

Il grido di quei piccoli demoni pose fine alla quistione dei due scienziati. Un pallone da commercio giunto da Parigi in quel punto aveva recato a Milano quattromila case di guttaperca e parecchi barili di pillole Raspail preparate col midollo di leone.

All'annunzio inaspettato, tutte le sale furono in moto. I forestieri, che già da parecchie ore languivano a stomaco digiuno, e che non avevano trovato alloggio nella città, assediano la sporta dei piccoli venditori, i quali strillano a tutta gola:--avanti, fratelli!--Una camera per cinque lussi!--Un pranzo in una pillola!--Midollo concentrato di leone! Un vaso di trenta pillole Raspail per sessanta lussi!--Non più fame per un mese!--Non più osti! Palazzi di guttaperca con mobili e senza mobili!!!

--Che il diavolo vi porti!--brontola Rousseau, levandosi impetuosamente dal sedile. E salutando con aria dispettosa il collega scienziato:--amico--gli dice--io non posso reggere a questi orribili spettacoli della umana follia. Le tue pillole di midollo affrettano di due secoli il suicidio totale dell'umanità.

--Il tempo farà ragione delle nostre differenze--rispose l'altro scienziato, il quale era appunto l'illustre Raspail III, inventore dell'alimento omeopatico.--Ma i tuoi sofismi non possono distruggere nel mio cuore la compiacenza che io provo in questo momento!

In meno di un quarto d'ora, i ragazzi aveano infatti esaurita la loro provvisione di pillole; e buona parte dei forestieri, confortato lo stomaco dai sughi efficaci, erano usciti dal Caffè, ciascuno col suo rotolo di guttaperca sotto braccio, che doveva trasformarsi in camera o in palazzo ammobigliato.

CAPITOLO VII.

L'uomo alato di Fourrier.

Mentre Rousseau usciva dall'emiciclo, entravano dalla porta Orientale tre nuovi personaggi, i quali dopo breve ricambio di saluti, sedettero presso Raspail. Erano tre primati del dipartimento francese: Virey, Michelet e Fourrier, celebri innovatori o piuttosto trasformatori della scienza zoologica.

Michelet era seguito da due magnifiche tigri, sommesse e docili come cani di Terranuova. Le due fiere dell'africano deserto, ammansate da quella forza simpatico-magnetica che Dio ha dato all'uomo quando lo istituì signore del creato, si sdraiarono sul pavimento facendo sgabello del dorso ai piedi del potente domatore. Alla vista delle ammirabili belve, quanti sedevano nell'emiciclo si alzarono mandando un grido di sorpresa. Da oltre dieci anni, i leoni, le iene, gli orsi ed altri animali, che ai tempi andati si chiamavano feroci, soggiogati dal magnetismo e raddolciti dalla educazione, viveano famigliarmente coll'uomo. La sola tigre avea resistito alla potenza dell'elettrico animale, sfidando il coraggio e l'imperiosa volontà dei più temerari. Immaginate la meraviglia dei circostanti in vedere lo scienziato distendere sbadatamente le gambe sui cuscini della pelle contratta, e solleticare colla punta dello stivaletto gli irti mustacchi della belva!

Se non che, a scemare l'impressione terribile di quella scena, un altro fatto meno sorprendente, perchè constatato da altre esperienze, ma sempre interessante e giocondo, distrasse l'attenzione dei curiosi. Un centinaio di augelletti d'ogni specie e d'ogni colore aveano invasa la sala, e svolazzavano dai capitelli alle cornici, dai ventilatori ai lampadari, cinguettando festosamente. Fourrier levò lo sguardo, e sorrise coll'espressione di chi risponde ad un cortese saluto con animo profondamente addolorato. Poi trasse dalla bisaccia una elegante scatoletta ripiena di semi odorosi--e gli augelletti a discendere tosto, beccare il loro granello, e di nuovo sparpagliarsi nelle regioni più elevate.

Sulla fronte dello scienziato era una nube di tristezza. Raspail se ne avvide, gli stese la mano, e coll'affetto dello sguardo gli chiese il segreto de' suoi dolori.

--Il mio dolore non è più un segreto pei miei compagni di viaggio--prese a dire Fourrier coll'accento della più viva commozione, e accennava a Virey e a Michelet.--Pure io ripeterò la confessione, perocchè la mia anima ha bisogno di rivelarsi.

Nella sala si fece un silenzio solenne. Gli augelli ristettero e cessarono dal canto.

--Colleghi, amici, fratelli--riprese Fourrier--la scienza genera la superbia, e la superbia genera l'errore. Questa antica sentenza oggi mi ricorre al pensiero nella sua verità più terribile. Seguendo le orme d'un mio illustre antenato, io mi era prefisso di concorrere alla rigenerazione della umana famiglia perfezionando l'organizzazione fisica dell'uomo, facendo violenza alle leggi istesse della natura. Ho consumata la giovinezza in lunghi e pazienti studi, in esperienze terribili, che più volte mi costarono dei rimorsi; ma l'idea fissa, irremovibile, l'idea dominatrice di tutti i miei pensieri era quella di dare all'uomo una nuova facoltà, la facoltà di volare come l'aquila delle Alpi, come il Condoro delle Indie. Io mi ero detto: finchè l'uomo non potrà elevarsi negli spazi infiniti dell'aere, solo, per suo proprio impulso, senza dipendere da meccanismi che richieggono il concorso di altri uomini; indipendenza e libertà saranno aspirazioni vane, parole vuote di senso. I palloni aerostatici, i vagoni delle ferrovie, i fili telegrafici, le navi sottomarine, saranno mai sempre subordinati a quel dispotismo sociale, che niuna legge può distruggere. Ove altro non esistesse, rimarrebbe la tirannia del denaro, principio e fomite di schiavitù.--Per compiere il volo di Dedalo, si vorrebbe denaro a provvedere la cera e le piume; ali non si avrebbero senza il soccorso di meccanismi costosi. Non sarà dunque possibile modificare la conformazione fisica dell'uomo in guisa da fargli spuntare in sulle spalle questo nuovo organo, che deve aprirgli le libere vie del firmamento? Nel 1940, proposi il quesito ad una assemblea di scienziati americani,--ed ebbi lo scherno per sola risposta. Due anni dopo, passeggiando nel podere di un industre colono di Strasburgo, questi mi fece notare una magnifica pianta, sulla quale maturavano dieci qualità di frutti differenti, sicchè dall'un ramo pendevano le più belle pesche, dall'altro fichi prelibati, qui grappoli d'uva, più in alto pere, e mandorle, e noci; e tutta questa varietà di frutta era cresciuta sullo stesso tronco per effetto di innesto...

--Comprendo,--interruppe Raspail;--l'innesto dei vegetali ti ha suggerito l'idea... di tentare l'ugual prova nei regno animato.

--E l'idea era troppo logica perchè io non mi affrettassi a realizzarla; io, che da tanti anni non vagheggiava che una sola speranza al mondo!... Prima di tentare la prova nell'animale ragionevole, feci parecchie esperienze sui bruti, le quali riuscirono a meraviglia. Nell'anno 1945 non restandomi più alcun dubbio sul risultato delle mie operazioni, presi in alloggio una villa a poca distanza da Lima, e quivi, col soccorso di pochi amici e la benedizione di Dio, produssi per la prima volta il grande fenomeno dell'uomo alato. Due gentili bambini, che oggi amo con cuore di padre, sottoposero le tenere membra al ferro incisore... Le lacrime ch'essi versarono in quel giorno doveano essere compensate ad usura dal benefizio della libertà. Incisi le tenere carni all'estremità della scapola, v'innestai prontamente le ali ancora palpitanti di una colomba... Chiusi la cicatrice con cera vergine ed aromi glutinosi. I due bimbi, nutriti di sughi animatori, per tre giorni rimasero in fasce... Nel quarto giorno, al levarsi dei lini, io vidi le ali agitarsi di novella vitalità... Il ramo innestato non poteva deperire... Le due piccole creature, che mi stavano dinanzi, avevano le forme dell'angelo immaginato dai cristiani.

Il tuono di una cannonata interruppe la conversazione di Fourrier.--Era il primo segnale della pioggia.--Due minuti ancora, e le valvole della gran macchina dovevano aprirsi...

Tutti quanti si levarono per uscire dalla sala. Fourrier, dando il braccio a Raspail e seguito dai colleghi, si condusse sulla porta di occidente, proseguendo a narrare la sua istoria...

I quattro scienziati, affacciandosi alla grande apertura che dominava la piazza del Duomo, ristettero meravigliati.

Il terreno, i balconi, le muraglie, i tetti e gli orti superiori delle case erano spariti. Da qualunque parte volgessero lo sguardo, non incontravano che una folta selva di gente.

A un tratto la folla parve agitarsi come l'onda dell'Oceano ai primi soffi della bufera.--Tutte le teste si levarono verso il firmamento, le braccia e le mani accennarono--un milione di cannocchiali si volsero a due corpi bianchi che nuotavano nello spazio con moto discendente.

A quella vista Fourrier non potè trattenere un grido di gioia.--Son dessi!--esclamò lo scienziato.--Le mie creature!... Rondine e Lucarino, i miei figli di adozione!... Oh! mi perdoni il Signore la colpevole diffidenza!

--Miracolo della scienza!--esclamò Raspail seguendo con estatico sguardo i due giovani alati, che calavano rapidamente sovra la maggiore aguglia del Duomo...

--Io non aveva calcolato le ore del riposo--soggiunse Fourrier...--Questa fu la sola causa del loro ritardo!...

--Ma donde vengono essi? Qual fu il loro viaggio?--chiesero ad una voce i circostanti...

--Presero il volo da Filadelfia ieri notte, due ore prima che io partissi coll'aerostata La Hoeu... Ma ecco!... Vedete! han raccolte le ali!... Essi precipitano come due frecce!...

Un grido si levò dalla folla... Poi successe il silenzio terribile dell'ansia repressa... Fourrier con moto involontario appoggiò la mano convulsa sulla spalla dell'amico, e levossi sulla punta dei piedi...

Il terrore fu breve... I due pellegrini dell'aria, dopo una discesa precipitosa di oltre mille metri, improvvisamente distesero le immense ali... e scherzando con leggerissimo volo intorno alla cupola del Duomo, ristettero abbracciati sulla testa dorata della Madonna...

In quel punto il cannone della gran torre diede il secondo segnale, che annunziava l'apertura delle valvole!...

CAPITOLO VIII.

La pioggia artifiziale.

I cinquanta _subalterni_, che fino a quel momento erano rimasti a guardia dei tubi ustorii, si diressero verso il centro della cupola, e concentrando le loro forze intorno ai manubrii, fecero scattare il coperchio della gran torre.

Allora fu udito un rumore simile al ruggito di mille Leoni; e una densa colonna di vapore lanciossi verso il firmamento; e il limpido azzurro si coperse di nuvole opache, divenne torbido e fremente come un lago all'irrompere di torrente impetuoso.

Io non vi saprei descrivere l'effetto meraviglioso di quella scena, e molto meno ritrarre le agitazioni, le impazienze, i terrori del giovane Albani, il quale da una gabbia sporgente dalla gran torre, aveva dirette le operazioni del pericoloso meccanismo; ed ora, avvolto da una nuvola ardente, fra lo scroscio spaventevole del vapore, somigliava ad Elia profeta, sospeso fra il cielo e la terra sul carro di fuoco.

L'Albani combatteva l'ultima crisi di quella febbre che uccide il genio col disinganno, o lo ravviva col successo.

Ma l'eruzione è cessata--le sorgenti inaridite--il cielo plumbeo, opaco, minaccioso--gli augelli sorpresi dalla improvvisa caligine, si smarriscono per l'aere mandando strida lamentose...

La città si è dunque mutata in deserto?--Ma no--le vie, i balconi, i tetti, le torri, gli alberi sono scomparsi sotto quest'onda di popolo, che dall'agitazione rumorosa è passato d'un tratto all'immobilità, al silenzio più solenne. Si direbbe che, a punire questa titanica ribellione contro l'ordine della natura, Iddio abbia pietrificato di uno sguardo l'umanità tutta intera.

Dopo dieci minuti di attesa terribile, l'Albani sentì piovere sulla fronte uno gocciola refrigerante. Era la stilla invocata dal dannato Epulone... Il giovine levò al cielo uno sguardo più eloquente di ogni parola... e quello sguardo era l'inno di riconoscenza, era l'omaggio dell'intelligenza subordinata, che rimonta alla sorgente divina da cui emana e dipende.

Tutti i calcoli dell'Albani si erano avverati. Una pioggia lenta, fresca, abbondante, simile in tutto alla pioggia naturale, scendeva sulla terra a vivificare gli animali, le piante, i campi e le onde. L'artista non potè contenere un grido di soddisfazione; ma quel grido andò perduto negli applausi, nell'urlo di dieci milioni di spettatori. Quando l'Albani abbassò lo sguardo con sublime compiacenza per leggere su quella immensa superficie di teste l'ammirazione dell'opera sua, le teste erano già sparite sotto uno sterminato padiglione di ombrelli, ed egli potè sorridere, come Dio, sulla umana debolezza.

