AbrakadabraL Storia dell'avvenire
Part 6
--Io credo che l'amore abbia sempre esistito nel mondo--e che a lui si debba ogni sviluppo delle umane perfezioni. Io mi sento orgogliosa di essere donna--perchè ritengo che, nei barbari tempi dell'abbrutimento universale, la donna abbia sempre conservata e alimentata la favilla della carità. Quando tutte le case erano ammorbate di tabacco, e tutti gli uomini imbestialiti nella crapula, o peggio ancora, mummificati dall'egoismo, o fatti macchina dalla cupidigia dell'oro--tutta la poesia del creato si rifugiava nel cuore di poche donne, angioli predestinati al martirio, che viveano per amare e morivano per aver troppo amato.
--Oh! io non avrei potuto amare quei rozzi e balordi animali d'allora--disse Fidelia ridendo.--Ti giuro, o sorella, che se io fossi vissuta nel secolo scorso, piuttosto che lasciarmi baciare da un uomo... Che orrore! Uomini che all'età di trent'anni non avevano più denti in bocca, nè capelli sulla nuca!
Questa ingenua sortita di Fidelia portava la conversazione sopra un tema favorito. Ragionando di quella misteriosa e gentile aspirazione dei giovani cuori, di quel bisogno imperioso dei sensi che è l'amore, le tre donne divennero eloquenti.
CAPITOLO II.
Amore.
La notte era limpida e serena--il cielo sfavillante di stelle--l'aria imbalsamata. Mille augelletti canori, da poco tempo climatizzati in Europa, svolazzavano tra gli alberi odorosi, tolti alle vergini foreste americane e trapiantati nell'ampio giardino. I vivaci colibrì dalle ali di fuoco precedevano le tre donne, formando sul loro capo una nuvoletta dorata. Tutta la poesia del creato si rifletteva in quei giovani cuori, fecondando i germogli della più sublime, della più santa passione. La voce, la parola, l'accento di quella conversazione era una musica divina, nella quale si fondevano tutte le armonie misteriose della natura.
Presso l'_Arco della Pace_ le tre donne fecero sosta. Il lago era a poca distanza, e i gruppi dei lavoratori e dei passeggieri che si dirigevano a quella volta, divenivano frequenti.
--Mutiamo argomento--disse la Viola, trattenendo le compagne.--Qualche profano dell'antica razza potrebbe udirci e burlarsi di noi. Non esponiamo le cose sante al ludibrio dei pervertiti.
--Noi ci siamo slanciati per una via di fiori; abbiamo discusse le illusioni, i sogni gentili della vita, ma nulla abbiamo concluso.
--La sola conclusione possibile--disse la Viola--è che nell'era antica l'amore fu riguardato come un piacere, mentre il piacere non è nell'amore che un modo di manifestazione ed un complemento.
--Io credo che nessuno sia in grado di definire l'amore--disse la Viola--o piuttosto che ciascuna donna lo senta diversamente, secondo l'indole propria e l'educazione degli eventi. Per me l'amore è desiderio.
--L'amore è sacrifizio!--soggiunse Luce.
--L'amore è perdono!--sospirò Fidelia.
E in quel punto una voce vibrata e sonora ripetè le parole della fanciulla, e un giovane di bellissimo aspetto uscì da un cespo di dalie, e mosse incontro a Fidelia stendendole la mano.
Le tre donne trasalirono di sorpresa. Ma gli occhi di Fidelia furono attratti da forza magnetica verso lo sconosciuto--le due mani s'incontrarono--e un fremito di voluttà corse rapidamente dall'uno all'altro cuore. Quel fremito era la parola misteriosa dell'amore, il muto linguaggio delle anime, che l'una all'altra si rivelano.
--Adulto!--disse la Viola allo sconosciuto--noi non possiamo intrattenerci o camminare in vostra compagnia, se prima non abbiate adempiuto alla legge di _ricognizione_.
--Dispensatemi dal palesare il mio nome--rispose il giovane.--Una sola di voi ha il diritto di conoscerlo... ella che diceva poco dianzi: l'amore è perdono.--Quanto alle mie qualifiche, vi basti sapere che io sono l'inventore della nuova macchina per la pioggia artificiale che domani verrà esperimentata al cospetto dell'universo.
--Voi... il nuovo benefattore dell'umanità!--sclamò Fidelia con entusiasmo.--Voi, l'inventore della macchina che ha destato la meraviglia del mondo!
--Pur troppo io sono quello sventurato!--rispose il giovane con voce commossa. E in quel punto il volto del giovane si coperse di pallore, e una ruga gl'increspò leggermente la fronte.
Luce e Viola si ricambiarono una occhiata significante, poi rivolgendosi a Fidelia:--Vanne,--le dissero,--la pietà accompagni il dolore. Quest'uomo aveva bisogno della confessione, e Dio gli ha mandato il suo angelo!
Fidelia baciò in fronte le amiche, e preso per mano il giovane addolorato, si diresse con lui verso la spiaggia del lago.
--Chi lo crederebbe?--disse Viola alla Luce, seguendo con lo sguardo i due che si allontanavano.--Quest'uomo da oltre venti giorni riempie il mondo della sua fama; domani, per assistere all'esperimento de' suoi meravigliosi meccanismi, dai confini più remoti della terra converranno a Milano tutti i primati dell'intelligenza. Più di tremila areostati sono già scesi quest'oggi all'arsenale di Corsico--la _Casa di ospitalità_ dell'antico _Foro_ ha già ricoverato ventimila forestieri,--domani prima di mezzogiorno arriveranno i tre palloni smisurati del dipartimento Russia, e la grande arca Americana della forza di cinquecento aquile... Tutti i veicoli della Unione saranno in moto per trasportare passeggieri--le viscere della terra fremeranno per elettrico impulso negli scambi della grande novella... Ed ecco: l'uomo che ha dominato gli elementi, che ha sconvolto l'ordine della natura fisica; l'uomo che domani sarà idoleggiato da tutta la famiglia umana, non può emanciparsi dalla tirannia del dolore, non può con tutti gli sforzi della sua volontà e della sua intelligenza sospendere anche per un momento il battito delle proprie passioni. Sarebbe mai vero il paradosso propugnato dalla nuova setta dei Ginevrini, che l'umanità progredisce a scapito degli individui?...
Per giungere al lago, Fidelia e il suo giovane compagno avevano attraversato una folta selva di pini. Uscendo all'aperta, uno spettacolo meraviglioso si presentò al loro sguardo, spettacolo affatto nuovo per la giovinetta, che arrestossi sospesa sulla punta dei piedi, immobile come la statua dell'ammirazione.
Le acque erano sparite--una immensa lastra di metallo ne copriva la superficie, formando sovr'esse una cupola lucente, dal cui centro usciva una piramide colossale, gigantesca, immensurabile, la cui estremità superiore si perdeva negli oscuri spazi della notte.
La torre di Babele è dunque riedificata? E Iddio ha permesso agli uomini del ventesimo secolo di stabilire una comunicazione fra la terra ed il cielo? E perchè non ha egli punito, come in altri tempi, questo sacrilego attentato della superbia umana?
La favola di Babele non è certo la meno immorale delle tante immoralità delle Genesi.--Iddio non può punire quel provvidenziale istinto della azione che è nella mente della umanità. Oggimai nessuno può disconoscere questo vero immutabile. Rimescolare la materia, agitarla, trasformarla, tale è la missione dell'uomo. Orgoglioso, superbo fino a credersi onnipotente, l'uomo non cesserà mai da questa lotta gigantesca che aspira al perfezionamento e forse conduce alla dissoluzione. Il Titano schiacciato non cesserà di agitare i suoi massi, di accumulare i macigni per salire fino a Dio--perchè egli sente di aver qualche cosa di comune con Dio: l'intelligenza e lo spirito creatore!
CAPITOLO III.
I terrori del genio.
--Giovinetta--disse l'adulto coll'accento dell'entusiasmo--l'estasi del vostro volto, l'eloquenza del vostro silenzio mi compensano di cinque anni di patimenti!
--Perdonate al mio egoismo--disse Fidelia, riavendosi dallo stupore.--Ammirando la vostra opera, ho dimenticato i vostri dolori.
--E anch'io li dimentico in questo momento, e siete voi che me li fate obliare!--Prima che l'uomo vi confidi le pene del cuore, permettete che l'artista profitti di questo breve entusiasmo, per rivelarvi le creazioni del suo genio. Questo grande meccanismo che domani verrà posto in azione, io l'ho concepito da oltre cinque anni, nell'estate del 1976, quando una siccità desolante avea costretti buona parte dei cittadini ad emigrare in paesi lontani. Un avvenimento terribile... mi vietò di presentare il mio progetto alla Commissione dei _Primati dell'intelligenza_... E forse fu pel meglio... E l'uomo, che a quei tempi mi sconsigliava dal tentare il voto della Commissione, era forse ispirato dalla saggezza e dall'amore. Ma rifuggiamo da queste ricordanze... Pur troppo esse non danno mai tregua al mio spirito, e fra poco io sarò costretto a dividerne con voi l'amarezza. Cinque anni di aspettazione e di meditazione modificarono in diverse guise il mio progetto, finchè, ridotto e semplificato col soccorso di nuove scoperte, riuscì tale da venire _ammesso all'esperimento_ con milleseicento voti favorevoli e quattrocento contrari. La più grande difficoltà del meccanismo stava nel produrre l'ebollizione del lago--ed io spero averla superata, risparmiando le materie combustibili, e derivando il calorico dal sole cogli specchi ustorii di Archimede, riprodotti e perfezionati dal secondo Volta. Questo immenso coperchio di metallo, che si estende alla superficie del lago, chiudendo ermeticamente le acque, non ha che un solo sfogo, la torre gigantesca del centro, dalla quale usciranno i vapori condensati dalla ebollizione sospinti da forza violentissima all'altezza di tremila metri. Gli specchi ustorii verranno posti in attività verso le undici antimeridiane--ho calcolato che, in meno di tre ore, passando pei duecento conduttori che si elevano dalla circonferenza del lago, il calorico si propagherà alle acque, producendo l'ebollizione. Oh quanto mi tarda di udire il brontolìo delle onde commosse!... di vedere una bianca nuvoletta spuntare dalla piccola valvola, e sfumare leggera leggera nell'orizzonte!... Perocchè--lo dico a voi, o fanciulla, a voi sola che avete un'anima per comprendere i dolori e i terrori della vita--io non sono pienamente rassicurato sull'esito dell'opera mia... Io temo che qualche ostacolo impreveduto, qualche fatale combinazione atmosferica, qualche forza fisica da me obliata si interponga fra il concepimento e l'effetto... Temo altresì che la giustizia di Dio mi attenda al varco fatale per intercettare colla sua mano onnipotente l'opera del peccatore!...
--Oh! non dubitate!--esclamò Fidelia coll'accento della convinzione.--Il genio emana da lui, ed egli non lo dona perchè vada sprecato. La vostra opera fu concetta nel desiderio del bene, e ciò che è buono è benedetto da Dio! Ormai non ho bisogno di altre spiegazioni. Contemplando da questo luogo i meravigliosi apparecchi, io già mi figuro il grande spettacolo che deve aver luogo domani. Le acque ribollono come per incanto... I vapori si concentrano nel vasto serbatoio... Al cadere del sole, voi aprite le grandi valvole--una densa colonna di fumo, sospinta dalle trombe pneumatiche, si slancia verso l'orizzonte che in pochi minuti sì copre di nubi... Dalla città si leva un grido di ammirazione, e i vapori agglomerati e rinfrescati nelle alte regioni dello spazio, si sciolgono in pioggia abbondante!...
--L'angelo ha parlato; io non posso più dubitare dell'opera mia;--disse il giovane cadendo in ginocchio dinanzi a Fidelia, e baciandole un lembo della _tunica verginale_.--Ora che avete confermata la fede dell'artista, aggiungete, o fanciulla, un miracolo, rendete all'uomo la pace che egli ha perduto da molti anni!
--Alzatevi!--sclamò Fidelia quasi atterrita.--La pace viene da Dio, che la promette e la dona agli uomini di buona volontà.
--La voce della donna è la voce di Dio--proseguì il giovane coll'entusiasmo dell'ispirazione.--Io non leverò le mie ginocchia dalla terra, prima che voi abbiate risposto ad una domanda. Credete voi che un uomo, il quale un tempo si chiamava Secondo Albani, possa aspirare all'amore di una donna?
--Quale strana domanda!--sclamò la giovinetta, fissando gli occhi smarriti nel volto dello sconosciuto. Poi, non potendo indovinare il senso delle misteriose parole, stese la mano al genuflesso, e con voce commossa:--Sorgete--gli disse;--il nome che avete pronunziato è un suono affatto nuovo al mio orecchio; ma se voi siete l'uomo a cui desso appartiene, io lo scolpirò nel mio cuore per non dimenticarlo mai più.
--Voi dunque ignorate la triste storia del mio passato!...--proruppe il giovane levandosi da terra e premendo al cuore la mano di Fidelia.--Gli uomini sono migliori che io non credeva, poichè obbediscono alla _Legge di redenzione_! Ebbene, poichè le vostre parole mi hanno dimostrato che i fratelli non obliarono il dovere, anch'io avrò il coraggio di prevalermi de' miei diritti. A voi sola, per cui l'amore è perdono, a voi ho rivelato il nome fatale ch'io desiderava nascondere a a tutti. L'inventore della pioggia artifiziale, domani, dopo l'esperimento voleva allontanarsi per sempre da questa città che gli diè vita, per isfuggire ad una amara ricordanza, per involarsi ad una gloria che avrebbe ridestato nei fratelli un'eco di riprovazione. Ebbene, io rimarrò--io sfiderò i pericoli della celebrità--il mio nome allo spuntare dell'alba, verrà proclamato dai banditori--dirigerò io stesso, alla prima luce del sole, i meccanismi preparati nelle tenebre... Voi non potete comprendere quanto vi sia di terribile nella mia risoluzione... Nulla oso dirvi in questo momento; ma domani a notte avanzata, quando tutto vi sarà noto, io sarò qui, tra gli spasimi del terrore e della speranza, tremante, convulso, ad aspettarvi sotto questo platano stesso, dove mi avete detto che il nome di Secondo Albani rimarrà eternamente scolpito nel vostro cuore. Se prima di mezzanotte voi tornerete a me per ripetermi le sante parole, allora avrò il coraggio alla mia volta di chiedervi qual nome abbia imposto il Signore all'angelo di redenzione.
In quel punto, dalla torre Garibaldi squillò il _richiamo delle vergini_. Era la prima volta, dacchè Fidelia avea compiuta l'_età dell'emancipazione_, che quel suono la sorprendeva fuori della casa paterna. La giovinetta in quella notte avea sorbiti i profumi inebbrianti dell'amore. Ma il tempo inesorabile e pedante non ha riguardo nè pietà per le anime innamorate. Lo squillo del richiamo troncò sul labbro di Fidelia una risposta che il giovane avrebbe pagato a prezzo di sangue.
CAPITOLO IV.
Il despotismo della legge naturale.
--Che ho mai fatto!--esclamò la giovinetta riscuotendosi, e volgendo intorno lo sguardo smarrito.--Mio padre! Che dirà egli, mio padre, nel vedermi rientrare sì tardi?
--Tu sarai nella tua cameretta all'ora legale--disse una voce ben nota alla fanciulla.
--Oh! voi... mie buone sorelle!
--Presto! a venti passi dall'_Arco_ c'è una stazione di _gondole volanti_--disse Viola, dando il braccio alla giovane amica...--In meno di tre minuti, prima che la campana abbia cessato di suonare, noi scenderemo alla porta del tuo palazzo.
L'agitazione di Fidelia, sopratutto l'accento di terrore ond'ella proferì il nome del padre, agghiacciarono il cuore del giovane innamorato. Non osò muover passo, non proferire una parola. Ma prima di allontanarsi, Fidelia volse a lui uno sguardo ed un addio, che equivalevano ad una promessa.--E mentre le tre donne si dileguavano per l'ampio viale, l'Albani sentiva nell'anima una voce soave ripetergli in mille toni melodiosi: io ti amo!
Presso l'_Arco della Pace_, le tre donne salirono in una _gondola volante_, che elevandosi rapidamente all'altezza di cento metri, si diresse verso la città con moto velocissimo. Luce, Fidelia e Viola, adagiate nella aerea navicella, sorvolavano alle piante ed alle abitazioni, come tre cherubini portati da una nuvoletta.
La campana del _richiamo_ vibrava gli ultimi squilli, allorquando Fidelia, salutate le amiche, entrava negli atrii del palazzo paterno. Corse alla _sedia ascendente_, toccò il bottone dorato, e tosto, pel rapido agitarsi delle carrucole, tra il fremito armonioso delle corde vellutate, ella trovossi negli appartamenti superiori.
Le prime sensazioni dell'amore, i moti involontari dell'anima che sente la seconda vita, riflettonsi nel volto di giovane donna. Le guance di Fidelia erano bianche siccome l'alabastro, l'occhio radiante di nuova luce, le labbra voluttuosamente socchiuse. Un insolito abbandono, una melanconica rilassatezza in tutta la persona.--L'amore, che più tardi rinvigorisce e rigenera la donna, in sulle prime si annunzia coi sintomi della febbre.
Al leggero cigolio delle carrucole, che annunziava l'ascensione di Fidelia negli appartamenti superiori, due gravi personaggi mossero ad incontrarla nella galleria. Non appena la sedia ristette, l'un d'essi stese la mano alla fanciulla per aiutarla a discendere--l'altro, il più vecchio, arrestandosi a pochi passi dalla porta d'onde era uscito--figliuola mia, disse con voce severa, tu sai che io non amo di saperti in volta... ad ora sì tarda della notte... Fidelia non rispose.
--È l'ora legale--disse il più giovane dei personaggi...--Il _richiamo dello vergini_ suona tuttavìa...
--Sempre da capo con queste vostre teorie della legalità!--proruppe il vecchio con accento di stizza...--Io rispetto le leggi, e mi adopero con tutto lo zelo per farle rispettare dalla famiglia; ma fra un padre ed una figlia i doveri ed i diritti non vanno misurati alle norme del codice. L'amore che io porto a Fidelia mi impone di ricordarle che l'aria della notte è nociva alla salute, e quand'anche non vi fossero per lei altri pericoli andando in volta ad ora sì tarda, questo solo basterebbe perchè ella dovesse piegarsi a' miei desiderii.
--Eravamo uscite un po' tardi dal _circolo_... Luce e Viola mi hanno invitata ad accompagnarle fino al _Larietto_ per vedere gli apparecchi della macchina...
Fidelia articolava a stento le parole. Ella appoggiò il suo braccio a quello del padre, e tutti insieme entrarono nella sala.
--Figliuola mia--disse il vecchio assestandosi in un _pieritto_(3), mentre Fidelia si coricava sovra un divano di velluto--non vorrei che queste scappatelle notturne si rinnovassero troppo spesso... So che tu mi vuoi bene... Spero che la voce dell'affetto figliale in avvenire preverrà di due o tre ore il richiamo delle campane... Vedete, Gran Prestinaio; non vi pare che mia figlia abbia un viso da febbre terzana?
--Più pallida, più estenuata... difatti...
--Immaginate, cittadino Rolland, che sono stata ritta più di un'ora al medesimo posto, per udire la spiegazione dei meravigliosi meccanismi che devono produrre la pioggia artiflziale...
--E chi ebbe la fortuna di svelare i misteri della scienza ad un'allieva sì docile e sì gentile?--chiese Rolland a Fidelia.
--Oh! la fortuna fu tutta mia--rispose la giovinetta arrossendo--io non sperava d'incontrare sulla riva del lago un maestro tanto istruito e sapiente. Figuratevi che la spiegazione della meravigliosa macchina io l'ebbi dall'inventore...
--Tu hai parlato con quell'uomo!--esclamò il padre di Fidelia, balzando dal _pieritto_.--Tu dici d'aver parlato coll'inventore della macchina...!--ripetè il vecchio con voce corrucciata.
--Gran Proposto:--disse Rolland levandosi in piedi--moderate quei vostri trasporti dinanzi ad una fanciulla... Non vedete? voi la fate tremare!
--Fidelia! mia buona Fidelia!--riprese il vecchio dopo breve silenzio, accostandosi alla figlia e stringendole la mano con tenerezza.--Rispondi sinceramente al tuo vecchio padre: conosci tu il nome del giovine artista, col quale ti sei intrattenuta a conversare? T'ha egli nulla rivelato delle sue vicende... delle sue... sventure?
--Io non conosco la menzogna--riprese Fidelia con voce commossa.--L'inventore della pioggia artifiziale mi ha rivelato il proprio nome coll'accento straziante di chi confessa una colpa. Questo nome, che domani non sarà più un segreto per alcuno, io non ho difficoltà di ripeterlo a voi... Il giovane artista si chiama Secondo Albani...
--Egli ti ha ingannata, figliuola mia!--proruppe il vecchio con ira.--Colui non ha più diritto di chiamarsi Secondo, dacchè la legge lo ha condannato...
Ma il vecchio non potè compiere la frase... perocchè il Rolland, balzando in piedi, e intromettendosi fra il padre e la figlia:
--Gran Proposto!--disse con voce autorevole;--in nome di quella legge che tu, primo magistrato della famiglia Olona, devi affermare coll'esempio, io ti ammonisco che tu mancheresti al più sacro dovere di fraternità, accusando ed infamando un cittadino, che oggi è _puro ed onorabile come al giorno della sua nascita_.
--Io sono in casa mia, mastro Rolland. Nella libera cerchia del santuario domestico, fra un padre ed una figlia, ve lo ripeto, non può esservi altro codice che quello dell'amore.
--Con autorità di fratello vi ho ricordato un dovere--proseguì Rolland--ed ora fate ciò che la coscienza v'ispira. Badate che questa legge che voi chiamate di amore, non sia piuttosto un avanzo di pregiudizi ereditati.
Queste parole turbarono la fronte al vecchio Proposto. Rolland gli strinse la mano, uscì dalla _comune_, e abbandonandosi al pendio della _glissante_(4), scivolò sino agli atrii inferiori.
Il Gran Proposto fece uno sforzo violento sopra sè stesso. Per quella sera egli non proferse altre parole. Prese per mano la figlia, e, accompagnandola fin presso la _stanza delle rose_, prese commiato da lei col bacio del _buon sogno_.
Fidelia era vivamente commossa. Gli sdegni del padre, le parole concitate e interrotte, le strane proteste di Rolland, tutta la scena cui poco dianzi aveva assistito le riempirono il cuore di tristi presagi. Prima di coricarsi, ella si assise al cembalo magnetico e scorrendo colle dita sovra la tastiera di avorio, parlò alla sorella d'amore.
--Vegli, o Speranza?
--Veglio.
--Finalmente le rose diedero fragranza, ma le spine sono cresciute.
--Narrami la storia del tuo cuore--io chino l'orecchio sul cembalo per udire il melodioso canto della vergine innamorata.
La casa di Fidelia e la casa di Speranza erano disgiunte da tre lunghe contrade--ma le due donne conversarono fino all'alba colle oscillazioni del telegrafo. Per comunicare agli avorii le magnetiche parole, Fidelia raccoglieva tutte le forze dell'anima sospingendole colla volontà verso l'estremo delle dita. Gli occhi della giovinetta mandavano fiamme; le labbra oscillavano; i polsi tremavano convulsi per la pressione del fluido sospinto... E quando Fidelia, stanca da quegli sforzi violenti, reclinava la testa sul timpano sonoro, una musica soavissima le parlava allo spirito--una musica di consigli, di speranze e di benedizioni--la musica di un'anima sorella.--Il telegrafo magnetico di Terzo Bonelli riparava ai tanti peccati dei telegrafi antichi--traduttore fedele dell'anima, esso non poteva in verun modo trasmettere la menzogna.
CAPITOLO V.
Meneghini puro sangue.
Da tempo immemorabile, alla vasta città dell'Olona non erano affluiti tanti forestieri da tutte parti del mondo.
Nella casa di ospitalità dell'antico Lazzaretto, ove, fino dal giorno antecedente, han preso alloggio trentamila persone--nei quattrocento palazzi di ferro che gli Anziani della famiglia hanno fatto collocare nel Campo Ausiliario, non trovasi più una sola camera disponibile.--Tutti gli alberghi di _lusso_, tutti gli asili gratuiti riboccano di gente.
E dire che siamo appena al mezzogiorno, e dalle cinque ferrovie giungono ad ogni tratto nuovi convogli--e innumerevoli aerostati, immense arche natanti negli spazi del cielo, si librano a trecento metri di altezza sovra il porto Corsico, attendendo il segnale della calata.
I tardi arrivati, disperando di trovare alloggio, si accalcano nelle vie, o nelle sale da rinfresco. Il grande Caffè Centrale della Associazione _Gnocchi_, verso un'ora pomeridiana ribocca di uomini, donne e bestie d'ogni paese.
--Gran bel Milano!--esclama uno dei vecchi abituati del Caffè, il quale da cinque ore sta seduto in compagnia di alcuni buontemponi sulla porta di Occidente.--Gran bel Milano! Per me, ho giurato di non uscir mai dalla mia città quand'anche a due miglia di distanza piovessero beccafichi arrostiti, come ai tempi di Mosè.