# AbrakadabraL Storia dell'avvenire

## Part 5

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Il prete riformato, il prete bianco, era l'incarnazione più pura del progresso del secolo. Per lui l'Europa si era unificata anche nel pensiero religioso. Il Cristianesimo contava sulla terra settecento milioni di credenti.

Un vangelo che si riassume nel sublime precetto: _non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi, perdonate, amate_, non poteva tradursi nell'osservanza generale che in un'epoca molto civile e illuminata. I secoli ignoranti inneggiarono a Cristo senza comprenderlo. La superstizione, l'idolatria, il fanatismo tennero luogo del culto morale. Era tempo che il cristianesimo riprendesse la sua alta missione libera e umanitaria. Era tempo che una convinzione illuminata si sostituisse al cieco entusiasmo, per proclamare questa verità incontestabile--che un Dio sapiente e benefico non potrebbe dare alla umanità un codice più santo del vangelo.

Il prete bianco divenne apostolo, fratello, consolatore della umanità.

I templi, consacrati esclusivamente alla predicazione ed alle assemblee, rinunciarono alle pompe idolatre. Le cerimonie del culto si celebrarono a porte chiuse. I sacri bronzi, annunziando la preghiera del levita, trasmettevano al popolo la benedizione, del Dio che è dappertutto.

I leviti erano pochi, ma esemplari di moralità e di abnegazione.

Non era ammesso al sacerdozio chi non avesse compiuti i trent'anni.

Il matrimonio _spirituale_ era permesso ai leviti. Si associavano alla donna per avere in essa una ispiratrice, un'emula di virtù e di sacrifizio, per adoperarla nelle missioni più dilicate e più ardue di carità e di consolazione.

Ma voi non conoscete la donna dei nuovi tempi! Voi non potete figurarvi questo angelico tipo dell'_Eva redenta_, che tanto più si sublima quanto più i nostri padri la vollero degradata!

La sorveglianza tiranna è abolita.--E tu pure, o vivace farfalla dalle candide ali, esci dalla tua prigionia secolare; percorri liberamente il giardino del creato; inebbriati di luce e di profumi, raccogli il fiore che ti sorride, e, santificato da' tuoi baci, chiudilo nel tuo seno palpitante!

Povera fanciulla!--Aspettare, desiderare, morire...! tale la legge infame degli uomini antichi, de' tuoi oppressori brutali. Per sottrarti a quella legge, a te non si apriva che una via, una via disperata, tremenda--gettarti nell'abisso delle colpe, annegarti nel materialismo e nell'onta.

Tu non potevi esprimere al giovane amato le forti concitazioni de' tuoi sensi. La tua giovinezza si consumava in disperati desiderii.

Venivano cinque... venivano venti... ma egli non veniva!... Che fare?... Morire senza amore, o prostituirti al libertinaggio o, peggio ancora, immolarti in connubii legittimi e nefandi.

Oggi, colle tue note più vergini, tu canti l'amore alla gran luce del sole. Nessuno ti terrà disonorata!

Le scienze e le arti hanno cessato di respingerti. Al contrario, esse ti invocano. Le infermità reclamano la tua mano leggera ed amorosa, i tuoi farmachi ispirati. Il dolore domanda i tuoi sorrisi, i tuoi pianti. La colpa aspetta l'assoluzione della sacerdotessa _immolata_!

Due vie ti schiude la bellezza, non avventurose del pari, ma ugualmente onorevoli e benefiche.--L'uomo o l'umanità, l'amore o il sacrifizio.

Quale sarà la tua scelta?...

A tale domanda io mi sento invadere da un dubbio affannoso...

Via! rispondiamo una volta a tutte queste ansie, a queste perplessità dello spirito!

Lo scenario è compiuto--le tinte locali son date--la ribalta è abbastanza illuminata--il _coro_ ha recitato il suo prologo.

È tempo che i personaggi principali si mettano in azione.

CAPITOLO X.

Una sentenza di morte civile.

Trasportiamoci sulla piazza della cattedrale di Milano, nel giorno 15 agosto dell'anno 1977.

Da soli tre mesi fu ridotta a compimento la magnifica facciata del tempio; da soli tre mesi, nella vastissima piazza, larga tre miglia quadrate, auspice il Proposto Terzo Berretta, la _famiglia_ dell'Olona ha solennizzata la _Nuova Pasqua delle genti_.

Ed oggi il funebre squillo della _campana di Giustizia_ richiama i cittadini nella piazza per assistere ad una cerimonia lugubre, alla condanna di un gran delinquente, cui giusta il _Codice di redenzione_ è riservata la pena della morte civile.

Allo scoccare dell'ora sesta, una folla di duecentomila persone si estende dalla gradinata del tempio fino alla estremità della contrada _Santo è il Lavoro_, che termina all'_Arco della Pace_.

Non una donna fra tanta moltitudine.

Questa elettissima parte dell'umana famiglia è dispensata dall'intervenire alla triste cerimonia.--Nell'anno 1977, una donna che spontanea assistesse a tale spettacolo sarebbe disonorata.

La creatura nata per amare, benedire e compiangere, non deve assistere ai sacrifizii inesorabili della legge.

Ma silenzio...! L'ora giuridica è suonata... L'esecutore della legge ha tolte le cortine che coprivano il _palco d'infamia_ elevato a poca distanza dalla cattedrale... Il colpevole, vestito di gramaglia, le ginocchia strette di catene e il volto velato... deve udire la sentenza...

I magistrati, i savii, gli anziani del popolo, che seggono nelle tribune laterali, si levano in piedi, si scoprono il capo... Le porte del tempio si spalancano. I sacerdoti preceduti dal gran Levita si schierano sulla gradinata, giungendo le mani in atto di preghiera.

Un colpo di cannone annunzia ai presenti ed ai lontani fratelli dell'Olona che il banditore della giustizia è salito sulla _torre_ e sta per proferire la sentenza...

La coscienza del dovere ha imposto silenzio alla folla... Duecentomila persone ammutoliscono... al primo cenno della legge.

Qual è dunque la voce potente, che si propaga dall'un capo all'altro della città, come eco di tuono?

Il banditore della giustizia parla dalla _tromba elettroeufonica_, che ha facoltà di centuplicare il volume dei suoni...

L'Angelo dell'Apocalisse potrebbe servirsi di quella tromba per evocare i morti al giudizio finale.

Ascoltiamo la voce del banditore:

«A me, Federico Manfredi, banditore del Tribunale di Giustizia nella famiglia centrale dell'Olona, incombe il triste ufficio di partecipare ai presenti ed ai lontani, ai cittadini d'Italia e di tutta la _Unione_ Europea, nonchè agli abitatori delle altre parti del globo che a noi si legarono o fecero solenne adesione ai nuovi patti sociali e politici dell'_Era di Redenzione_, qualmente all'_adulto_ fratello Secondo Albani, reo, confesso e convinto di parricidio, dietro sentenza concorde dei trecento consiglieri giurati, e il voto dei savii e degli anziani del popolo, sia decretata la condanna suprema della morte civile.

«Le sagge riforme del Codice, le benefiche istituzioni civili e i tanti provvedimenti umanitarii introdotti nella famiglia sociale, resero il delitto meno frequente. Da quattro anni il nostro Tribunale di Giustizia non ebbe a giudicare alcun individuo imputato di assassinio. Ma pur troppo alle leggi e alle savie istituzioni sociali non è concesso mutare la natura dell'uomo. Il progresso ha temperato gli istinti, raddolciti i costumi; ma il germe del male, inerente alla creta viziata, non può a meno di svilupparsi in qualche individuo, e produrre il misfatto.

«Finalmente, oggi abbiamo a deplorare una anomalia di tal genere. Secondo Albani, l'adulto ventenne, che oggi vediamo relegato sul palco dell'infamia, sospinto da una passione indomata, acciecato dall'ira, trafisse di propria mano l'autore de' suoi giorni. Le circostanze del fatto constatate e determinate da giudici incorruttibili, stanno scritte nel resoconto che da tre giorni venne sottoposto al pubblico sindacato nel _Diario del dipartimento_. Nessun difensore essendosi presentato innanzi l'ora prefissa dalla legge, è ritenuto che la coscienza pubblica abbia facoltà di confermare la sentenza del Tribunale. Da questo momento la condanna di Secondo Albani è divenuta irrevocabile.

«Ed ora mi rivolgo a te, fratello reietto; e bada che la mia voce è la voce di tutta l'umanità che grida anatema sul tuo capo.

«In epoca non lontana che con stolida jattanza intitolossi civile, l'assassino era condannato a morire per mano del carnefice sulla piazza, al cospetto di un popolo, che assisteva a quella scena di sangue come a spettacolo giocondo. Il delitto punito col delitto, in luogo di moralizzare le masse, le abituava al ribrezzo dell'orribile vista. Il popolo fu veduto ammirare ed applaudire al cinismo del condannato.--Sul palco di morte il delitto parve circondarsi di un'aureola gloriosa--la vittima fu compianta, il boia imprecato.--E nondimeno, a quell'epoca, molti eminenti legisti facevano l'apologia della forca. I più miti, riconoscendo l'immoralità del supplizio, lo dissero terrore indispensabile a reprimere istinti feroci.--Non avrei evocate le memorie dei barbari tempi, se non fosse rarissimo il caso in cui il _Tribunale di Giustizia_ debba applicare ad un grande colpevole gli estremi rigori del _Codice di redenzione_.--È necessario che al fratello del reietto, e a tutta la famiglia che mi ascolta, io ricordi in che consista la pena della morte civile, e come debbasi applicare, e quali sieno quindi innanzi i soli rapporti possibili fra il condannato e la società che lo respinge dal suo grembo.

«A te dunque, Secondo Albani, da questo momento è tolto il diritto di portare il nome de' tuoi avi e dei tuoi congiunti di sangue, perocchè non è giusto che tu abbia cosa veruna di comune con uomini onesti e rispettati.

«Il titolo di _Secondo_, a te conferito nel _giorno dell'adolescenza_, per stimolarti all'emulazione di un padre benemerito della umanità, verrà trasmesso fra due giorni al minore fratello, cui rimarrà il privilegio di portarlo e trasmetterlo al figlio primogenito.

«Per cinque anni e un giorno dovrà cessare ogni comunicazione fra te e il resto della umana famiglia. Non potrai soggiornare oltre ventiquattro ore in una città o circondario, nè penetrare nelle case dei fratelli che ti hanno reietto, nè assiderti alla mensa de' tuoi simili, nè profittare di alcun istituto pubblico, nè viaggiare coi veicoli della _Unione_, nè servirti di cosa veruna che appartenga alla Comunità degli uomini.

«I tuoi fratelli, a qualunque famiglia appartengano o circondario o dipartimento della grande Unione Europea e delle altre comunità che adottarono il _Nuovo Codice_, non ricambieranno con te un saluto nè una parola quando ti incontrino pel loro cammino. Passerai fra le genti come un'ombra invisibile, come larva di un uomo che ha cessato di esistere.

«E perchè tutti ti riconoscano, e nessuno per inscienza o inavvertenza possa opporsi ai voti della legge, l'Esecutore della Giustizia ti imporrà il _collare di riprovazione_, che tu porterai al collo per cinque anni ed un giorno fino ad espiazione compiuta. L'esecutore di Giustizia sarà tenuto a conservare la chiave di detto collare, che egli stesso discioglierà in questo luogo medesimo, al cospetto dei magistrati e del popolo, quando, esaurlta la condanna, tornerai all'amplesso dei fratelli.

«Trascorsi i cinque anni ed un giorno, se, per malattia, o per altre circostanze indipendenti dal tuo libero arbitrio, tu non fossi in grado di tornare in questo luogo stesso per ricevere l'assoluzione della famiglia; in qualunque Dipartimento, o Circondario della Unione Europea, avrai diritto di invocare la _risurrezione morale_, che ti verrà prontamente accordata, in dipendenza al messaggio telegrafico che oggi si trasmette a tutti i Tribunali di Europa determinante il tempo e la durata della tua condanna.

«Trascorsi i cinque anni ed un giorno, dacchè l'esecutore della Giustizia ti abbia levato il collare di riprovazione e i fratelli ti abbian reso l'amplesso del perdono e dell'oblio, tu riprenderai il tuo nome di casato, sopprimendo il titolo onorifico che ad altri venne trasmesso. Da quel momento verrai riammesso al libero esercizio di tutti i diritti--tu sarai puro ed onorato al cospetto degli uomini come al giorno della tua nascita. Noi confidiamo nella saviezza del popolo, perchè i voti della legge vengano esauditi. Quegli stessi che oggi si allontanano dal condannato, troncando ogni rapporto con lui, e cooperando per tal modo alla espiazione della orribile colpa, fra cinque anni saranno i primi ad abbracciare il redento e ad accoglierlo come fratello.

«Ed ora, o parricida, la tua espiazione incomincia. L'esecutore del Tribunale faccia l'opera sua. Al terzo squillo di tromba, la piazza sia sgombrata dal popolo--sulla _Via della Misericordia_, che il condannato dovrà percorrere per uscire dalla città, non veggasi persona;--tutte le finestre e le porte dei palazzi si chiudano.--Giorno di lutto è codesto, e gravissimo lutto per l'umanità! Un fratello è morto alla vita civile!»

Le parole del Banditore furono obbedite. Appena le trombe mandarono il terzo squillo, i cittadini silenziosi e commossi abbandonarono la piazza.

Era triste spettacolo.--Le tribune e le logge nello spazio di pochi minuti rimasero vuote.--I magistrati, i savii e gli anziani erano scomparsi... I cittadini pei larghi sbocchi delle vie si disperdevano, affrettando il passo come a fuggire un luogo di desolazione. Sulla piazza deserta, poco lungi dal tempio, non rimaneva che un solo essere vivente--e questi, curvato, immobile, incatenato al palco di infamia, dominava la vasta solitudine, simile ad uno di quei neri fantocci che i contadini pongono a guardia dei campi.

L'Albani, durante la tremenda cerimonia, aveva provato tutti gli spasimi dell'agonia morale. Atterrito dal silenzio e dalla solitudine, il condannato fece uno sforzo per sollevare la fronte... aperse gli occhi... Poi, ricurvando la testa, ruggì coll'accento della disperazione: «Tutti dunque mi hanno abbandonato!»

--Non tutti!--rispose una voce melodiosa e soave come la voce di un angelo.--Non tutti! Gli uomini hanno sentenziato nella giustizia, ma Dio viene a te nella misericordia!

E l'uomo che parlava di tal guisa, posò la mano sulla spalla del condannato: e questi rianimandosi, levò di nuovo lo sguardo, e vide un giovane levita, coperto di bianche vesti, che con affettuosa pazienza si adoperava a rimuovergli le catene.

--Coraggio, fratello mio!--proseguì il sacerdote...

--Voi mi chiamate fratello?--mormorò l'Albani ricurvando la testa.

--Io solo ho questo diritto; è un santo diritto, che mi accorda l'altare, che il tribunale degli uomini non potrebbe contendermi. Al condannato, al reietto dalla umana famiglia, la Chiesa accorda un fratello, un compagno di pellegrinaggio, perchè sostenga il paziente sul cammino della espiazione. Questo incarico di sublime pietà venne a me accordato dal grande Levita, ed io gli resi grazie--e il mio cuore esulta di trovarmi teco.--Sorgi dunque! sorgi, cristiano fratello, appoggiati al mio braccio--noi procederemo insieme o insieme cadremo.

L'Albani si levò macchinalmente, e discese i gradini del palco sorreggendosi al braccio del giovane sacerdote.

Attraversarono a lenti passi la _Via della Misericordia_. Il bianco levita, colla bisaccia sulle spalle, un largo cappello in testa, e un bastone di giunco alla mano, era costretto di soffermarsi ad ogni tratto perchè il compagno riprendesse lena. La lunga via era affatto deserta, le finestre e le porte serrate, la solitudine resa più tetra dalle ombre crepuscolari.

Dopo un'ora di cammino, i due pellegrini si trovarono lunge dalle case, all'aperta campagna. Le ombre si eran fatte più dense--la _Stella d'Amore_ spuntava nel firmamento.

I due viandanti udirono uno squillo lontano--entrambi si fermarono.

--Fratello!--disse il levita--è l'ora di benedizione! Questo suono tu devi conoscerlo. In questo punto tutti i tuoi fratelli piegano il ginocchio, e ringraziano Dio colla preghiera del cuore che in parole non si traduce. Il gran levita dalla torre del tempio inaccessibile, stende la mano a benedire tutti i figli della terra... Inginocchiati, o fratello!

L'Albani piegò le ginocchia--un tremito convulso gli scosse le membra--indi proruppe in uno sfogo di lacrime.

Quand'egli levossi per riprendere il cammino:--Ho sentito la voce di Dio!--esclamò l'Albani con accento rassegnato:--io avrò forza per compiere il duro pellegrinaggio... Espierò la mia colpa... rivivrò nella stima e nell'amore dei fratelli... purchè voi non mi abbandoniate!

--Abbandonarti!--esclamò il levita colla sua voce d'angelo--qual altra missione può avere il sacerdote di Cristo fuori quella di portare la croce degli infelici, di perdonare e di redimere?

I due viandanti si abbracciarono, e di nuovo si posero in cammino.

FINE DEL PROLOGO.

IL DRAMMA STORICO

CAPITOLO I.

Cinque anni dopo.

La notte del quattro settembre 1982, da un magnifico palazzo posto nelle vicinanze dell'_Antico giardino_ uscivano tre giovani donne--Luce, Viola e Fidelia--tre tipi di quell'angelica bellezza, che l'amore cosmopolita aveva creato da pochi anni rigenerando la specie umana.

--Oh! finalmente si respira!--esclamò Fidelia, la più giovane delle tre.--Se l'ora non fosse tanto avanzata, io proporrei di fare una gita fino al _Larietto_ per vedere gli apparecchi della gran macchina.

--Non sono che dieci ore e mezzo--disse la Viola.--Affrettiamo il passo.

--Oh sì! andiamo!--soggiunse Luce.--Ho proprio bisogno di correre un poco su questi tappeti d'erba. La seduta di questa sera fu lunga fino alla noia... Figuratevi ch'io sono entrata al _Circolo delle sorelle_ prima delle quattro! In verità, io non credeva di aver tanto coraggio civile da reggere ad una discussione di sei ore e mezzo.

--Dunque?

--Dunque! spieghiamo le ali... e via! Hai tu uno zigaretto, mia buona Fidelia?

--Io ne tengo dei famosi, a me regalati da Speranza, mia sorella d'amore.

--Zigari alla Rosa?

--Meglio!

--Alla vaniglia!

--Meglio ancora!

--Al gelsomino?

--Fatene la prova, e giudicate.

E Fidelia si levò dalla tasca un astuccio elegante, dal quale estrasse alcuni zigari bianchi come avorio, che distribuì alle compagne.

Non appena le donne ebbero appressata alle labbra la foglia profumata e sciolto con legger tocco dell'ugna il _nodo fiammifero_, proruppero in una specie di ovazione.

--Delizioso!

--Inebbriante!

--Tutti i sapori dell'ananasso!

--Tutti gli aromi della terra benedetta!

--Questi zigari--disse Fidelia--si fabbricano alle Canarie colla foglia della _Fragola vergine_, detta _arbusto del paradiso_. Il Parlamento della Confederazione ha deciso che in tutti i dipartimenti di Europa venga piantato quell'arbusto, ed ha votato una somma ragguardevole per incoraggiare i coltivatori, accordando la privativa di smerciare i nuovi zigari a duemila _società anonime_. Lo zigaro della _fragola vergine_ è dotato di speciali prerogative, ed esercita un'azione benefica sul cuore, moderandone i trasporti. A quanto pare, esso verrà adottato negli stabilimenti di educazione femminile, a preferenza della rosa e della vaniglia, che pure hanno tanto giovato a raddolcire gli istinti.

--E chi è l'inventore?

--Franco Dolosias, un giovane di circa ventisette anni, del Dipartimento di _Portogallo_.

Luce cavò di tasca un portafogli, e soffermandosi al piede di una _stella elettrica_, scrisse il nome del giovane, dicendo alle compagne:

--L'inventore di questo zigaro deve avere un'anima gentile.--Nelle antiche poesie di Prati Secondo ho letto che la donna allora soltanto potrà dirsi rigenerata, quand'ella avrà succhiato tutti i profumi dei fiori.

--Il Prati ha dimenticato di qualificare i suoi fiori. Pur troppo ve n'hanno di velenosi che rappresentano la essenza del male.

--Hai ragione, Viola; ma il poeta ha forse omessa la distinzione per necessità del verso e della rima. Prati Secondo ha vissuto in un'epoca, che avea ridotta la poesia ad un frivolo giuoco di accenti e di echi. Pure il suo concetto è abbastanza trasparente. Iddio ha posto nel mondo animato gli elementi del male e del bene, spargendoli in tutti gli oggetti visibili ed invisibili, nell'aria, nelle piante, in seno alle onde, perfino nelle intime viscere della terra. Che ha fatto la creatura ragionevole, in luogo di seguire gli istinti che la conducono verso l'utile e il buono? Passando da errore in errore, da abisso in abisso, ella si ridusse al punto da imprecare al Creatore, e da affrettare co' suoi voti il cataclisma. Un branco di scellerati divenne padrone dell'umanità imbecillita, e per dominarla eternamente, la governò colla legge del male fabbricando su quella il despotismo, che durò molti secoli. Quando io penso che il despotismo ha inventato la galera e la forca prima di stabilire il _Diritto all'esistenza_, debbo credere che le generazioni precedenti alla nostra non fossero al mondo che per espiare un delitto. Possiamo noi leggere le storie del passato, senza provare una specie di ribrezzo per coloro che ci hanno preceduti? Eppure noi vediamo che i pochi fautori dell'era antica, coloro che in giovane età succhiarono la corruzione, oggi non sono in grado di comprendere il bene. Essi hanno nel sangue il veleno, ereditato dai loro antenati. La loro essenza non è la nostra--e il _Codice di redenzione_ fu ispirato da somma giustizia quando stabilì maggior mitezza di pena pei delinquenti nati prima del 1925.

--Vero! vero purtroppo!--esclamò Fidelia con voce commossa,--I nostri padri sono molto diversi di noi! Bisogna compatirli e rispettarli nei loro pregiudizi, pensando che essi ci hanno preceduti sul cammino della libertà, ch'essi hanno fatto sforzi da giganti per rimuovere quella diga secolare che stava fra le due grandi epoche dell'umanità.

--Ciò che io trovo inconcepibile--proseguì Luce è che molti dell'_Era vecchia_, mentre riconoscono i grandi progressi di questi ultimi tempi, la saggezza delle nuove istituzioni, la squisitezza dei nuovi trovati, non solo rimpiangono sovente il passato, ma non possono interamente rinunziare alle orribili abitudini contratte nella loro gioventù. Mio nonno, cui sono riuscita colle dolci violenze della persuasione e dell'amore a rendere graditi gli zigari alla rosa, che egli per molti anni trovò detestabili, ogni mese riceve dalle Antille una cassetta di zigari alla foglia di tabacco fabbricati da una società anonima di Ottentotti. Dippiù egli ha pagato dodicimila _lussi_ per avere mille pacchi di certi fuscellini neri e puzzolenti, di cui si trovarono alcune casse negli scavi dell'antico _Foro Bonaparte_.--Mio nonno si fuma ogni giorno uno di quegli orribili fuscellini, e li trova deliziosi, e dice che noi abbiamo torto di fuggire di casa quando egli ci ammorba di quella puzza insopportabile.

--Oh! pur troppo li ho conosciuti anch'io i fuscellini di tuo nonno! Fortunatamente mio padre ha esaurito la sua provvista, e n'è disperato.--Ogni qualvolta io sento dire che in città vien proposta la demolizione di qualche antico monumento, pensando al pericolo di vederne uscire quella peste, mi viene la pelle d'oca!

--Eppure quelli erano i famosi zigari Virginia, croce e delizia del secolo passato!

--Ora giudicate se la natura umana doveva essere viziata a quei tempi!--L'altra sera, conversando con maestro _Umbold quarto_, io gli ho proposto la questione se sia presumibile che nel secolo passato i fiori avessero colori, fragranza od altra proprietà che in oggi non hanno; non potendo io concepire come i nostri avi abbiano potuto deliziarsi nel fetore dei loro tabacchi!--Le leggi di natura sono immutabili--mi rispose il maestro--perchè sono perfette. Ai nostri padri come a noi la primavera offeriva ogni anno le sue rose olezzanti, i ligustri, le viole, i gelsomini... Il profumo del bene esalava dai campi, si spandeva nell'aria e penetrava nelle cose dell'uomo, per adescarlo a seguire il buon cammino--e l'uomo aspirava l'infezione del tabacco, e si avvelenava il sangue e l'intelletto coll'absinzio e coll'acquavite.

--E credi tu, Viola, che a quei tempi esistesse la santa virtù che si chiama l'amore?

