AbrakadabraL Storia dell'avvenire

Part 13

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All'apparire dell'Albani, si riscosse, alzò gli occhi, ma non ardì sostenere il lampo di uno sguardo che pareva sfidarlo.

I quattro compartimenti dell'anfiteatro superiore frattanto si inondavano di una folla di curiosi, avida di emozioni.

Un dibattimento nel quale dovevano trovarsi di fronte due grandi notabilità della famiglia, il Proposto Terzo Berretta e il celebre inventore della pioggia artifiziale Redento Albani doveva naturalmente destare nella moltitudine il più vivo interesse. La vertenza offriva altresì una speciale attrattiva ai malcontenti di tutte le classi, ai nullabbienti, ai federati dei partiti estremi, nemici naturali di ogni autorità costituita, bramosi di scandali e impazienti di lotte.

Allo scoccare dell'ora settima, il Presidente temporaneo degli Anziani annunziò l'apertura del dibattimento. Tutti i labbri ammutirono.

Tutti gli sguardi si volgerò al Seniore _Inquirente_ che dal suo seggio elevato ripetè quattro volte il nome del _Gran Proposto_.

Questi a sua volta si levò in piedi.

--Cittadino Berretta--tuonò la voce dell'Inquirente--la legge ti interroga, la famiglia ti ascolta e Dio ti vede nel cuore(20). Perchè hai tu posto il veto alla _petizione di matrimonio civile_ inoltrata dal fratello Primo Albani in favore di Fidelia tua figlia?

--Nella mia qualità di Supremo Magistrato dell'Olona--risponde il Gran Proposto con voce commossa--sento che la più rigida osservanza delle leggi mi è sacro dovere. L'Albani ha violato la legge di _dilazione_; nella notte del 27 settembre, egli venne a Milano furtivamente e si intrattenne parecchie ore nei giardini della Villa Paradiso.

--È falso!--urlò l'Albani balzando in piedi coll'impeto del suo ardente carattere. E quel grido dell'anima concitata destò nella sala un eco tumultuoso.

Il Gran Proposto si fece pallido in viso.

--Cittadino Albani--riprese l'Anziano Inquirente--moderate i vostri impeti che a nulla giovano, se non forse a pregiudicarvi, quando in vostro favore non intercedano le irresistibili prove del fatto. Il cittadino Berretta ha recato sul banco della giustizia dei gravi documenti che appoggiano la sua asserzione, e noi, col vostro beneplacito, ne daremo contezza a quanti ci ascoltano.

--Si leggano i documenti!--rispose l'Albani assidendosi e chinando la testa fra le mani.

Al cominciare della lettura, l'attesa del pubblico era solenne e imponente il silenzio; ma appena il nome dell'ex barone Torresani autore del rapporto segreto risuonò nella sala, insorse da ogni parte un mormorio sinistro e provocante. Un Capo di sorveglianza pubblica non era meno detestato sotto il fraterno regime della _Unione_, che nol fossero un secolo addietro un prefetto di polizia od un questore.

L'Albani, che ascoltava con angoscia impaziente, appena fu esaurita la lettura di quel primo documento, si rialzò dal suo seggio, e tutti notarono con meraviglia come il di lui volto, poco dianzi allibito dalla collera, esprimesse calma e fiducia.

--Onorevoli Seniori, onorevoli Anziani, onorevolissimi cittadini e fratelli--parlò l'Albani con ferma voce--i voti del mio cuore sono appagati, ciò che io ardentemente desiderava si è avverato; il rapporto del cittadino Torresani mi apre l'unica via sulla quale mi sarà dato di raccogliere a mia giustificazione delle prove assolute. In detto rapporto si afferma che nei giardini della Villa Paradiso io mi trattenni colla figlia del Gran Proposto, Orbene: se il padre di Fidelia acconsente, io eleggo a _termine impreteribile_ di assoluzione o di condanna, la pubblica testimonianza di quell'angelo di luce e di bontà, di quella santa creatura, inaccessibile alla menzogna, che porta il nome di Fidelia... Il suo verdetto mi sarà sacro, ed io mi appresto ad ascoltarlo col sorriso nel volto e colla fede nel cuore.

L'Albani guardava fissamente il Gran Proposto, ma nessun segno di turbamento o di esitazione appariva su quella fronte marmorea. Quel vecchio non poteva aver scrupoli nè rimorsi in presenza de' suoi istinti di padre; quel magistrato si sentiva agguerrito dalla coscienza del vero. Prima che l'Anziano Inquirente gli ripetesse, come d'uso, la proposta dell'avversario civile, il Berretta si levò in piedi profferendo queste due semplici parole: «accetto la testimonianza di mia figlia come _termine impreteribile_; venga Fidelia!»

La figlia del Gran Proposto non era lungi.

Gli Anziani, prevedendo l'incidente, l'avevano chiamata al giudizio, e la giovinetta, circondata dalle amiche, attendeva l'appello della _matrona legale_ nella sala di aspetto riservata alle fanciulle. Nel di lei volto non appariva alcun segno delle interne agitazioni: ma quella calma sgomentava le amiche, e la buona Speranza ne era siffattamente allarmata che a stento reprimeva i singulti.

Al primo appello della matrona, Fidelia si levò in piedi e appoggiata al braccio delle amiche, la persona castamente avvolta nel _peplo mattutino_, si diresse verso la porticella che metteva alla tribuna.

Quella apparizione destò nella sala un mormorio di simpatia. I Seniori e gli Anziani si scopersero il capo.

Il Gran Proposto e l'Albani rimasero al loro posto come impietriti. Sì l'uno che l'altro furono investiti da un tremito che pareva un presagio. Gli occhi di Fidelia, eretti al cielo, si irradiavano tratto tratto di una luce fosforescente.

--Abbassate la reticella _vitrea_!(21)--ordina il Presidente Temporaneo degli Anziani ai _meccanici di legge_;--il risultato della testimonianza vuol essere decisivo; è necessario che la verità non venga pregiudicata da influssi magnetici o da altri poteri occulti.

--È vano!--rispose dalla tribuna la voce di Fidelia;--nessuna volontà umana potrebbe violentare il mio libero arbitrio. L'anima di mia madre è con me, e la menzogna non può uscire dal mio labbro.

Così parlando, la giovinetta sviluppò dal peplo il suo candido braccio, e alzando la destra fece brillare allo sguardo degli assembrati un bellissimo _carbonchio umano_(22) sfavillante come l'astro di Venere.

L'emozione degli astanti toccava il parossismo.

L'inquirente, dopo breve attesa, raccolse dalla mano del Presidente il _quesito finale_ già formulato e riveduto dagli Anziani e dai Seniori; indi, nel silenzio più opaco della assemblea, si volse a Fidelia:

--Adulta Fidelia Berretta: la legge ti interroga, la famiglia ti ascolta e Dio ti vede nel cuore. Puoi tu asserire che nella notte dal ventisette al ventotto settembre dell'anno corrente, l'adulto Redento o Primo Albani siasi intrattenuto teco a colloquio in Milano, e precisamente nella sua villa detta del Paradiso?...

--Sì!--rispose Fidelia senza esitare un istante. L'Albani, che durante la interpellanza si era levato in sulla punta dei piedi, col labbro ansante e l'occhio iniettato di una luce che era fede e certezza, ricadde sulla seggiola mettendo un grido.

Ma un altro grido uscito da molti cuori di donne in quel medesimo punto, distrasse dall'Albani l'attenzione degli astanti per portarla sovra la figlia del Gran Proposto.

Il monosillabo affermativo partito dalla tribuna delle vergini era stato l'ultimo sospiro vitale di Fidelia. La giovinetta, nel profferirlo, era caduta nelle braccia delle amiche come un giglio reciso.

--Morta! morta!--gridavano le donne.

--Uccisa dalla menzogna!--ruggì l'Albani insorgendo e accennando al Gran Proposto.

--La prova galvanica! la prova galvanica!--urlarono mille voci dall'emiciclo.

Il Presidente degli Anziani sollevò la _mazza di primo ammonito_ per sedare il tumulto. E frattanto, in men che io nol dica, quattro _matrone di ufficio_ trasportarono il corpo di Fidelia nel centro della sala, e il chirurgo primate del tribunale le applicò il _pungiglione galvanico_ all'occipite.

La folla irruppe dalle sbarre. Seniori, Anziani, bidelli, subalterni, spettatori, si pressarono compatti intorno al banco di risurrezione. L'Albani stringeva nelle sue la mano di Fidelia.

Il Gran Proposto piangeva desolato ai piedi della figlia.

Al tumulto scapigliato era succeduto come per incanto il silenzio della riverenza e della aspettazione.

La _puntura galvanica_ non tardò molto ad agire. Fidelia si riscosse...

--Discendi in te stessa--disse il primate di chirurgia parlandole all'orecchio;--visita il tuo cuore e i tuoi visceri, e dimmi qual fu la sincope che ti ha colpita.

Le labbra di Fidelia si agitarono e proffersero la parola _morte_.

Il primate le applicò il _pungiglione galvanico_ alla fronte.

--Puoi tu asserire--domandò l'inquirente--che Primo Albani abbia avuto teco un colloquio nella notte dal ventisette al ventotto settembre?

--No!--rispose la morta.--In quella notte l'Albani era ben lungi... ben lungi... da Milano.

--Perchè dunque--riprese l'Inquirente--hai tu voluto, quando eri in vita, affermare un fatto che ora sei costretta a smentire?...

--Perchè desso... perchè colui...

--Parla!... una sola voce!... una parola... ancora!--gridò l'Albani!

--È vano!--disse il primate ritirando il pungiglione dalla fronte dell'estinta e riponendolo nell'astuccio.--Il galvanismo non ha più azione su lei: la materia animale è ottusa.

Ciò che avvenne in quel punto nella sala non può descriversi a parole.

Caliamo la tela su questa scena di desolazione e di tumulto.

CAPITOLO XIX.

Le dimissioni.

Due giorni sono, trascorsi I cittadini dell'Olona si affollano intorno a due proclami apparsi dallo spuntare del giorno sulle muraglie di affissione.

L'un d'essi porta la firma del Gran Proposto, l'altro è segnato Torresani.

Soffermiamoci dinanzi al primo proclama, e leggiamo:

«Ai presenti ed ai lontani salute e buon senso!

«Duemila telegrammi partiti dai centri esecutivi della Unione domandano che io mi dimetta dalla carica di Gran Proposto dell'Olona.

«Lo stesso voto esprimono le seicentomila cartoline postali che oggi pervennero al mio domicilio. Dinanzi a questa e ad altre manifestazioni imponenti dell'autorità pubblica, io non posso indugiare un istante a svestirmi di un potere più illusorio che reale e punto invidiabile.

«Ma i motivi che contro me provocarono questa unanime protesta della opinione pubblica sono di tal natura che mi terrei disonorato affermandoli col mio silenzio. Nè moralmente, nè civilmente, io so di aver mancato al dovere; e ne faccio solenne giuramento sulle ceneri tuttora fumanti di mia figlia, testè raccolte dal funebre amianto. Nessun altro tesoro all'infuori di queste e di altre ceneri care, io esporterò dal piccolo Campidoglio ove per venti anni tenni il governo della pubblica amministrazione.

«Tanto mi tengo in debito di affermare ai presenti ed ai lontani, e non dubito punto che le mie parole abbiano a trovar fede presso gli onesti di qualunque partito.

L'EX PROPOSTO BERRETTA».

--Nobili parole, degne del suo gran cuore!--esclama, tergendosi le lagrime, un meneghino, che il giorno innanzi avea spedita al Gran Proposto la sua _cartolina di ostracismo_.

Volgiamoci all'altro proclama, e vediamo con quali formole il Capo di Sorveglianza annunzii la propria dimissione:

«Cittadini ladri, truffatori, manutengoli, barattieri, furfanti d'ogni specie che costituite la maggioranza della Società umana:

«Esultate! Ciò che era nei vostri voti si è compiuto; la dimissione di sua Eccellenza Riveritissima il Gran Proposto Terzo Berretta implica necessariamente la mia.

«Il benemerito dicastero di _sorveglianza pubblica_ rimarrà per uno o più giorni senza capo.

«Cittadini ladri, truffatori e furfanti di ogni specie, esultate! ve lo ripeto. E frattanto, i pochi galantuomini--se è pur vero che ve ne abbiano, ciò che a me non consta positivamente--badino alle loro tasche ed alle serrature dei loro forzieri!

«Il mio successore, entrando in carica, vedrà che durante la mia gestione tutto ha proceduto con ordine e con giustizia. Con quale accortezza e tenacità io abbia lottato per oltre venti anni contro la ribalderia umana, apparirà evidentemente dai registri e dai tesseri che io lasciai negli uffizii. Se non che--lo confesso con immenso rammarico--in questi ultimi tempi la mia e l'attività indomabile de' miei subalterni riuscì in molti casi impotente. Già da oltre mezzo secolo, quei nostri famigerati utopisti che ripetevano la frequenza dei crimini dall'analfabetismo delle masse, hanno dovuto convincersi che l'istruzione universale ha quadruplicato il numero dei falsarii e dei ricattatori. Più tardi, la scienza medica e farmaceutica appresa a tutti indistintamente i cittadini della Unione, moltiplicò gli avvelenatori e gli assassinî domestici. Le locomotive aeree agevolarono le contumacie dei bricconi e favorirono la impunità. La sistemazione e applicazione pratica delle forze magnetiche produsse abbominazioni che fanno inorridire.

«A questi, sempre crescenti ausiliarii della iniquità e della corruzione, i governi opposero una resistenza in fino ad oggi abbastanza efficace. Nelle nostre mani le nuove armi fornite dal progresso alla depravazione ed alla colpa divennero una forza riparatrice. La nostra sorveglianza dalla terra e dal mare si estese alle amplissime regioni dell'aria. Abbiamo non pochi esempi di grandi ed audacissimi malfattori, catturati dai nostri agenti a poca distanza dalla luna.

«Ma qual pro' da questa caccia affannosa e piena di pericoli? Noi inseguiamo il calabrone malefico, lo afferriamo, lo rechiamo trionfanti, esultanti, sul banco della giustizia, acciò questa si prenda il bel spasso di aprirci il pugno per ridonare il captivo al libero esercizio de' suoi perfidi talenti.

«Tante grazie, signori riformatori del Codice penale!... Ma non vi par tempo di finirla con questa buffoneria che si chiama il Ministero di Sorveglianza pubblica? A che serve lo inseguire, il catturare dei delinquenti, mentre alla giustizia più non rimane alcun serio mezzo di punizione?

«Nei secoli addietro, allorquando a migliaia a migliaia i galantuomini, o dirò meglio, gli impregiudicati, morivano di fame, un cotal Beccaria finse di intenerirsi sulla sorte degli assassini appiccati alla forca. Tutti i filosofi dell'epoca fecero eco alla nenia, e la canaglia (ciò si comprende) proclamò il Beccaria altamente benemerito della Società umana.

«La pena di morte venne col tempo abolita; tanto è vero che tutte le idee, anche le più strane e più esiziali, seguono il loro corso di rotazione e a lungo andare si traducono in fatto. I briganti, gli aggressori di strada, gli avvelenatori, i parricidi arsero dei ceri alla statua grottesta di Beccaria(23).

«Più tardi, questi signori umanitarii progressisti che mai non seppero formulare un concetto benefico in favore dei così detti galantuomini, si accorsero che negli ergastoli e nelle galere i birbaccioni non godevano le maggiori agiatezze della vita.

«Lugete, Veneres, cupidinesque!

«E mano alle riforme carcerarie!... Le case di pena si tramutino in altrettanti cenobii di fannulloni ben vestiti, meglio pasciuti e confortati, a spese del comune, da ogni sorta di ricreamento.

«È troppo giusto che il vizio ed il crimine dormano sovra un soffice letto, mentre i contadini pusillanimi che rispettano la legge debbon coricarsi a digiuno sulla paglia ammorbata.

«Non basta ancora, non basta, perdio! La reclusione è una infamia... L'uomo è nato libero... La libertà è un inviolabile diritto di tutti. Chi si attenta, sotto qualsivoglia pretesto, di vincolare questo istinto sovrano della umanità, commette un mostruoso fratricidio.

«Si atterrino le case... di riposo!... Uscite, o sfortunati! La società vi riapre le braccia; cittadini ladri, cittadini assassini, i fratelli vi reclamano. La famiglia Europea offrirà a tutti il pane e l'alloggio gratuito; voi sarete vestiti e nutriti a spese del Comune; potrete viaggiare gratuitamente sulle ferrovie e sui piroscafi: alla sera, nelle grandi città, avrete libero accesso ai teatri. La _famiglia_ non è abbastanza ricca per offrirvi dei lauti sussidii in denaro. Un lusso al giorno!... è poca cosa, ne conveniamo. Ma alle spese delle gozzoviglie, dei capricci galanti, delle corse aeree, provvederanno i vostri talenti.

«E infatti... si è veduto:

«Non appena questo bel trovato dell'amnistia generale ebbe scatenati sulle famiglie della _Unione_ i trentamila _fratelli_ detenuti, a tutte le porte delle abitazioni fu mestieri applicare la serratura a _revolver_. Il grande avvenimento venne festeggiato nelle principali città di Europa con luminarie e banchetti, ma tutti ricordano quali immediate prove di ravvedimento abbian fornito ai loro concittadini questi antichi martiri del _cenobbio_. Dalle finestre sparirono i candelabri, dalle mense le posate e le tovaglie.

«Voi avete supposto che le _multe_, la _denunziazione pubblica_, la _nota di infamia_ e la _morte civile_ potessero costituire, in un secolo illuminato, dei validi freni al delitto. Che faranno i ladri per soddisfare alle multe? La risposta è troppo ovvia: ruberanno. Le _denunzie_, le _note di infamia_ potranno ancora far breccia, in quelle anime incallite al misfatto? Il più enorme dei vostri supplizii, la _morte civile_, ucciderà nel delinquente ogni senso di moralità; e voi lo vedrete, dopo i cinque anni di espiazione, ritornare al consorzio dei fratelli coll'odio di Caino nel cuore e con propositi atroci. I pochissimi rigenerati dalla espiazione, disperando dell'oblio promesso, soccomberanno alla lenta agonia del rimorso e della vergogna, o affretteranno il loro fine in una _piscina dissolvente_(24).

«A tale è giunta la Società umana, dopo tante fasi di rinnovamenti e di progressi.

«E guai se io sollevassi il velo che ricopre il mondo latente!

«Unico freno alla esplosione della completa anarchia rimane il terrore dell'ignoto e, diciamolo pure, quella provvidenziale dissidenza di partiti, che noi abbiamo abilmente e con ogni mezzo mantenuta. Ma allorquando una delle tante sette politico-sociali-religiose che fremono nelle viscere corrose della _Unione_, riuscirà ad ottenere una prevalenza assoluta; allora, o signori, aspettatevi il diluvio... la pioggia di fuoco, l'inferno...! I primi furori della spaventevole rivolta si rovescieranno, come di uso, sui Proposti, sugli Imperatori, sugli Czarri, sui Capi di Sorveglianza, sui tiranni che lottarono per scongiurare il cataclisma... In seguito... lasciate fare agli _equilibristi_...! Vi prometto io, che in pochi giorni l'equilibrio sarà perfetto.

«Prima di finirla, vorrei dire due parole sul fatto speciale che ha provocata la dimissione del Gran Proposto e la mia. Nel rapporto che io presentai ai Tribunali relativo alla violazione della legge di _dilazione_ per parte dell'Albani, io so di non aver peccato contro il dovere di primate legale. L'Albani fu realmente veduto dai miei agenti nella notte dal 27 al 28 settembre entrare nella Villa Paradiso e quivi intrattenersi colla figlia del Gran Proposto. Ma i due verdetti contradittorii della prima e non mai abbastanza deplorata vittima dell'infausto processo, mi hanno dato a riflettere...

«Io non mi accuso di aver mancato per negligenza o mal volere, ma temo che l'impotenza assoluta a lottare contro uno dei più abbominevoli trovati della industria moderna abbia tradito i miei calcoli.

«Che qualche furfante, abusando della maschera-ritratto, a tanto sia riuscito da ingannare la mia accortezza non solo, ma anche quell'istinto di gentile penetrazione, quella direi quasi intuizione divina che è propria delle donne innamorate?... Una tale ipotesi spiegherebbe molte cose; ed io non dispero che, profittando delle molte note da me tracciate in argomento, il mio successore riesca a scoprire la verità e a porgermi i mezzi di una giustificazione più completa.

«E dopo questo, cittadini ladri, manutengoli, ecc. ecc., io rientro nella vita privata, ringraziando voi e la provvidenza, di avermi aperta, a svignarmela sano e salvo dal palazzo di Sorveglianza, una uscita abbastanza sicura, quale difficilmente vorrà offrirsi al mio successore.

«L'EX BARONE TORRESANI»

Quella sera al teatro Scalvoni e Barbetta si rappresentava una grandiosa tragedia-ballo in venti atti e sessantotto quadri, intitolata la _Caduta di un Gran Proposto, ossia il tremendo verdetto della Giustizia divina per opera d'uno specillo galvanico_.

Verso le ore sette, una ondata di oltre cinquantamila spettatori irrompeva nel gran teatro popolare. La impazienza e la concitazione del pubblico si rivelava dagli atroci latrati dei binoccoli canini(25).

All'alzarsi del sipario, tutti i palchi erano stipati di spettatori. Solo il palco al numero sette di prima fila si vedeva coperto dal _riparatore_(26), ed era ovvio, il supporre che dietro quello si nascondeva la cinica figura dell'ex-capo di Sorveglianza.

Il dramma non era che una indigesta e gaglioffa parodia dell'avvenimento della giornata, colle solite invettive ai _consorti_, ai _tiranni_, agli _uomini_ della _reazione_.

Abilmente riprodotti a mezzo delle _maschere guttaperche_, sfilavano sulla scena i principali attori del dramma cittadino. Il Gran Proposto e il Barone Torresani ricomparivano in ogni atto per raccogliere le invettive del palco scenico, e quelle più irriverenti e chiassose della platea.

La produzione sortì l'esito che era da attendersi: fanatismo completo... Ma al momento in cui gli autori comparivano per la ducentesima volta al proscenio, il velario _riparatore_ che copriva il palco numero sette si alzò improvvisamente, mettendo allo scoperto la sarcastica figura del Torresani.

--Signori e signore!--gridò il barone colla sua voce rantolosa e vibrata;--abbiate la compiacenza di fermarvi un istante per ascoltare la protesta di un libero cittadino!

Tutti gli sguardi si volsero al palco di prima fila, e i cinquantamila spettatori ammutirono come un sol muto.

--Signori e signore--riprese il Torresani nel generale silenzio;--nella mia qualità di ex-ministro di Sorveglianza pubblica io non poteva attendermi dagli autori del nuovo dramma delle allusioni o delle apostrofi gentili. A queste non intendo rispondere; io le ho ascoltate con indicibile compiacenza, le ho raccolte come un glorioso attestato di onoratezza. L'onore di un Capo di Sorveglianza, o altrimenti Questore, è posto sotto la salvaguardia dell'odio generale, ed io mi glorio di essere esecrato. Ciò che mi preme rettificare è una circostanza storica del dramma, la quale, se fosse accolta come veritiera, mi pregiudicherebbe grandemente sotto l'aspetto finanziario. Nell'ultimo atto, l'autore si è piaciuto di farmi appiccare ad un fico. Come vedete, io non mi sono appiccato, e vi giuro che non intendo appiccarmi. Ma in quella vece aprirò domani un grandioso negozio di salumeria in via dei Ghiotti al numero 10. Colgo questa occasione per fare un po' di _réclame_ al mio Stabilimento, e augurando a tutti il miglior appetito, vi abbasso le mie salutazioni più affettuose.

--No! no!--grida una voce dalla platea;--nessun cittadino onesto metterà il piede nel tuo negozio; nessun onesto mangerà il salame della questura!

--Mi importa assai degli onesti!--mormora il Torresani riabbassando il velario _riparatore_.--Purchè i ladri onorino la mia bottega, in due mesi diverrò milionario.

Così parlando, il sarcastico vecchietto sovrappose al proprio volto una maschera-guttaperca al sembiante del drammaturgo Scalvoni, e lanciandosi destramente nell'atrio, si fece largo tra la folla plaudente fino alla volante che lo attendeva sulla piazza.

Lasciamo che egli se ne vada pe' fatti suoi, e poniamoci sulle orme di altri personaggi più meritevoli e simpatici.

CAPITOLO XX.

Il chiodo fantastico.

In una delle più intime stanze della Villa Paradiso, disteso sovra un candido letto, il pallido volto abbandonato ai guanciali, giace l'amante di Fidelia assopito da un letargo affannoso.

Al lato dell'infermo, in atteggiamento di profonda mestizia, sta assiso il Levita che porta il nome di fratello Consolatore.

Il suo sguardo e il suo pensiero sembrano assorti in un fascicolo di carte manoscritte.

Un lieve rumore di passi ha riscosso il Levita.