8 anime in una bomba: Romanzo esplosivo
Part 2
Il vibrante genio assolutamente italiano che balza fuori dalle tue pagine contro il Tedeschismo fu per me un tonico ultraenergico.
Ti manderò presto una valutazione precisa del tuo libro per darti una idea della mia metallica elasticità futurista che tiene duro!
Ti abbraccio gridando: Tenete duro!
Riprenderemo tutto. Avremo la vittoria enorme.
F. T. MARINETTI
5ª ANIMA
Lussuria
La mia quinta anima ha un bel colore arancione caldo. Gialla raggera estatica sfarzosa di sole africano sulle dune di cannella plasmate dal vento mutate mutandis, sudice come le mutande degli arabi sempre in mutande maniche di camicia e pantofole quando sparano correndo sulle dune veloci.
Fame sete labbra denti acuti nari aperte sopra sotto dentro tutte le polpe.
Torrida profumeria acidacre-stomachevole del Suk turco di Tripoli.
Ottimismo impetuoso duro sicuro che non cede vuole sfonda apre ara crea feconda.
Formule
MEMBRO VIRILE = sverginare — vulva — fecondazione — baci sangue, ecc.
STANTUFFO = andare venire — caldaia — industria — vapore, ecc.
PRUA = navigare — mare vento — commercio — schiuma, ecc.
ARATRO = aprire — terra — agricoltura — linfa, ecc.
SHRAPNEL = spaccare — corpo nemico — guerra — lagrime sangue, ecc.
VOCE PENNA SCALPELLO = creare spirito — arte — luce, ecc.
BISTURI = anatomizzare — corpo amico — chirurgia — pus — salute o morte, ecc.
Unità di quest'anima luminosa senza ombre e senza sfumature.
Scatto felice dei miei muscoli nudi sulla spiaggia.
Quando nuoto il mio torace si gonfia d'ambizione salata.
Come un cane ammaestrato porto in bocca nuotando lo smisurato piatto verde tondo salato dell'orizzonte marino.
Gioia del mio sangue bromo-salso-jodico-donnaiolo che circola col ritmo eguale da valvola a valvola per vene bene organizzate nel corpo snodatissimo che nuota aprendosi e chiudendosi come una mano enorme.
Milioni di spasimi minuti e scivolanti della mia pelle innamorata di sè stessa leccata e rileccata dalla pesante lunghissima lingua incandescente del sole.
Il sole attento cuoce il mare napoletano.
Vocio verde-azzurro dei nuotatori nella folla anarchica delle onde. Giovani madri napoletane molli spampanate stemperate dalla pigrizia sulla sabbia. Fiori di magnolia sudati che spargono in giro i loro grassi petali bianchi bambini.
Seni ventri cosce gambe sott'acqua si caricano di forza sapore come in cantina. Ciff-ciaaff gotgotgot pluff pluufff.
Corpi da mangiare e bere a crepapelle la notte al chiaro di luna sulla tavola bandita del letto bene apparecchiata, altare maggiore che ricolma la bottega-stanza nel vicolo scoppiante di luci e schiamazzi.
4 Piani di sensualità d'uno stabilimento di bagni
1º PIANO Ribalta dei bei giovani nudi brillanti sul trampolino piedestallo per fidanzati. Criccraccric Plum Pluuufff.
Platea di cuffiette rosee. La carne bruna ride odora chiama da un buco del costume. Flirt viscido guizzante di pesci sposabili. Calda cottura di colle fisiologiche.
Strategia di pruriti. Scivolante palpeggiare.
2º PIANO Sulla terrazza chiacchierio pettegoli-pettegola. Liroraminapricozazifrufru. Pigiapigia di donne salate golose bocche piene di dolci e crema. Parlare parlare perchè nessuno possa ascoltare le bocche aperte dei sessi che accordano le loro voci liquide sotto le stoffe leggere accecanti di luce.
3º PIANO Trattoria a Mare. Fumano e profumano spaghetti alle vongole. I pesci guizzano balzano fuor dalle onde su e giù per friggere nella schiuma olio sudore carnale.
Minestra di pesce braccia mammelle nell'agitata marina padella napoletana che cuoce con fuoco sotto e sopra.
4º PIANO Pomposa argenteria di nuvole arricchite, pepe rosso di passione nel forno dei camerini, pizzichi di chitarre sui macherooooni sentimeeeeentaaali, formaggio grattugiato di mandolini aerei, e saluti cerimoniosi del cielo accaldato che serve in tavola con mani blu.
Liiiroooraaa... Minaaa... Pricooo... Zaariii frufru.
La mia quinta anima arancione è un mostruoso intrico di pugni abbracci applausi fischi morsi sputi schiaffi calci reticolati di volontà siepi di cactus contro il gemente simun della malinconia. Vieni entriamo. Dentro il grande smeraldo liquido languido dell'oasi freschissima una volante bambina sull'altalena fra due olivi, ecco, in alto di qui fuor dal fogliame la bambina mostra polpacci ginocchi. In alto fuor dal fogliame un lampo roseo di carne nel bianco-verde. La gonna gonfia di vento suona a distesa sul mio viso acceso il mezzogiorno carnale.
4 anni fa il mio ottimismo fendeva una folla di gomiti ignorati per le vie di Londra nuvola infinita di nebbia solidificata.
Eruttavo come un Vesuvio elegante parole in libertà sui golfi languidi le colline mature le scabre pendici ingemmatissime di molte belle dame inglesi. Prodigo sparpagliamento della mia Africa venosa e arteriosa.
Il mio ottimismo addentava e rosicchiava il Carso saporitissimo croccante zuccherato mandorlato e pistacchiato di cranî tibie che si sono pigiati per prepararmi un buon posto. Suicida goloso di sè. Niiitriti dello stomaco giocondo:
Più taaaardi!... Più taaaaaaardi!...
Ora le mie mani sentono nel cavo il tepore tondo elastico di due piccoli seni pieni di fede in un maschio cesellatore.
Rispondono i seni, esattamente dando una sempre maggiore velocità-intensità di piacere come le vele gonfie di vento.
Seni d'aria compressa per l'erezione dei membri.
Duro orgoglio sudante oleoso di uno stantuffo nel furente precipitarsi in bocca delle lunghe strade bevute rischizzate lontano a getto lungo fuor dal naso strafottente.
Ventre verde purissimo di una rada vergine solitaria pudicamente celata dai promontorii... Scoprirlo corromperlo sverginarlo, collo sbarco brutale chiassoso di cento equipaggi.
Giù tutti dal ponte del pudore imbecille! In barca, a nuoto.
Potenza del remo nel mare scodellato qua e là su le spiaggie tutte a tavola in famiglia.
Oro solare bollente su le regate azzurre. Riccioli biondi dell'alto mare che invita a cancellare sulla vecchia lavagna alberature sbagliate e geometrie sconquassate di costellazioni.
L'Infinito viene a scuola fra le mie cosce.
Lieve ansare metodico dei seni meccanici del mare-Pirelli dove si bagnerà il mio ottimismo di pesce metallico.
Donna, voglio navigarti tutta, nuotarti dentro, pescarti il cuore, mangiarti come un'ostrica. Ti voglio mettere in un bicchiere, diluirti come lo zucchero poi ricristallizzarti perchè la voluttà dei denti giunga all'assoluto! In una bacinella, in un mortaio, in un tino, in un frantoio. Il letto non basta. Sei il buon lievito per rimpastare la mia nuova pasta d'uomo. Ma tu sei sotto vetro chiusa. Spaccherò. Nuda, sincera, apriti! Visitarti con nuovi trapani di carezze. Voglio sconvolgere l'ordine dei tuoi nervi. Arruffare la matassa. Poi ripettinarli tutti con la lingua coi denti e con le parole taglienti, e con le parole unte.
Perchè mai questa improvvisa sensualità mi brucia il petto mentre corro in autocarro su la strada Doberdò-Vallone in questo Carso scarnificato forse dai lucidi acciai dei riflettori notturni?
Sensualità, sensualità, torrefazione della sabbia cocente delle ossa!
Le curve bianche delle soavi polpe femminili imbottiscono questa mia vita casta di soldato astratta metallica algebrica.
La strada è larga e si può senza fanali correre all'impazzata imitando il ritmo frenetico dei 75 campagna che triangolano epiletticamente di sputi rossi i fianchi dell'Hermada.
Sono dimagrato. Via, giù tutta la zavorra per purificarsi per salire fra i denti laceranti del freddo verso lo Zenit diaccio della castità. A che scopo e con qual risultato? La pioggia gelida non rinfresca l'anima mia, tessuto umido gommoso rovente di gambe femminili delicate.
La velocità del mio autocarro nella notte si precipita alla radice del tuo prurito nel più intimo segreto caro piacere tuo. Chi sei? Dove sei? Come trovarti? Perchè fuggi? Non sei forse in me? Nel mio domani-ieri che schizza sul mio oggi? Sarei felice se ti portassi! T'inseguo, mi tuffo nella divina inesistente tua presenza, lontananza che m'avvolge e mi strangola. Corro corro corro corro corrrrrrrrrrrrro.
Questo bivio passato in velocità è una spirale di due corpi fusi dalla lussuria. Noi due!...
Il gomito della strada cercò chirurgicamente come un membro virile uno spasimo speciale nel lampo del nostro virare veloce.
E lo trovò certo nella vulva bollente del nostro autocarro.
Chi noi? Sono solo con bombardieri, bombe e balistite sopra un autocarro che va a rifornire le batterie di Selo.
Eppure quel lungo dito di gesso bianco riflettore precisa le distanze della morte sulle montagne di lavagna, e quelle del piacere tra il tuo seno destro e il tuo ventre che non dorme se l'accarezzo.
Perchè insistono così dolcemente le mani bianche del quarto riflettore? Vogliono pacificare la notte, gravida di proiettili disinteressatissimi e di adulteri esplosivi? Le mitragliatrici dattilografe danzano sui loro nastri. Il mare di Monfalcone colpito aspetta le medicazioni del sole.
Certo i riflettori pacificheranno questo mio sesso telefonico da campo.
Ammucchiate, ammucchiate, miei ardenti cannoni da campagna, nella trincea aperta che s'incurva a mezza costa dell'Hermada, i vostri shrapnels che s'allungano di desiderio e sembrano gonfi di tutto il sangue che scende giù dal cervello dell'Italia! Volete, lo so, il dilaniamento radioso e lo schianto del piacere nel buio-noia-attesa della carne nemica! Volete conoscere l'abbandono assoluto sfondato a cosce larghe di tutti i reticolati, ritegni, difese, pudori, ricordi?
Ruvide ondate di rombi... Quanto fragorosi i vostri amori! Quanto chiasso nel vasto letto! Siete brutali! Vi piace rotolare con gran fracasso il corpo di montagna preferito baciandolo e leccandolo tutto! E penetrate in tutti i più dolci buchi!
Presto! e non gli sia risparmiato nulla, al di là d'ogni sforzo. Furrrenti pacchetti di lussuria scopppiaante nella stoffa incendiata della carne! Scardinare ogni pensiero! E che tutti gli osservatorî del cervello presto siano colpiti, accecati, inebriaaati da mille baci micidiali!... Sì, cretina, mi piaci così cretina di piacere!... Sei una piccola cosa che gode...
Con le tue ingenuità balbuziate mentre rantoli! Uccidete a cannonate il pensiero la volontà, il passato di quella montagna!
Tu sei già trafitta in croce sotto i chiodi della lingua e del desiderio scavante...
Sono a Selo e finalmente posso cacciare questo mio cuore sessuale (che tutti giudicano criminale) nel fango confessore della trincea!
Fango indulgente e severo pieno di terrori frenati, di furori accartocciati, di slanci crudeli inchiodati! Fango pieno di liberazioni fresche, beate.
Fango nero con lievi pallori umidi come la sua carne notturna quando tutti gli spasimi sono snodati, sdraiati aperti vuotati.
Ma con calma fredda e dominatrice tre riflettori impongono di riprendere il tiro: colpite di piacere lì lì, più su, a destra, cinquanta metri a sinistra tre millimetri sotto la sua cara tremante mammella.
Perchè sia felice ancor più felice, ancor più mia, ancor più mia! mia! mia! mia! mia! Ora sento sul viso il prolungamento flessuoso della sua mano lunghissima di 200 chilometri che m'imbavaglia e dice: Ancora! no! Basta!... Ancora!...
Dialogo notturno nell'Osservatorio dell'8ª Batteria Bombarde a Zagora.
Piove. Due ombre sotto i triangoli argentei balzanti dei riflettori. La trincea è uno spavento bianco. Convulsione pietrificata. I reticolati impazziti sembrano scuotere le griglie argentee della pioggia.
— Dimmi, tu ami Giulia?
— Sì tanto, con tutta l'anima. E tu?
— Anch'io.
— Tanto?
— Sì, con tutta l'anima.
— Perchè l'ami tanto?
— Perchè mi adora.
— Te l'ha detto lei?
— Sì, me l'ha giurato e provato.
— Lo giura, lo prova a me, a te, a tutti.
— Buona notte, io mi sdraio un'ora. All'alba devo verificare i varchi.
— Verrò con te.
— Vuoi venire? E perchè?
— La mitragliatrice farà la scelta definitivamente.
— Cammineremo vicino l'uno all'altro. Saremo colpiti insieme e Giulia rimarrà a mani vuote.
— Non credo. Giulia non avrà mai le mani vuote. Buona notte.
6ª ANIMA
La spaventosa tenerezza
Io vidi una sera staccarsi dagli estremi lembi della luce crepuscolare le lunghe ciglia di mia madre, e scendere sui geometrici canali lombardi che tagliano fulgidamente le campagne grasse. Inquietudine. La mia gola acre strozzata dall'angoscia:
Dove sei?.... Mi chiami?.... Dove sei?.... Dove?.... Dove?.... Dove?.... Perchè non mi rispondi?
Caldo affetto sanguigno d'un ultimo raggio che s'aggrappa disperatamente ad una tenera vigna lagrimosa. Afa del cuore che dopo tanti sforzi vuole la pace della sera e teme i cannelli ossidrici delle prossime instancabili stelle. Non tremo. Aspetto. È questo il suo respiro? O il soffio agitato dal suo ventaglio febbrile di boschi dorati?
Sento girovagare le sue povere parole dita foglie staccate che si sforzano di accarezzarmi la fronte.
Ma il bombardamento trapanò il cranio pensoso del silenzio notturno.
Rimescolio brutale accanito di rumori polentosi nei paiuoli delle vallate. Spampanamento degli echi sciasciacquati e risciasciacquati. Flusso e riflusso di sibili fra i martelli scagliati, i ventagli veementi delle vampe continue. Mille gonne d'acciaio alte un chilometro sbatacchiate nel cielo da un vento di bronzo. Ne schizzano fuori piedini elegantissimi feroci veloci di fuoco.
Tum tum tum tum tum tum tum tum Tum tum tum Tum tum tum tum.
Due, tre, gelide rose bianche sbocciano in cima a tre lunghi razzi. Una quarta più bianca. Un'altra rosa.
Sfiorano in alto il viso argenteo tenerissimo di mia madre morta.... È lei.... Terrore.... Terrore.... Unico terrore nella grande guerra!...
Brutalmente, a volo, afferro il mio cuore che già si slancia come un cane felice fedele e mansueto e lo inchiodo qui sotto di me nel fango della trincea.
L'altissima voce mi parla sopra l'acre torbido immenso odore della balistite, nuova anima della notte.
— Voglio che una sola donna ripeta sul tuo cuore i battiti lontani del mio.... Le sue mani lisceranno il tuo cuore che scatta e fugge. Lo sguardo di quella donna avrà la trasparenza profonda del mio dove navigò la tua culla.... Vuoi, figlio mio?
— Madre, credo in te unica donna, non donna. Voglio ciò che vuoi. Rispetterò la donna scelta da te. Dov'è? Dov'è?.... Ne scelsi una. È morta. Conservo nella carne del petto la cara forma del suo viso sconvolto intriso di lagrime.
Pianse troppo or di piacere or di gelosia sotto le ruote dentate dell'aerea scagliata macchina di muscoli idee che io sono. Son tuo figlio. Tu m'hai fatto metallico scattante, tu, con le tue mani diafane e paurose di brezza serale....
Ora vuoi che una altra donna nasca nel mio cuore? Ma ridi, mamma, ridiamo insieme e poi lasciami fare. Farò quello che tu vuoi. So che tu mi perdonerai. Pensa che t'adoro, il resto è rude mestiere, che non può interessarti. Pigio alla meglio l'uva nel tino del mio letto.... Prendo una donna e subito apro un varco di luce chiara nella foresta buia dei suoi istinti. La fenderò come si fende una folla ammutinata di capricci menzogne fantasie carezze ardori attrazioni epidermiche. Per passar oltre o fermarmi se vuoi. Non guardare. Farò bene.
Perchè piangi? Vuoi ch'io sia quel che non sono? Vuoi che mi fermi per dare a lei vuota piccola ineguale scivolante fialetta di profumi, un grosso cuore forte impetuoso preciso che tentacola con le sue vene arterie venti sistemi planetari? Tutta la mia vita a lei?.... Ebbene sì, se vuoi, perchè no? Straripi sul mondo tutta la tenerezza tua e mi trascini! E la piccola donna sia per me culla barca saggezza ristoro bara aeroplano stella! Lei, lei, lei soltanto lei soltanto lei, la tua, scelta da te! Per farti piacere, mamma!»
Subitamente urla urla urla urla una voce rauca.
Poi geeeeeeme. Poi uuuuuurlaaaaa....
È la quarta anima che si arrampica dal fondo tropicale di una stiva di nave piena di spezie e detriti.
Sganasciamento di carnevale. Scoppi di gola. Rutti e sputacchi. S'arrampica la quarta anima, e piomba coltello sguainato bocca vulcanica, baffi in tempesta, occhi schizzati, piomba nella rissa-vortice sul ponte:
Nooo! nooo! nooo! nooo! no! Ti scanno! perdio! ti scanno, ti scanno, ti scanno, ti scanno, ti scanno, ti scanno, ti scanno, ti scanno, ti scanno ti scanno ti scanno
VILE!...
TI SCANNO!...
CANAGLIA!...
IMPOSTORE!... PASSATISTA!...
RUFFIANO!...
Ti scanno!...
TI SCANNO!...
CAROGNA!...
Maledizione su me su i miei figli, se non ti spacco il cuore?
Cuore cristiano!... Cuore clericale!... Cuore gesuita!... Bigotto!...
CUORE PURULENTO!...
MALEDETTO CUORE!... Ingordo!... Ingordo!...
Fetido fetido CUORE!... Sacrestia! Catacomba!
TE LO SPACCO! TE LO SPACCO!
TE LO SPACCO!...
È inutile che tu fugga, ti piglierò e te lo spaccherò il tuo cuore smisurato indigesto insopportabile cuore infinito! (tutti si precipitano gridando: _Fermatela, fermatela, la quarta anima è pazza è pazza! Prendetela! Ai ferri! Incatenatela giù nella stiva, o buttatela nel mare!)_
MA CHEEEEEEEEEEE!
Se foste venti, cento, duemila, non mi potreste fermare! Devo finirla quella maledetta terza anima vigliacca e cretina!
=Daaatemi un coltello!...=
=Daaaaatemi un=
=COLTELLO!...=
Un coltello =grande= come l'albero maestro!
=Per spaccarla= in cento, mille duecentomila trecentomila libri passatisti
(DA CANTARE)
Sempre cosiii Sempre cosiii ri-for-nirem di cartaaa!... le latrine latine cretine carine biricchine di tutte le caserme del mondoooo!...
7ª ANIMA
Genio-rivoluzione
Volava intanto la settima anima nel bianco, nel fresco, nel liscio, nel puro, a 4000 metri. Ronzava con un ruuuuuumooore suooono luuungo di moootoore beaato d'esser pieno d'ooolio-ingegno.
Spaziare vedere conoscere dipanare dominare liberare!....
Sintesi
Seminare dall'alto immagini per illuminare venti città buie
Seminare idee con subitanee esplosioni di fiori frutti fervore slancio volontà ricchezza
Riassumere il mondo la vita le razze e la marea delle guerre e i cicloni delle rivoluzioni
Riunire i giovani per centuplicare la gioventù
Dare a un giovane artista di 20 anni il senso del proprio innato oceano rimpinzato di costellazioni
Illimitare l'ambizione dei forti.
Centuplicare l'ingegno d'un giovanissimo
Costruire sotto i suoi piedi 20 trampolini!....
Esempio a tutti, opporsi ritto all'avviluppante controffensiva dei cretini, dei lenti, dei tardigradi.
A Parigi nella vasta galleria d'arte di Rue La Boëtie il mio amico Boccioni parlerà fra 10 minuti di pittura futurista e di dinamismo plastico al pubblico variato delle più eleganti delle più belle e dei più intelligenti. La grande sala rossa è gonfia di fruscii stoffe vocio smorfie, curve bianche di braccia, seta bianco nero vermiglio roseo angoli spirali. Vibrazione di gioielli, lenta ricaduta di veli, fughe di struzzi, lenti cammelli impennacchiati, oche letterarie dal becco aperto, gazzelle malate di letteraturite, efebi scodinzolanti che scrivono con le anche, zazzere fosforose di Montmartre e pancioni israeliti ingrassati col futurismo.
Sopra la folla si scatenano i piani atmosferici plasmati in plastilina da Boccioni. Egli porta con eleganza sull'agile corpo una testa d'uccello geniale. La fronte fu cesellata da troppi venti. Il suo corpo preannuncia lo scheletro futuro tagliente in forma di prua dell'aviatore che nascerà fra 100 anni. Mi dice a mezza voce con gli scatti del suo sangue romagnolo.
— Ho avuto torto di ascoltarti, Marinetti, non è possibile che io me la cavi. Ho tutte le idee chiare nel cervello, ma come potrò esprimerle? Ah se potessi svenire come una donna per subire decorosamente il coito pericoloso!.... Non sono oratore. Conosco appena la lingua francese e sarò giudicato dal pubblico più severo, ostile e competente di Parigi. Ho avuto veramente torto di ascoltarti. Tutto ti sembra facile, sempre! C'è in te un ufficiale di cavalleria che comanda sempre la carica. Io sono un cavallo selvaggio!...
Rispondo:
— Noi non siamo nè cavalli selvaggi, nè ufficiali di cavalleria, nè pazzi, ma futuristi italiani, padroni del miracolo! E ora attacca, senza timore!...
Mancava la ribalta. Avevano dimenticato bottiglia tavolino e bicchiere cosicchè nel gorgo stringente delle belle dame intellettuali buffe cretine brutte saporite strane insipide chiassose e turbolente cominciò il parto veramente strambo d'un improvvisatore geniale preciso che spingeva con sforzi e contorsioni fuor dal cervello in una lingua ignorata idee complesse e stupefacenti di novità.
Ansia. Inquietudine d'un pubblico che assisteva a un prodigio intellettuale. Io ero il suggeritore medico che non può suggerire guarire ma semplicemente conforta i dolori del partoriente. Qua e là un taglio cesareo e via! Violento scassinamento di quei cervelli per riempirli di nuovi valori. Lacerazione di sensibilità banalizzate, perchè la nuda verità risplendesse.
Insurrezioni di oppositori. Polemica, botta-risposta, schermaglia. Una barba solenne nera quadrata denuncia stupidamente i cubisti francesi al nostro disprezzo italiano.
I gorghi si moltiplicano nella folla.
Applausi frettolosi di mani imperlate. Sguainamenti di nuovi argomenti. Parate eleganti. Boccioni si rinfranca. Parla improvvisa risponde domina soggioga seduce. Le donne sono convinte dalle carezze sicure di una voce di acciaio vellutato. Vittoria su tutta la linea, perduta, ripresa, perduta, ormai nostra.
Lasciamo per strada dame dami damine cammelli impennacchiati pedanti nemici amici genii futuristi e passatisti idioti e con ritmo allegro riprendiamo la volante ascensione d'idea in idea di forma in colore di fantasia in associazione d'idee fulminea sempre più in alto in più veloce, in più forte, in più nuovo, in più luminoso, in più italiano.
Però.... con delle parentesi come questa:
— Mentre sudavo, per improvvisare — dice Boccioni — tu, benchè attentissimo, acrezzavi col tuo gomito i seni della Signorina Saint-Loir. Sei un porco!
— Un porco?... Esageri. Il porco ha una pelle elastica. Buona pelle per tamburo di guerra e foot-ball!... Mentre il mio gomito sfiorava i seni della bella Saint-Loir io colpivo tutte le obbiezioni nei nostri nemici. Ti difendevo con manrovesci dialettici fulminei.... Ti avverto che tengo molto alla signorina Saint-Loir appetitosissima. Stasera, siamo intesi! Lascio a te l'amica sua altrettanto appetitosa. In tutti i casi al mio «Spegniti!..» ti spegnerai rientrando e smorzando come di consueto tutti i tuoi fascini magnetici. Al tuo «Spegniti» come al solito io mi spegnerò.
Ecco inventata la nuova lingua degl'incendiari.
Fra un incendio d'arte e un incendio politico mi piace dar fuoco a gonne, eleganti.
Entro con Boccioni e Armando Mazza nell'officina di Russolo. Giallo verde rosso rosa affastellamento d'intonarumori futuristi.
Ronzare scoppiare ululare fischiare.
L'inventore sorveglia la cottura d'una pelle rumorista.
— Alt! Pianta gli acidi e i motori! Questa sera faremo una violentissima dimostrazione contro l'Austria!
Teatro Dal Verme rigurgitante. Ripresa della «Fanciulla del West». Formicolante mercato delle voci italiane. Palchi gallerie loggione scatenano 6000 mani applaudenti che sembrano 3000 becchi agitatissimi di oche selvaggie. Forbiciano la musica di Puccini: strascichi arpeggiati, lasagne scodinzolanti nervi isterici violinati e zuccheri-filati rosa.
Il primo atto è finito. Alla ribalta oscilla la ghirlanda cretina dei cantanti che domandano applausi con sorrisi da mendicanti.
Nel fondo del palco la pancia di Mazza partorisce una bandiera tricolore di 8 metri quadrati. L'attacchiamo all'asta di 2 bastoni legati. Mi sporgo agitandola:
Abbassoooo l'Austriaaaa!....
Da un altro palco si sporge Boccioni con una bandiera austriaca. Un futurista la brucia. Un lembo vampante cade sulla crema dei décolletés in poltrona.