8 anime in una bomba: Romanzo esplosivo
Part 1
F. T. MARINETTI
8 ANIME in una bomba
ROMANZO ESPLOSIVO
EDIZIONI FUTURISTE DI “POESIA„ Corso Venezia, 61 — MILANO 1919
PROPRIETÀ LETTERARIA
Stab. Tipografico A. TAVEGGIA — Milano, Via Ospedale, 1
1ª ANIMA
Il pianoforte di guerra
Sul Piave. Grande cucina affumicata della cascina Olivotto.
Sbrigo la mia corrispondenza erotica stemperando sulla carta un po' di quel crepuscolo rossastro verde-dorato. Brutalmente si spalanca la porta. Il tenente Carnevali entra con la neve, un brontolio di cannonate lontane e il ssss molle del Piave.
— T'invito alla nostra mensa. Pranzo squisito e pianoforte a coda.
Via in carrozzino per le strade sfondate.
— Abbiamo un enorme pianoforte a coda; presumibile che i puntatori austriaci trascurino la nostra casa in rovina.
Oscillante bianco nero viscido del buio nevoso.
Cortile-pantano. I muli col rancio. _Cracziiing draang_ di casse di cottura. Vocio tanfo fumo acremordente negli occhi in gola. Cactus frenetici della fiammata. Ombre-luci che sbozzano volumi massici di artiglieri. Poi su per la scala di legno fangosa. Piccola camera illuminatissima. Sul muro carte quadrettate, ovali, strisce e zone di sbarramento. Due ufficiali chini sulla tavola centrale. Un gran letto matrimoniale sotto il groviglio dei fili che il telefono da campo modello Siti arteria fuori della casa a tutti i pezzi della batteria.
Esorbitante pasta asciutta sanguigna carne dura e pagnotta abbrustolita. Giù rumore di carri pesanti gridio sforzi nella neve cocciuta.
— Ecco il pianoforte a coda. È arrivata anche la posta. Due lettere per te! 4-5-6-8 per me! Che gioia! Bisogna togliere l'armadio. Presto chiama i giannizzeri.
— Ma come farlo passare dalla porta? È un pianoforte enorme. Entrerà! Sì, sì; fuori l'armadio! Nel corridoio.... Presto, una candela! Ecco, veniamo.... Prendetelo da sotto, sollevatelo. Accidenti! Bisogna togliere le gambe.... Tutti insieme. Attenti! Foorza! Foorza!
Sale asmaticamente l'elefante sonoro. Striiing delle corde patetiche. Attenti alla tastiera!...
Tuuum Pluuum di cannone nell'ovatta.
Driiin. Telefono.
— Pronti! Pronti! Leggi il fonogramma. Da questa sera.... va in vigore il nuovo tiro di sbarramento. Cosa dici? Due granate cadute a due metri dal secondo pezzo. Fa partire subito tre colpi con le nuove granate. Mi raccomando. Nel togliere il cappelletto rosso di stagnola, non strappate il nastro. Tutti i serventi ai pezzi. Puntamento al bersaglio Castello. Alzo 40. Sito 10,00. Correttore 140.... Fra mezz'ora riprenderai per batteria, colpi 10, cadenzati.
La prepotenza smisurata del piano a coda svergina intanto la porta.
— Su, attenti. Fooorza! Non passa, no! Sì! No! Passerà. Abbassatelo. Contro il muro. Alt. Un momento. Chiama il mio attendente. Ghiandusso!.... Inghingoli!.... Via, di corsa. Dirai al Capopezzo che lasci da parte le tre granate che sono in alto nel primo ricovero blindato. Presto. Il telefono non funziona più.
Craaak ZZZAANH TRUUUM.
— Questa è scoppiata molto molto vicino.
— È crollato il fienile.
— Cosa si fa del pianoforte?
— Bisogna farlo entrare o riportarlo giù.
— Via, Ghiandusso! Scavalcalo.
— Dammi il monofono.... Pronti? Ora si sente.... Cosa? Tirano? Calma. Prudenza! Continuate così.... Ed ora ragazzi, spingiamo dentro il pianoforte Fooorza! Viene. Entra. Attenti. Così. Rimettiamo le gambe. Su, su, per non rompere la gamba destra. Uff! Uff!.... Che fatica! Dammi il monofono. Pronti? Voglio il tenente. Sì, il tenente. Sei tu? Come va?
Intanto il tenente Medici canta al pianoforte:
_M'affaccio alla trincea_ _Quando le stelle_....
— Taci un momento. Non posso sentire al telefono.
Pluuum pluuum.
— Ora ti canto _Mandolinata a mare_.
— No no. Suona _Napule mio!_ O meglio, _Pusilleco duorme!_....
— Dopo suonerai _O surdato 'e malavita_.
Si scatena l'anima carnale lacerata di singhiozzi della marina napoletana con dolci braccia nude bianchissime per sparpagliare le stelle scottanti aguzze e soffocare le bocche dure virili dei lontanissimi cannoni.
— Pronti, pronti. Come?.... Primo pezzo colpito? In pieno? Feriti? Quanti? Leggeri? Tu pure? Una scheggia? Dove? Bene, bene. Noi ci beviamo su una Strega! (Taci perdio, con quel pianoforte!!!...) Il medico è venuto? Pronti! Senti quell'animale come suona male. _O Lola ch'hai di latti la cammisa_.... T'è piacciata? La musica ti eccita? Pensi a lei? sempre a lei? Noi pure. Vuoi una Strega per telefono? Brindiamo alla tua scheggia. Buona notte, vecchio shrapnel.
Andiamo prima a vuotarci la vescica all'aperto. Impossibile. Freddo cane! Il corridoio russa tutto imbottito di artiglieri coricati. Non si può scavalcarli. Via! si piscia tutti nel pianoforte a coda. Sì tutti pisciam pisciam pisciam sui vasti profondi funerarii idioti accordi di Wagner Bach Beethoven! sssssssssssssssssssssssssss Italianissimi rubinetti gloriosi.
2ª ANIMA
Lettera di Bianca, vergine grassoccia e professoressa di botanica, ad un futurista.
_Amore mio, sei dolce, divino! Ti amo, ti odio. Voglio, non voglio. Il tuo amore brutale mi fa paura. Lo combatto come bisogna combattere la _Phytomyza Flavicornis_ che divora le radici dei cavoli verzotti_.
_Ho notato più volte che i cavoli malati presentavano le foglie più grandi esterne rossicce e gialle e le interne piccolissime, quasi completamente atrofizzate. Esaminati questi esemplari, potei constatare che erano tutti attaccati nelle radici da un parassita la cui larva, molto sottile, ne aveva danneggiata la parte esterna. Le lesioni fatte dall'animale erano pochissimo profonde, corte e strettissime, ed apparivano assai meno rilevanti, e ben diverse da quelle che producono gli _Antomiini_._
_Su parecchie piante ammalate potei seguire lo sviluppo di questo parassita. La larva, senza dubbio appartenente a un dittero, dapprima molto sottile (mm. 1 circa di diametro) e della lunghezza di mm. 5 a 6 (fine di settembre), nella, prima quindicina di ottobre si fece più robusta e raggiunse il diametro massimo di mm. 2, raccorciandosi di mm. 1. Nella seconda quindicina di ottobre divenne ancora più tozza, tarda nei suoi movimenti fino alla completa trasformazione in pupa. Questa ha una lunghezza massima di mm. 4._
_Nel campo infetto ebbi a riscontrare anche qualche radice devastata da _Chortophila Brassicæ Bouché_ (Sottofam. _Antomiini_) (fig. 2), che è un dittero di dimensioni maggiori del precedente ricordato, la cui larva vive di solito nella radice del cavolo, nella quale anche passa a pupa_.
_Come pure potei constatare alcune piante infette da _Aphis Brassicæ L._ (Sottofam. _Afidini_), insetto molto comune sulle foglie._
_Nel nostro caso dunque l'infezione era assai complessa, ma devo rilevare che mentre solo alcune delle piante ammalate erano attaccate da _Chortophila Brassicæ Bouché_ ed _Aphis Phytomyza L._, tutte, senza eccezione, erano affette da _Phytomyza Flavicornis Falk_._
_Non ho notizie che fino ad oggi sia stato notato questo dittero sulla radice del cavolo, per cui credo probabile possa trattarsi di un parassita adattatosi per necessità a vivere su questa pianta._
_Con mille baci_,
_tua Bianca._
Risposta del futurista
Cara amica,
finalmente ricevo da una donna una lettera veramente geniale.
Amo gli «Antomiini» e anche il parassita studiato da te. Tu dunque vivi nel verde umido profumo ronzante d'un bosco, bombardato ma non vinto dal sole.
Il bosco è una gonna di verdura sulla collina flessuosa agilissima. Sete delle piante. Solidità del tronchi. Inquietudine vibrante dei riflessi eleganti sulle tue mani.
Odore selvaggio crudo carnale che sfiora la tua bocca e morde le tue nari. Muscoli trionfali dei rami virili che stringono infilzano sfondano. Tormento soave dei tuoi seni sotto i fini pugnali della luce che punge. Ondata di fuoco solare sulla tua fronte e sul tuo collo che sudano. Sei languida.... Senti la pelle del tuo ventre bagnata di piccoli spaventi-pruriti che ti portano giù l'anima giù giù.... Cedi al peso tondo molle della lussuria vegetale. E ti vedo coricata sull'erba. Non ti curi di quella rosea tepida zona di carne che la tua gonna impigliata lascia scoperta.
Dormi? Non so. Sogni.... Sei perduta in un sogno confuso e preciso. Senti, ma non vedi una bestiolina stranissima che si muove fra i tuoi piedini....
Topolino? No.
Talpa rosea? No.
Sembra di gomma. Ti sfiora la caviglia, poi il polpaccio.
Ecco, si trasforma. Sembra di caucciù. Si gonfia. Prende una rigidità violenta. Alza la testa rossa. Tu tremi, inchiodata dal sogno, e non lo guardi. Sei svenuta nella grande carezza verdombrardente del bosco. Il piccolo animale avido sale sale... Ecco si nasconde sotto la tua veste. Sale certamente perchè il tuo corpo trema più forte. Sale.... Ora la sua testa infuocata forza lo stretto caldo, sfiora un bosco profumato che sembra fatto per il piccolo amico.
Ecco ecco..... Ora certamente (non lo vedo ma ne sono sicuro) la tonda ruvida testa violenta s'insinua nel bosco. Vi penetra un poco. Il bosco s'apre. Tu, tu apri il piccolo bosco al tuo amico.... Vuoi?
Scrivimi i tuoi sogni nel bosco grande mentre il tuo piccolo bosco sorrideva, con lacrime di gioia, al suo piccolo animaluccio selvaggio.
La tua alta intelligenza deve servirti a massacrare il vecchio pudore cretino e la stupida distinzione tra decente e indecente, tra le «brutte e le belle cose». La vita è sempre bella. Il desiderio è sacro. Il furore del sangue è sacro. Il grande bosco è sacro. Quel piccolo animale impetuoso e affettuoso è degno di te, della tua amicizia.
Sono verità. Rispondi.
Tutta la tediosa e vana letteratura religiosa neutrale pudica mistica gesuitica non può vincere la bella verità d'un desiderio violento al sole, nel bosco colmo di delizie carnali e vegetali e di fremiti voluttuosi profondi. Lo vuoi?
Ti bacio come so baciare io.
3ª ANIMA
La vacca malata e i giovani eroi.
Sera di Dicembre. Comando una compagnia di bombardieri fucilieri che dormono nei fienili della fattoria. Siamo di rincalzo e aspettiamo ordini. L'attacco è cominciato sulla nostra destra a due chilometri di distanza. Fuori gela. Godiamo il tanfo caldo umido della stalla. Paglia fradicia e sterco. La vecchia vacca è ammalata. Contadine e marmocchi sotto la lampada a petrolio bassa che oscilla.
Groppe enormi biancastre. Soffitto addobbato di ragnatele. Sei scope penzolano. Alti spiragli vetrati pieni di nebbione trivellati dal toc toc toc toc toc toc toc toc lontano toc toc toc toc meno lontano toc toc toc. Mitragliatrice.
Emma bionda rosea occhi celesti meravigliati brillantissimi popputa culo di bronzo ha in mano un pulcino giallo. Dionisi, Buzzanca, Bosca, agili bombarbieri. Via via in velocità con mani erranti balzi e rincorse constatano che sono tonde e di bronzo le chiappe di Emma. Ecco la Gilda bella viziosa snella ardente bambina, contadina quasi cittadina. Stringe colle mani arrossate un marmocchio. Ueè! ueè! ueè! Gilda mi rincorre schiacciata presa ripresa tra due quattro palpatori. Entra la madre Emilia con una grande fetta di polenta bianca fra le mani nerastre. Metto il marmocchio nella polenta e inseguo Gilda. Sotto la mia mantellina di uccellaccio selvaggio prende il mio bacio a bocca aperta testa rovesciata. Sguiscia via rimbalza e cade fra altre braccia.
Toc toc toc toc toc toc.
Muuuggiti di vacche sssss di paglia plaff di sterchi enormi. Tutti puntano a braccio teso l'indice sui capezzoli di Emma e di Gilda gridando: Driiin! Driiin!
Giuoco del driiin! che si propaga. Emma s'è armata d'un forcone ritta pronta al contrattacco. Una vacca la schiaffeggia con una codata.
Ah! Ah! Ah! Ah! toc toc toc toc toc toc driin driiin!
Capezzoli-campanelli, mitragliatrici lontane e vicine. Urrah al dottore Bosellini giovane scienziato che a urtoni allegri spingiamo contro il culone di Emma. Due vacche voltano il muso ruminando in cadenza.
Bernassati attendente dice alla padrona Emilia:
— Leva su el cu, mamma.
In un prodigio di colori-odori verdi gialli la vacca partorisce una lenta pagnotta di sterco verde sulla _Stampa_ aperta fra le mani di Buzzanca. Odore di _parecchio_.
I quattro mocciosi figli di Emilia sono delle vere foglie di fico che corrono gridano urtano appiccicandosi al sesso e sulle natiche fuggenti e malmenate delle sorelle.
Attenti al marmocchio! Guaisce come un giocattolo animale di gomma.
Toc toc toc toc toc. La mitragliatrice punzecchia i vetri. Il vento fiiiiischia a tutti i buchi per entrare nella stalla caldissima. Bagno turco. Furore nelle nari degli odori grassi che colano dalle nerastre matrici ornate di filacce e di vermi neri. Sulla gran vacca coricata cade Gilda fra le braccia sotto la faccia arroventata di Dionisi. Crollano insieme i marmocchi. Pugni, graffi e bastonate, la vacca si volta e dà una cornata nel fianco di Dionisi. Il dottore protesta. Tutti di scatto contro il dottore che ruzzola nella paglia. Buzzanca lo cavalca. Dionisi cavalca Buzzanca, io cavalco i tre: Il dottore soffoca sotto gridando:
— Mi hanno rotto il termometro.
— Tanto meglio, la febbre potrà salire in libertà!... Ed ora andiamo a pranzo.
Pranzo futurista. Con calma e ordine rovesciamo la tavola che viene disposta colle quattro gambe in aria quasi sul fuoco. Un angolo comincia a bruciare. Sulle altre tre gambe mettiamo in bilico tre piatti di pasta asciutta. Io depongo nel centro un pitale pieno di vino. Poi urlo: — Le ragazze son fuggite, occorrono delle signore al banchetto. Vado a invitarne una. — Entro nella stalla, pungolo la vacca, si solleva, mi segue docilmente nello stanzone affumicato.
— Ecco, signori, la vecchia Italia passatista che gentilmente vuole onorarci colla sua presenza. La vacca si accovaccia e comincia immediatamente a mangiare un piatto di spinaci.
Toc toc toc toc toc toc toc toc.
Entrano tre arditi, fez neri.
— Abbiamo fame e sete.
— Nulla di buono da darvi. Mi dispiace. Quanti siete.
— C'è fuori tutto il reparto: siamo trecento.
— Scannate la vacca e mangiatela.
Tagliarono a pugnalate una larga fetta nella coscia viva della vacca.
— Non abbiamo tempo di scannarla. Ognuno pensa per sè. Noi ci serviamo.
Arrostirono il brandello e lo divorarono.
— Strano — disse un ardito — è carne viva ma puzza....
Vomitò. Vomitarono. Ridevano. In cerchio, accovacciati sull'altra coscia della vacca scrissero col pugnale nella carne muuuggente due parole rosse sul bianco: _Orgoglio italiano_.
4ª ANIMA
Prima qualità di caucciù: Elasticità-contradizione, Fabbrica Caporetto-Vittorio Veneto.
Quest'anima che si slancia come un razzo rosso verso l'Hermada ha passato due terzi della sua adolescenza in tutte le carrozzelle erotiche del mondo.
Sbatacchiamento di nervi muscoli ruote vetri stridenti nel nebbione proletario milanese. Navigò con la velocità di una silurante nei taxis lussuriosi di Parigi oceanica che trasportarono i poilus improvvisati di Gallieni sul fianco pederastico di von Kluck.
Sotto il motore di questo autocarro Fiat carico di bombe, piego i ginocchi che si logorarono un poco ma non troppo ai piedi e sotto le gonne di una grande scrittrice parigina deliziosa, insopportabile, ma non troppo.
I miei bombardieri caricano bombe sui muli. Questa mia anima esplosiva, è resistente, tenace; preferisce l'orlo dei precipizi, come i muli.
Anima di caucciù. Anima di pianoforte da osteria campestre pestatissima ma sonora. Avorio africano della tastiera ingiallita di noia sotto le mani poco curate delle provinciali italiane.
Ma Verdi vuota su tutto le sue bottiglie di buon vecchio vino musicale, dopo di che si spacca il muso a tutti i tedeschi!
Detto questo poema a una amica intelligente che concentra nel suo sorriso una squisita ironia cortese. Ne sono stizzito. Esigo l'entusiasmo e la massima celerità della sua mano perchè lo scricchiolìo della penna s'identifichi con quello dei topi assidui del Carso.
Fiamma, fame, ferocia, fantasia, furia, fedeltà, fervore, fiumi, fumi, forza, fregola, fortuna, follia, ecco tutte le effe, meno una, dell'anima mia!...
Suonatori, musica!...
Questo giovane nudo ha nelle vene del buon Chianti, e piscia un arco d'oro d'Asti spumante.
Agilità di tutti i clowns giapponesi che corrono sotto la sua pelle di scugnizzo.
Ora è sdraiato sulla spiaggia e il sole lo vernicia e rivernicia metodicamente. Una finestra grondante di luna e singhiozzi, incisa nel suo fianco destro fa sì che il medico militare gli dichiara: «Non c'è che fare, sei riformato!»
Ma con occhi di buon cane bracco, e con maffia di polpacci a fasce geometriche, si presenta al tenente e dice:
«Signor tenente, se Lei va di pattuglia questa sera, ci vengo anch'io. Mi permetto un consiglio: andiamo noi due soli e lasciamo a casa quei fetenti. Per dare una lezione agli austriaci bastiamo noi due soli!»
Anima danzante iperbolica scherzosa vanitosa furbingenua mollostinata che mi lega alla pelle abbronzata di tutti i rozzi malsquadrati contadini preistorici di Calabria, Sardegna e Sicilia.
Anima frizzante di piccola gazosa e di cento spiralici enormi fumi di camini d'officina. Ride come la ghiaia sotto il mare colossale di un passato che ritorna.
Cimitero allegrissimo con croci sempre bambine dove la sensualità delle rose cuoce a fuoco lento. La neve non fa miseria. Varietà di bianco e nero dopo tanto sfarzo di ori e rossi oleosi stracotti dall'estate. Neve italiana da sverginare. Guerre intime, profonde, sottosopra, nel letto monumentale di campagna altissimo perchè i marmocchi dal fondo letto basso non vedano padre e madre acrobatizzare e fare il mantice la notte.
E un'anima tricolore vino-sangue prati amore-bile-invidia-speranza e carta bianca bianca bianca da purtroppo sporcare con versi passatisti e circolari burocratiche. Anima italiana arcobaleno di genio sul mondo, dopo le lunghe piogge di cretinismo che gli altri popoli-nuvole versano da secoli. Per creare l'Italia è bastata una bella voce italiana che cantò a squarciagola: Italiaaaaaa! Itaaaalia!...
Miracolo musicale che fa tremare per troppe vibrazioni la terra-catapecchia!...
Voce inascoltata che insiste ritorna, ancora troppo acuta o troppo bassa.
Mancano le note medie. «Questione di tempo» dice il maestro di canto napoletano. Ma la voce è bene impostata. Hanno formato una società a Berlino per sfruttarla. Volevano farle cantare del Wagner! Non va! Ora è bene avviata. Canta a Londra con successo crescente. Ha conquistato successivamente tutti i palchi e loggioni del Carso, applaudita dalle mitragliatrici, pagata con granate in fiore, sotto i razzi flessuosi effeminati di Berlino.
Ha fatto una pessima stagione a Caporetto. Tradimento di una gola, che fu veramente una gola d'oro. Si cura sul Grappa. A Nervesa sul Piave, ne parlavo ad un soldato inglese. (So l'inglese ma lo pronuncio male). Mi rispose: «Grappa and wisky.... I like very much!»
— Ma via come si fa a scherzare in codesti momenti così gravi?
Rispondo: — Accidenti a coloro che ci impongono ad ogni istante il tono funeralesco!
La risata lunga lunga, bianca di schiuma, a mille curve di tutti i golfi italiani al sole, carne spasimo sudore polverone cristallo turchesi, balconi straripanti, bettole canore, mandolini, barche fruttiere di donne....
Si propaga con soavità fragorose lungo tutta la penisola coricata. Scattando poi si slancia in cielo per schiaffeggiare ironicamente la lurida puzzolente Luna berlinese quadrata del 27 Ottobre (tocchiamoci i testicoli!...)
Questa risata si schianta così: Abbiamo preso queste terre e abbellite. Ora perdute, le riprenderemo. Erano sdrucciolevoli. Vi abbiamo piantato tante tante tante tante croci, migliaia di croci!.... Non per pietà!.... per aggrapparci e risalire. Le croci ci serviranno da scala! Su! forza, ragazzi!... Tu, tu, appoggia bene il piede su quella croce obliqua. L'altro piede su quest'altra più solida ancora. Quando avrem fatto fiorire lassù tutti i nuovi paradisi italiani torneremo a Milano in aeroplano. Poi a mezzanotte, con un apparecchio costruito da noi, voleremo sul ventre azzurro danzante del Mediterraneo, per scendere all'alba nella piazza di Smirne italiana.
Volontà italiana genio muscoli. Penisola italiana, salda, profonda radice dell'Europa.
La nostra linfa sale nei rami altissimi a baciare nuvole liriche, uccelli variopinti e stelle preziose. Addomestica il fulmine e lo converte in nottambulismo elettrico veloce rivoluzionario parolibero.
Mi ricordo che una notte di dicembre con 20 gradi sotto zero l'entusiasmo italiano ci servì da stufa nelle trincee nere, zuppe di fango e sonno. Silenzio gelato.
Ad un tratto parlai. Scoppiò la gioia in faccia sulla testa e fra le gambe. Nitriti delle vene. Una tempesta di scatole di sole in conserva!
Cara amica mia, la vostra voce più bella della mia ha gomiti torniti, e vocali affusolate, mani che svegliano nell'avorio d'uno stupido pianoforte mandre d'elefanti e torride foreste. Si piega rimbalza fiorisce punge si sfoglia s'incurva scintilla. Siete sana agile spontanea veloce leggera modulata elegante improvvisata come tutto ciò che è italiano. Volete venire con me a fare una passeggiata a piedi, sulle colline della vostra voce? Passerete correndo sul torrente spumoso della mia voce nata nell'Appennino...
Lettera dalla 3ª Armata in ritirata.
_Carissimo Settimelli,_
L'esercito italiano, dopo avere sempre vinto (in 31 mesi e in 14 battaglie) l'esercito austriaco, ha piegato temporaneamente sotto lo sforzo di questo esercito rinforzato da tre altri eserciti.
Un varco è stato aperto al nemico da 2 nostre brigate. Debolezza o tradimento, vedremo poi. In tutti gli altri punti del fronte, senza la minima pressione del nemico dovunque domato, le truppe hanno ricevuto l'ordine di ritirarsi per non essere tagliate fuori.
Naturalmente la ritirata non fu quella che si sperava. Un esercito vittorioso al quale si ordina di abbandonare per ragioni strategiche delle terre sanguinosamente conquistate, subisce un crollo morale pericolosissimo. D'altra parte, tutte le ritirate strategiche si sfasciano e si sbandano.
Quella tedesca che seguì la battaglia della Marna fu, secondo le dichiarazioni di molti giornalisti, una vera fuga di pecore.
Nella lurida inondazione di forze nemiche, Cadorna non smarrì la sua calma ferrea. Le truppe che obbedirono all'ordine di ritirata col cuore schiantato, sono le stesse che ora — senza l'aiuto dei nostri alleati — respingono tenacemente i barbari sul Piave e sul monte Grappa. Gloria al nostro caro e grande fratello futurista Luigi Russolo, tenente alpino del Battaglione Val Brenta! Il loro slancio eguaglia quello dei difensori di Verdun.
Ho parlato ieri a tremila bombardieri di assalto. Sono d'acciaio. Sanno tenere duro. Sapranno ricacciare i 4 schifosissimi nemici lontano al di là dei fiumi, al di là del più lungo getto del nostro vomito!... Grandi fiumi italiani sferzati dalla pioggia, pieni di boschi irritati e di nere maledizioni!...
Di pattuglia sui ponti e giù nei guadi coll'acqua alla cintola, il viso verdegiallo d'itterizia, sognavo di gonfiare il Tagliamento con tutta la bile inferocita che insozzava il mio sangue!... Straripasse finalmente!... E vomitavo verso le mitragliatrici austriache...
Io ho tenuto duro sotto il più massacrante dolore della mia vita. Mi pareva d'assistere una seconda volta, venti volte, cento, mille volte alla straziante agonia di mia madre!...
Rovesciata rantolante strangolata da mani e sotto ginocchi invisibili!
Mia madre è morta. Ma la divina Italia, nostra madre, non muore! Mentre noi la nutrivamo colla nostra carne rossa macellata in cielo dalle artiglierie, altri suoi figli le propinavano veleni! Ma la divina Italia, nostra madre, non può morire!
In queste veglie d'agonia, io ho voluto distrarre la mia insonnia torturata colla lettura del tuo libro _Le Mascherate futuriste_, libro meravigliosamente italiano.