Vidas Ejemplares: Beethoven—Miguel Ángel—Tolstoi
Part 20
Felice spirto, che con zelo ardente, Vecchio alla morte, in vita il mio cor tieni, E fra mill’ altri tuo’ diletti e beni Me sol saluti fra più nobil gente; Come mi fusti agli occhi, or alla mente, Per l’altru’ fiate, a consolar mi vieni: Onde la speme il duol par che raffreni, Che non men che 'l disio l’anima sente. Dunque trovando in te chi per me parla, Grazia di te per me fra tante cure, Tal grazia né ringrazia chi ti scrive. Che sconcia e grande usur saria a farla, Donandoti turpissime pitture Per riaver persone belle e vive.
(Poesías, LXXXVIII)
XIX Véase página 202-203.
Se 'l mio rozzo martello i duri sassi Forma d’uman aspetto or questo or quello, Dal ministro, che ’l guida iscorge e tiello, Prendendo il moto va con gli altrui passi. Ma quel divin, che in cielo alberga e stassi, Altri, e sé più, col proprio andar fa bello; E se nessun martel senza martello Si può far, da quel vivo ogni altro fassi. E perchè 'l colpo è di valor più pieno Quant’ alza più se stesso alla fucina, Sopra 'l mio, questo al ciel n’è gito a volo. Onde a me non finito verrà meno, S’or non gli dà la fabbrica divina Aiuto a farlo, c’al mondo era solo.
(Poesías, CI)
XX Véase página 203.
Quand’ el ministro de’ sospir mie tanti Al mondo, agli occhi mei, a se si tolse, Natura, che fra noi degnar lo volse, Restò in vergogna, e chi lo vide in pianti. Ma non come degli altri oggi si vanti Del sol del sol, c’allor ci spense e tolse, Morte, c’amor ne vinse, e farlo il tolse In terra vivo e 'n ciel fra gli altri santi. Così credette morte iniqua e rea Finir il suon delle virtute sparte, E l’alma, che men bella esser potea. Contrari effetti, alluminan le carte Di vita più che in vita non solea, E morto a’l ciel, c’allor non avea parte.
(Poesías, C)
XXI Véase página 204, en nota.
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Amor, perché perdoni, Tua somma cortesia Sie di beltà qui tolta A chi gusta e desia E data a gente stolta? Deh! falla un 'altra volta Pietosa dentro e sì brutta di fori, C’a me dispiaccia, e di me s’innamori.
(Poesías, CIX, 63)
XXII Véase página 216-217, nota 5.
Che fia di me? che vo’ tu far di nuovo D’un arso legno e d’un afflitto core? Dimmelo un poco, Amore, Acciò ch’ io sappi in che stato io mi truovo.
(Poesías, CX)
Amor... D’un vecchio stanco oma’ puo’ goder poco; Che l’alma, quasi giunta al’ altra riva, Fa scudo a’tuo’di più pietosi strali; E d’un legn’ arso fa vil prova il foco.
(Poesías, CXIX)
XXIII Véase página 237.
O nott’, o dolce tempo, benché nero, Con pace ong’ opra sempre’al fin assalta. Ben ved’ e ben intende chi t’esalta, E chi t’ onor, ha l’intellet’ intero. Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero, Che l’umid’ ombra e ogni quiet' appalta, E dall’ infima parte alla più alta In sogno spesso porti, ov’ire spero. O ombra del morir, per cui si ferma Ogni miseri’, a l’alma, al cor nemica, Ultimo delli afflitti e buon rimedio; Tu rendi sana nostra carn’inferma, Rasciug’ i pianti, e posi ogni fatica, E furi a chi ben vive ogn’ ir’ e tedio.
(Poesías, LXXVIII)
XXIV Véase página 238.
Mentre che 'l mio passato m’ è presente, Sí come ogni or mi viene, O mondo falso, allor conosco bene L’errore e ’l danno dell’umana gente; Quel cor, c’ alfin consente A tuo’ lusingi e a tuo’ van diletti, Procaccia all’alma dolorosi guai: Ben lo sa chi lo sente, Come spesso prometti Altrui la pace e 'l ben che tu non hai, Né debbi aver già mai. Dunque ha men grazia chi più qua soggiorna; Che chi men vive, più lieve al ciel torna.
(Poesías, CIX, 32)
XXV Véase página 238.
Condotto da molt’ anni all’ ultim’ ore, Tardi conosco, o mondo, i tuo’ diletti: La pace, che non hai, altrui prometti, E quel riposo c’anzi al nascer muore. La vergogna e 'l timore Degli anni, c’or prescrive Il ciel, non mi rinnova Che 'l vecchio e dolce errore, Nel qual chi troppo vive L’anima ancide, e nulla al corpo giova. Il dico, e so per prova Di me, che 'n ciel quel solo ha miglior sorte, Ch’ebbe al suo parto più presso la morte.
(Poesías, CIX 34)
XXVI Véase página 242.
Giunto è già 'l corso della vita mia, Con tempestoso mar per fragil barca, Al comun porto, ov’a render si varca Conto e ragion d’ogni opra trista e pia. Onde l’affettuosa fantasia, Che l’arte mi fece idol’ e monarca, Conosco or ben, com’era d’error carca, E quel c’a mal suo grado ogn’ uom desia. Gli amorosi pensier, già vani e lieti, Che fien’ or, s’a due morti m’avvicino? D’una so 'l certo, e l’altra mi minaccia. Né pinger né scolpir fie più che quieti L’anima volta a quell’Amor divino C’aperse, a prender noi, 'n croce le braccia.
(Poesías, CXLVII)
XXVII Véase página 242, nota 2.
Scarco d’un’ importuna e greve salma, Signor mio caro, e dal mondo disciolto, Qual fragil legno, a te stanco rivolto Da l’orribil procella in dolce calma[512]...
(Poesías, CLII)
Di giorno in giorno, insin da mie prim’ anni, Signor, soccorso tu mi fusti e guida[513]...
(Poesías, CXLIX)
Le favole del mondo m’hanno tolto Il tempo dato a contemplare Iddio.
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Ammezzami la strada c’al ciel sale, Signor mie caro... Mettimi in odio quanto 'l mondo vale, E quante suo bellezze onoro e colo, C’anzi morte caparri eterna vita[514].
(Poesías, CL)
Carico d’anni e di peccati pieno[515]...
(Poesías, CLV)
Di morte certo, ma non già dell’ora[516]...
(Poesías, CLVII).
XXVIII Véase página 246.
I’ sto rinchiuso come la midolla Da la sua scorza, qua pover’ e solo.
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Io teng’ un calabron’ in un orciuolo, In un sacco di cuoio ossa e capresti, Tre pillole di pec’ in un bocciuolo[517]. Gl’ occhi di biffa macinat’ e pesti, I denti come tasti di stormento, C’al moto lor, la voce suon’ e resti. La faccia mia ha forma di spavento;
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Mi cova in un orecchio un ragnatelo, Ne l’altro canta un grillo tutta notte; Né dormo e russo al catarroso anelo.
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L’arte pregiata, ov’ alcun tempo fui Di tant’ opinion, mi rec’ a questo; Povero, vecchio e serv’ in forz’ altrui; Ch’ i’ son disfatto, s’ i’ non muoio presto.
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Dilombato, crepat’, infrant’ e rotto Son già per le fatich’, e l’osteria È morte...
(Poesías, LXXXI)
NOTAS:
[509] Yo que os he sido dado solamente por una hora, me he dado para siempre a la muerte. Mientras más ha encantado mi belleza, más lágrimas ha causado: hubiera sido mejor no haber nacido.
[510] Si alguna vez viví, sólo tú lo sabes, piedra que aquí me guardas. Y si alguno se acuerda de mí, le parecerá soñar; tan rápida es la muerte, que al que ha sido, le parece como si nunca hubiera sido.
[511] El que me llora muerto, espera en vano que al bañar mis huesos y mi tumba, refloreceré como árbol seco y sin frutos; el hombre muerto no renace en primavera.
[512] Libre de un pesado e importuno despojo, oh mi querido Señor, y desprendido del mundo, como una barca frágil vuelvo a ti, cansado de la horrible tempestad a la dulce calma...
[513] Día por día, desde mis primeros años, Señor, fuiste mi guiador y mi auxilio...
[514] Las quimeras mundanas me robaron el tiempo, que se me había dado para contemplar a Dios...
Mi querido Señor, redúceme a la mitad el camino que sube al cielo, hazme odiar todo lo que vale en el mundo, y todas sus bellezas a las cuales honro y sirvo, para ganar con la muerte la vida eterna.
[515] Cargado de años y lleno de pecados...
[516] Seguro de la muerte, pero no de su hora...
[517] Alusión al mal de piedra del cual sufría. “Tre pietre nelle vesica”, según la explicación de Frey.
BIBLIOGRAFÍA
I.--ESCRITOS DE MIGUEL ÁNGEL
A.--POESÍAS.
_Rime di Michelagnolo Buonarroti, raccolte da Michelagnolo suo nipote_, Giunti, Florencia, 1623.
(Primera edición--defectuosa--del conjunto de las poesías de Miguel Ángel, hecha por su sobrino nieto Miguel Ángel el joven).
_Le Rime di M. A. B. cavate dagli autografi, e pubblicate da Cesare Guasti_, Florencia, 1863.
(Primera edición de las poesías que tiene carácter verdaderamente histórico).
_Die Dichtungen des Michelagniolo Buonarroti, herausgegeben und mit kritischem Apparate versehen von Dr. Carl Frey, Professor der neueren Kunstgeschichte an der Universitaet Berlin--mit einer Portraetradierung von Albert Krüger, und einer Heliographie nach Francesco da Hollanda_,--G. Grote’sche Verlagsbuchhandlung, Berlín, 1897.
(Edición modelo, única exacta y completa, con un admirable comentario filológico e histórico, una selección de poesías dirigidas a Miguel Ángel, un cuadro cronológico, extractos de cartas relativas a las poesías y un índice alfabético).
B.--CARTAS.
_Le Lettere di Michel Angelo Buonarroti, pubblicate col Ricordi ed i Contratti artistici per cura di Gaetano Milanesi_, Le Monnier, Florencia, 1875.
II.--OBRAS RELATIVAS A LA VIDA DE MIGUEL ÁNGEL
A.--DOCUMENTOS CONTEMPORÁNEOS.
Giorgio Vasari. _Vite degli architetti, pittori e scultori_, 1550 (primera edición); 1568 (segunda edición).
Ascanio Condivi. _Vita di Michel Angelo Buonarroti_, Antonio Blado, Roma, 1553.
Francisco da Hollanda. _Cuatro conversaciones sobre la Pintura, tenidas en Roma, en 1538-1539_, arregladas en 1548 y publicadas por Joaquim de Vasconcellos, traducción francesa en las _Artes en Portugal_, por el conde A. Raczynski, Renouard, París, 1846.
Donato Giannotti. _Dialoghi de’ giorni che Dante consumò nel cercare l’Inferno e 'l Purgatorio_, compuestos en 1545. Primera edición, 1859, Florencia.
Paolo Giovio. _Michaelis Angeli Vita_, publicada primero por Tiraboschi; _Storia della lett. Ital._, tomo IX, 1781, Módena.
Benvenuto Cellini. _La Vita_, escrita entre 1559 y 1562. Primera edición, 1728, Nápoles.
Benedetto Varchi. _Due Lezzioni_, Florencia, 1549.
Benedetto Varchi. _Orazione funerale recitata nelle esequie di Michel Angelo Buonarroti_, Giunti, Florencia, 1564.
Francesco Berni. _Opere burlesche_, Giunti, Florencia, 1548.
Los Corresponsales de Miguel Ángel: I. Sebastiano del Piombo, texto italiano publicado por primera vez por Gaetano Milanesi, con traducción francesa de A. le Pileur, librería de _El Arte_, París, 1890.
_Sammlung ausgewaehlter Biographien Vasaris, herausgegeben von Carl Frey_, Tomo II. _Le Vite di M. A. B._ (Edición crítica de todas las biografías de Miguel Ángel, compuestas por sus contemporáneos).
Giovanni Gaye. _Carteggio inedito d’artisti dei secoli_ XIV, XV, XVI, Florencia, 1840.
Daelli. _Carte Michelangiolesche inedite_, Milán, 1865.
_Sammlung ausgewaehlter Briefe an M. A. B., herausgegeben von_ Cari Frey, Berlín, 1899.
B.--OBRAS MODERNAS.
Richard Duppa. _The Life and literary works of M. A. B._, Londres, 1806, 1807.
Quatremère de Quincy. _Historia de la vida y las obras de M. A. B._, París, 1835.
Hermann Grimm. _Das Leben Michelangelos_; primera edición, 1860, Hanover, séptima y última, 1900 (con ilustraciones).
Aurelio Gotti. _Vita di M. A. B._, Florencia, 1875.
_La obra y la vida de Miguel Ángel, dibujante, escultor, pintor, arquitecto y poeta_, por Charles Blanc, E. Guillaume, Paul Mantz, Charles Garnier, Méziéres, A. de Montaiglon, G. Duplessis y Louis Gonse, París, Gazette des Beaux-Arts, 1876.
C. Heath Wilson. _Life and works of M. B._, Londres, 1876.
Anton Springer. _Raffael und Michelangelo_, 1878, Leipzig.
Ludwig von Scheffler. _Michelangelo, eine Renaissance Studie_, 1892, Altenburg.
John Addington Symonds. _The Sonnets of M. A. B. and T. Campanella_, Londres, 1878.
John Addington Symonds. _The Life of M. A. B._, Londres, 1893.
Carl Just. _Michelangelo_, 1900, Leipzig.
Corrado Ricci. _Michelangelo_, 1901, Florencia.
Ernst Steinmann. _Die Sixtinische Kapelle_, 1905, Bruckmann, Munich, tomo II (para la iconografía de Miguel Ángel y de Vittoria Colonna).
Dr. Paul Garnault. _Los retratos de Miguel Ángel_, 1913, París (Fontemoing).
Henry Thode. _Michelangelo und das Ende der Renaissance_, tomo I. Grote, Berlín, 1902; tomo II, ibid, 1903. (Esta obra considerable, todavía no terminada, es el ensayo más importante que se haya hecho de un estudio psicológico de Miguel Ángel y de su tiempo. Es de lamentarse en esta obra, además de una obsesión wagneriana desagradable y un poco exagerada, el abuso de las categorías abstractas y de las divisiones escolásticas, que obscurecen el tema en lugar de aclararlo, y que aumentan el desorden de la composición, demasiado compacta. La he aprovechado con abundancia, así como las admirables ediciones y estudios de Carl Frey).
III. VITTORIA COLONNA.
_Rime_, primera edición, 1538, Parma; segunda edición, 1539; _con giunta di XVI Sonetti Spirituali_, 1539; _con giunta di XXIV Sonetti Spirituali, e Trionfo della Croce_, 1544, Venecia; numerosas ediciones del siglo XVI.
_Carteggio_, publicado por Erm. Ferrero et Gius. Müller, Torchi, Turín, 1892. (Recopilación de las cartas de, o a Vittoria Colonna, y de los documentos relativos a su vida, entre otras de la _Vita di V. C._ por Filonico Alicarnasseo).
_Lettere inedite_, edición Salza, Florencia, 1898.
_Il codice delle rime di V. C. appartenente a Margherita regina di Navarra_, scoperto ed illustrato da D. Tordi, Pistoia, 1900.
Henry Roscoe.--_V. C., her Life and poems_, Londres, 1868.
Giuseppe Campori.--_V. C. (Atti e Memorie delle R. R. Deputazioni di Storia Patria per le prov. dell’Emilia)_, tomo III, Módena, 1878.
Alfred de Reumont. _Vittoria Colonna_, Friburgo, 1881; traducción italiana por Müller y Ferrero, 1892, Turín.
Alessandro Luzio. _Vittoria Colonna (Riv. Storica Mantovana)_, tomo I, Mantua, 1885.
VIDA DE TOLSTOI
[Ilustración]
LA LUZ QUE ACABA DE EXTINGUIRSE
La luz que acaba de extinguirse ha sido, para quienes pertenecen a mi generación, la más pura que haya irradiado sobre nuestra juventud; porque en el sombrío crepúsculo del siglo XIX que termina, fué la estrella consoladora cuya mirada atraía y tranquilizaba nuestras almas de adolescentes. Entre todos aquéllos (que son muchos en Francia), para quienes Tolstoi fué más que un artista amado, un amigo, el mejor--y para muchos el único y verdadero amigo en todo el arte europeo--quiero rendir a su memoria sagrada un tributo de gratitud y amor.
Los días en que yo aprendí a conocerlo no se borrarán nunca de mi memoria. Fué en 1886. Después de algunos años de muda germinación, las flores maravillosas del arte ruso acababan de abrirse sobre la tierra de Francia. Las traducciones de Tolstoi y Dostoievski se publicaban a la vez en todas las casas editoriales, con febril apresuramiento. De 1885 a 1887 fueron editadas en París _La Guerra y la Paz_, _Ana Karenina_, _Infancia y Adolescencia_, _Polikushka_, _La Muerte de Iván Ilich_, los cuentos del Cáucaso y los cuentos populares. En unos cuantos meses, en unas cuantas semanas, se descubría ante nuestros ojos toda la obra de una gran vida, en la cual se reflejaba un pueblo, un mundo nuevo.
Acababa yo de entrar a la Escuela Normal. Éramos, mis camaradas y yo, muy distintos los unos de los otros. En nuestro pequeño grupo, en el cual se encontraban reunidos espíritus realistas e irónicos, como el filósofo Georges Dumas; poetas que se abrasaban en amor al Renacimiento italiano, como Suarés; fieles a la tradición clásica, stendhalianos y wagnerianos, ateos y místicos, se suscitaban frecuentes discusiones y había muchos puntos de desacuerdo. Mas durante algunos meses el amor a Tolstoi nos unió casi a todos. Indudablemente que cada uno de nosotros lo amaba por distintas razones; porque cada uno se reconocía a sí mismo en su obra, y porque para todos era una puerta que se abría sobre el inmenso universo, una revelación de la vida. En torno nuestro, en el seno de nuestras familias, en nuestras provincias, la gran voz que venía de los confines de Europa despertaba las mismas simpatías, algunas veces inesperadas. Me acuerdo de mi sorpresa una vez que escuché a unos burgueses, en mi Nivernais, a quienes no interesaba el arte y no leían casi nada, hablar de la muerte de Iván Ilich con una concentrada emoción.
He leído en críticos eminentes la tesis que sustenta que Tolstoi debía lo mejor de sus ideas a nuestros escritores románticos, a Jorge Sand, a Víctor Hugo. Sin discutir la inverosimilitud que habría en hablar de una influencia de Jorge Sand sobre Tolstoi, que no la podría sufrir, y sin negar el influjo mucho más real que sobre él han tenido J. J. Rousseau y Stendhal, sería dudar de la grandeza de Tolstoi y del poder de su fascinación sobre nosotros, si lo atribuyésemos sólo a sus ideas. El círculo de ideas dentro del cual se mueve el arte es de los más limitados. La fuerza del arte no está en las ideas, sino en la expresión que les da, en el acento personal, en el sello del artista, en el aroma de su vida.
Fuesen o no prestadas las ideas de Tolstoi (y esto lo veremos en seguida), jamás una voz semejante a la suya había resonado antes en Europa. ¿Cómo explicarnos, de otra suerte, el estremecimiento de emoción que experimentamos entonces, al escuchar esta música del alma, que esperábamos desde hacía largo tiempo y de la cual tanta necesidad teníamos? No entraba para nada la moda en nuestros sentimientos. La mayor parte de nosotros, como yo, no conocimos el libro de Eugène-Melchior de Vogüé sobre la _Novela Rusa_, sino después de haber leído a Tolstoi; y la admiración de Vogüé nos ha parecido demasiado pálida junto a la nuestra, porque él juzgaba, sobre todo, desde el punto de vista del literato. Mas para nosotros, poco era admirar la obra: la vivíamos, era nuestra. Nuestra por su pasión ardiente de la vida, por su juventud de corazón; nuestra por su desencanto irónico, por su clarividencia despiadada y su familiaridad con la muerte; nuestra por los ensueños de amor fraternal y de paz entre los hombres; nuestra por su requisitoria terrible contra las mentiras de la civilización. Y por su realismo, y por su misticismo. Por su vívido aliento de Naturaleza, por su sentido de las fuerzas invisibles y por su vértigo de lo infinito.
Estos libros han sido para un gran número de nosotros lo que fué “Werther” para los de su tiempo: el espejo enigmático de nuestro poder de amor y de nuestras debilidades, de nuestras esperanzas, de nuestros terrores y nuestros desalientos. No nos preocupábamos por poner en acuerdo todas estas contradicciones, ni menos por hacer entrar esta alma múltiple--en la cual resonaba el universo--dentro de las estrechas categorías religiosas o políticas, como lo hacen la mayor parte de quienes en estos últimos tiempos han hablado de Tolstoi, incapaces de apartarse de las luchas de los partidos, trayéndolo al cauce de sus propias pasiones, a los límites de sus banderías socialistas o clericales. ¡Como si nuestras banderías pudieran ser la medida de un genio! ¡Y qué me importa a mí que Tolstoi sea o no de mi partido! ¿Me ha preocupado acaso cuáles fueron los partidos de Dante y Shakespeare, para respirar su soplo de vida y beber su luz?
No digamos con estos críticos de ahora: “Hay dos Tolstoi, el de antes de la crisis y el de después de la crisis; el uno es bueno y el otro no lo es”. Para nosotros no ha habido más que uno, y lo hemos amado todo entero, porque sentimos por instinto que en almas como la suya todo cabe y todo se une.
* * * * *
Lo que nuestro instinto sentía, sin explicarlo, a nuestra razón toca comprobarlo ahora. Esto es posible hoy que esta larga vida, llegada a su término, se ofrece ante todos los ojos, sin velos, con un candor y una sinceridad únicos. Nos sorprende inmediatamente apreciar hasta qué punto permaneció siempre la misma, del principio al fin, a despecho de las barreras que se ha querido levantar contra ella, de trecho en trecho, y a despecho del mismo Tolstoi, quien como todo hombre apasionado, se inclinaba a creer cuando amaba, cuando creía, que amaba y creía por la vez primera y que de ahí databa el principio de su vida. Principiar, volver a principiar. ¡Cuántas veces la misma crisis, las mismas luchas, se produjeron en él! No se podría hablar de la unidad de su pensamiento (no tuvo nunca esta unidad), pero sí de la persistencia en sus ideas de los mismos elementos diversos, ora unidos, ora contrarios, contrarios más a menudo. La unidad no está en el espíritu ni en el corazón de Tolstoi, está en el combate de sus pasiones dentro de sí mismo; está en la tragedia de su arte y de su vida.
Arte y vida están unidos. Nunca ha habido una obra más íntimamente ligada a la vida; casi tiene constantemente un carácter autobiográfico. Desde la edad de 25 años podemos seguir a Tolstoi, paso a paso, en las experiencias contradictorias de su carrera llena de aventuras. Su _Diario_, comenzado antes de los 20 años y continuado hasta su muerte,[518] y las noticias suministradas por él a M. Birukov[519], completan este conocimiento y no sólo permiten leer casi día por día en la conciencia de Tolstoi, sino también hacen revivir el mundo en el cual arraigó su genio y las almas de las cuales se nutrió su alma.
Una rica herencia: la de una doble raza (los Tolstoi y los Volkonski) muy antigua y muy noble, que se vanagloriaba de remontar hasta Rurik y contaba en sus anales a compañeros de Pedro el Grande, a generales de la guerra de Siete Años, héroes de las luchas napoleónicas, “decembristas” y deportados políticos. A sus recuerdos de familia debió Tolstoi algunos de los tipos más originales de “_La Guerra y la Paz_”, como el viejo príncipe Volkonski, su abuelo materno, representante rezagado de la aristocracia de los tiempos de Catarina II, volteriano y despótico; el príncipe Nicolás Gregorevitch Volkonski, un primo hermano de su madre, herido en Austerlitz y recogido del campo de batalla bajo la mirada de Napoleón, como el príncipe Andrés; su padre, que tenía algunos rasgos de Nicolás de Rostov;[520] su madre, la princesa María, la fea dulcísima de ojos bellos, cuya bondad ilumina las páginas de “_La Guerra y la Paz_”.
No conoció a sus padres. Las narraciones encantadoras de “_Infancia y Adolescencia_”, tienen, como es bien sabido, poco de realidad. Su madre murió cuando él no tenía aún dos años; y no pudo por lo tanto recordar el rostro amable que el pequeño Nicolás Irteniev evoca al través de un velo de lágrimas, el rostro de sonrisa luminosa, que derramaba en torno suyo la alegría...
_¡Ah, si pudiera entrever esta sonrisa en los momentos aciagos, yo no sabría qué cosa es la pena...!_[521]
Pero indudablemente que de ella heredó la perfecta franqueza, la indiferencia hacia la opinión y el don maravilloso que tuvo--según se asegura--de contar historias que ella misma inventaba.