Descrittione del regno di Scotia

Part 5

Chapter 59,058 wordsPublic domain

Hora noi parleremo delle Conche ritorte, ò vere Nota tutta questa chiocciole marine, & delle perle loro; & nel vero, historia delle conciosia, che sieno diuerse le spetie delle conche, perchè conche in quei mari, alcune piccole, le quali elle' è essendo fresche son molto grate al gusto; & alcune diletteuole. maggiori, di quella forma, che sono quelle, che hanno la porpora, benchè queste non nʼhabbino; sono nientedimeno diletteuoli, per esser di sapor delicato, & però da non esser dispregiate. Ma quelle, che sono allo ʼntorno del corpo loro intorte, & che hanno i lor capi, ò teste tutte macchiate di colori diuersi, superano tutte lʼaltre di bontà; in tal maniera, che per la loro delicatezza sono state chiamate delitie delle donne vedoue; & hanno appresso de i grandi, ò pur de i golosi ottenuto il primo luogo tra le viuande delitiose di quel paese: benchè nel fiume Dea, & nel fiume Dona non si trouino nè di quella bontà, Singulare nè di quella stima. Trouansene assai per la Scotia, accuratezza di & specialmente ne i fiumi chiari, & limpidi, che questi animali hanno il fondo di ghiara, & di pietruzze netti amicheuoli per dal fango, & da ogni altra sorte di limo, ò di hauerne à grossa materia; perciochè le si rallegrano di compiacere alla stare in quei luoghi, doue le non sʼhabbino punto lussuria humana. ad imbrattare, ò mescolare nella sordidezza della terra, ò torbidezza dellʼacqua; & in quei chiari, & purgati letti de i fiumi concepono elleno le perle, in questo modo procacciando virtù à sè stesse. Nota questo studio Intorno allʼ aurora quando il Cielo è sereno, & naturale. temperato, le si solleuano con tutta la lor casa, ò guscio alla superficie dellʼacqua, in tanto, che le possino col capo loro, che le cauano al quanto fuori, mostrarsi allʼaria sopra lʼacqua; doue così standosi per qualche spatio di tempo, riceueno la rugiada ingordissimamente, che cade; del qual cibo Cagioni principali senza dubbio si gli ingenerano le perle, le quali della qualità poi vengono ad esser più, ò meno in numero, ò più delle perle. grosse, ò minori, secondo il tempo, che le lʼhanno portate, & secondo la disposition dellʼanimale, & la proportione che harà hauuto seco il cibo volta per volta, ò tempo per tempo; che quanto al colore di esse perle non si ha da far dubbio, che quando le son più chiare, ò più oscure, ciò nasce dalla purità ò minore, ò maggiore di essa rugiada, che cade; & ancora ciò forse può auuenire per Gelosia naturale la qualità del fondo, doue le si posano. Il loro de i frutti vdito è tanto sottile, che se quando le si stanno à proprij & riceuer la rugiada, qualchʼvno dalla terra vicina ragioneuolmente parli vn poco alto, ò che pur vn piccolo sassolino lecita. getti nellʼonde, ò nellʼacqua, subito le si nascondono tutte, hauendo solerte cura di conseruar quello, che per vn certo naturale instinto le conoscono, chʼè desiderato dallʼhuomo; & però i pescatori osseruano tra lʼaltre cose questo nel Modi di pescare le pescare. Entrano nellʼacqua quattro, ò cinque di perle. loro in cerchio, & tra di loro compartendo le reti, con vn piede le tengono ciascuno per la sua parte ben ferme in terra, & con lʼaltro piede aiutati dallʼocchio, il quale per la limpidezza dellʼacqua può scorgere sino al fondo; vanno ricercando delle loro conchiglie, non potendo ciò far con le mani per esser lʼacqua alta in simili luoghi ordinariamente, & doue le si posano sino alle loro spalle; le quali ritrouate, tuffandosi essi, & presele, le danno poi à i compagni più scioperati; auuertendo bene nel prenderle di metter la mano sopra la bocca ò testa loro prestamente, & forte tenendo saldo, perchè ogni piccol tempo, che lʼhauessero, le vomiterebbero le perle, & Qualità delle sarieno perdute. Hora queste perle sono stimate perle di Scotia. non poco, & sono assai splendenti, & ben ritonde, & di grandezza talʼhora dellʼugne del dito minore dʼvna ragioneuol mano dʼvn huomo, & son di peso leggieri; la qual cosa non si deue attribuire à miglior conditione di esse, per quello, che lʼesperienza, & lʼvso ci ha fatto conoscere; & come si mostrerà per la testimonianza delle perle orientali. Di questa sorte di perle di Scotia habbiamo parlato à bastanza quanto alla lor Non si adirino generatione, & modo di prenderle; delle quali noi quei, che studiosi non trouiamo, che nessuno de gli antichi Greci de gli antichi habbia fatto mentione; come ancora non fù fatto scrittori, hanno mentione dellʼaltre, che nascono dallʼostriche, conosciuto, che nè da Dioscoride, nè da Galeno, delle quali noi non tanto sapeuano habbiamo vedute alcune in Inghilterra, ma piccole quelli, che alcuna come grani di miglio, & di panico, & trouate à caso cosa non fosse quando si approno lʼostriche per nostro mangiare, rimasta da sapere benchè vna grossa come vn grosso pisello attaccata à chi di poi è alla conca, ò guscio dellʼostrica ne vedemmo venuto. portar ancora dʼInghilterra in Italia lʼanno 1551. dal dottissimo & vero filosofo Daniel Barbaro Orator Veneto, alla cui honorata memoria restiamo noi ancora in singular obligatione. Ma acciochè non manchi perfetione alcuna al proposito delle perle; noi riferiremo quì quello che ne dice il Mattioli solertissimo inuestigatore, & accorto indagatore delle cose naturali sopra il volume di Dioscoride. Dice adunque (recitandoui le parole di Plinio intorno à questo proposito) Plinio al Parole di Plinio cap. 35. del nono libro, “che gli animali, che intorno alle producono le perle nascono nellʼOcceano Indico perle. attorno allʼIsola Taprobana, Toide, & Poniuola promontorio dʼIndia; ma che le migliori vengono dal mar Rosso di Arabia. Et non sono gli animali, che le producono (come dimostrano veramente le madri perle, che ci si portano) molto dissimili dallʼostriche. Hanno questa proprietà, che quando il tempo dellʼanno le stimola à generare, si aprono la notte, & empiendosi, & nutricandosi di Conuengono in rugiada generatiua; della quale ingrauidandosi, natura con quelle partoriscono poscia le perle, essendo chiare, & di Scotia. torbide secondo la qualità della rugiada, che ricolgono. Se quando sʼingrossano è tempo nubiloso, producono le perle pallide, & torbide; grosse le fanno, quando abbondantemente si satiano, & piccole sono, quando non pigliano rugiada à bastanza; nella qual cosa lʼimpediscono, i baleni, perciochè balenando quando le sʼingrossano sʼimpauriscono, Nota tutte queste & si riserrano innanzi, che le sieno piene di particularità. rugiada à sufficienza, & il medesimo fanno per li tuoni, per colpa de i quali generano perle vane, & piene di vento. Nellʼacqua le perle son tenere, ma subito, che le se ne traggono sʼinduriscono. Dicono alcuni che le madri perle vanno à schiera, & che lʼhanno il loro Re di corpo assai maggiore dellʼaltre; & però non poco sʼaffaticano i pescatori per prendere il lor capo; perciochè preso quello, conducono più facilmente lʼaltre nelle reti: & se sʼaccorgono quando sono aperte della mano del pescatore, che le voglia prendere, la serrano talmente, che gli tagliano crudelmente le dita; facendo per se medesime le loro vendette. Modo di chiarir, & Le prese si mettono in alcuni vasi di terra con di nettar le. molto sale; perciochè consumandosi così la carne, perle rimangono poscia le perle nette nel fondo del vaso. Le più stimate sono le grosse, lucide tonde, & graui; le quali conditioni rare volte si ritrouano vnite insieme in vna perla sola. Et Iuba scriue, che le Madri perle dʼArabia sono simili ad vn pettine, spinose come il riccio marino, dentro alle quali si trouano le perle simili à i grani della tempesta. Et Plinio ancora scriue, che non si trouano più, che quattro, ò cinque perle per animale. Ma Amerigo Vespuccio gentilʼhuomo fiorentino, del nome del quale hoggi si chiama America tutta quella parte di terra, chʼegli scoprì per lʼOcceano Atlantico sotto il cerchio dello Equinotio nel mezzo giorno, afferma egli hauere hauuto tal Madre perla,” che ve ne furono ritrouate dentro cento trenta; & altri dopo à lui, chʼhanno Nota questa nauigato allʼIndie nuoue dicono di molte più, & ne marauiglia recitano historie assai diuerse da quello, che ne comprobata scrisse Plinio. Questo tutto recita il Matthiolo dall'esperienza. sopra il proposito delle perle, circa le quali è da considerare la differenza della chiarezza esser la vera differenza della bontà loro, & ciò lʼesperienza ci mostra; & doue è la rugiada più chiara, & più pura, come ellʼè verso Arabia, India, & sotto Mezo giorno; quiui ancora conuiene, che le perle sieno migliori; con pace de gli Scozzesi; nientedimeno Giulio Cesare delle perle di Scotia fece fare vna ricca corazza per presentarla nel Corazza di perle tempio di Diana, la quale per quel tempo fù molto di Giulio Cesare. stimata. Ma noi ci ricordiamo dʼhauer veduto lʼanno 1551 in Spira città di Germania nel tempio maggiore molti paramenti da sacerdoti di panno dʼoro, chʼhaueuano i loro fregi larghi, & ampli tutti ricamati con nobil lauoro di perle; nel qual lauoro senza dubbio venʼandaua vna quantità inestimabile; Habiti & erano queste perle di Scotia, & di tante sorti, Ecclesiastici & grandezze, & forme, che ne riusciuano le figure ornati di perle di di quellʼopera di Mezo rilieuo con singular notabil lauoro in proportione, & discretione & giudicio di chi le Spira, andati male haueua lauorate, ad vna gran perfetione. Questi per colpa delle furono doni di diuersi Imperatori, i quali poi guerre ciuili di tutti peruennero alle mani rapaci dellʼessercito Alamagna. del Marchese di Brandeburgho, quando discorde da gli illustri baroni, & principi di quella Imperial prouincia procacciò danno ad ogni natione, & gente di quella inestimabile. Sono ancora intorno alla Spagna delle Conche molto belle da vedere, le quali à Venetia son chiamate Cappesante, forse perchè le sono state conosciute per li pellegrini, i quali ne portano ne i loro cappelli ritornando da santo Iacopo di Galitia, ma le non sono frutteuoli di perle, quantunque le siano à mangiar molto delicate, & massime in Venetia: hauendone anche la Scotia in qualche parte della sua costa delle Oppinione intorno simili, le quali non generano perle & dicono gli alle perle Scozzesi, che ciò loro auuiene, perchè le si riprouata. nutriscono assolutamente nellʼacqua salsa, il che se fusse lor propio impedimento, ne anche lʼaltre ricordate di sopra in regioni diuersissime non ne generarebbero; la quale oppinione si proua esser falsa per lʼesperienza, che se ne vede intorno à tutta lʼIsola dʼInghilterra & Scotia, non pur nelle chiocciole Scozzesi ricordate ma nelle ostriche ancora oltra lʼesperienza delle madri perle orientali; delle quali ancora che si sia parlato di autorità di Plinio quel che ne pottette intender lui: non ci parrà superfluo di rimostrar in questo luogo quanto ne hanno ritrouato i moderni Portoghesi, à i quali di tal perfetta cognitione hanno ad hauere obligo gli huomini di erudito E ragioneuole di ingegno tutti; & sia con pace de i partiali de i prestar fede à chi Greci, che sʼhanno per innanzi creduto, chʼaltra di veduta ha conoscenza, che la da loro proposta non ci fusse; testificato le & con tanta ostinatione, che ancora gli altri, cose, delle quali che ciò non hanno creder voluto, da essi quasi si tratta. nemici dellʼhumana natura sono stati perseguitati. Ritornando adunque al proposito nostro delle perle, diciamo, che Don Garzia dallʼHorto nel suo trattato, che fà delle cose medicinali, che ci son portate dallʼIndie orientali parlando delle perle Quanto recita Don ne scriue quel che segue. “Rimane à dir delle Garzia dell'Horto perle, le quali non solamente per ornamento sono intorno alle desiderate, ma etiandio per medicina. Le perle, perle. che sono grosse sono daʼ latini detti vniones; & la causa è questa, perchè à pena ne ritrouerete due della medesima grandezza figura, & nitidezza. Vniones, & Le picciole sono daʼ latini semplicemente dette Margarite perchè Margharite. Da gli Arabi, & da i Persiani, Lulù. così dette. Da gli Indiani, Moti. In Malauar, Muto. Et da i Portoghesi, Aliofar, che in Arabico vuol dire, Fulfar, il quale è vn porto nel mare di Persia, doue ne nascono delle perfettissime. Imperochè auuenga Dio, che in Barem, in Catifa, in Comarin, & in altri porti di questo mare, sene ritrouino delle buone, perchè da i nostri fù prima conosciuto questo porto de gli altri, hanno da quello dato il Nota tutta questa nome in lingua Arabica Aliofar alle perle; & di historia qui è auuenuto ancora, che quelle sono chiamate particularissima. orientali, imperochè questo seno del mar Persiano, in comparatione della nostra Europa è orientale. Si generano anco le perle dal promontorio di Corin per insino allʼIsola di Zeilan. La qual pesca è rendita del Re di Portogallo; ma queste la maggior parte sono minute, & non si possono con le già dette pareggiare, perchè sono tutte grandi, & perfettissime, & però queste si comprano anco à più vil prezzo. Et ne sono ancora nellʼIsola di Burneo, le quali quantunque sieno grandi, non però cedono alle già dette di bellezza. Di questa medesima sorte ne trouerete nella China, ma veramente non son belle. E cosa chiara, che anco nel mondo nuouo ne sono, ma veramente non si possono in nessun modo paragonare alle orientali; imperochè, ò sono oscure, & di color nubiloso, ò non sono ritonde, nè lisce. Nascono le perle nellʼostriche. Quelle Conche, che nuotano più sopra lʼacque del mare, generano più grosse perle. Et quelle, che sono nel profondo del mare, le fanno più minute. Queste Conche esposte allʼaria si serrano, & sʼapprono, & poi nella carne si trouano le perle, hora assai, hora poche, secondo la grandezza delle conche. Se ne troua anco nelle nostre ostriche, & ne conchili, ma sono meno gentili. Di tutte le conche, quelle sono hauute per migliori & per più atte à far le perle, che sono bianche, & liscie, & da i paesani chiamate Cheripo; delle guscia delle quali si fanno poi cucchiari, & vasi da bere. Ma qui è da sapere, che quel Cheripo non è quella, che volgarmente si dice Madre perla; perciochè questa i paesani la chiamano Chanquo; & se ne fanno tauole da mangiare, castelli, & pater nostri. Se bene questa sorte di Conchili chiamato Cheripo è di fuori scabroso, & ruuido; nella parte di dentro è liscissimo, & bellissimo Nota questo à vedere. Portansi queste sorti di Conchili per costume lodeuole. mercantia in Bengala, doue si puliscono, & se ne fanno vasi da bere; ma della maggior parte se ne fanno armille, & altre cose. Era anticamente in queste parti vn costume, che le vergini di sangue nobile, non poteuano esser corrotte, & suerginate, se non haueuano le braccia ornate di questa sorte di armille: ma hora non si osserua più, & per questa cagione sono venuti questi conchili in più vil prezzo. I mercanti di questo paese, hanno certi strumenti di rame perforati, col quale sogliono fare il prezzo alle perle. Onde quelle perle, che passano per li forami più piccoli sono di vn prezzo; quelle, che passano per li forami vn poco più grandi, sono di più gran prezzo; & così di mano in mano secondo la grandezza de i forami, & delle perle si fa il loro prezzo. Ve ne sono delle così minute, che non si possono in nessun modo forare, perciochè lʼarte è quella, che le fora, & non nascono (come si credono alcuni) così forate; & però restano queste minute alli maestri, & sono di poi portate in Europa, delle quali tal volta si vende lʼonza due assi Franzesi. Le maggiori Peso, & valuta di perle, che si trouano nel Promontorio di Comorin: alcune perle. pesano cento, acini di frumento; & sogliono queste tal volta valere mille cinquecento ducati lʼvna. Io nʼho vedute delle molto più grandi, le quali diceuano essere dellʼIsola di Burneo, ma non erano così belle, come le dette di sopra. Ne ho trouata vnʼaltra quà; che pesaua sessanta acini di frumento. Dicono, che inuecchiate, mancano di Modo di lustrar le peso, & perdono di colore. Ho io sperimentato, perle. che le perle fregate ben bene col riso rotto, & con sale, racquistano il primo vigore, & la Nota. nitidezza. Chiara cosa è, che le perle prese dopo del plenilunio, diminuiscono col tempo; ma quelle, che son prese innanzi del plenilunio, non sono à La lode questo suggette.” Appresso de gli Indiani dirado si ragioneuole d'vno seruono ne i medicamenti di perle; ma i Mauritani scrittore, è assai spesso, sì come facciamo ancora noi, mettendo fondata sopra la le perle nelle medicine cordiali. Sino à qui parla diligenza vsata da Don Garzia delle perle, molto particularmente, lui con l'occhio et di esperientia, come quello, che più anni era intorno alle cose stato, et era ancora in quei paesi, nè però non delle quali lui ha punto dubbio autore in così fatto proposito. Et scritto. questo è quanto habbiamo hauuto à dire di così fatti animali; nel che, benchè siamo stati alquanto lunghi, non douerà parere strano à chi legge, poi che si è trattato di così nobil gioia. Ritrouansi nel mare di Scotia ancora pesci di forme inusitate; alcuni con le squame grandemente aspre, altri con ossi in cambio di squame, come le locuste, alcuni ritondi come palle, con la pelle forata in tal modo, che per quella parte per la quale eʼ prendono il cibo, per la medesima ancora ne mandano Da poi che fuori gli escrementi. Dellʼaltre sorti, come sono l'elemento i Rombi, Capitoni, Magarelli, ò vero Sgombri, dell'acqua è così Pettini, Chiloni, Scotti, Scari, Spari, Spondili, copioso di animali Ostriche, Vitelli marini, Foche, Ceti, de i quali non è marauiglia, molti non sono conosciuti nei mari mediterranei; se ne produca di & aringhe chiamate da i marinari i Re de pesci, & di spetie diuerse, di tante altre spetie, che diremo? Da poi che egli & quasi infinite. è certa cosa che della Germania ogni anno passano in Scotia vn numero grande di nauilij per cagione di pescare, & non senza loro gran profitto; & è tanta la gran quantità de i pesci minori intorno alla costa per la benignità di Dio (il quale col mezo della madre natura in cambio di alcune altre cose comprese tra le delitie, che in Scotia non Doue la natura ha sono, lʼha proueduta) che il frutto, che si caua di mancato in vno loro, largamente mantiene i popoli; in tanto, che emolumento à gli si vede la stessa natura hauer del grano, ò altre huomini ella ha biade. Essendosi con lʼesperienza trouato, che nel supplito con vn medesimo luogo, doue un giorno se ne sia presa altro. gran quantità; il giorno seguente non se nʼè presa minore; quasi che sian più presto, per straccare i pescatori, che i pesci si suijno da i loro consueti ridotti; chiaro inditio della soprabbondanza de i pesci di quello Occeano immenso, dal quale la costa nʼè per ogni tempo fornita, per i tempi diuersi dellʼanno con diuerse spetie, & sorti di essi, come meglio ha proueduto la natura, che à gli huomini douesse essere, ò più necessarie, ò di più piacere. Citiso, & sua Per i luoghi inculti riserbati per gli armenti historia, appresso nasce per sè medesimo il Citiso vtilissimo à i de gli Scozzesi. bestiami, & gratissimo alle api, come anche da gli antichi egli è stato conosciuto per tale; benchè vogliono alcuni di loro, et de i moderni ancora, che il Citiso sia pianta, et non herba, quantunque per le parole di Columella se ne potesse stare in dubbio: ma dicendosi da loro, che è pastura per le pecore, et alle galline è par pure, che sia cosa bassa come è lʼherba, et non fruticosa come il mirtho, ò altro simile; ma accordandosi i più chiari autori, che cresca come fanno i virgulti, & i mirthi non occorre altrimenti affaticarsi in questo dubbio, hauendo il Matthiolo assai parlato; dicendosi sol questo, che in Scotia, ò sia per la qualità del terreno, che tale lo produce, ò per il poco vehemente sole ò per il troppo, quasi sempre sforzato vento, che vi si genera, il Citiso non cresce à misura alcuna considerabile di pianta, ma sene sta basso, & commodo ad ogni sorte di animali. Porta questo il suo fiore il mese di luglio di color purpureo, & di sapor dolcissimo. Di questo i Pitti soleuano comporre vna loro sorte Beuanda composta di beuanda (come bene dallʼantiche memorie di di Citiso, & altre quelle genti si può ritrouare), non meno vtile, cose appresso de i che diletteuole: Ma perchè il modo del farla, & il Pitti perduta con suo tasto, & la dichiaratione delle cose, che vi quella gente. si metteuano, mancò insieme con la stessa natione, quando furono i Pitti da gli Scotti cacciati; & del tutto distrutti, non se ne può hoggi ritrouar più il vero essempio; & finalmente nessuna parte è della terra di Scotia per quanto possa lei essere sterile, che non sia vtile almeno per le minere del ferro, ò di qualche altro metallo; benchè quelle molto più vtili si trouino nelle Isole vicine suggette alla Corona di Scotia; alle quali (hauendo noi di già parlato per lʼaltrui verace, & fidele informatione, & per la nostra propria cognitione assai largamente di questa parte della gran Brettagna) ce ne passeremo. Sono vicine alla Scotia nel mare Hibernico quaranta tre Isole, delle quali alcune sono lunghe sino à trenta miglia; ma larghe non più di dodici, da alcuni dette Ebonice, Isole Hebride in & da altri Hebride; la prima delle quali è lʼIsola numero 43. Mona, dal volgo detta Man, la quale nondimeno è della Corona dʼInghilterra, ma della giuriditione del Conte di Derbi; della quale Isola si dice, che gli antichi soleuano portar corona da piombo. Hor questa Isola è appunto contrapposta alla Gallouidia, & alla Inghilterra, in tal modo, che da settentrione ella è alla Gallouidia vicina più, che non è allʼAnglisea, che vicinissima si troua allʼInghilterra da Mezo giorno da quella parte, che VVallia si dice; della quale Anglisea per esser senza controuersia della parte dʼInghilterra, noi non parleremo; dicendo, che Mona viene ad esser nella larga bocca di vn largo seno di mare quasi fronte alla costa del Ducato di Lancastro, sino alla quale quel seno si distende; ella fù già sedia de i sacerdoti Druidi come Giulio Cesare, & Corn. Isola Mona & sue Tacito bene assai dimostrano. La sua lunghezza qualità. da settentrione à Mezo giorno è di miglia trenta due; la maggior larghezza è di quindici miglia, ellʼha dieci et sette parrocchie: produce lino, & canape assai, Grano, orzo, & auena per il suo bisogno, benchè vsano più far il pane di auena, che di altro; hanno del bestiame minuto assai, con buone pasture, ma non son già le pecore così grandi quiui come nellʼInghilterra, non hanno boschi, & però in cambio di legne ardono vna certa La natura, & il sorte di herba quasi simile alla turba, nel cauar caso ancora della quale, dicono, che spesso si sono trouati operano spesso sotto terra alberi grandi, & interi quasi che cose grandemente conuertiti nella propria sustanza della terra; la strauaganti. qual cosa, ò dimostra la bizaria della natura, ò dimostra, che quellʼIsola hora non sia altro, che vna aggregation di terra per cagione accidentale, che habbia ricoperta la sua prima parte, ò suolo quale ei si fusse et innalzatala allʼaltezza et superficie, che hoggi si vede. Nel mezo di essa la si innalza con alcuni monti altissimi, della cima dei quali al cielo sereno si scorge non solamente benissimo la Scotia, ma lʼInghilterra, et lʼHibernia ancora. De i luoghi che vi sono il primo è Russin verso Mezo dì chiamato volgarmente Castle-town. villaggio del castello; perciochè nel suo castello vi si tiene vn poco di guardia, ma ve ne è vn più Chi vuol più popolato, che questo non è, che si dice Douglas, curiosamente doue è vn buonissimo porto, doue vanno mercanti conoscere di con Sale, coiami, lana roza, e carne salata di queste Isole legga boue le quali mercantie da quel popolo sono compre Guglielmo Camdeno auidamente. Da Tramontana di Mona è lʼArana detta nella sua Botha; perciochè il beato Brandano vi edificò Britannia. vna casa, che nella lingua comune si dice Both. Poi oltra il cantero è Helau, & Rothesa, dal Arana. capitano Rothesao, il quale primo di tutti per essa condusse gli Scotti dʼHibernia in Albione; & Botha. non lontana da questa è Aliza abbondante di quelli vccelli, che noi dicemo chiamarsi solande: & altre Helau. seguitano con i loro nomi distintamente, & poste tra settentrione, & ponente; le quali sono copiose Rothesa. di metalli: ma la maggior di tutte è Ila oltra la punta: di Nouanto alla vista di Loquihabria lunga Aliza trenta miglia abbondante di biade, & di metalli, se vi fussero chi diligentemente vi lauorasse, ò che Solande vccelli. non vi fusse tanta carestia di legne, quanta venʼè. Di poi seguono Cumbra, & Mula, non inferiori Ila. in cosa alcuna ad Ila, ma in Mula è vna fontana limpidissima lontana due miglia dal mare; dalla Cumbra. quale escono certe huoua piccoline come perle, piene di humore, & splendenti, & candide, le quali Mula. per vn rio, che fà la fontana sono portate ad vna certa gran fossa, la quale non lungi di là mette La natura non si poi capo nel mare: nella qual fossa, condotta dal stracca mai di corso dellʼacqua, innanzi lo spatio di dodici hore, produrre cose à con marauiglia della natura stessa riescono Conche gli ingegni nostri ragioneuolmente grandi. Presso à queste seguita marauigliose. lʼIsola Iona tanto ricordata per molti huomini santissimi, che vi hanno habitato, quanto perchè ellʼè stata sepoltura comune à i Re dopo Fergusio secondo, dal quale fù ricuparato, & rischiarato lo splendor della natione Scozzese, quasi prima, che oscurato & rouinato del tutto. Fù Iona da Beda detta Hy, & Hu, & da i Pitti donata à huomini religiosi, i quali con habito particulare come monaci viueuano, perciochè da essi i Pitti haueuano conosciuto per via delle loro predicationi la fede Colombo apostolo christiana, tra i quali Colombo huomo santo ottenne de i Pitti. il primo nome di lode, & di apostolo christiano per la sincerità della sua vita essemplare; per memoria ancora di lui sino al tempo di Beda, lʼIsola fù detta Columbkill, quasi cella di Colombo. Et in questa Isola di poi assai in vn Sodore, onde piccol villaggio detto Sodore, ò Sedoro, fù messo Sodorensis la Sedia episcopale per quei luoghi, onde tutte episcopatus; & quelle isole furon dette Sodorensi, stimandosi che insula Sodorensis. le sieno tutte suggette nello spirituale à quel Vescouado. Dopo Iona alquanto più oltra nel mar Leuissa. Deucallidonico è posta lʼIsola di Leuissa lunga sessanta miglia, & larga trenta; la quale ha vna Nota. riuiera di tal natura, che se la sarà passata à guazzo da qualche donna, nessun Salmone per quellʼanno vi comparirà, benchè de gli altri pesci dʼogni tempo vi si troui quantità grande; cosa marauigliosa è, & da far, che i filosofi stessi non si debbino presumer di saper tutti i segreti della natura; facendo vera quella sentenza, che di tutte le cose, che ci si potrebbero sapere, gli huomini ne sanno vna menomissima parte. Di poi è Skia. Skia; poi Rona, nelle quali i vitelli marini, forse per ciò, che vi compariscono à schiere, non temono Rona. lʼaspetto humano; & lʼvltima di tutte è Hirtha la quale ha di sua eleuatione sessanta tre gradi; onde non passando Mona gradi cinquanta sette; se egli sʼha da credere à gli Astronomi, & principalmente à Tolomeo, che ogni grado celeste corrisponda in terra miglia sessantadue, & mezo; viene adunque ad esser da Mona, che si conta prima dellʼHebride ad Hirtha, che è lʼvltima miglia 375 di distanza. Il nome fù posto à questa Isola dalle pecore, le quali in lingua antica eʼ dicono Hierth: genera capre assai, & i loro becchi sono grandissimi, & hanno le corna lunghissime, & grosse, & le code lunghe sino in terra, & la situatione di questa Isola, & il suo consistente è tale, che rupi altissime à modo di scogli tutta la cingono allo intorno sì, che appena riceue in vn certo ridotto ò piccol seno, che lʼhà vna meno che mediocre naue; doue già non poteua così ageuolmente entrare, come hora fà, se non nel solstitio dellʼestate; nel qual tempo vn Sacerdote sino nel tempo di Iacobo quinto passaua Vedi che gouerno da Leuissa nellʼIsola, & battezzaua tutti i bambini spirituale era nati in quellʼanno, & vi si fermaua per alcuni questo. giorni ministrando loro le cose sacre; dopo il qual termine, hauendo riscosse, & riceuute à buona fede L'auaritia sola è le decime di quello anno dal popolo se ne ritornaua considerata, & la in Leuissa; costume, & abuso non meno disconueuole charità in quel luogo, che si sia in molti altri; poi, che Sacerdotale del così come vi nascono huomini, & vi si nutriscono, tutto è smarrita vi potrebbero ancora viuere i Sacerdoti ò ministri appresso di questa ecclesiastici se gli hauessero tanta cura di quelle gente. creature, che nascono, come lʼhanno di dimandar le loro decime; ma ciò non toccando à noi di Nota questo trattare lasceremo questo proposito ad altri. Due miracolo, il quale chiese sono in questʼIsola, vna detta San Pietro, può per questo lʼaltra San Clemente, & è anticata memoria tra essere accettato, quella gente; che essendo mancato vna volta molti per ciò che Dio secoli adietro il fuoco in questa vltima Chiesa, riguarda la qual fù stimata prodigio superstitioso da quei benignamente sopra rozi habitatori del luogo, & non hauendo il modo, quei che sono nè sapendo come se ne poter procacciar altroue; humili, & semplici fù posto dalle persone, le quali semplicemente, di core. & con la fede sincera verso Dio procedeuano, vn fascio di legne da ardere sopra lʼaltare dellʼaltra Chiesa, & facendo il diuoto popolo oratione per la loro commune intentione, & desiderio di ottenere il fuoco dalla prouidenza di Dio per il rimedio dello spento per la lor negligenza; piacque ad esso Dio, il quale risguarda i cuori de gli humili suoi serui di prouederne loro col fare accendere instantemente quel fascio di legne, dal qual caso essi consolati, potettero ancor meglio riconoscerlo per loro protettore, & sempre con essi vnito. Presso à questa è ancora vnʼIsola dishabitata, doue sono certi animali non dissimili dalle pecore quanto alla forma, ma saluatichi; nè si possono prendere senza inganno, & hanno il pelo, ò lana loro dʼvna certa qualità mezana tra la lana delle pecore, & quella delle capre; nè altra sorte Passaggi di animali non vi si trouano. Tra queste Isole pericolosi nel sono molti passi maluagi alla nauigatione quasi mare. Chariddi, con ritrosie pericolosissime fra i loro scogli; ma il più infame passaggio di tutti gli altri è Corebrecho, ben notato nelle carte di questi paesi; dal quale sono rapite le naui, benchè sieno più dʼvn miglio lontane, con la vehemente, & rapace attrattione, che ne fà lʼacqua ritirandosi (come si dee credere) in qualche profonda voragine, che sia nel suo profondo letto; la qual naue così attratta, & aggirata dalla vehemenza dellʼonde sì, che la non può senza la sola gratia di Dio prender corso salubre à se stessa, ne viene da esso inghiottita miseramente. Hora si è detto quello, che dellʼHebride ci è parso à proposito, delle quali la possessione fù anticamente comprata da gli Scozzesi con alcuna quantità di denari, & L'Hebride compre non molta, da i Noruegi, i quali hauendo scorso, da i popoli di et altre volte acquistato terra nella Brettagna Noruegia. sʼhaueuano ancora occupato intorno della Scotia quelle Isole. Et quanto alla lingua, che i popoli dellʼHebride parlano si conosce tanto simile à quella de gli Hibernici seluaggi, che si può conoscere bene assai, che furono già tutti vna La lingua de i gente. Et questo è quel che se ne può per hora popoli dire: però ce ne passeremo à parlare dellʼoche, ò dell'Hebride, & anitre chiamate Clakis, credute dal volgo, & da d'Irlanda è molti scrittori antichi & moderni nascere ne gli simile. alberi di quellʼIsole; delle quali noi diremo quel tanto, che per lunga diligentia, & studio habbiamo Clakis vccelli, & potuto ritrouare per vero di esse. Certa cosa è che loro historia. le nascono de i legni tagliati di quelli alberi, quando però vi concorra la qualità & sostanza dellʼacqua marina alla generatione; imperò che tali vccelli si sono sempre veduti generare, e nascer nel mare, con vn certo spatio di tempo, vi nascono dentro alcuni vermi, i quali nel nascere fanno vedere, che non sono altro, che putrefattione del legno medesimo (come auuenir veggiamo in tutti i legni dolci, i quali generalmente per la loro vecchiezza generano quei vermi, che da gli Italiani son detti tarli) rimanendosi incauato per tutto il legno medesimo. Questi vermi come sono nati formano capo, piedi, & ale, & sempre si pascono della materia sustantiale del legno (come anche fanno i tarli) et in tanto mettono à poco à poco le piume, crescendo di giorno in giorno di corpo sino alla grandezza di vnʼoca mezana; & allʼhora se ne partono essi volandone via come gli altri vccelli. La qual cosa si vidde chiaramente lʼanno 1490, dal popolo in Buthquhania prouincia da noi di sopra ricordata; perciochè essendo stato traportato dallʼonde del mare, ò per tempesta, ò per altra cagione al Castello Pethslege vn grandissimo legno di quella sorte, fece non poco marauigliar le genti della sua grandezza; & alcuni lʼandarono ad accusare al signor del luogo; il quale venuto à vederlo, & imaginandosi quello, che potesse essere, lo fece segare; il che fatto, subito apparirono in gran moltitudine i vermi di già in esso generati; parte di essi senza alcuna precisa forma, parte con qualche distintione delle lor membra, & parte con le membra di già del tutto formate, tra i quali alcuni ve nʼerano con le piume giouanette; della qual cosa hauendo preso singular piacere il signore, fece portare per vna lunga memoria di quel naturale auuenimento il legno così come egli era nel tempio di santo Andrea di Tera (questo è nome del luogo) doue sino ad hoggi è stato conseruato così sforacchiato, ò corroso per tutto, come da i vermi fù lasciato. Et due anni di poi fù pur traportato vn simil legno dallʼonde marine nella foce del Tao, presso al Castello Buthe, il quale fù da molti veduto, & ritrouato dalla medesima sorte, che lʼaltro. Et non fù diuerso il caso da questi due, che occorse circa due anni dopo di vedere à tutto il popolo nel porto di Edimburgo, & fù tale. Vna grandissima naue, il nome della quale, & lʼinsegna era di San Christophoro, essendo stata rimenata da vna dellʼIsole dellʼHebride, doue lʼera stata allʼancora tre anni interi; fù tirata in terra, & fù trouato per tutto, doue ella era stata sotto acqua hauer ripiene le sue tauole, & legni principali di così fatti vermi, tanto principiati, che senza forma, quanto di già ben formati; & però si potrebbe pensare, che tal virtù fusse veramente ne i legni tagliati de gli alberi di quelle Isole, & che quella naue fusse stata fabricata di così fatto legname; sopra il qual proposito, lasciando considerare à chi legge quel che glie ne pare; noi diremo vnʼaltro simil caso pur naturale, che accompagna necessariamente i sopra detti. Vn gentilʼhuomo Scozzese studioso molto delle Marauiglia della cose degne di consideratione detto Alessandro natura alla quale Gallouidiano sacerdote della Chiesa Kilkedense, discorso humano trouandosi alla marina, & pigliando dalla riua non può arriuare. di quellʼaliga, che ordinariamente vi si ritroua in copia; trouò tra i sermenti di essa sino alla radice ò principio suo, & per tutto alcune piccole conche, per la qual cosa marauigliatosi molto, & cercando ancora più oltre, ne aprì curiosamente alcune; per il che se prima si era marauigliato, allʼhora ne rimase stupefatto; perciochè non vi trouò altrimente dentro pesce (come dellʼaltre Conche auuiene) ma vccelli dentro de i nicchi loro, & così grandicello ciascuno, come la grandezza delle Conche capiua in suo proportione. La qual cosa egli mostrò ad altri largamente sì, che non si hebbe punto di dubbio sopra la cosa per sè stessa, ma si bene sopra la cagione di essa cosa. Onde per questo essempio diuerso dal primo, noi pensiamo di potere attribuire la virtù di tal Occeano Padre procreatione non tanto à gli alberi soli, quanto delle cose, così allo stesso mare occeano ancora, interuenendoui da Homero la materia accidentale atta à ricceuere diuerse forme da quello, come da principale agente; per la qual cosa Homero lo chiamò Padre delle cose. Onde noi possiamo facilmente conoscere, che Enea Siluio Piccolomini nobile Sanese, il quale fù poi per le Il Piccolomini non sue virtù chiamato al Pontificato, huomo per altro s'ingannò, ma fù nelle scienze eruditissimo, nel suo itinerario, ingannato. ò descrittione delle tre parti, del mondo, tenne altra oppinione in questa cosa, di quello, che nʼè la verità: perciochè seguitando dalle persone non conosciute scritti, o memoriali incerti, non essendo lui giammai stato in Scotia; riferisce, che i pomi di quelli alberi di quellʼIsole caduti nel mare si conuertono in vccelli; pensandosi che quei pomi così come caggiono si trasmutino con poco, et breue intermedio in quegli animali, Non essendo i pomi ma ciò apparisce esser falso, perciochè della di materia corruttion di essi pomi à poco à poco, & non consistente, & subitamente si generano i vermi, come ancora ne dura non par i legni già detti (se pur anche de i pomi sia verisimile, che i vero che naschino, del che non hauendo da gli vermi, che ne Scozzesi tal chiarezza hauuta, ci risoluiamo à non possino nascere lo credere) i quali poi cresciuti per interualli prendino forza, alla perfettion da noi descritta i pomi restano in & vigore come gli nulla: la qual cosa non essendo stata à bastanza altri vccelli che considerata, è stato creduto, che ciò sia per via nascono del legno. di miracolosa trasmutatione, più tosto, che per natural cambiamento di natura come egli è col mezo lungo della putrefattion della materia preparata à ciò fare, quando la sia dal suo principale agente, che è il mare, aiutata. Et qui faremo fine di parlare in tutto dellʼIsole Hebride, se non, che noi ridurremo in consideratione del lettore, che Thule fù nome il nome dellʼIsola Thule è commune ad altre Isole commune di queste ancora, oltra la propia, & vera Thule; la qual Isole cosa è ben dimostrata da Tacito, dicendo lui, che settentrionali. lʼarmata Romana mandata à costeggiare allo intorno la Brettagna da Agricola, allʼhora presidente dei Romani nellʼIsola, vide, & scoprì lʼIsola Thule; il che non si può intendere à modo alcuno della vera Thul, la quale si troua secondo Tholomeo posta tra le Isole Scethlandice pur assai di là dalle Orcade, & vicina alla Noruegia, per la gran distanza che vi è. Ma perciochè da gli Scozzesi è chiamata sino ad hora prima Thule lʼIsola dʼIla, & seconda Thule lʼIsola di Leuissa da noi ricordate tra lʼHebride; si può fare euidente coniectura, che vna di queste fusse stata conosciuta da i Romani, & non quello da Tholomeo descritta, & da gli huomini venuti di poi ben conosciuta lontana dalla Scotia trecento miglia, se già non hauessero essi hauuti gli occhi lincei, poichè non si ha memoria, che i Romani si allargassero dalla costa per ricercar Islanda. alcuna ventura in alto mare. Et Islanda ancora Isola posta nel mar congelato, & stimata vltima à settentrione, & doue si nauiga per il traffico de i pesci, si chiama tal volta da gli scrittori Farina di pesci in Thule. In questa i pesci sono in luogo di pane à Islanda. i suoi popoli; perciochè risseccati i pesci sino allʼvltima durezza, ne fanno farina, la quale poi composta à lor modo ne fanno pane, il quale Orcadi Isole in si mangiano cotto sopra de i carboni. Appresso numero 30 allʼHebride sono le Orcadi, parte di esse nel mar Deucallidonico, & parte nel Germanico; delle quali Pomonia. la più nobile è Pomonia, non essendo lʼaltre di tal consideratione, che nessuna di esse meriti particular descrittione, come che lʼarriuino al numero di trenta, diuise, & separate dallʼOcceano, lʼvna vicina allʼaltra con spatij breui, & angusti; sì che alcuna ancora ve nʼè ben piccola, & ancora non habitata, nè calcata da gli huomini se non da i pescatori, ò da i corsari, ò pirati. Et già furono sotto la giurisditione de i Pitti, le quali da i Sassoni quando cominciarono ad aiutare i Britanni, chiamati da loro furono assaltate, & spogliate, di poi venute per spatio di tempo sotto la potestà de i Noruegi, & de i Dani presero i loro popoli la lingua del vincitore, et quella parlano sino ad hora ciò è Gothica; sino à che Christierno Re de i Dani nel 1472, come luoghi lontani, & a sè di poco profitto, & di molta spesa, riceuendo vna certa somma di denari, & non grande, ne consegnò la possessione à i Re di Scotia con ogni sua ragione. Diconsi queste nella lingua Orkney, quasi Argath, la qual parola si interpreta, sopra i Geti, che più tosto si potrebbe dire sopra Cath. perciochè il promontorio di Cathanosia prouincia di Scotia si dice Cath, & queste Isole gli sono allʼincontro. Hora Pomonia fù da Solino chiamata Diutina, perchè lʼhabbia il giorno lunghissimo lʼestate, & hora da i suoi paesani si dice Mainland, che significa, Terra continente, parendo à quei popoli rozi di esser nati, et cresciuti in vna larga, & ampia terra, ancora, che quella Isola non circondi più di miglia trenta in circa. In questa Isola soleua gli anni passati hauer la sua stanza il Vescouo di tutte lʼIsole in vn piccolo castello detto Kirkuale, doue è vn tempio magnifico così come in quei tempi antichissimi i Principi, & i popoli à gara concorreuano allo edificar magnanimamente i luoghi sacri più tosto che i profani, & per vso Qualità dell'Isola loro. Et vi sono ancora due altre castella per la Pomonia. conditione del luogo, & delle genti ben diffese da i pirati; in questa come in alcune dellʼaltre si trouano le vene dello stagno, & del Piombo, ma tutte mancano di legne, nè producono il grano, ma si bene di orzo, & di altre biade sono abbondanti; non hanno serpenti, nè altri animali velenosi, & il medesimo si conferma dʼHibernia, della quale noi habbiamo parlato in altro luogo; però non ci partendo dalle Orcade si dice, che lʼorzo è il loro più familiar nutrimento, perchè di esso fanno il lor pane, se pur qualchʼvno non si facesse portar del grano di fuori, & la loro ceruogia, la quale essi sanno così ben fare, & così buona, Natura de gli che essi ancora beuendone assai (& beuitori sono huomini delle straordinarij senza dubio) non punto sʼimbriacano Orcadi. per quello, ò mostrano parte alcuna di minor sentimento, nè nella loro allegrezza, nè dipoi, come allʼaltre genti auuenir veggiamo tra lʼaltre nationi; procedendo ciò (sʼio non mʼinganno) perciochè volti à Settentrione hanno le loro complessioni forti, & gagliarde per resistere ad ogni straordinario disordine: la qual cosa si proua con la esperienza generale di tutti loro nella sanità propia; perchè sono sanissimi sino alla estrema età, nè vi si vsa alcuna sorte di medicine; i corpi loro sono robusti, di carne candida, & delicata quanto alla vista, & dimostratione. Le Fecondità delle pecore vi sono così feconde, che quasi tutte pecore delle vi partoriscono due agnelli alla volta, & tal Orcadi. hora nʼhanno partoriti tre. Hanno tanta copia di vccelli saluatichi, & dimestichi, quanti à pena sene potranno trouare in tutta la Brettagna; ma i loro caualli sono ben piccoli, & minuti di corpo nè maggiori, che gli asini; sono nondimeno Nota la qualità, & questi molto forti alla fatica. De i pesci saria natura di questo superfluo di parlare, essendouene di tutte le pesce, il quale spetie tanta abbondanza, che, ò sarebbe impossibile per la sua il rimostrarle, ò incredibile allʼvdirle: ma ben sonnolentia à se diremo di vna sorte, per la marauigliosa sua stesso nuoce, et natura degno dʼesser conosciuto, & dalla penna ad ad altri gioua. descritto. Egli è vn pesce grande ancora più dʼvn gran cauallo, il quale quasi sempre è sonnacchioso, ò sonnolento, & ha per vsanza di attaccarsi con i denti; i quali egli ha grandissimi, & fortissimi; à gli scogli, che soprauanzano lʼacqua, & là doue eʼ sono più aspri, & quiui se ne resta sorpreso da vn sonno incredibile, allʼhora se per sorte di là passano nauilij, i marinari vedendolo così pendente dal sasso, gettano lʼanchora; & hauendoui legato vna fortissima gomina, con la barca portano il resto della gomina alla volta del pesce, con la quale essi lo legano verso la coda; hauendo prima per ciò meglio poter fare incauata ò tagliata la Si potrebbe sua pelle con alquanto della carne; tanto è quella fauoleggiando bestia fissa nel sonno; & per fermar meglio la dire, che così legatura, & che la gomina non lo lasci; poi facendo fatto animale sia vn grandissimo strepito, & grida, & battendolo vno de gli ancora con le pietre, ò altro sʼeʼ possono, sino assistenti allo che al fine egli con gran fatica destandosi Dio del sonno. dal sonno, & volendo saltar di nuouo nel mare, & trouandosi impedito, comincia à sbattersi grandemente, con tutte le sue forze, tenuto nondimeno sempre forte dallʼanchora sì, che non può vscir del laccio, onde conoscendo di affaticarsi in vano, & confessandosi in vn certo modo vinto si Nota che la natura disquoia, ò si dispoglia, per dir più chiaramente, in ogni animale ha della sua propria pelle; per la quale lui per suo infusa vna certa naturale instinto conosce di essere ricercato, naturale sagacità. & si rimane come morto sopra lʼacqua resupino: Però i marinari tolto su la pelle; pigliano lui & ammazzandolo cauano dal grasso suo gran quantità di olio; & la pelle adoperano in luogo di corde per cosa durabile per lungo tempo senza rompersi, ò guastarsi. Oltra lʼOrchade per cento miglia sono Ancora questi le Scethlandice, le ricchezze delle quali Isole hanno le loro consistono in pesci risecchi al sole, ò più tosto proprie ricchezze. al vento, & in pelli di animali, & cuoia, come di buoi, di pecore, di capre, di martori & simili: & doue vanno ogni anno gli Olandesi, e i Zelandesi, & altre nationi sul mar di Germania, mercatantandole più per cambio di altre mercantie loro necessarie, che in altro modo. Hanno pochi frumenti, ò biade, se non di quelle, che vi sono portate di fuori; onde perciò si può comprendere, che il sole non vi sia molto gagliardo, ma che il vento, che nel vero regna molto, & grande, & asciutto nel settentrione gli aiuti assai nel seccare i loro pesci. Quanto Sobrietà naturale al viuer loro il medesimo nʼauuiene, che à quei forse non così dellʼOrchade, perchè non hanno giammai nessuno, vniuersale che si mostri, ò pazzo, ò imbriaco, ò fuori del conosciuta fra di douuto senso; benchè con minor marauiglia, che noi. nellʼOrchade, conciosiachè in queste Isole beuono acqua pura, & mangiano temperatamente. Sono oltra le Scethlandice alcune altre Isole della medesima qualità, benchè non hanno lʼvso del frumento à Austerità notabile modo alcuno, nè della carne, se non, che viuouo ma che pur basta à del pesce così risecco, & pesto molto bene, & mantener le genti mescolato con acqua fattone fogacce, & cottele in buona sopra il fuoco se le mangiano; essendo il fuoco disposition loro fatto di ossa secche di pesci; niente di meno dei corpi loro. viuono così sani, come gli altri, che abbondano di tutte le commodità humane: & forse più contenti della loro sorte; perciochè non hanno contentione per le ricchezze, le quali essi non conoscono, non risse, non gare, non quistioni: ogniuno per lo inuerno si prouuede con la pescagione, per la quale sola attendono à fare i fatti loro, & sono in Felicità da molti essa grandemente diligenti. Sono lontane da essi le desiderata & da guerre, & i pensieri di quelle; vsando charità, & pochi conosciuta. semplicità naturale, & cambieuole tra di loro sino allʼvltimo de i loro anni; tenendo puramente la fede christiana senza alcun puntiglio & scrupulo, ò superstitione come la fù lor data dal principio, à i quali vna volta lʼanno passaua già come è detto, dellʼHebride vnʼhuomo di Chiesa, ò pur dallʼOrchade della cui Diocesi sono, per ministrar loro le cose sacre; perciochè tutte queste Isole sono della iurisditione di Scotia, & quella Corona riconoscono quantunque assai liberamente. Il Sacerdote adunque, ò Sacerdoti ò ministri hauendo fatto lʼvfficio loro consueto sì nel battezar tutti i nati di quellʼanno, come in altri casi, essi prendeuano le decime dellʼanno, le quali non sono di altra cosa, che di pesci, & se ne ritornauano alla loro residenza nellʼOrchade, lasciando i popoli sino allʼanno dʼauuenire con la medesima negligenza, che noi diceuamo esser lasciati quelli dellʼHebride, ancora che la loro negligenza forse non è noceuole in queste Isole, quanto nelle Hebride, essendo questi popoli naturalmente semplici, & lontani da i vitij comuni dellʼaltre genti. Tali con la vita loro sono essi, che se noi dobbiamo stimare essere ricchezze le parti apparenti di noi medesimi, essi sono ricchissimi tra tutti gli altri; perchè sono di bellissima statura, & di robuste forze, & L'arte medicinale sanissimi; non hauendo nè cognitione, nè passione appresso di loro di nissun morbo, come noi altri, però viuono non viene ad hauer sino ad vna estrema età essenti da ogni dolore luogo alcuno. di corpo, ò di mente. Et tale informatione di queste genti vscì dal Vescouo, che si ritrouaua allʼhora dellʼOrchade sino al tempo di Iacobo quinto Re di sopra nominato, la quale noi come cosa degna della curiosità de gli huomini lʼhabbiamo voluta includere in questa nostra descrittione, & giustamente, poichè la Corona di Scotia drittamente ha imperio sopra quelle terre così lontane, & da gli antichi non altrimenti conosciute à bastanza. Nota le qualità Haueua quel Vescouo allʼhora nella sua famiglia lodevoli di questo vnʼhuomo di queste Isole Scethlandice di statura huomo così grande, che facilmente superaua ciascuno altro Scethlandico. maggiore, che si fusse potuto trouare tra gli altri huomini, & di bellissima, & di giustissima proportione; & di tal forza, che nessuno poteua stargli à petto, ò giocasse alla lotta, ò à qualunque altro gioco, si volesse; & nella delicatezza delle carni gli poteuano ancora ceder le donne; era di semplicità ingenua, di affabilità, & di charità singulare, come sono gli altri di quei L'oppinione paesi. Però sono degni di riprensione quelli, i guadagnata nelle quali in vn certo modo ostinatamente contendono, scuole non riesce che doue il sole non si scopre così bene, & non si alla esperienza, mostra vgualmente come à noi altri, le genti non però bisogna, che possino esser altrimenti, che infelici, & barbare la dottrina ceda per esser poco scoperte da quello; conciosia che alla proua. nella memoria delle historie non sʼhabbia cognition di gente contenta, ò più beata per sè medesima di questa, se noi già non vogliamo andar dietro alle fauole de i poeti, de i quali non fa punto bisogno di seruirsi per la intelligenza delle cose vere delle nationi della terra, se non quanto in alcuna parte eʼ si sieno voluti concordar con chi nʼhabbia scritta historia ferma, & verace. Hauendo noi detto quanto ci era necessario, & di piacere di tutte le genti sottoposte alla Corona Nota questa Scozzese, diremo hora, che in queste Isole nasce historia del il succino intorno à gli scogli, il quale i Greci succino, ò ambra. chiamarono Electrum, & Plinio Chryselectrum, & Dioscoride Pterygophoron, perciochè ei tira à sè per sua occulta proprietà le paglie, & le festuche, & altre cose leggieri; egli è di color dʼoro, & da glʼItaliani detto Ambra gialla; della qual materia Così come l'oro quando ella è indurata come cristallo di rocca, ò dimostra di montagna, se ne fanno vaghi vezzi, braccialetti, l'auaritia altrui & corone, per le donne, & nellʼInghilterra le bene spesso, così donne nobili lʼvsano hoggi molto in braccialetti, parimente scopre & gratiosamente più che di oro; poichè lʼoro la poca honestà è venuto comune ad ogni vna, purchè la se lo della donna, che sappia guadagnare; così ancora in terra ferma le lo porta sopra le figliuole altrui honeste per ornamento loro propio forze sue. ne forniscono con delicati vezzi i colli, & i petti proprij, & quantunque fresca questa ambra la sia odorata (come si dirà) non fù ben conosciuta Qualità dell'ambra da molti filosofi. Sono ancora dellʼambre nere & suo discorso. bellissime le quali hanno la medesima proprietà, che le gialle, anchʼesse risplendenti molto, Ornamento proprio & ornamento nel modo, che lʼaltre gialle alle delle donne giouani, alle vedoue, ò di qualche età, perchè pudiche, & caste. le dimostrano con il lor fisso colore vna certa grauità accompagnata con temperata leggiadria, desiderata dalle matrone di riguardeuole honestà, Come si generi, & & stato. Nasce questo succino, ò ambra attaccato può chiarire & à gli scogli, rotti, & scoscesi dallʼassidua risoluere i agitatione, & ripercotimento dellʼonde del mare, diuersi discorsi il quale à poco à poco vi aggiugne materia, come che da gli antichi vna schiuma bianca, viscosa, & crassa di qualità; ne sono stati accrescendone à lungo andare la massa in tal modo, fatti. che cresciuta, ò per il peso, ò per le tempeste distaccatasi da gli scogli, sene va poi portata dal mare hor quà, hor là. Dicono coloro, che hanno hauuto sorte di vederne spesso di quella, che ancora appiccata à gli scogli non è condotta à perfettione, per non essere stata battuta la massa dallʼonde à bastanza, esser piena di vesciche come vna spugna, & di nessun vigore, ò virtù; onde si Come la bontà si comprende, che tutta la bontà, & virtù gli peruiene gli porga, & della sua maturatione; cioè quando à complimento accresca. la sia stata ben ribattuta dalle onde, & che per quel ribattimento la sia del tutto ben ripiena sino ad vna perfetta spessezza, ò densità, & poi ancora agitata dal mare, & veduta dal sole si venga per il lungo suo moto à far più perfetta; & spesse volte auuiene, che con questo succino, ò ambra si troua dellʼaliga, traportata anchʼessa dallʼonde, & con la sua massa facilmente quando è fresca, & tenera attaccatasi, & mescolatasi, onde in quella parte, doue lʼaliga si mescola, lʼambra viene ad esser men buona. Noi sappiamo, che egli è stata diuersa lʼoppinione di altri da quella, che noi habbiamo scritta, circa il nascimento del succino, ò ambra; Ogni cosa detta, ò & però ci è piaciuto di hauere hauuta vna tale rimostrata à occasione per profitteuole intelligenza de i più profitto altrui solerti, & suegliati ingegni; per il piacer de i è lodeuole. quali si racconterà quello che auuenne nella costa di Scotia intorno al proposito di questo succino, ò ambra. Intorno allʼanno 1546, fù trasportata Nota questo caso dallʼonde marine à i liti di Buthquhania di già dell'ambra. tanto da noi nominata vna massa di questo Electro, ò ambra, maggiore del corpo di vn bue; la quale essendo veduta da i pastori, i quali in quei luoghi guardauano i loro armenti, nè sapendo, che cosa la si fusse, pur la tirarono tra terra, & spezzandone vn pezzo, & mettendone à caso vn poco sul fuoco, ne sentirono vn buono odore, onde essi subito con O più tosto la lor simplicità seluaggia, corsono à ridirlo al balordaggine. prete della loro prossima Chiesa allegramente, mostrandogli dʼhauer ritrouato vna cosa così vtile come lʼincenso per la sua Chiesa, se lui la volesse andar à vedere, & prenderne vna parte: Questo doueua ma egli ignorante non meno, che essi grossolani essere vn prete si fussero, andando là, ne prese solamente quel più che tanto, che pensò che gli potesse bastar qualche grossolano. mese, lasciando tutto il resto nel lito alla ventura, nelle mani de i pastori, i quali fattolo in pezzi, se lo abbruciarono in cambio di candele, innanzi, che tal cosa venisse in cognitione di persone di alcun giudicio: in modo, che si potette dir, che ciò fusse stata quella gioia ritrouata dal gallo, il quale di essa fece manco stima, che La natura più che dʼvn grano di frumento. Essendo nondimeno (benchè violentemente ne tardi) auisato di tal cosa colui; per lo fauor del venne à rimanere quale noi habbiamo potuto poi hauer tutte queste offesa. particularità; correndo egli là à gran pena fù à tempo ad hauerne vna piccola parte, hauendo quei buoni compagni consumato tutto il resto, che valeua il peso dellʼoro, per riceuerne tanta commodità quanta nʼharebbero hauuta per venti cinque libre di candele. Et questo sia il fine del nostro parlare sopra lʼHebride, sopra lʼOrchade, & sopra le Scethlandice Isole tutte suggette alla Corona di Scotia, quantunque molto più ancora se ne potesse dire; ma ciò è stato il meglio, & più lodeuole, per nostra elettione, & degno di esser raccontato senza biasimo di prolissità. Non volendo in questo fine rimaner di rispondere ad vna tacita obiettione, ò marauiglia, che potrebbe trouarsi allo incontro di chiunque haurà letto questo nostro discorso; come che sia possibile, che la corona di Scotia Senza dubbio le habbia così poca entrata, hauendo il paese tanto pouertà del Regno vtile quanto lʼhabbiamo descritto, sapendosi certo, è tale che e' pare che innanzi, che vi si alterasse la Religione, la che i Re siano corona non arriuaua à scudi cento mila lʼanno; al sforzati di che si risponde la molta libertà, che hanno hauuta sottogiacere à i popoli sempre, ha tenuta la corona pouera, & però molte indignità, ancora à i suoi sudditi, & nobili, & ignobili molto et molti pericoli suggetta, & impedita nelle sue imprese il più delle come senza dubbio volte: però che nella guerra le seruano comandati si può conoscer da per qualche poco di tempo, prouedutisi per sè chi ne può medesimi di Vettouaglia. Onde finito il tempo, se parlare. ne sbandano, & così fanno per le loro partialità; essendo in questo intenti più à seruire à i loro Modo di seruire à particulari oggetti, che alla vera vbbidienza, i loro Re. douuta da i fedeli popoli à i buoni Re; & questo basti per risolution di cotal dubbio.